" La tragedia del nostro tempo è quella dell ' appropriazione "
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L ‘ inappropriabilità della Terra

La proposta di Yves Charles Zarka per salvare il pianeta dalla distruzione

Sarebbe un peccato per molti lettori italiani non accedere alla lettura dell ' opera " L ' inappropriabilité de la Terre " , di Yves Charles Zarka, a causa della mancanza di una traduzione dalla lingua francese di questo saggio pubblicato presso l ' editore Armand Colin. L ' autore, professore di filosofia politica presso l ' Università di Parigi Descartes e pensatore particolarmente impegnato su tematiche odierne quali i problemi ambientali, intende infatti porre le basi per aprirsi ad una nuova concezione del mondo e pensare ad un nuovo rapporto uomo-Terra, non più radicato sulla logica dell ' appropriazione, ma su quella dell ' appartenenza.

Le mosse iniziali di quest’opera partono dall’osservazione della nostra epoca, in cui gli strenui ritmi capitalistici, diffusi oramai universalmente, richiedono una cosìelevata quantità di risorse da causare un sovra-sfruttamento della Terra e, di conseguenza, le premesse per un mondo futuro depauperato e sconvolto dalle azioni di noi, uomini contemporanei. Non si tratta solamente di una questione etica: Zarka ritiene che il fondamento di un nuovo modello di sviluppo economico, che eviti l’autodistruzione del genere umano e sia maggiormente rispettoso del nostro pianeta, non riposi tanto sull’etica individuale, quanto su una dimensione cosmopolitica universale e su una questione politica collettiva.

Finora, la giustificazione ad un massiccio sfruttamento delle risorse proveniva dall’idea che l’uomo potesse ritenersi proprietario della Terra, ma una simile concezione non trova alcun fondamento. Piuttosto, si deve considerare che l’essere umano vive sulla Terra come all’interno di un sistema, in cui il danno cagionato comporta una responsabilità dai connotati giuridici. Il danno che si causa all’ambiente non soltanto reca nocumento al terzo contemporaneo ed alle generazioni future, ma pure rappresenta una alterazione di un sistema pre-originario rispetto all’uomo. Non è pertanto possibile fissare un prezzo per ovviare a tale danno: non si può pensare che, a fronte del pagamento delle sanzioni pecuniarie previste dalla legge, l’inquinamento sia consentito, perché si va ad intaccare un valore che non è possibile rendere oggetto di scambio.

La via per salvaguardare l’umanità dall’incombenza di una catastrofe passa attraverso la resistenza al generalizzato processo di appropriazione, arrivato a toccare anche beni immateriali e bisogni primari. Il cittadino del mondo non può delegare la conoscenza e la preoccupazione su queste tematiche ad un manipolo di esperti, scienziati e filosofi: deve essere in grado di informarsi e, quando verrà consultato, manifestare il suo pensiero tramite gli strumenti che la democrazia gli offre.

Ripercorrendo a grandi passi il pensiero filosofico moderno, le parole di Zarka arrivano a smuovere la coscienza del lettore, ma non gli offrono la soluzione per iniziare ad attuare questa rivoluzione copernicana a partire da sé. Tuttavia, intanto il problema è posto: non è possibile abbandonare la logica dell’appropriazione da un giorno all’altro, ma occorre incamminarsi verso quest’orizzonte per garantire alla Terra la possibilità di rigenerarsi e, conseguentemente, di continuare a sostenerci. L’attuazione di politiche previdenti deve essere supportata dai cittadini stessi, ma, fin quando il singolo individuo rimarrà cieco di fronte all’urgenza e preferirà continuare a soddisfare la sua sete di consumo, sarà difficile iniziare un percorso virtuoso. La brama del piacere istantaneo non solo disintegra la soggettività , privata di ogni regola e succube solo dell’economia del profitto, ma porterà alla distruzione dell’intero genere umano. Noi non ci saremo… o forse sì?

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