Proporre ricette alternative per la gestione dei beni comuni è essenziale per garantire la soddifazione dei bisogni fondamentali delle persone
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Le risorse naturali come beni comuni

una panoramica storica sul rapporto tra beni comuni, cittadini e istituzioni

Il nuovo libro di Alessandro Dani "Le risorse naturali come beni comuni", ci offre un'ottima panoramica storica sui beni comuni e il loro rapporto con i cittadini e le istituzioni a partire dal medioevo per arrivare ai giorni nostri. Conoscere il passato sembra infatti fondamentale per capire il presente e per ripensare alle politiche di gestione dei beni comuni spesso insufficienti proponendo soluzioni alternative.

Il libro di Dani, ricercatore dal 1999 in storia del diritto medievale e moderno presso la facoltà di giurisprudenza dell’università di Roma Tor Vergata, è un’utilissima narrazione della storia dei beni comuni, dal medioevo fino ai giorni nostri. L’autore non è nuovo a questi temi dal momento che si è sempre occupato di usi civici, statuti comunali ed altri aspetti storico – giuridici partecipando a numerosi appuntamenti scientifici e collaborando nel 2012 con l’ufficio tecnico presso il commissario agli usi civici di Roma. Attualmente svolge attività di ricerca e di didattica integrativa presso le cattedre di storia del diritto italiano e diritto comune.

Il dibattito sui beni comuni è ormai da tempo in corso in molti paesi, ma in Italia troppo spesso viene sottovalutato. Questo libro contribuisce a tenere alta l’attenzione sul tema. L’excursus storico dei beni comuni si intreccia indissolubilmente con la storia del rapporto tra l’uomo e le risorse naturali che costituisce inevitabilmente la chiave di lettura principale dello sviluppo della nostra civiltà . Lo storico ci spiega come nel medioevo in assenza di una vera “proprietà “, si dettavano regole di dimensioni comunitarie messe poi in pratica da forme di autorganizzazione locali; con l’avvento della rivoluzione industriale il concetto di bene comune viene schiacciato in tutta Europa. Analizzare il rapporto tra la proprietà pubblica e quella privata e il rapporto tra lo stato centrale e le varie comunità territoriali appare essenziale per capire lo sviluppo successivo di tali rapporti che ha portato alla situazione odierna in cui le privatizzazioni e lo statalismo mettono a repentaglio la sopravvivenza dei beni comuni che in quanto tali dovrebbero essere usufruibili da tutti perchè indispensabili per la soddisfazione dei bisogni fondamentali delle persone. La Costituzione stessa all’articolo 43 parla di servizi publici essenziali da affidare a comunità di lavoratori e utenti. Infine lo storico ragiona sulle possibili alternative alle privatizzazioni verso una nuovo tipo di società più ecologica e solidale che recuperi effettivi momenti di democrazia partecipata.

La lettura del libro di Dani si rivela particolarmente preziosa per la prospettiva diacronica e la capacità di far emergere il ruolo storico della potestà auto-organizzativa locale, oltre che le tracce della presenza dei beni comuni nei nostro ordinamento giuridico. La contestualizzazione operata nelle ultime pagine consente poi al lettore di inquadrare in maniera chiara il tema all’interno del dibattito attualmente in corso nel nostro Paese.

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