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Parco Regionale di Aguzzano: dove resistenza civile e partecipazione non sono una novità

Quasi duemila firme raccolte per bloccare la delibera di giunta del IV Municipio della capitale sulla messa a bando di Casale Alba1. E per avviare un processo che coinvolga le realtà del territorio

Da mesi si trova sotto i riflettori la vicenda che vede contrapposte l’amministrazione capitolina e le realtà territoriali confluite nel forum per la difesa del parco di Aguzzano. L’area verde si sviluppa per circa ottanta ettari nel quadrante Nord-Est di Roma, a delimitarla i quartieri Nomentano, Ponte Mammolo, San Basilio, Casal de’ Pazzi e Rebibbia.
La storia del Parco di Aguzzano è da sempre storia di lotta, impegno civile e partecipazione.
Il Parco venne ideato come spazio verde negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, all’interno della borgata rurale realizzata dalla società Anonima Laziale Bonifiche Agrarie. I casali all’interno del parco erano adibiti a scopi specifici: ALBA 1 ospitava una chiesa, ALBA 2 era adibito a fienile ed Alba 3 a vaccheria e stalla dei tori.
Casali e parco sono sfuggiti ai processi di cementificazione e alla speculazione edilizia, grazie alla battaglia portata avanti da comitati di quartiere e associazioni ambientaliste. Nel 1989 Il Parco di Aguzzano venne riconosciuto Parco Regionale e, in quanto tale, area protetta con un piano d’assetto destinato, il quale prevede che la destinazione d’uso dei casali sia di natura esclusivamente socio-culturale.

La linfa vitale dei laboratori per dare speranza al Parco

Alla fine del 2009, alla scadenza della convenzione, il Comune di Roma si è mosso con l’intenzione di cambiare la destinazione d’uso. L’opposizione a questo progetto ha dato vita al coordinamento per la tutela del parco di Aguzzano, un’assemblea aperta a chiunque abbia a cuore il parco e i suoi casali. Nel 2012 è stata presa la decisione di occupare il casale Alba 2, in disuso dal 2009. Ad oggi Casale Alba 2 è una realtà viva, gestita da volontari con finalità non lucrative, un contenitore in continua evoluzione la cui linfa vitale sono i laboratori. È proprio in un contesto d’aggregazione e mutualismo ormai consolidati che hanno rischiato di nuovo di tremare le fondamenta di questa ambiziosa esperienza di partecipazione dal basso. Le realtà sociali che animano il Parco di Aguzzano si sono ritrovate a dover far fronte all’emissione, da parte del Municipio IV, della delibera n.21 del 12/12/2018, che stabilisce, senza consultare l’ente gestore Roma Natura né la Regione, di mettere a bando la concessione per il Casale Alba 1 per attività private a tema “food”. La delibera viola di fatto i vincoli posti dalla Legge istitutiva del Parco e dal Piano d’Attuazione e ignora, ancora una volta, la richiesta di processo partecipativo da parte del territorio.

 

Il Forum, per dare una voce sola ai tanti cittadini

Il 16 gennaio 2019, durante un Consiglio Municipale straordinario richiesto dagli abitanti, le realtà sociali che popolano il Parco hanno chiesto il blocco della delibera e l’istituzione di un tavolo di discussione tra realtà informali, istituzioni e abitanti dei quartieri interessati. La richiesta è stata respinta e nei giorni seguenti le forze dell’ordine hanno fatto visita a Casale Alba 2, registrando i presenti.
In seguito a questi avvenimenti nasce il “Forum per la tutela del Parco di Aguzzano”: coordinamento di comitati, associazioni, realtà territoriali e abitanti del quartiere riuniti per la salvaguardia del patrimonio naturalistico e storico-culturale dell’area.
La prima proposta del forum è la realizzazione di un polo museale-didattico multifunzionale al Casale Alba 1 in collaborazione con il Museo di Casal de’ Pazzi.

Una “chiamata alla memoria” per rinverdire i ricordi

Degna di menzione la “chiamata alla memoria” lanciata dal forum, lettera aperta agli abitanti dei quartieri limitrofi in cui si chiede di mettere a disposizione i propri ricordi circa il passato del casale. La memoria, risorsa che crea identità collettiva, che mostra quali processi hanno portato alla tutela del parco di Aguzzano da parte della comunità, è chiave indispensabile per comprendere il presente.
Ad oggi, il parco Regionale Urbano di Aguzzano ha compiuto ufficialmente trent’anni da poco più di un mese e chi lo vive ogni giorno continua a difenderlo: la mattina del 10 settembre il Forum ha consegnato 1725 firme per chiedere lo stop alla delibera e la realizzazione di un percorso partecipato con il territorio, che porti a un progetto condiviso di natura socio-culturale.
All’interno del Casale Alba Due abbiamo incontrato e conosciuto Alessandro, attivista del Forum, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione attuale e sugli sviluppi futuri delle iniziative.

Dalla pagina Facebook “Forum per la Tutela del Parco di Aguzzano”

Gli ultimissimi accadimenti

“La delibera era stata calendarizzata. Alla fine non l’hanno votata, poiché non erano presenti esponenti della giunta e i consiglieri non volevano assumersi l’onere di un atto che di fatto vuole soltanto la presidente”.
 “Il forum è nato a in seguito alla delibera. È stato necessario mettere in collegamento realtà diverse: ci sono istituzioni pubbliche, altri posti occupati, il comitato Mammut che è un comitato di quartiere o La Torre che è un centro sociale. Questa composizione variegata del forum non tradisce lo spirito di questo posto, una realtà eterogenea che coinvolge persone di diversa età ed estrazione sociale.

Il perché della necessità di un Forum

Chiediamo tutti la stessa cosa: la possibilità di decidere da parte degli abitanti del territorio, sul Parco di Aguzzano ma in generale un po’ su tutto. Al di là della violazione del piano d’assetto attuata inserendo attività lucrative dentro una riserva naturale protetta – che minaccia di creare un brutto precedente – la cosa peggiore è la gestazione di questo atto, proveniente da una delibera di giunta alla quale è stata espressa a più riprese una contrarietà totale da parte sia di Roma Natura, sia della Regione Lazio, sia degli abitanti”.

L’evoluzione della faccenda

“Quando il territorio ha fatto notare le criticità della delibera, la reazione è stata quella di chiudersi a muro; non si è mai cercato di trovare una mediazione. Quello dell’amministrazione è stato un atteggiamento chiuso e arrogante: ogni volta che c’era un Consiglio Municipale su Alba1, il giorno seguente venivano a farci visita i vigili. Questo è stato il livello di dialogo“.

Il processo di partecipazione

“Abbiamo costruito la proposta attraverso dei tavoli tematici, in cui abbiamo coinvolto tutte le anime che compongono il forum per la difesa del parco, consultando la scuola, il museo, il centro anziani – cercando di mettere insieme le idee di tutti e attenendoci ai nostri principi costituenti. Ne è uscita fuori una proposta attrattiva, che abbiamo presentato in Regione, al Municipi, alla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e al Comune e direttamente alla Raggi”.

L’importante è fare un progetto condiviso

“Al di là di tutto, la cosa entusiasmante è il percorso che è nato con il forum, la mobilitazione del territorio, le assemblee, un corteo di mille persone. Il fatto che realtà molto diverse tra loro si siano unite per sostenere la proposta, è un importante esempio di partecipazione, una ricchezza costruita nel giro di pochi mesi. Ci hanno mandato i vigili senza ascoltarci e abbiamo risposto in maniera collettiva. Si è creata una sinergia importantissima che andrà oltre il discorso su casale Alba1, ma anzi rappresenta adesso un’opportunità da cogliere per progetti futuri”.
La risposta di comunità data dagli abitanti in difesa del territorio è la chiave di volta per l’ottenimento dei diritti fondamentali. In momento storico in cui il welfare statale viene costantemente eroso da interessi privati, in cui immaginare una prospettiva politica di ampio respiro sembra impossibile e in cui troppo spesso soggiacere alla legge della domanda e dell’offerta sembra essere l’unica alternativa possibile alla mancanza di risorse territoriali, il fermento che ruota intorno al Parco di Aguzzano merita un discorso a parte: qui la capacità di connettere realtà molteplici e una storia di partecipazione diretta alle spalle hanno permesso di sviluppare sinergie inaspettate e nuove forme di relazioni inclusive. E’ proprio la mobilitazione cittadina pervasiva, forse, l’unico strumento a disposizione per ridefinire una narrazione delle periferie troppo spesso distratta e poco attenta all’eterogeneità dei territori, dove l’autodeterminazione rappresenta un’urgenza innanzitutto per chi li vive tutti i giorni.