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Labsus Papers Ricerche

Per una fiscalità alleata dei beni comuni

È possibile utilizzare la leva fiscale come strumento per valorizzare le attività di rigenerazione?

Proponiamo per la sezione “Ricerche” il “Labsus Paper” di Antonio Perrone, professore di diritto tributario dell’Università degli Studi di Palermo su A different role of taxation. Using fiscal leverage as an incentive to foster regeneration of common goods and improve the performance of public governance. Il paper è stato presentato e discusso ad un symposium internazionale, tenutosi all’Università di Palermo (25-26 ottobre 2018) dal titolo Implementing collaborative governance: models, experiences and challenges to foster policy coordination, and to enhance sustainable community outcomes and pubblic value generation. L’autore riflette sulla possibilità di servirsi di strumenti e meccanismi fiscali per dare maggiore efficacia alle politiche rivolte alla rigenerazione dei beni comuni.

Presentazione dell’autore

L’articolo analizza la possibilità di utilizzare la leva fiscale come strumento per incentivare l’efficienza delle politiche di public governance rivolte, in particolare, ai processi di rigenerazione dei beni comuni.
Si evidenzia, in primo luogo, che la “rigenerazione”, da un canto ha finalità analoghe alla cd. circular economy (considerando i beni comuni come risorse suscettibili di un diverso e migliore utilizzo) e dall’altro comporta un’interazione fra il pubblico ed i privati cittadini, che intervengono nell’esercizio delle attività di sussidiarietà c.d. “orizzontale”.  Vi è quindi una sorta di identità di obiettivi fra il pubblico ed il privato, poiché entrambi tendono al miglior e più proficuo utilizzo dei beni comuni, che consente di considerare la “rigenerazione” come una forma di “cooperazione pubblico-privato”.

Rigenerazione & fiscalità

La circostanza che gli obiettivi perseguiti attraverso le attività di rigenerazione siano di rilevanza pubblica e collettiva (sebbene tale rilevanza sia limitata ad una comunità definita) consente un accostamento fra rigenerazione e fiscalità, poiché tanto la prima (in via diretta e circoscritta), quanto la seconda (in via indiretta e più generale) perseguono finalità di interesse pubblico. Si può, dunque, sostenere che l’esercizio di attività sussidiarie da parte di cittadini “attivi” rivolte alla rigenerazione di beni comuni rappresenta una forma (seppur circoscritta alle specifiche finalità di una comunità definita) di concorso alle spese pubbliche alternativa al pagamento delle imposte.

La “leva fiscale”

È possibile, allora, utilizzare la leva fiscale come strumento per valorizzare quelle attività di rigenerazione? L’esempio dei tributi “ambientali” dimostra che la fiscalità può essere utilizzata non soltanto per la tradizionale funzione di reperimento del gettito, ma anche per perseguire finalità “esterne” (quali quelle di riduzione delle attività antropiche inquinanti) di interesse pubblico. Questa diversa finalità dei tributi può essere perseguita, o gravando fiscalmente attività che contrastano con gli interessi pubblici (ciò che fanno i tributi ambientali) o sgravando fiscalmente attività che, di contro, perseguono interessi pubblici (come le attività di rigenerazione dei beni comuni). Le agevolazioni fiscali sembrano, pertanto, lo strumento più idoneo per incentivare, sotto il profilo tributario, le attività di rigenerazione.

Limiti e ostacoli

Tuttavia, la strategia finora utilizzata per la concessione delle agevolazioni fiscali (così come quella utilizzata per la disciplina dei tributi ambientali) è di tipo “unilaterale”, nel senso che la decisione sul tipo di agevolazione da adottare, sulle modalità di concessione, sulla quantificazione della stessa ecc., è stata presa esclusivamente nel comparto pubblico, che ha valutato (unilateralmente) l’“utilitàeconomica e sociale dell’agevolazione. Il processo, dunque, è di tipo unilaterale e non condiviso.

Per una prospettiva diversa

L’approccio che è possibile riscontrare nella attività di rigenerazione dei beni comuni è invece di tipo bottom-up in quanto le istanze e le esigenze che conducono all’esercizio delle attività di partecipazione “attiva” provengono, in prima battuta, dai cittadini e solo successivamente vengono recepite dalle pubbliche amministrazioni. Si ha quindi una forma di partecipazione nelle scelte di spesa pubblica che rappresenta un deterrente contro i possibili sprechi della stessa. Orbene, l’approccio “condiviso” tipico delle attività di rigenerazione potrebbe essere utilizzato anche nel procedimento che conduce alla scelta dell’agevolazione fiscale che risulta maggiormente appropriata all’attività che si intende incentivare.
In altri termini, il procedimento muoverebbe dalla previa individuazione condivisa degli obiettivi di rigenerazione che si intende raggiungere – e della spesa necessaria a raggiungerli – per poi stabilire qual sia l’agevolazione fiscale più adatta all’obiettivo. Si passerebbe, cioè, da una fiscalità “unilaterale”, in cui le scelte sono prese a livello verticistico senza avere contezza delle effettive necessità di spesa, ad una fiscalità “circolare” che, muovendo dalla previa identificazione della spesa, calibra l’agevolazione su di essa.

Foto di copertina: Jordan Rowland su Unsplash