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Anche a Potenza c’è il Regolamento per l’amministrazione condivisa

Delibera n.76 del 19 dicembre 2018

Dopo un percorso di condivisione fra le commissioni, gli uffici e le associazioni, anche il comune di Potenza è entrato nel novero dei sostenitori del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale. In data 19 dicembre 2018, infatti, è stato approvata da parte del Consiglio Comunale la delibera n.76, il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazioni per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani.
Il regolamento si compone di 24 articoli suddivisi in 5 capi richiamando in toto il prototipo promosso da Labsus. Il prototipo Labsus non solo è stato ripreso nella struttura del Regolamento di Potenza ma funge da base dell’intero testo a cui sono state apportate alcune modifiche che meritano di essere passate in rassegna.

Le definizioni

Prendendo in esame le definizioni incluse nell’articolo 2 del regolamento, è curioso notare che, nella definizione di cittadini attivi non è sentita, da parte comune di Potenza, la necessità di richiamare esplicitamente i bambini. Tale scelta può essere letta alternativamente: se, da una parte, può sembrare un’omissione comprovante la poca importanza data alla figura dei giovanissimi, dall’altra potenzialmente racchiude un messaggio particolarmente significativo: l’idea di naturale inclusione dei bambini nel novero di “tutti i soggetti” menzionati dalla definizione.
Dal momento che in altre sezioni del regolamento, più specifiche, i bambini, o meglio i minori, sono inclusi e specificamente menzionati in qualità di soggetti attivi, sembra evidente propendere per la seconda interpretazione prospettata. All’articolo 14 del regolamento, inerente alla formazione, infatti, è previsto che il punto di vista dei “minori” (piuttosto che il più generico “dei bambini”) vada tenuto in considerazione nel progettare  i patti di collaborazione. Lo spettro di partecipazione di tutti i giovani, dunque, si allarga ulteriormente. Per quanto si tratti di dettagli, questa scelta di stile comprova l’ampiezza delle iniziative dei cittadini attivi che sono tutti, a prescindere da requisiti formali (quali la residenza, il sesso, l’età..).
Una piccola contrapposizione si presenta nel medesimo articolo, sempre in riferimento alla definizione di cittadini attivi. L’articolo 2, infatti, esplicita l’inclusione di tutti i soggetti, singoli, associati o comunque riuniti in formazioni sociali, “purché non operanti, nella fattispecie, con scopo di lucro oppure anche a solo scopo promozionale e/o pubblicitario”. La cittadinanza attiva, agli occhi dell’amministrazione di Potenza, è una cittadinanza di valori che prescindono dal lucro o da secondi fini, quali la promozione. Si potrebbe però a tal proposito sollevare una facile provocazione: perché lo scopo di lucro (o un interesse di promozione, pubblicità) dovrebbe rappresentare un limite? Forse che i cittadini attivi dovrebbero essere tutti coloro che “si attivano” a prescindere da secondi fini o particolari forme di attivazione?

Un regolamento rivolto anche ai giovani

La volontà del comune di partecipare e favorire attivamente esperienze di condivisione è rinvenibile anche nella facoltà di costituire progetti di servizio civile in cui i giovani vengano selezionati per prendere parte a iniziative di cittadinanza attiva e nella possibilità di attivare lavori di pubblica utilità e messa in prova (articolo 4, comma 5 del Regolamento).

Patti di collaborazione ordinari e complessi

Anche nel regolamento di Potenza sono inclusi sia i patti di collaborazione ordinari (articolo 7), per i quali i cittadini presentano al comune la proprio proposta di collaborazione mediante un modello fornito dal comune, sia i patti di collaborazione complessi (articolo 8), contraddistinti da particolari caratteristiche di valore storico, culturale o un interesse generale alla realizzazione del patto.
Sicuramente apprezzabile, peraltro, la previsione di un termine di identificazione di 10 giorni di un Dirigente responsabile della verifica e conseguente pubblicazione del portale.
Il patto di collaborazione di particolare interesse pubblico in cui i cittadini attivi siano in grado di mobilitare risorse “considerevoli” può inoltre essere “premiato” mediante la previsione di vantaggi economici a favore degli stessi o l’affiancamento di personale della pubblica amministrazione.

Alcuni margini di miglioramento per una grande opportunità di profondo cambio culturale

Unica possibile “critica” da fare al comune, e sempre al fine di migliorare, è prendere in considerazione che, all’articolo 14 del regolamento, riguardante la formazione, il comune di Potenza ha preferito, rispetto al prototipo Labsus, porre l’accento sulla possibilità che il comune promuova e organizzi percorsi formativi finalizzati alla diffusione della cultura della “cura del bene comune”. Il testo afferma infatti che “Il Comune può (e non direttamente “promuove”, come nel regolamento Labsus) promuovere percorsi formativi finalizzati a diffondere la cultura della collaborazione tra cittadini e amministrazione ispirata ai valori e principi del presente regolamento.” In merito all’articolo 11, invece, dedicato a esenzioni e agevolazioni in materia di canoni e tributi, si può lamentare solo il mancato riferimento alle raccolte pubbliche di fondi per realizzare patti di collaborazione.
Complessivamente, proprio a seguito delle scarne critiche, non si può far altro che esprimere grande soddisfazione per l’importante traguardo raggiunto dai consiglieri membri delle due Commissioni. Come affermato dai presidenti della IV Commissione Bianca Andretta e della I Commissione Felice Scarano “ il Regolamento è in linea con un profondo cambiamento culturale, che riguarda sempre più persone le quali, come cittadini, decidono di avviare un percorso di responsabilizzazione, nella consapevolezza che la qualità delle loro vite dipenda anche dalla qualità dei beni pubblici”.

Foto in copertina di Antonio Petrullo

 

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