"Un progetto relazionale che unisce le social street in una Social City, un bottom-up con il Municipio che semplifica il sostegno ai cittadini"
Notizie Notizie

SocialMi: dalle social street alla social city

Lo IED di Milano progetta la città a prova di socialità

L ' assessorato alle politiche sociali del Comune di Milano lancia la sfida per trovare nuove forme di cittadinanza attiva e gli studenti dello IED (Istituto Europeo di Design) rispondono con il progetto SocialMi: un ' evoluzione 2.0 del fenomeno social street che promuove una social city partecipata ed inclusiva.

Dall’idea del giornalista Federico Bastiani inizia il fortunato esperimento delle social street: creato il gruppo Facebook ” Via Fondazza e dintorni ” e sponsorizzato tra i residenti di tale via bolognese, Bastiani conosce i suoi vicini e avvia una collaborazione spontanea con questi ultimi. La ragione per la quale il giornalista ha dato inizio a questa iniziativa non è di natura economica od opportunistica, ma nasce dalla voglia di un padre di uscire da un isolamento ormai socialmente accettato per la vita di città e cercare un compagno di giochi per il figlio che abitasse nelle sue vicinanze.
L’idea di base è tornare alla socialità di vicinato che la dispersività della città e lo stile di vita odierno hanno annullato, e contrastare la virtualità dei rapporti data dall’avvento dei social network, che hanno cosìeliminato la naturalezza degli scambi interpersonali diretti.

Dai portici di via Fondazza all’Italia intera

La consapevolezza di poter contare sull’aiuto reciproco tra vicini non è solo una comodità per chi ha necessità da soddisfare o una buona occasione per chi ha tempo da dedicare agli altri, ma innanzitutto significa vivere la propria città con più entusiasmo e meno diffidenza: la strada, sempre più spesso una ” via vetrina ” che viene attraversata solo durante gli spostamenti tra un edificio e l’altro, torna ad essere luogo di scambio e socialità ; Facebook, in controtendenza con il solito utilizzo che ne viene fatto, rende possibile l’unione di intenti tra vicini prima sconosciuti che non sono più contatti spersonalizzati di cui appaiono notifiche in bacheca, ma persone con cui interagire; la socialità diventa una risposta concreta alla crisi economica, ad uno stato di welfare e servizi inadeguato, alla decadenza dei valori di solidarietà e cooperazione fuori e dentro le famiglie.
Per queste ragioni tale fenomeno si è diffuso con rapidità su tutto il territorio nazionale e ad oggi conta 290 social street e più di 15 mila persone coinvolte in progetti di gestione partecipata di beni comuni a tutto il vicinato, scambio di competenze simile al meccanismo che sta alla base delle banche del tempo, esperienze di co-working, riunioni ed attività artistiche, di social cooking, di giardinaggio nelle case dei partecipanti all’iniziativa, Gruppi di Acquisto Solidale, car sharing e molto altro.

SocialMi: la bellezza sociale di Milano

Grazie all’esperienza social street si cerca cosìdi contrastare l’isolamento dei cittadini e di valorizzare il loro ruolo nella vita quotidiana del quartiere di appartenenza. Gli studenti dello IED elaborando il progetto SocialMi, propongono soluzioni concrete a quel che manca perché dalle social street si passi alle social city, ovvero il dialogo tra istituzioni e cittadini, l’ascolto attivo delle proposte della cittadinanza da parte di chi elabora le politiche di governo della città e l’umanizzazione dell’Assessorato alle politiche sociali. E’ stato quindi ideato un social network (JimMi) che permetta al cittadino di far parte di una co-democracy in cui può partecipare alle decisioni comuni, proporre soluzioni e influenzare le politiche cittadine, rivolgersi alle istituzioni per chiarimenti e assistenza. Il coinvolgimento dei cittadini nel definire la propria città insieme alle istituzioni è facilitato dal dialogo che si sviluppa nelle social street, ma è destinato a dare risultati irrisori se le amministrazioni cittadine vi rimangono indifferenti: è quindi importante attuare un progetto di ascolto, co-partecipazione nella definizione delle politiche, co-progettazione, con il coinvolgimento di figure professionali ad hoc, ed infine una realizzazione dei programmi che non prescinda dalla partecipazione attiva della cittadinanza.

LEGGI ANCHE:
Nasce a Bologna la prima social street
Social street: il fenomeno bolognese conquista l’Italia
L’Alveare: un coworking con spazio baby per Centocelle



Lascia un commento