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Un ragazzo straniero su quattro tra i 6 e i 17 anni considera l'italiano la sua lingua madre
Società StranItalia

Le diversità  linguistiche degli stranieri in Italia

La lingua dei futuri italiani

Quali sono le lingue parlate dagli stranieri presenti in Italia? A questo interrogativo vuole rispondere il rapporto sulle diversità  linguistiche dei cittadini stranieri oggetto di una convenzione stipulata tra Istat e Ministero dell'Interno, nell'ambito degli interventi finanziati attraverso il Fondo Europeo per l'Integrazione dei cittadini di Paesi Terzi.

Dal rapporto il rumeno risulta essere la lingua di origine più comune tra gli stranieri residenti in Italia: è la lingua madre da quasi 800 mila persone (21,9 percento della popolazione straniera di 6 anni e più). Seguono l’arabo (oltre 475 mila persone), l’albanese (380 mila) e lo spagnolo (255 mila).

Le seconde generazioni e l’italiano

Il dato interessante è che gli stranieri di madrelingua italiana sono oltre 160 mila, pari al 4,5 percento della popolazione straniera di 6 anni e più. Nel 16,8 percento dei casi essi sono cittadini albanesi, nel 12,1 percento marocchini e nell’11,1percento rumeni. Tra i minorenni stranieri, uno su quattro è di madrelingua italiana. Sono l’8,1 percento gli stranieri (di 6 anni e più) che dichiarano di conoscere la lingua italiana in età  prescolare oltre ad un’altra lingua.
Come lingua madre, l’italiano guida la classifica per gli stranieri più giovani: un ragazzo straniero su quattro tra i 6 e i 17 anni lo parla da sempre, mentre nella popolazione più adulta (18 anni e più), esso non risulta neppure tra le prime dieci lingue.
Come risulta dal rapporto, i cittadini stranieri che hanno indicato come lingua madre l’italiano sono soprattutto albanesi (16,8 percento), marocchini (12,1 percento) e rumeni (11,1 percento), comunità  in cui maggiore è la presenza di seconde generazioni di immigrati.

Lingua e cittadinanza

La relazione tra lingua italiana e cittadinanza straniera risente degli effetti della storia migratoria in Italia e delle varie ” ondate ” di ingressi che nel tempo hanno interessato il nostro paese.
Infatti, se per alcune lingue vi è una forte sovrapposizione tra lingua di origine e nazionalità , per altri tale binomio è meno stringente. La quasi totalità  di chi è di lingua madre cinese, ucraina e rumena, è anche della stessa cittadinanza. Non altrettanto per l’arabo e l’albanese che, pur essendo caratterizzati in larga misura da un’unica nazionalità , sono comunque lingue di origine anche per altre collettività . Il 65 percento di quanti parlano arabo sono marocchini mentre il restante 35 percento è rappresentato soprattutto da tunisini (15,4 percento) ed egiziani (12,1 percento ). Nel caso dell’albanese, esso è lingua madre, oltre che per gli immigrati provenienti dall’Albania (89 percento), anche per collettività  originarie del Kosovo (7,2 percento) e della Macedonia (3,2 percento).

L’Italia multiculturale del futuro

Il rapporto tra conoscenze linguistiche, integrazione e cittadinanza è molto stretto, anche se il carattere multiculturale che le società  del futuro si accingono ad assumere ne ridefinisce i confini. In quest’ambito, numerose sono le iniziative volte a sottolineare tale rapporto, con particolare riferimento alla condizione delle seconde generazioni in Italia, ben evidenziata dal rapporto. Se attualmente centossessantamila stranieri considerano l’italiano come loro lingua madre, qualcosa sta cambiando nel nostro paese e ad una velocità  più rapida di quanto le istituzioni siano disposte a riconoscere. I futuri italiani saranno anche loro.

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