Non è solo un elenco delle singole vertenze in atto, ma un vero e proprio strumento di conoscenza, da condividere
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àˆ on-line l’Atlante italiano dei conflitti ambientali

Tra inchiesta, con - ricerca e attivismo

Nasce dalla sinergia tra dipartimenti universitari, giornalisti, ricercatori e comitati territoriali, l'Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali. àˆ in rete gratuitamente da qualche giorno, infatti, l ' unica piattaforma geografica che raccoglie e descrive analiticamente le diverse emergenze ambientali italiane. Raccontando i drammi sanitari che ne sono derivati, ma anche le esperienze partecipative, di cittadinanza attiva, che si sono date negli anni in difesa del territorio e del diritto alla salute.

Così, da Brescia a Casal Monferrato, da Taranto alla Terra Dei Fuochi, dal Vaiont alla Val D’Agri, è una mappa dell’ingiustizia ambientale quella cartografata dal Cdca (centro di documentazione dei conflitti ambientali) di Roma, con il concorso attivo dell’associazione A Sud, e grazie ai saperi e alle competenze messi a disposizione da una fitta rete di soggetti ed organizzazioni. E’ uno strumento di ricerca, l’Atlante, in continuo aggiornamento. Ha un corposo archivio da mettere in disposizione per chiunque (docenti, giornalisti, studenti, istituzioni pubbliche) abbia a cuore la salute delle persone e la salvaguardia dei territori. E ha già destato notevole interesse ed attenzione, a soli pochi giorni dal lancio ufficiale, avvenuto venerdì13 marzo in un’ affollatissima sala della libreria Fandango in Via dei Prefetti a Roma.

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, Joan Martinez Alier, Economista, del Dipartimento di Economia Ecologica UAB – Univ. Autonoma Barcellona, Roberta Pirastu, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Epidemiologia e membro dell’equipe di ricerca che ha redatto lo Studio epidemiologico Sentieri, Marco Cervino, fisico del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR, Ferdinando Laghi vicepresidente dell’ ISDE – Medici per l’Ambiente, e il giornalista già caporedattore di RaiNews 24 Maurizio Torrealta.

E’ stata Marianna Stori, ricercatrice del Cdca a spiegare analiticamente il funzionamento dell’Atlante: ” che non è solo un elenco delle singole vertenze in atto, ma un vero e proprio strumento di conoscenza, da condividere ” . Marica Di Pierri, presidente del Centro Documentazione Conflitti Ambientali – che ha introdotto e moderato l’incontro – ha tenuto a sottolineare l’importante ruolo di expertise svolto dalle varie comunità territoriali che hanno collaborato alla mappatura dei conflitti ambientali contenuti nell’Atlante. Sono già oltre cento i casi di ingiustizia censiti, grazie al lavoro sinergico tra ricercatori e comitati. Tra questi ultimi, molti hanno preso parola durante l’iniziativa pubblica: il Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, il Coordinamento Nazionale No Triv, la Rete Stop Biocidio, Comitato No Muos Niscemi, solo per citarne alcuni.

L’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali è parte del progetto di ricerca internazionale Ejolt finanziato dalla Commissione europea, che ha coinvolto oltre una ventina tra partner accademici e istituti di ricerca. E’ parte, dunque, dell’Atlante globale della giustizia ambientale: ” uno strumento fondamentale, perché favorendo le relazioni tra i vari conflitti ambientali aiuta anche nella ricerca di possibili soluzioni ” secondo quanto ha spiegato Marco Cervino, ricercatore all’istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr.
I conflitti ambientali e la loro interconnessione storica e geografica. Ecco il perché di un Atlante, una mappa che raccolga storie di devastazione e saccheggio ambientale, ma anche esperienze di cittadinanza attiva nella gestione alternativa delle risorse e dei territori, mostrando come – proprio all’interno di tali conflitti – siano nate alcune tra le forme di partecipazione democratica, ipotesi di ricerca sociale ed attivismo politico tra le più interessanti degli ultimi trent’ anni.

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