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" Il bianco e il nero fanno venire brutti pensieri, invece con il rosso e il giallo pensi all ' amore e all ' amicizia "
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Lecce, Giardino Radicale

I detenuti ristrutturano il carcere di Borgo San Nicola

Con il progetto Giardino Radicale i detenuti del carcere Borgo San Nicola a Lecce rimettono a nuovo gli spazi comuni. Il carcere diventa una galleria d ' arte partecipata, un luogo dove sperimentare l ' espressività  nella trasformazione dello spazio comune.

Per una volta il nome di un carcere, quello di Borgo San Nicola a Lecce, non è legato solo al problema del sovraffollamento ma anche ad un’iniziativa chiamata Giardino Radicale, che vede i detenuti impegnati in un’opera di ristrutturazione del carcere. L’iniziativa rientra nel percorso più ampio del GAP, la città  come galleria di arte partecipata, che ha come obiettivo quello di dare all’arte un  ruolo sensibile e politico e di re- immaginare un nuovo rapporto con il territorio. L’arte contemporanea è vista come un’occasione per riflettere e per vivere gli spazi comuni in modo del tutto innovativo. Le quattro associazioni coinvolte agiscono infatti su spazi comuni e residuali come appunto il carcere per accrescere il senso di appartenenza alle comunità .

Il progetto

Il progetto Giardino Radicale ha portato il design e l’arte contemporanea al di là  delle invalicabili sbarre del carcere per ridare nuova vita agli spazi comuni. Si tratta in particolare della sezione maschile R2, in cui gli ” ospiti ” sono stati coinvolti in un grande progetto di ristrutturazione degli spazi comuni. Con l’aiuto dei detenuti e la collaborazione di “Fondazione con il Sud” e “Manifatture Knos” una ad una sono state ristrutturate tutte le stanze comuni.
Ad esempio la sala dei telefoni utilizzata per parlare con avvocati e familiari è stata resa più calda e accogliente con una tappezzeria nuova di zecca e un tavolo in legno costruito interamente dai detenuti, ai quali è stato concesso un permesso di lavoro speciale per poter uscire dall’istituto. Anche la barberia è stata messa a nuovo: da stanza bianca e anonima è stata trasformata in una vera e propria sala da barba, arredata con mobili vintage, illuminazioni realizzate con materiali riciclati e una mostra permanente in cui gli stessi frequentatori fungono da modelli.
Ma il lavoro più imponente è stato realizzato nella stanza comune per il tempo libero, le cui pareti sono state decorate con la tecnica dello stencil e successivamente con carta da parati e tessuti colorati. Attualmente viene usata come sala karaoke o per giocare a carte, attività  molto amate in carcere. Inoltre è nell’intenzione dei partecipanti arricchire la stanza con mobili realizzati dai detenuti che otterranno permessi speciali per andare a lavorare presso le manifatture Knos. La stanza dedicata alla cura del corpo e dello spirito sarebbe dovuta essere adibita a palestra ma poiché gli attrezzi non sono mai arrivati, si sono accontentati di semplici tappetini per fare yoga. Da ultimo, ma non per importanza, la regista Paola Leone ha realizzato un piccolo laboratorio teatrale.
I detenuti che hanno voluto partecipare al progetto sono stati talmente tanti che gli organizzatori si sono visti costretti a fare dei turni. I partecipanti hanno dimostrato entusiasmo e spirito di iniziativa, tanto da manifestare la volontà  di intervenire anche nei corridoi e nelle celle magari per ridipingerli con colori più vivaci: ” il bianco e il nero fanno venire brutti pensieri, invece con il rosso e il giallo pensi all’amore e all’amicizia ” , ha dichiarato uno dei ragazzi partecipanti. Da dichiarazioni come questa si evince che ad essere cambiata non è solo l’estetica della casa circondariale ma anche e soprattutto lo spirito con cui i detenuti affrontano la loro permanenza.
L’ideatrice del progetto è Francesca Marconi che da Milano si è trasferita a Lecce per quello che lei stessa molto orgogliosamente chiama ” il progetto della sua vita ” .

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