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Convegno nazionale “Abitare una casa per abitare un quartiere”

A Torino: incontrarsi per costruire insieme beni comuni

Il 6 e il 7 maggio 2016 si è svolto a Torino il convegno nazionale " Abitare una casa per abitare un quartiere " promosso dalla Rete delle Case del Quartiere di Torino e Animazione Sociale, storica rivista del Gruppo Abele per operatori del terzo settore.

Un titolo evocativo, che rimanda immediatamente ai suoi contenuti: la casa, intesa come spazio capacitante e inserita in un contesto vivente, fatta da persone che quotidianamente interagiscono con il quartiere, svolgono attività  ricreative e propongono i più disparati servizi. Un compito ben espresso dalle nove Case del Quartiere di Torino ma che, in tutta Italia, trova altri mille volti: quelli degli ” spazi di comunità  ” , contenitori fisici di idee, progettualità , politicità  e quelli dei ” progetti di cittadinanza attiva ” che consentono al cittadino di attivarsi per il bene comune.
Raccontare queste esperienze è stato l’obiettivo che il convegno ha cercato di raggiungere. Interessanti i risultati delle due giornate, in particolare sotto il profilo del pubblico – quasi quattrocento i partecipanti – infatti la presenza di rappresentati da tutte le regioni d’Italia ha permesso di evidenziare l’esigenza di incontrarsi, confrontando esperimenti di comunità  in Italia e in Europa.

I tre momenti del convegno e le tematiche affrontate

Il convegno si è suddiviso in tre momenti: la mattinata al Salone Operti, in cui la Rete si è presentata, il pomeriggio di scambi e confronti a Cascina Roccafranca e il sabato mattina al Cecchi Point, in cui si è riflettuto su diverse prospettive e tratto le conclusioni delle giornate di lavoro.
Nel corso del venerdìpomeriggio la discussione è stata organizzata intorno a tavoli di lavoro tematici – otto in totale – che hanno affrontato questioni diverse, dalle nuove prospettive per i ruoli dei cittadini e delle istituzioni, degli operatori sociali, fino alle nuove configurazioni degli spazi per la promozione della cittadinanza attiva.  Ogni tavolo è stato coordinato da un operatore delle Case del Quartiere, un relatore esperto della tematica trattata e alcune esperienze italiane o europee, che si sono raccontate rispetto al tema del gruppo. Le tematiche affrontate sono state: ” Spazi per promuovere cittadinanza attiva ” presentato da Giovanni Campagnoli, ” Sperimentare politica con i cittadini ” con Gabriele Rabaiotti, ” Auto-organizzazioni tra cittadini e nuovi modi di vivere ” con Luca Comello, ” Produrre beni comuni tra istituzioni e cittadini ” con Daniela Ciaffi, ” Creatività , community-based e pubblici attivi ” con Cristina Alga, ” L’operatore che sa fare spazio ” con Franco Floris, ” L’arte di inventare risorse ” con Erika Lazzarino e ” Spazi organizzati intorno a chi partecipa ” presentato da Marco Martinetti.
In particolare, il gruppo di lavoro ” Produrre beni comuni tra istituzioni e cittadini ” si è concentrato su una specifica domanda: Quali sono le possibili interazioni e collaborazioni per produrre beni comuni, servizi, opportunità  di inclusione?
All’interno del gruppo Daniela Ciaffi, membro di Labsus, ha ricoperto il ruolo di relatore, mentre Vittorio Bianco, operatore della Rete delle Case del Quartiere, ha coordinato il tavolo di confronto. Tre le esperienze selezionate per il gruppo che hanno raccontato percorsi e prospettive differenti: El Campo de la Cebada a Madrid, Pilastro 16 a Bologna e Officina Verde Tonolli a Torino.  Daniela Ciaffi ha avviato la discussione sul tema della produzione di beni comuni concentrandosi sulle modalità  e sugli strumenti che rendono possibile il confronto tra istituzioni e cittadini. La prospettiva dell’amministrazione condivisa, resa possibile dall’introduzione del principio di sussidiarietà  all’interno della Costituzione, si declina operativamente attraverso i Regolamenti dei beni comuni, in particolare attraverso i patti di collaborazione.  I tre casi studio presentati hanno fatto emergere processualità  e modalità  di gestione differenti, soprattutto dal punto di vista del rapporto tra istituzioni e promotori delle esperienze. In particolare, il caso di El Campo de la Cebada a Madrid ha messo in luce la capacità  di rispondere dal basso a lacune istituzionali, attraverso il riutilizzo e la rifunzionalizzazione di una piscina comunale dismessa. L’operazione di riappropriazione risulta riuscita dal punto di vista della comunità , tuttavia non è ancora stato avviato un dialogo efficace con l’amministrazione locale. L’esperienza ha ,quindi, fatto emergere l’esigenza di una strumentazione normativa adeguata, capace di tutelare e indirizzare le opportunità  nate dal basso, capaci di avviare processi di recupero non solo urbano ma anche sociale. In questo senso la prospettiva italiana dell’amministrazione condivisa potrebbe rappresentare un interessante spunto di riflessione per le istituzioni madrilene.
Al termine della presentazione delle esperienze, i partecipanti al tavolo hanno fatto emergere alcuni concetti interessanti rispetto al tema della produzione di beni comuni. In prima battuta una questione importante è quella relativa alla comunità : come si presenta? Quali caratteristiche ha? Daniela Ciaffi nel corso della presentazione ha introdotto il concetto di comunità  di interessi, formata appunto da membri che condividono i medesimi interessi, distinta invece dalla comunità  di affinità  i cui membri condividono la medesima visione del mondo. La comunità  che si attiva per curare e produrre beni comuni è una comunità  che condivide valori e principi. Il Regolamento è lo strumento che offre ai cittadini la cornice giuridica attraverso cui sperimentare nuovi paradigmi di sviluppo.
Un secondo tema di dibattito ha riguardato il ruolo del pubblico e, in particolare, il rischio di deresponsabilizzazione legato al Regolamento. Esiste infatti la possibilità  che le istituzioni interpretino le opportunità  legate al principio di sussidiarietà  come occasioni per delegare ai cittadini attivi compiti che non riescono a svolgere. La prospettiva dell’amministrazione condivisa al contrario deve promuovere nuove forme di partecipazione, incentivando una responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni.
Infine, sono emersi alcuni interrogativi interessanti rispetto alle modalità  di gestione di situazioni di conflittualità  tra le istituzioni e i cittadini rispetto a territori o immobili soggetti a particolari interessi economici. In queste situazioni occorre capire come la prospettiva dei beni comuni possa fungere da leva per scardinare giochi di potere che possono ledere, e spesso ledono, il bene comune.

La Fiera delle Esperienze

Successivamente al lavoro di confronto svolto dai singoli gruppi, la giornata si è conclusa con la Fiera delle Esperienze, momento ricreativo e di presentazione di alcuni spazi-laboratorio.
In questo contesto è emersa un’Italia ricca, caratterizzata da persone che vogliono incontrarsi, da amministratori che s’interrogano e da cittadini attivi impiegati a costruire beni comuni.
Le due giornate sono state anche catalizzatori di forti contenuti sollecitati da relatori di spessore, che hanno contribuito a offrire delle utili chiavi di lettura, oltre che favorire il confronto fra le persone.
Fra questi, il venerdìmattina, Ugo Morelli, psicologo e docente dell’Università  di Brescia, è intervenuto sul tema dei legami sociali, seguito da Lucia Bianco, ricercatrice della rivista Animazione sociale. Il sabato mattina, Ivo Lizzolo, pedagogista, ha presentato un interessante spaccato sull’abitare, mentre Andrea Marchesi ha proposto un’interessantissima prospettiva metodologica. La mattinata si è conclusa con una tavola rotonda politica dove Ilda Curti, assessore alle politiche giovanili del comune di Torino, Maria Carolia Marchesi, assessore alle Reti sociali del comune di Bergamo e Annibale D’Elia, che fu amministratore della giunta che diede il via al progetto ” Bollenti Spiriti ” nella regione Puglia, si sono confrontati fra rappresentati delle istituzioni alle prese con l’azione politica espressa negli spazi di comunità . L’idea di rete si contrappone a quella di organizzazione e, almeno in parte, viene riconosciuto il sistema della ” delega ” come nuova frontiera per favorire un’utile collaborazione fra cittadini e amministrazioni.

Le riflessioni prodotte nei due giorni di lavoro hanno evidenziato l’eterogeneità  delle esperienze, l’impossibilità  di trovare un ” modello comune ” per ragioni diverse e la ricchezza che il panorama italiano offre in questo senso al dibattito non solo sugli ” spazi di comunità  ” , ma anche sulle amministrazioni condivise, sui progetti socio culturali che non hanno uno spazio fisico, sul nuovo modo di intendere l’operatore che ” sa fare spazio ” e su un’Italia che s’interroga, cresce, cambia e per questo, s’incontra.

Articolo a cura di  Rossella Crivello e  Michela Garau



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