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Le Cooperative di Comunità arrivano in Friuli

Mettere al centro le comunità locali e i territori per un'economia costruita dal basso

Anche in Friuli arriva il modello delle cooperative di comunità . A proporlo è Confcooperative Udine, coinvolgendo sei cooperative attive a Forni di Sopra, Enemonzo, Artegna, Savorgnano del Torre, San Giovanni al Natisone e Premariacco. Si tratta di cooperative che dispongono di un fatturato collettivo di 6,3 milioni di euro e che intendono incamminarsi nel sentiero delle cooperative di comunità per rilanciarsi.

Il modello non è nuovo e Labsus ha già , più volte, affrontato questo argomento diffuso in tutto il mondo e che negli ultimi anni si sta facendo largo anche in Italia. Nel nostro Paese, infatti, aumentano le esperienze che vanno in questa direzione e molti sono i casi di successo, tra cui le ” Famiglie Cooperative ” del Trentino, modello a cui le imprese friulane hanno deciso di ispirarsi.

Comunità locali e territorio

Resistere alla competizione con la grande distribuzione nel mercato globale è una sfida diventata ormai impossibile per le cooperative di consumo presenti nei nostri comuni. Da qui la necessità , ma anche la voglia, di cambiare volto e percorrere nuove strade che pongono al centro il benessere delle comunità locali e la partecipazione dal basso. Le cooperative di comunità , che sono pur sempre imprese sociali con fine economico, rifiutano l’economia tipica dei sistemi imprenditoriali liberisti fondata sulla massimizzazione dei profitti e poggiano sui principi del mutualismo, dell’inclusione sociale e della sostenibilità ambientale. A distinguerle dalle cooperative classiche, è il gruppo d’interesse posto alla base: se infatti queste ultime agiscono nell’interesse di un gruppo ristretto costituito dai soci, le cooperative di comunità si fanno carico dell’interesse della comunità di riferimento, ossia, dell’interesse generale del territorio in cui operano.

Mutualismo, cooperazione, inclusione sociale e sostenibilità ambientale.

Si tratta, dunque, di un’economia costruita dal basso, che affianca ai princìpi classici del mutualismo e della cooperazione quelli della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale, adottando forme di governance partecipativa. Le cooperative di comunità pongono al centro della loro missione le comunità locali e il territorio, con l’obiettivo primario di rivitalizzarli e di contrastare gli effetti negativi del neoliberismo. Si legge infatti nel Libro Bianco sulla Cooperazione di Comunità , presentato lo scorso Maggio da Euricse:

La cooperazione di comunità è ritenuta un modello di cooperazione efficace per contrastare le recenti trasformazioni economiche e sociali che influenzano negativamente lo sviluppo sia di comunità rurali, situate in aree marginali caratterizzate da problemi di isolamento, spopolamento, mancanza di servizi essenziali, scarse opportunità di reddito per gli abitanti, sia di comunità urbane caratterizzate dalla presenza di quartieri degradati, di aree dismesse e fenomeni di marginalità sociale. ”

Sono comunque imprese che producono servizi in modo professionale e non vanno confuse con il mondo dell’associazionismo o del volontariato. Hanno però, come si è mostrato, un forte orientamento verso la comunità di cui è espressione e sono gestite sulla base di princìpi di inclusione (porta aperta) e di democrazia (una testa, un voto). Queste sue particolari caratteristiche hanno spinto il Parlamento Italiano a studiare una proposta di legge per regolamentare questo settore cooperativo emergente (già normato in altri Paesi, ad esempio negli Stati Uniti e nel Regno Unito) col fine di assegnare alle cooperative di comunità un riconoscimento giuridico preciso. Sarà sicuramente interessante vedere le evoluzioni di questo percorso.

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