La condizione delle seconde generazioni in Italia: cittadini italiani di fatto, ma non di diritto.
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Seconde generazioni: a quando la nuova legge?

La condizione delle seconde generazioni in Italia

La riforma della legge n.91 del 1992 sulla cittadinanza è un chiaro esempio di come un importante intervento legislativo sia stato più volte rinviato sull ' onda di fatti di cronaca, ampliando cosìil divario tra la politica e il paese reale. àˆ quanto emerge dal Dossier "G2 Chiama Italia. Cittadinanza rispondi!" pubblicato di recente proprio per fare il punto della situazione.

Quella delle seconde generazioni è una condizione del tutto particolare all’interno del vasto universo delle migrazioni: non hanno scelto di intraprendere un percorso migratorio, ma ne subiscono le conseguenze. Cittadini italiani di fatto, perché spesso non hanno maturato un senso di appartenenza ad un altro paese, non lo sono di diritto.

Seconde generazioni: alcuni dati

Come si legge nel Dossier, nel 1992, anno di promulgazione della Legge n. 91 ” Nuove norme sulla cittadinanza ” , nascevano in Italia, da genitori con cittadinanza straniera, 5.750 bambini, poco meno dell’1% delle nascite totali. Dieci anni dopo, nel 2002 nascevano in Italia da genitori con cittadinanza straniera 32.562 bambini, il 5,5% delle nascite totali. Venti anni dopo, quando la Rete G2 depositava alla Camera dei Deputati, insieme ad altre 21 organizzazioni della società civile, una legge di iniziativa popolare per riformare la legge 91/92 (proposta C. 9), nascevano nel nostro paese, l’Italia, da genitori con cittadinanza straniera 78.577 bambini, pari al 15,1% delle nascita totali: 1 bambino su 6.
Secondo i dati dell’Istat, ad oggi i minori stranieri presenti in Italia sono oltre 1 milione, di cui 925.569 quelli con cittadinanza non comunitaria. Costituirebbero il 23,9 percento dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornati in Italia alla fine del 2013. Marocco, Albania e Cina sono i tre principali paesi di provenienza dei minori, seguiti a notevole distanza da Egitto e India.
Nell’a.a. 2013/2014 sono 802.785 gli stranieri iscritti a scuola, il 9 percento degli iscritti totali.

La Rete G2 – Seconde Generazioni

In questi anni non sono mancate le iniziative volte a far conoscere la condizione delle seconde generazioni in Italia e a promuovere la conoscenza dei (pochi) diritti che sono riconosciuti a questi ragazzi.
Nel 2005 nasce la Rete G2 – Seconde Generazioni, che a partire dal 2006 dà vita al blog www.secondegenerazioni.it che diventa un punto di riferimento per il dibattito sulla riforma della cittadinanza e le iniziative ad essa riconducibili. Nel loro Manifesto affermano che ” per chi nasce o viene portato da minorenne in questo paese la concessione dello ‘status civitatis’ sia il presupposto affinché non vi siano ‘ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’, come cita l’Articolo 3 della Costituzione italiana ” .
Con il progetto ” G2 Parlamenta ” , la Rete G2, ha avviato diverse attività di sensibilizzazione, rivolte ai parlamentari: dalla distribuzione di dossier e documentazioni, fino alla realizzazione di video ed altri prodotti di comunicazione capaci di fornire un quadro aggiornato sulla condizione attuale dei figli d’immigrati in Italia.

Le iniziative in campo

Non sono mancate le campagne di sensibilizzazione e informazione tra cui ” 18 anni in Comune ” , rivolta ai neo-maggiorenni nati in Italia e aventi diritto alla cittadinanza, in base ad una deroga temporanea allo ius sanguinis, attualmente vigente in Italia. I ragazzi nati in Italia da genitore non italiano regolarmente residente possono diventare italiani se, oltre a essere stati registrati all’anagrafe, hanno anche risieduto in Italia legalmente e fino alla maggiore età . In questo caso devono presentare al Comune di residenza una dichiarazione di voler acquistare la cittadinanza italiana e devono farlo prima di aver compiuto 19 anni. Se non si rispettano questi termini, si dovrà fare la domanda per residenza ed aver risieduto per almeno 3 anni. L’iniziativa mirava a sollecitare i Comuni ad informare tempestivamente i minori nati in Italia da genitori stranieri su questa opportunità al compimento della maggiore età .
Nel marzo del 2012 una rete composta da ventidue associazioni della società civile che si sono riunite nella campagna L’Italia sono anch’io, ha depositato alla Camera una legge di iniziativa popolare per la riforma della legge sulla cittadinanza, basata sul principio cardine che lo ius soli debba rivestire un ruolo di rilievo per coloro che nascono nel territorio italiano; inoltre vengono introdotti percorsi ad hoc per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei minorenni che giungono in Italia da piccoli, tenendo conto della loro crescita nel Paese di arrivo già durante la minore età . Si parla di forme di “ius soli temperato” che tengano conto del fatto che il minore abbia compiuto il percorso scolastico in Italia, secondo il modello dello ” ius scholae ” o ” ius culturae ” .

L’impegno delle istituzioni

Il 2 marzo scorso il Presidente del Senato Pietro Grasso ha ricevuto a Palazzo Madama i promotori del “Manifesto delle Seconde Generazioni ” . Nato da un’iniziativa promossa dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Manifesto è il risultato di circa un anno e mezzo di lavoro svolto da parte di una rete di 30 associazioni delle ” seconde generazioni ” .
L’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto in più occasioni per sollecitare l’attenzione delle forze politiche su questo tema, evidenziando la risorsa che questi giovani rappresentano per il paese.
Di recente il ” decreto del fare ” (d.l. 21 giugno 2013, n. 69, convertito in legge n. 98 del 2013) ha introdotto alcune modifiche sulla durata del permesso di soggiorno per i minori.

A quando la legge?

In un editoriale pubblicato su questa rivista nell’ormai lontano 2009, Gregorio Arena ricordava come la ” cittadinanza sostanziale e la cittadinanza formale devono coincidere, per il bene di tutti […] Questi ragazzi e queste ragazze sono nati qui, non sono immigrati. Eppure per le leggi italiane sono stranieri, perché stranieri sono i loro genitori. Non vengono da altri paesi, non hanno attraversato frontiere, loro sono qui fin dall’inizio della loro vita, come i nostri figli. Ma in quanto figli di stranieri fra loro e noi c’è una frontiera invisibile, che separa la parte della società italiana composta dagli stranieri dalla parte composta dai cittadini. E questa frontiera è costituita dalla cittadinanza, quell’insieme di diritti e di doveri che marcano la differenza fra ‘loro’ e ‘noi’ ” .
L’attuale Governo ha più volte dichiarato di voler procedere entro la primavera ad approvare la nuova legge. Le proposte sono già sul tavolo, manca solo la volontà politica di compiere questo passo di civiltà .

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