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Se è vero che il concetto di baratto comunque piace, dentro e fuori i municipi, per questo motivo va urgentemente ri-declinato nella prospettiva dell ' amministrazione condivisa
Il punto di Labsus

Si possono ripensare i tributi locali per premiare le comunità  attive?

Tre secchi "no" al baratto amministrativo

Questo editoriale ne segue altri tre. ” Si possono ridurre i tributi per premiare i cittadini attivi? ” si intitolava il primo. Era il giugno dell’anno scorso, iniziava il dibattito sul baratto amministrativo, e Antonio Perrone ricordava ai lettori di Labsus che nelle prime lezioni di diritto tributario si impara che i nostri padri costituenti optarono per la via della solidarietà  quando stabilirono che le imposte sono lo strumento per realizzare l’obbligo di partecipazione alla spesa pubblica: ” Il contribuente paga perché «partecipa » alle spese pubbliche […] dunque «fiscalità  », «partecipazione » e «solidarietà  » sono facce di una stessa medaglia ” . Più recentemente Fabio Giglioni e Gregorio Arena hanno rispettivamente argomentato le ragioni per cui Labsus dice no al baratto amministrativo e i motivi per cui la Corte dei Conti conferma la nostra interpretazione.

Distinguere l’amministrazione condivisa dal baratto amministrativo

Amministrazione condivisa e baratto amministrativo sono due concetti che bisogna distinguere bene, mentre purtroppo vengono sempre più frequentemente abbinati tout court (a partire dallo stesso doppio titolo dato a molti regolamenti comunali). E’ d’altra parte innegabile il successo mediatico che questa accezione di baratto ha avuto negli ultimi mesi in ambienti tutt’altro che marginali, dal comune di Milano all’Anci. Infatti nei territori e sul web la confusione è tale che abbiamo ritenuto di aggiungere questa quarta riflessione. Tanti funzionari e policy maker dell’amministrazione condivisa, che hanno voluto provare a mettere in pratica il baratto amministrativo, hanno ben presto capito che l’applicazione concreta crea più problemi di quanti ne risolva e vogliono comprendere, con il nostro aiuto, come declinare al meglio la parte del Regolamento di Labsus sulle forme di sostegno dell’amministrazione comunale.

I beneficiari devono essere le comunità  e non i singoli cittadini

Le risposte più concrete a questa domanda le danno e le daranno i patti di collaborazione stipulati e che si stanno costruendo nelle città  che hanno adottato il nostro Regolamento, da cui iniziano ad emergere le molte possibili declinazioni dell’articolo sulle esenzioni e le agevolazioni in materia di entrate e tributi per remunerare le attività  svolte dai contraenti. Vorremmo qui rinforzare l’interpretazione implicita nella corretta applicazione degli strumenti dell’amministrazione condivisa: proponiamo di eleggere quale beneficiario la comunità  invece che il singolo. Se c’è un ringraziamento da fare al baratto amministrativo, questo consiste nel riconoscere che ci sta stimolando a rispondere in termini di applicazioni concrete alla domanda su come si fa(rà ) a calcolare in termini economici il valore di una esenzione/detrazione per una comunità , anziché per un singolo. Prima però di entrare nel merito delle proposte vorremmo portare l’attenzione su un elemento ambientale di base: il mood che caratterizza il dibattito sull’amministrazione condivisa da quello del baratto amministrativo.

Il mood di Labsus

Chi legge questa rivista e conosce Labsus sa bene quale sia il nostro mood. Non c’è parola italiana che sintetizzi meglio l’insieme di umori, stati d’animo e attitudini. Ci basiamo su centinaia di articoli che abbiamo pubblicato e incontri organizzati in tutta Italia negli ultimi due anni per riconoscere come nostri dei mood diversi ma generalmente fiduciosi e propositivi. Amministrare città  e territori è cosa complessa e di fronte a molti problemi è quasi fisiologico abbattersi. Amministrarli in modo condiviso può però ribaltare la prospettiva negativa in positiva: liberando energie, immaginando alleanze nuove, creando patti di collaborazione tra cittadini e amministrazioni. Labsus è una comunità  del cambiamento, insieme ad altre attive in Italia, grazie a cui l’atteggiamento del paese sta cambiando.

L’ascolto attivo del baratto amministrativo

Memori della lezione sulle 7 regole dell’arte di ascoltare proposte da Marianella Sclavi siamo andati tra il pubblico di una sessione dedicata al baratto amministrativo. Visto il successo del baratto amministrativo, cerchiamo infatti di capirlo meglio. Regola n.1: nessuna fretta di arrivare alla conclusione che nessuna forma di baratto s’abbia da fare. Molti presupposti ed obiettivi accomunano l’amministrazione condivisa e il baratto amministrativo ed è vero – regola n.2 – che cambiando punto di vista riusciamo a vedere meglio il nostro, in particolare in merito all’esigenza di ridurre la burocrazia e attivare forme di cura della città .

Attenzione ai toni paternalistici e agli stili autoritativi

Le regole n.5 e 6 ritraggono il buon ascoltatore attivo come persona capace da un lato di riconoscere i segnali fastidiosi e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze, e dall’altro lato di gestire creativamente i conflitti, perché affrontare i dissensi è un’opportunità  per esercitarsi in campi che lo appassionano. Ecco: nulla di più fastidioso e irritante di un sindaco che si pavoneggia di essere stato tra i primi a usare il baratto amministrativo tanto col poveraccio che spazza la strada quanto col giovane qualificato e brillante. L’ascolto attivo può servirci a riconoscere e rifiutare tali toni paternalistici e stili di governo autoritativi. Su questo approccio dissentiamo, perché ci appassionano le sfide inclusive per davvero: per noi chi spazza la strada è un contraente alla pari del sindaco e del giovane qualificato e brillante, i quali stipulano un patto di collaborazione e possono testare forme di ” baratto ” del rispettivo impegno manuale, amministrativo e intellettuale.

Le collaborazioni che piacciono all’amministrazione condivisa

Se è vero che il concetto di baratto comunque piace, dentro e fuori i municipi, per questo motivo va urgentemente ri-declinato nella prospettiva dell’amministrazione condivisa. Il punto è che se c’è uno scambio questo non deve essere tra il singolo beneficiario e l’ente pubblico, bensìtra il comune e la comunità . Nella logica del baratto amministrativo, ad esempio, succede che in un quartiere a basso reddito un certo numero di debitori possono spazzare le strade ripulendosi del proprio debito individuale, mentre i giovani brillanti rilanceranno altri progetti, altrove. Nella prospettiva dell’amministrazione condivisa invece l’obiettivo è di lanciare la pulizia delle strade come progetto per ricostruire legami di comunità , sotto forma di patto di collaborazione in cui anche i giovani brillanti decidono di partecipare dandosi un ruolo.

Dal portafoglio dell’individuo al portafoglio delle comunità 

Due visioni profondamente diverse stanno alla base di questi due scenari esemplificativi. Il primo si caratterizza per una visione utilitarista: ciò che conta sono le strade pulite e la cancellazione del debito. Il secondo è uno scenario in cui le strade pulite, le esenzioni e le agevolazioni sono lo strumento perché gli abitanti collaborino fra di loro e con l’amministrazione locale, costruendo una comunità  del cambiamento. Nel primo scenario ognuno ha un suo portafoglio e si fa i conti nelle proprie tasche, o casse comunali. Nel secondo scenario invece il portafoglio si mette in comune, e si potrebbe far tesoro di tutta la consistente sperimentazione dei bilanci partecipativi, delle banche del tempo, delle monete alternative, calcolando quanto le azioni di cura in un determinato quartiere incidano sul costo di determinati servizi e trasformare quella somma in una quota di investimenti per interventi sul quartiere stesso stabiliti attraverso le metodologie del bilancio partecipativo. Le forme (economiche) di collaborazione che piacciono all’amministrazione condivisa sono quelle che hanno a comune denominatore una comunità  che scambia, progetta e re-investe, non singoli contribuenti del fisco locale in crisi.



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