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Come trasformare un ex Convento in un Centro di Produzione Culturale Indipendente?

XYZ 2019 - Comunità Eretiche. Ovvero il potenziale trasformativo della Coprogettazione

Ha preso vita a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, XYZ2019 il laboratorio di ricerca e co-progettazione curato dalla Scuola Open Source, che ha visto ricercatori e progettisti di tutta Italia confrontarsi per la riattivazione e funzionalizzazione di un ex convento. Si tratta dell’ex convento delle Clarisse che ospita il progetto ConMe – Convento Meridiano, vincitore della quinta edizione del bando Culturability – rigenerare spazi da condividere, promosso dalla fondazione Unipolis.

Un piano strategico di riattivazione di ConMe

“ConMe nasce come risposta fisiologica all’obsolescenza e all’apatia di un’area territoriale marginalizzata per rigenerare le comunità locali attraverso l’innesto di un dispositivo culturale ibrido in uno spazio di pregio storico”. Guido Lavorgna e Raffaella Vitelli dell’associazione Convento Meridiano sono i pionieri di un nuovo immaginario, secondo cui alcuni spazi dell’ex Convento torneranno gradualmente a (ri)vivere con la collaborazione della comunità. L’asilo parentale, l’officina, la porta, il giardino condiviso, lo spazio meridiano con cinema, teatro e sala conferenze, la residenza artistica sono le sfide per il 2023. Scenari progettati per stimolare e coinvolgere attivamente le comunità, non solo territoriali, nella co-produzione di un nuovo luogo di benessere collettivo. Questi scenari, in parte presenti nel progetto presentato in risposta al bando Culturability, sono frutto dell’incontro di 100 persone con competenze, storie e background culturali diversi che nel laboratorio XYZ2019 hanno trovato l’opportunità di confrontarsi, tra loro e con le comunità locali, cooperando per scoprire, comprendere e co-progettare cosa innescare – e come – nell’ex Convento.

XYZ: un acceleratore di possibilità e trasformazioni

I co-fondatori della Scuola Open Source (di seguito SOS) hanno iniziato a sperimentare le potenzialità dei laboratori estemporanei di ricerca e co-progettazione nel 2013 con “X – una variabile in cerca di identità” e nel 2014 con “XYLAB” fino a presentare nel 2015, in occasione del bando cheFare, l’idea di un laboratorio – questa volta a tre assi: identità (X), strumenti (Y) e processi (Z) – per co-progettare la SOS.
Nel 2018 il format è stato utilizzato per provare a trasformare il laboratorio urbano “Officina degli Esordi”, a Bari, ed è così diventato uno strumento “scalabile”, a disposizione di tutti. Così i referenti di Convento Meridiano, già parte della rete della SOS, hanno chiesto di applicare questo strumento al proprio progetto.
Si tratta di una metodologia aperta, basata sul concetto di iterazione per cui “non vi è alcun risultato finale, solo una successione continua di fasi” (K. Lynch) in cui i docenti e i tutor facilitano il processo, aiutando i partecipanti dal punto di vista metodologico, critico e cognitivo al fine di dare risposte a problemi comuni.

XYZ2019

Nove giorni di confronto continuo in cui le giornate sono state scandite da momenti di confronto collettivo, primo fra tutti la plenaria che permette di raccordare il lavoro tra ogni Asse, e momenti di lavoro di indagine e progettazione in sottogruppi, impegnati su un aspetto e un output definiti congiuntamente. Si è lavorato negli spazi da riattivare e si è agito anche sul territorio, con azioni diffuse di vario tipo – interviste, esposizioni, “invasione” di spazi pubblici, giochi, conversazioni informali – che hanno favorito il dialogo con le comunità locali ma anche un loro ingaggio nel progetto. Si è sperimentata e accompagnata una connettività capace di far sentire al singolo la possibilità di trasformare se stesso e il contesto in cui ci si trova ad operare e vivere. È così un arricchimento collettivo che agisce sul “territorio” passando per i partecipanti, i committenti e le comunità locali, in cui ognuno si rende  conto delle proprie potenzialità e di quelle altrui.

“Non è il controllo che genera il coraggio”

Questa esperienza si è innestata su un progetto ad uno stato di sviluppo ancora “acerbo”, dove alcune delle funzioni e i servizi erano ancora da immaginare, i lavori sulla struttura dovevano ancora svolgersi e molti degli abitanti ancora non avevano la percezione del significato, ma anche della possibilità, di rigenerare il proprio territorio passando per la riattivazione dell’ex Convento del paese. Si è pertanto lavorato molto anche con le persone, cercando di innescare sentimenti di fiducia.
Al netto dei materiali prodotti (come il sistema di identità, la strategia di comunicazione, il modello di governance, il business model), introdotti (la fresa cnc nell’officina) e costruiti (il sistema di accessi e la struttura in tubi innocenti e legno), gli abitanti di Cerreto Sannita adesso sono più consci del potenziale trasformativo del processo messo in atto. Sono quindi i promotori del progetto ad avere, adesso più che mai, la responsabilità di custodire e coltivare questo lascito, ad aprirsi alle possibilità date dall’aver trasmesso il valore della collaborazione e della co-progettazione, all’aver creato e consolidato connessioni tra persone favorendo la nascita di quel senso di appartenenza che fa la differenza tra un progetto di rigenerazione urbana di plastica e un vero processo di partecipazione e valorizzazione del territorio, dal basso.

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