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Formazione e pratica di architettura e restauro per la rigenerazione di beni comuni urbani
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L’antica fornace di Ghiare di Berceto (Parma) restaurata dagli studenti

Settanta studenti volontari rimettono a nuovo il piccolo gioiello industriale, grazie a un workshop sul restauro

A partire da un'idea di Francesco Fulvi (docente universitario e ingegnere), a Ghiare di Berceto in provincia di Parma gli studenti fanno formazione su architettura e restauro, mettendo subito in pratica le tecniche apprese nella rigenerazione di un'antica fornace. Un'idea che è piaciuta a tutti, sindaco, amministrazione e cittadini, tanto che ne è nata un'associazione tutt'ora attiva sul territorio, che compie interventi simili a quello originario.

Il progetto di Francesco Fulvi è riuscito a dare la spinta finale al grande investimento che il Comune di Berceto aveva fatto sulla fornace: un workshop per gli studenti di architettura e formazione sul restauro. I settanta volontari che hanno partecipato sono ora parte dell’associazione “Manifattura Urbana“, che compie lavori simili a quello sulla fornace in strutture urbane e monumenti che hanno bisogno di interventi di rigenerazione.

Il corpo centrale della fabbrica è reso agibile dagli studenti

Era chiusa da oltre cinquant’anni e i lavori compiuti dal Comune erano bastati a malapena per renderla agibile. L’idea del prof. Francesco Fulvi è piaciuta subito al sindaco di Berceto, Luigi Lucchi, e all’amministrazione, la quale ha promosso il workshop “Recuperiamo la fornace”, dedicato al restauro in cui alcuni esperti del settore hanno condotto lezioni pratiche su vari aspetti importanti dell’operazione. Il progetto è stato pubblicizzato attraverso i canali istituzionali del Comune e i portali di architettura, richiamando l’attenzione di settanta studenti da tutte le università  italiane. “Il resto l’ha fatto il Comune”, racconta Fulvi, “ha chiesto il via libera alla soprintendenza, aperto e attrezzato le scuole a dormitorio e mobilitato i cittadini per le pulizie, il cibo e l’accoglienza. Coordinare il tutto si è rivelato molto facile, erano persone molto adattabili”.

Il workshop si è svolto l’ultima settimana di luglio 2014 ed è stato articolato in un’ora e mezza di lezione su malte, struttura, progettazione e analisi delle criticità  che venivano subito messe in pratica dagli studenti. In cinque giorni sono stati eliminati i parapetti e gli intonaci pericolanti, sostituiti i mattoni danneggiati e ripulita l’area centrale rendendola finalmente agibile.

“Manifattura Urbana” e la valorizzazione dei beni comuni

Il lavoro del gruppo di volontari coordinati da Francesco Fulvi è stato molto apprezzato: da un lato ha spinto il Comune a studiare nuovi workshop per la costruzione di un centro di ricerca su nanotecnologie ed energie verdi, dall’altro ha creato l’associazione “Manifattura Urbana”, formata da molti dei partecipanti all’esperienza di Ghiare.

Sono molti i progetti tutt’ora in ballo per questa associazione che, nata a dicembre 2014, vanta un consiglio direttivo a maggioranza under 35 ed è stata ingaggiata dal Comune di Parma per il restauro di alcuni monumenti del centro: “Vogliamo replicare i workshop per estenderli anche agli studenti Erasmus. Il nostro obiettivo non è sostituirci alle imprese, ma fare dei piccoli interventi che riqualifichino i beni architettonici e culturali in modo da dare l’incipit agli investitori“, dice Francesco Fulvi.

I giovani e l’impegno per recuperare il patrimonio architettonico

Il restauro della fornace è un altro dei numerosi casi in cui i giovani si impegnano in prima persona per riqualificare quei beni comuni spesso poco curati. In particolare questa azione ha innescato un meccanismo positivo di solidarietà  attorno ai ragazzi, che sono stati accolti e seguiti sia dal Comune che dalla pro loco di Ghiare di Berceto. Il loro operato è stato apprezzato e riconosciuto anche all’esterno del paese, tanto da portare alla costituzione di “Manifattura Urbana” e ad altre numerose collaborazioni, in primis quella con il Comune di Parma.

La formazione pratica offerta durante i workshop è stata una buona “moneta di scambio” che ha contribuito ad ampliare i consensi intorno al progetto oltre che confermare l’attaccamento dei giovani al patrimonio architettonico.

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