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Ecco l’Italia che si prende cura dell’Italia

Le voci, le idee, le testimonianze e le proposte che sono emerse giovedì 14 marzo nell’incontro organizzato da Labsus con Fondazione Cariplo e Touring Club

L’Italia che si prende cura dell’Italia” non è solo uno slogan, buono per ridare speranza e fiducia, ma destinato, in sostanza, a lasciare tutto come prima. Anzi. Le voci, le idee, le testimonianze e le proposte che sono emerse giovedì 14 marzo nell’incontro organizzato da Labsus con Fondazione Cariplo e Touring Club Italia, intanto hanno dato la giusta eco su un modo diffuso, ma spesso nascosto, di rapportarsi al patrimonio naturale, culturale e umano del nostro Paese; e, in più – cosa non scontata – di creare relazioni forti e durature in vista di un appello verso le istituzioni per dare sempre più concretezza a quell’art. 118 (u.c.) della Costituzione che apre spazi nuovi e significativi (ma non sempre valorizzati in pieno), alla partecipazione dei cittadini.

I cittadini attivi fanno politica

“Quando un milione di cittadini si prende cura dei beni comuni, come se fossero loro, – ha detto Gregorio Arena in apertura della presentazione dei sei patti di collaborazione che si sono raccontati nella prima parte della mattinata – siamo di fronte a qualcosa di straordinario”. E ha aggiunto: “I cittadini attivi spesso non lo sanno, o non se ne rendono pienamente conto, ma di fatto stanno facendo politica. Gesti e azioni che fanno il bene della nostra democrazia”.
Come ribadirà, poi, anche il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, al termine dei lavori: “Il fronte di chi ha a cuore il nostro Paese è ampio e lo dimostrano i dati e i fatti che ogni giorno abbiamo davanti agli occhi: persone che, in silenzio, puntellano spesso i limiti del nostro Paese”. Inoltre, quello che non si vede è che spesso “attraverso questi piccoli gesti, come tagliare l’erba di un giardino o ridipingere le pareti di una scuola, si crea capitale sociale e si costruiscono comunità”(Arena). Per questo è certamente vitale il rapporto con le istituzioni, alimentato positivamente da quel senso di responsabilità condivisa che può provocarle al fine di dare, in modo serio, risposte concrete e lungimiranti, capaci di fare emergere le risorse migliori, nel quadro di un diverso modo di concepire la politica: che significa “mettere al centro le persone, fare sintesi di pensieri divergenti, prendere poi la decisione sulla base di valori universali”(Guzzetti).

Le grandi associazioni e i beni comuni

La seconda parte della mattinata è stata ricca di sfumature e approcci diversificati, con le riflessioni dei rappresentanti delle diverse grandi associazioni che si occupano su tutto il territorio italiano della cura dei beni comuni, materiali o immateriali.
Claudia Sorlini, vice presidente Touring, ha introdotto il concetto di sostenibilità anche a riguardo delle generazioni future (e la giornata seguente, delle manifestazioni internazionali giovanili contro i cambiamenti climatici, ne sono una conferma). “Una sostenibilità che non è solo economica, ma anche ambientale e sociale”. Per il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, l’esercito pacifico dei volontari a volte lotta anche contro l’ottusità burocratica che pone ostacoli invece di risolverli. “Servono regole chiare – per Ciafani – : volontari e cittadini attivi non posso continuare a fare corse ad ostacoli. Con una maggiore collaborazione istituzionale il Terzo Settore potrebbe dare un contributo maggiore al nostro paese”.
“La solidarietà deve essere promossa dallo Stato perché è un valore da cui tutti possono trarre benefici”, ha sottolineato Luciano Gualzetti, direttore della Caritas ambrosiana: “non abbiamo bisogno di un welfare che deresponsabilizza attraverso l’assistenzialismo. Il welfare deve essere generativo, creare legami e rapporti. Per questo noi agiamo sì sulle emergenze, ma anche per responsabilizzare le comunità”. A una comunità capace di guardare oltre il presente si è richiamato Carlin Petrini, fondatore di Slow food: “La biodiversità è un bene comune da tutelare non solo per noi oggi, ma soprattutto per le generazioni future”; ed ha auspicato che l’incontro di questa giornata si proietti in una vera e propria alleanza diffusa e continua.
Se per il presidente del Club Alpino Italiano, Vincenzo Torti, “Il Cai negli anni ha peccato forse di eccessiva umiltà. E’ tempo che ci sediamo accanto ai protagonisti di una realtà che, credo, sia difficile contrastare: quella della solidarietà, della cura verso i beni del nostro Paese e dell’attenzione verso il prossimo”; per il vicepresidente del Fai, Marco Magnifico, “la nostra funzione comune è una funzione sociale. Occuparsi delle persone, non delle cose, è quello che facciamo, ad esempio con il Fondoambiente”. “Il valore della cultura – ha insistito – è un potenziale ineguagliabile da cui partire per ritessere la trama delle nostre comunità”.

Le conclusioni di Guzzetti

Dall’apprezzamento per il lavoro che le singole realtà dei patti hanno presentato, (“le iniziative che sono state presentate stamattina hanno colto nel segno: raggiungere gli obiettivi dimostra come veramente attraverso un impegno concreto si può dare una risposta importante ai problemi del Paese”), e dai complimenti fatti al “professore Arena” (chiamato, scherzosamente da Guzzetti, il “profeta dei beni comuni”, per la sua capacità di guardare con lungimiranza a questo patrimonio già in tempi lontani e di dare a questa visione anche “un coerente impianto giuridico”…), ha preso spunto il presidente della Fondazione Cariplo per incorniciare il suo discorso conclusivo all’interno di una più ampia difesa della democrazia: “In questi ultimi anni – ha detto con forza – avendo fatto venir meno i marcatori fondativi di questa nostra Costituzione democratica, costruita da coloro che hanno fatto la resistenza, e che erano stati confinati a Ventotene prima delle Leggi razziali, per comporre quel famoso Manifesto, si è anche indebolito il nostro senso di Comunità”. Ecco perché, ha concluso, “a voi che siete la parte più nobile di questo Paese, sento il bisogno di richiamare il forte impegno che avete di difendere questi valori, della democrazia e del pluralismo, e di legarli a quelli del volontariato sociale, del privato sociale, di coloro che con un gesto di generosità dedicano fatiche, tempo, sacrifici, talvolta anche tanti soldi, e una parte importante delle loro attività, per fare di questa nostra Italia un’Italia migliore”.

Qui il programma dei lavori.