L ' esperienza internazionale ci offre degli spunti interessanti sulla gestione comune di determinati suburbi
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Aree residenziali e beni comuni: un binomio impossibile?

L’idea di bene comune e di spazio pubblico viene associata tradizionalmente a contesti urbani consolidati e caratterizzati da un certo grado di multifunzionalità , di standard urbanistici e di servizi. Dall’altro lato i beni comuni vengono invece associati a spazi completamente residuali, interstiziali, marginalizzati. Spesso, nel mezzo, vi sono le cosiddette “villettopoli”.

Da qui nasce l’esigenza di proporre una riflessione intorno al concetto di bene comune applicato ai ” suburbi ” , nell’accezione angloamericana del termine, ossia a quelle aree a bassa densità edilizia prevalentemente occupate da villette unifamiliari e associate al cosiddetto sprawl urbano. L’espressione massima di questa tipologia di insediamento risiede nelle aree residenziali private, recintate e sotto sorveglianza. Tali gated communities rappresentano il prototipo della privatopia, configurando enclavi plutocratiche isolate dal mondo esterno. Individualismo e atomizzazione sono i tratti principali del modus vivendi predominante in queste aree.

Coscienti del fatto che gli stereotipi nascondono spesso delle verità , e che quindi la maggior parte delle aree a bassa densità assume le caratteristiche appena menzionate, ci sembra opportuno riflettere su alcuni esempi che esulano dalla generalizzazione e costituiscono un contributo importante per riflettere sull’idea di bene comune suburbano. In particolar modo, l’esperienza internazionale ci offre degli spunti interessanti sulla gestione comune di determinati suburbi. Prendiamo ad esempio i casi dell’Inghilterra e della Spagna.
Ecco alcuni esempi inglesi, spagnoli e olandesi utili a immaginare alleanze tra attori pubblici e privati.

Nel Regno Unito esiste la affermata formula dei Trust, organizzazioni private finanziate dai residenti che si occupano tra le altre cose della gestione degli spazi liberi comuni all’interno delle zone residenziali. Si tratta di un concetto flessibile in cui si integrano diverse attività e funzioni che vanno dalla manutenzione degli spazi pubblici alla gestione e proprietà di edifici destinati ad attività comunitarie, sportive o lavorative di vario genere, esercitando in determinati casi anche un ruolo educativo e di consulenza per i residenti locali (per esempio, promuovendo l’uso di energie rinnovabili).

The Village at Caterham Barracks nel Regno Unito

Uno degli esempi più avanzati di Trust è quello del progetto di riqualificazione di un’area militare trasformata in un progetto multifunzionale denominato The Village at Caterham Barracks ” . Il Village si trova in un piccolo centro suburbano 30 Km a Sud di Londra, Caterham, storicamente con funzione di ” dormitorio ” . Si tratta di un progetto che unisce all’uso residenziale una serie di edifici destinati a servizi e ad altri usi non residenziali (uffici, veterinario, supermercato, pub, palestra etc…). La particolarità di questo insediamento, creato secondo i principi degli urban villages, movimento anti-sprawl nato negli anni novanta in Inghilterra, risiede nel processo di gestione degli spazi e degli edifici pubblici e comunitari.

La società immobiliare (Linden Homes) incaricata di realizzare la riqualificazione e trasformazione dell’area, prima di iniziare i lavori aveva firmato un accordo con la pubblica amministrazione in base ai principi contenuti nello strumento legislativo inglese conosciuto come ” Sezione 106 ” . La Sezione 106 è uno strumento di distribuzione dei benefici e degli oneri che “consente alle autorità locali di negoziare con la società immobiliare per fornire un contributo destinato alla realizzazione di nuove infrastrutture e di altri beni pubblici in cambio del permesso di costruire[1] ” . L’accordo comprendeva in dettaglio un contributo economico che Linden Homes destinava alla creazione e riqualificazione di spazi ed edifici comunitari, finanziando con circa 2 milioni di sterline diverse iniziative, tra cui il restauro della piazza principale, un nuovo servizio di autobus che collegava l’insediamento con il centro di Caterham, voucher gratuito per i residenti per viaggiare in autobus, il restauro di edifici esistenti per usi comunitari e altri interventi.

Nel 2000 fu fondato il Caterham Barracks Community Trust, creato per gestire gli spazi e gli edifici pubblici, che inizialmente erano di proprietà di Linden e che successivamente furono ceduti al Trust una volta verificata la sostenibilità finanziaria delle attività realizzate. Un esempio è rappresentato da the ARC, edificio multifunzionale destinato a bar, ristorante, eventi e attività culturali. La manutenzione degli spazi pubblici e aree verdi, eccetto le strade principali che rimangono di proprietà della pubblica amministrazione, è a carico dei residenti che pagano una quota annuale destinata a tale scopo. Il quadro si completa con l’accettazione da parte dei residenti di un regolamento di regole comportamentali e rispetto delle aree comuni. A prima vista può sembrare una rigida imposizione di norme ma, in realtà , i risultati ottenuti sono visibili agli occhi di tutti: uno spazio pubblico di qualità , apprezzato e rispettato dagli abitanti.

Input economico-finanziari dalla Spagna

Il caso spagnolo, in particolare degli insediamenti a bassa densità realizzati nelle località situate nei dintorni di Madrid, ha un raggio d’azione più limitato. Molte delle urbanizaciones della Regione di Madrid, aree residenziali destinate principalmente alla creazione di villette unifamiliari, sono gestite mediante la cosiddetta Entidad Urbanà­stica de Conservacià³n (EUC), un ente finanziato dai residenti che si occupa essenzialmente della manutenzione degli spazi pubblici.

Esistono casi specifici, come l’urbanizacià³n Puentelasierra nella località madrilena di Valdemorillo dove l’EUC promuove attività sociali in spazi privati comunitari per iniziativa propria e per mezzo di un finanziamento ottenuto dai residenti locali. Tuttavia si tratta di un caso sporadico nella Regione di Madrid, dove la maggior parte delle attività culturali, sociali e comunitarie vengono in genere organizzate da associazioni di residenti che agiscono spontaneamente. Le relazioni sociali in queste aree sono spesso legate alla presenza di zone commerciali o club sociali o sportivi legati ad attività specifiche.
Potremmo affermare che nell’esperienza di Madrid esistono forme di gestione autonoma degli spazi comuni situati nelle vicinanze delle villette unifamiliari, anche se si tratta per lo più di un tipo di gestione settoriale o parziale, che non assume generalmente un’ottica più olistica o diversificata come succede nel caso britannico o anche in altri esempi internazionali.

Esperienze locali collaborative in Olanda

Nel quartiere Romolenpolder ad Harleem in Olanda è stata creata una organizzazione con la partecipazione dei residenti e dell’amministrazione pubblica locale, per una gestione comune ” ecologica ” dell’area (che riguarda non solo la gestione dei rifiuti, ma anche lo sviluppo di attività educative per la sensibilizzazione ecologica dei residenti). Vi è poi l’eco-quartiere Eva-Lanxmeer situato nel municipio di Culemborg (municipio a nord di Utrecht) che è stato concepito secondo il principio della governance fin dal processo di pianificazione: i residenti futuri sono stati coinvolti con l’auspicio di creare una forma di sviluppo sostenibile e locale raggruppando in uno stesso quartiere spazi residenziali, attività lavorative e usi comunitari: http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/progetti/in-europa/eva-lanxmeer-insediamento-residenziale-ecosostenibile-in-olanda/

In conclusione: se gli spazi e i servizi pubblici migliorano, migliora la qualità della vita nei suburbi
L’elemento che accomuna i casi tratteggiati è una forte presa di coscienza della necessità di mantenere una elevata qualità dello spazio pubblico. I cittadini, partecipando anche economicamente alla manutenzione di tali aree, si appropriano di tali spazi riconoscendone il valore d’uso e, al contempo, il valore commerciale/economico. Pertanto, attraverso l’applicazione di determinate regole e la necessaria partecipazione dei residenti alla cura degli spazi esterni comuni, si attribuisce valore allo spazio pubblico.

[1]

Cueva Ortà­z S., Olarte Barrera A., Sanabria Artunduaga T. (2013), ” Anà¡lisis comparado de gestià³n urbanà­stica: Caso Greater London (Reino Unido), Comunidad Autà³noma de Cataluà±a (Espaà±a), Quito (Ecuador) y Bogotà¡ D.C. (Colombia) ” , Pensamiento Jurà­dico: Derechos Humanos, Democracia y Ambiente N º 37, publicacià³n de la Facultad de Derecho, Ciencias Polà­ticas y Sociales de la Universidad Nacional de Colombia

 



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