"Una cultura che oggi non serve ad educare, ma a far soldi "
Cultura Recensioni

Le pietre e il popolo. Come restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane?

Il saggio del prof. Tomaso Montanari edito da Minimum Fax

Tomaso Montanari, storico dell'arte e professore all'università Federico II di Napoli, pone all'attenzione del lettore l'analisi di alcuni vocaboli che hanno, negli anni, perso quello che in realtà era il loro iniziale significato. Perché parlando di patrimonio la mente ci conduce subito ad una valorizzazione economica? Come mai cultura è divenuto sinonimo di conoscenza? Chi consente ad amministratori locali e ad enti più o meno pubblici di impossessarsi del tesoro culturale che circonda la nostra quotidianità ? Per quale assurda ragione il patrimonio culturale italiano continua a ristagnare in una palude fatta di un passato più che mai remoto?

Le pietre e il popolo è un saggio che ritorna sui passi dei costituenti italiani i quali, quando redassero l’articolo 9 della nostra carta fondamentale, vollero sottolineare due aspetti ineluttabili: l’importanza del termine ” tutela ” in riferimento al paesaggio che ci circonda ed il sacrosanto sodalizio che l’articolo 9 forma con il secondo comma del terzo articolo della Costituzione ( ” è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana ” ).
Un patrimonio artistico che deve abbandonare per sempre quelle zavorre che lo imprigionano all’interno di uno stereotipo che ne fa un qualcosa di vecchio, obsoleto ed inutile per ritrovare quel principio che lo vede invece compagno del presente e del futuro di molte generazioni e che ritorni a profumare di valori nuovi: cittadinanza, cultura, civiltà .

L’arringa di Montanari è feroce e tagliente e mira dritta al cuore dell’allora sindaco di Firenze, quel Matteo Renzi esempio evidente della ” totale mercificazione della cultura ” e di una storia dell’arte sottomessa alla legge del mercato ed ossessionata dal successo del marketing. Una tendenza contemporanea che impone di avere come unico interesse la vendita del ” brand, del marchio Firenze ” o un posticcio Colosseo da collocare ad una qualsiasi esposizione universale, a testimonianza della presenza dell’ormai detestabile ” made in Italy ” .
L’accusa dello storico è diffusa e profonda, parte da Venezia ed arriva a L’Aquila, passando per Roma e Milano. Inevitabile conseguenza della diffusione di convinzioni sempre più invadenti che portano ad escludere la ” partecipazione ” di tutti i cittadini dal ” godimento ” effettivo che il patrimonio culturale italiano sarebbe in grado di offrire.

Ci si sta incamminando verso un’omogeneizzazione dei nostri agglomerati urbani con le metropoli americane; quelle città che secondo Christofer Lash ” hanno perso le attrattive cittadine, la convivialità , la conversazione, la politica […] in pratica quasi tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta ” .
L’arte e la cultura non appartengono più alla collettività , ma al turismo, e la cittadinanza diventa sempre più schiava dei profitti che il ” petrolio d’Italia ” è in grado di garantire, sovvertendo il principio secondo cui ” allo Stato il potere, ai cittadini la proprietà ” tanto caro ai nostri padri costituenti. Muore la cittadinanza ” come condizione morale, intellettuale, politica ” . E la Firenze raccontata da Montanari è solo l’esperienza più evidente di un declino che sembra inarrestabile.
Un connubio di volgarità e pubblicizzazione che appiccica copie del David sulle pareti dei palazzi pubblici e fa sfilare modelle d’ogni genere tra i saloni degli Uffizi ma dimentica il messaggio lanciato da quell’assemblea nel lontano biennio ’46-’47: un messaggio che impone alla cultura di essere veicolo di uguaglianza e condivisione. Una cultura che invece, oggi, ” non serve ad educare, ma a far soldi ” .

Le pietre e il popolo è un saggio di pregevole approfondimento e denuncia che consegna perplessità e sconforto ad un lettore che ne esce appassionatamente disorientato e che però, forse, dopo una pregevole rassegna di meritate invettive, si aspetterebbe dall’autore uno spiraglio di utile speranza che possa coincidere con un qualche tipo di efficaci proposte; proposte che, oggi, come i valori di cui la cultura è preziosa foriera, vanno accantonandosi nel grande magazzino delle ” merci rare ” .

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