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Per noi coltivare è un alibi, una scusa per ricreare ciò che la città  ci ha fatto perdere: un luogo d ' incontro
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Basilicata fiorita: cittadinanza attiva e giardini condivisi a Matera e Potenza

Il concorso " Basilicata Fiorita 2015 - dai balconi fioriti alle comunità  fiorite "

M.O.M. è un gruppo di mamme di Matera che si prende cura di un ' area verde vicino alla scuola dei loro bambini e vuole trasformarla in un orto didattico. Tra qualche giorno l'associazione di paesaggisti Linaria di Roma lavorerà  con loro in questa realizzazione.

Vincenzo, Antonio, Raffaella e   Serena a Potenza ci vivono o lavorano. Hanno adottato un’area abbandonata vicino a un circolo per pensionati, dove prima c’era un campetto da calcio, e vogliono fare un orto condiviso. Lo progetteranno e lo costruiranno con gli architetti francesi Wagon Landscaping.
Emanuele, Antonio, Giovanni, Lucia… abitano a Matera e insieme ad altri vicini di casa, hanno adottato delle aree pubbliche, le hanno inverdite e se ne prendono cura. E ora agronomi e vivaisti gli insegneranno come migliorarle.  Queste ed altre esperienze si stanno attuando a Matera e a Potenza grazie al concorso   ” Basilicata Fiorita 2015 – dai balconi fioriti alle comunità  fiorite ” , promosso dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 con Regione Basilicata e adottato dai comuni di Matera, Potenza e altri 10 comuni della regione.

aree fiorite_soprtalluoghi2Nella sezione “Aree da far fiorire” associazioni e gruppi di cittadini hanno candidato aree pubbliche ancora da trasformare:   vuoti urbani, spazi non utilizzati, giardini incolti. Hanno presentato proposte e idee per ridisegnarle e gestirle e ne sono state selezionate quattro. Saranno realizzate nei prossimi mesi con l’aiuto di quattro gruppi di architetti e artisti italiani e stranieri, appositamente invitati a Matera in un programma di residenze: l’associazione Linaria della paesaggista Michela Pasquali, gli artisti-architetti parigini Wagon Landscaping, l’Atelier delle Verdure di Milano e l’artista scozzese Alex Wilde.
Nella sezione “Aree fiorite”, invece, oltre 20 gruppi di cittadini hanno candidato aree pubbliche vicino alle proprie abitazioni che hanno adottato e di cui si prendono cura. Ne sono state selezionate 6 in base alla qualità  paesaggistica, alla cura delle piante, all’utilizzo di tecniche di irrigazione sostenibili, alla presenza di impianti di compostaggio domestico.  Il loro premio è un programma di lezioni teoriche e pratiche condotte da architetti, agronomi, vivaisti, paesaggisti e psicologi.

aree fiorite_soprtalluoghiCinque appuntamenti   nei quali il tema del verde urbano, della sua progettazione, cura e condivisione, è affrontato a partire da competenze diverse e incrociando approcci multidisciplinari, con l’obiettivo non solo di fornire un aiuto concreto al miglioramento estetico e ambientale dei loro giardini ma anche di allargare la loro consapevolezza sull’importanza di una nuova e positiva relazione con la città .  La lezione ” La costruzione del verde urbano come occasione di collaborazione e condivisione tra gli abitanti ” che ha aperto il ciclo, era infatti finalizzata a stimolare una gestione dei giardini più inclusiva, suggerendo strategie, strumenti e modalità  di coinvolgimento degli abitanti e di animazione degli spazi pubblici.  Sono state in particolare analizzate esperienze, come quella dei jardins partagés di Parigi, in cui la pubblica amministrazione, con il suo programma Main Verte,   svolge un ruolo centrale di supporto per le associazioni di abitanti, accompagnandoli nella cura del verde e stimolando l’attivazione di programmi culturali e di animazione. La Charte de la Main Verte è un accordo tra la Ville de Paris e gli abitanti-giardinieri, che stabilisce, tra l’altro, l’obbligo da parte degli abitanti di aprire il giardino al pubblico una volta alla settimana e organizzare periodicamente feste di quartiere e attività  culturali.  Nel racconto di queste esperienze sono stati approfonditi in particolare due aspetti.  Innanzitutto è stato sottolineato il ruolo centrale svolto da gruppi informali di artisti, designers e paesaggisti che, lavorando a stretto contatto con gli abitanti, sperimentano modelli innovativi di utilizzo dello spazio pubblico. Il giardino condiviso 56 St Blaise a Parigi, per esempio, nato dalla collaborazione tra gli abitanti e il collettivo AAA Atelier d’Architecture Autogerée, è oggi un luogo di sperimentazione di pratiche di ecologia urbana, aperto a tutto il quartiere con un programma di attività  culturali e di formazione.
Il secondo aspetto messo in evidenza riguarda invece il ruolo centrale che rivestono, nei giardini condivisi, le pratiche della coltivazione e della produzione di vegetali.   Come ben spiega Jean, un abitante che cura un giardino condiviso di Parigi: ” Per noi coltivare è un alibi, una scusa per ricreare ciò che la città  ci ha fatto perdere: un luogo d’incontro. Non ci interessa contare il numero di carote che riusciamo a produrre, ma il numero di persone che riusciamo a coinvolgere. Vogliamo che il giardino sia un spazio di condivisione, di incontro, di dialogo tra le generazioni e le culture ” .

Il cibo – la sua produzione e preparazione – diventa infatti uno strumento catalizzatore di pratiche sociali, capace di favorire l’appartenenza a un luogo da parte degli abitanti e di innescare anche nuovi modelli economici e nuova occupazione, come è avvenuto a Colombes, con il progetto Agrocité, o nel Prinzessinnengarten di Berlino.  E come sta avvenendo a Torino, con il progetto Ortoalto delle  Fonderie Ozanam. Ideato dall’associazione OrtiAlti, il nuovo orto pensile permetterà  a una cooperativa sociale di coltivare un orto sopra al suo ristorante, di impiegare i vegetali nella preparazione del cibo, di avviare nuove attività  legate alla ristorazione e di coinvolgere associazioni e abitanti del quartiere in corsi di formazione ed eventi di animazione culturale.

Il racconto di questa esperienza ha chiuso l’intervento, con l’auspicio che queste suggestioni possano suggerire agli abitanti di Matera e Potenza forme di gestione e animazione dei loro giardini e stimolare in altre comunità  nuove esperienze di cittadinanza attiva.

Elena Carmagnani, nata a Torino (1969), è architetto PhD, socio fondatore di STUDIO999 (www.studio999.it) e Presidente dell’Associazione OrtiAlti (www.ortialti.com).
Si laurea con lode al Politecnico di Torino nel 1995 in progettazione architettonica. Dopo alcuni anni trascorsi all’estero, in Germania (Resident Artist presso l’Akademie Schloss Solitude di Stoccarda) e a Parigi dove ottiene il DEA (Diplome d’études approfondis) presso l’ Ecole d’Architecture Paris Belleville, rientrata in Italia apre lo studio di architettura STUDIO999.
Nel 2003 completa il Dottorato in Progettazione Edile presso il Politecnico di Torino e dal 2005 al 2008 è professore a contratto presso la Facoltà  di Architettura del Politecnico di Torino.
Dal 2006 al 2014 è responsabile comunicazione e attività  culturali di Urban Center Metropolitano di Torino, dove è curatrice di mostre, cicli di incontri, eventi per i cittadini.
Nel 2013 avvia il progetto OrtiAlti che vince numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali e, in particolare, il primo premio del concorso per imprenditoria femminile We-Women for Expo e Padiglione Italia. Oggi OrtiAlti è un’associazione di promozione sociale formata da architetti e agronome, che progetta ortialti, coinvolgendo le comunità  nella loro gestione e animazione.

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