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Beni comuni e amministrazione condivisa Patti di collaborazione Sicilia

Da ex convento a sartoria sociale: succede a Misilmeri (PA)

CuSemu, il laboratorio che unisce la passione per il cucito alla voglia di partecipazione

Due anni fa, in seguito al patto di collaborazione firmato dal Comune e l’Associazione per i Diritti degli Anziani (A.D.A.) di Misilmeri, in provincia di Palermo, è nata “CuSemu”, una sartoria sociale negli spazi abbandonati dell’ex convento San Giuseppe.
Gestita dai volontari dell’associazione, la sartoria si propone di conciliare la passione per il cucito e la volontà di recuperare i tessuti non utilizzati con il proposito di offrire agli anziani uno spazio di condivisione e di confronto con le generazioni più giovani.

Il recupero dell’ex convento

Il patto, citato anche da Gregorio Arena nella trasmissione televisiva Geo, è stato siglato il 15 Maggio 2017 su proposta dei volontari dell’associazione A.D.A.
Il presidente dell’associazione, la signora Angela Marchese, raccontando la nascita della collaborazione, ne sottolinea il significativo contributo anche dal punto di vista emotivo: Noi soci di A.D.A. siamo impegnati da tempo in varie attività come la ginnastica dolce, il ballo e il cucito. Quando abbiamo saputo dei patti di collaborazione e della possibilità di usufruire di uno spazio comunale, abbiamo pensato di realizzare la nostra sartoria. Non pensavamo potesse essere possibile, ci ha fatto sentire attivi come cittadini.
L’oggetto del patto è incentrato, infatti, sulla rigenerazione e il riuso, grazie all’impegno dell’associazione A.D.A., dei locali siti al piano terra dell’ex convento San Giuseppe, per la realizzazione della sartoria sociale “CuSemu”.
Come sottolineato dall’architetto Giuseppe Lo Bocchiaro, i locali in questione furono acquistati dal Comune di Misilmeri più di dieci anni fa per realizzare dei progetti scolastici successivamente falliti. Di conseguenza, hanno vissuto per un decennio nell’abbandono e nell’incuria, come testimoniato dalla scomparsa del contatore e della rete idrica che forniva in passato il convento. Ciò ha portato alla realizzazione di una integrazione del patto da parte dei due sottoscriventi per cui l’amministrazione ha preso in carico il compito dell’infrastruttura idrica mentre l’associazione A.D.A. si è impegnata nell’assumere a proprio nome l’utenza.

La sartoria

Il nome “CuSemu” nasce da un gioco di parole in dialetto palermitano tra “cusemu” (“cuciamo”) e “cu semu?” (“chi siamo?”) riflettendo così la natura del progetto, che va oltre il laboratorio sartoriale, mirando ad offrire degli spazi e dei momenti di aggregazione e di incontro intergenerazionale per rafforzare i legami comunitari intorno al concetto di bene comune.
L’attività sartoriale vera e propria si basa sul riciclo dei tessuti di scarto e sulla partecipazione volontaria dei soci A.D.A. che, seguendo un calendario comune, occupano due pomeriggi alla settimana per garantire continuità al progetto.
Come testimoniato dalla signora Angela Marchese, sono numerosi i partecipanti al laboratorio che in alcune occasioni sfiorano le cinquanta unità, come nel caso della realizzazione degli abiti per la recente sfilata di Carnevale.
Secondo il patto spetta all’associazione proponente di “assolvere a propria cura e spese a tutti gli oneri e le necessità derivanti dalle attività culturali e sociali”, per questo Francesco Bonanno di A.D.A. ci fa notare come i soci riescano ad organizzarsi per sostenere le spese partecipando a fiere e mercatini con i propri materiali ed organizzando delle cene di autofinanziamento. Un modo per permettere alla sartoria di proseguire con la sua attività ed allo stesso tempo di essere percepita come un bene di tutta la comunità.

Uno scatto della sfilata di carnevale con gli abiti realizzati dalla sartoria sociale “CuSemu”. fonte: pagina Facebook  A.D.A. Misilmeri

Un’esperienza intergenerazionale

La realtà di “CuSemu” si inserisce in un tessuto sociale ed associativo particolarmente attivo aggiungendo un ulteriore momento aggregativo per gli abitanti più anziani di Misilmeri: per molti di loro, infatti, la sartoria rappresenta un modo per partecipare alla vita comunitaria e stare insieme.
Il lavoro del laboratorio, con il tempo, ha iniziato ad attirare anche l’attenzione dei più giovani, stimolando così la voglia di trasmettere la conoscenza sul cucito da parte dei fondatori.
Proprio il coinvolgimento dei più giovani all’interno di “CuSemu” è un obiettivo che la presidente Angela Marchese ha dichiarato di voler perseguire per fare incontrare generazioni differenti e offrire un’esperienza formativa alle ragazze e ai ragazzi della cittadina palermitana.

Sperimentare l’amministrazione condivisa

La storia di “CuSemu” evidenzia la capacità dei patti di collaborazione e del regolamento per l’amministrazione condivisa di avvicinare e mettere in contatto i cittadini con l’amministrazione permettendo la realizzazione di percorsi virtuosi per l’intera comunità.
Proprio per questo motivo stona la possibilità di recessione unilaterale inserita nel testo del patto.
In particolare l’amministrazione comunale può interrompere l’accordo per ragioni di interesse pubblico avvalendosi del 1° comma dell’art. 237 del codice civile, scavalcando di fatto il principio di sussidiarietà e non prendendo in considerazione eventuali alternative all’interruzione del patto.
Per Francesco Bonanno è possibile attribuire questo inserimento alla poca confidenza con gli strumenti dell’amministrazione condivisa al momento della stipula del patto, come testimoniatoci anche dall’arch. Giuseppe Lo Bocchiaro per cui la possibilità di recesso unilaterale è un’eredità delle convenzioni che regolavano i rapporti tra Comune e associazioni prima dell’approvazione del Regolamento.
Nei fatti però entrambi gli attori coinvolti sono concordi nel ritenere il patto solido e l’ipotesi di una recessione molto distante quanto improbabile, tanto da prevedere una modifica al momento del rinnovo per rimuovere l’articolo in questione.

In conclusione, possiamo osservare come il patto abbia offerto un’occasione per sperimentare gli strumenti dell’amministrazione condivisa, favorendo lo sviluppo di una vita comunitaria improntata sulla sussidiarietà come dimostrato dai patti in cantiere nel comune palermitano.