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Spazio13 a Bari: la contaminazione che fa bene alle città

"In meno di due anni non possiamo dire di aver cambiato Rione Libertà, però la città sa che c’è una ragione in più per venire in questa parte di Bari"

A Bari c’è un contenitore di innovazione accessibile a tutti, un connettore dove ognuno può diventare protagonista di un cambiamento: è lo Spazio13, nato nel 2016 in risposta ad un bando di rigenerazione urbana, rivolto ai Comuni e alle associazioni, pubblicato dall’Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani – il cui tema faceva riferimento proprio a “Giovani Rigenerazioni Creative”.
Nel Capoluogo pugliese si è pensato prima di tutto ad individuare lo spazio ideale da recuperare: la ex Scuola Melo da Bari non era frequentata da qualche anno, giaceva abbandonata nel Rione Libertà, un quartiere popolare, segnato da contrasti socio-culturali e dalla convivenza tra diverse etnie, pieno di giovani e di studenti universitari che lo abitano. In sostanza il luogo perfetto per esplicare le funzioni del bando, sia quella di animazione territoriale che quella di attivazione dei ragazzi e delle ragazze in un’età compresa tra i 20 e i 35 anni.
Alla call iniziale ha risposto un’ACS costituita da dodici associazioni più una società Srl, tutte operano in tanti e diversi ambiti, dall’artigianato, all’architettura, passando per la lavorazione di materiali naturali, fino alla progettazione europea e all’impegno artistico, quindi danza, teatro e cinema. Si immaginava già un ambiente multiforme e molto stimolante.

“Nel tempo è diventato un luogo liquido, di contaminazione”

Oggi Spazio 13 ha il suo teatro e la sua sala performance. Ma c’è di più, perché si arricchisce giorno dopo giorno in base alle esigenze che emergono dalla comunità nel corso del tempo: attraverso lo strumento del One Day Meeting in cui si restituiscono bisogni e desideri, sono state organizzate le aree aperte ai cittadini e gestite con un metodo informale, disponibile, a prezzi popolari. Come ci ha spiegato Serena Defilippo che questo Spazio lo ha visto nascere: «Il parquet della sala performance è stato posato dagli stessi ballerini che avevano manifestato interesse ad avere un posto all’interno del quartiere per esprimersi, in questo modo si è creato un legame di affetto e di cura, tanto che oggi è arrivata ad ospitare artisti internazionali in residenza e ad essere la sala più attiva. La collettività fatta di danzatori e performer ha continuato a tenere in vita la sala, proponendola alle persone, coinvolgendo sempre più ballerini e attori che hanno trasferito all’interno di Spazio 13 i loro workshop e le loro attività quotidiane. Questo tipo di esperienza ci ha aiutati ad attivare anche tutto il resto delle sale a disposizione, non eravamo più noi a stabilire il programma e i laboratori, ma si definivano in base alla volontà e alle esigenze di chi il quartiere lo vive. Così ci siamo organizzati, il nostro livello di contatto e di interazione è stato sempre molto alto sia grazie agli incontri che attraverso il lavoro portato avanti nel quotidiano. E’ diventato un luogo liquido, di contaminazione».

Protagonismo e sostenibilità, anche economica

Serena è una degli host di Spazio 13, ma cosa significa host? Che Serena – come i suoi colleghi – è tra i primi beneficiari di questo progetto: tre anni fa le dodici associazioni che hanno vinto il bando dell’Anci si sono immediatamente confrontate con le complessità della futura gestione – apertura, chiusura, allestimenti – e così è partita una nuova call rivolta agli under 35 disponibili ad avviare un percorso di educazione non formale e formazione in apprendimento. In sostanza: «Non ci siamo semplicemente occupati di tenere aperta la ex scuola Melo, abbiamo riempito di iniziative lo Spazio portando all’interno pubblici, ricercando altri partner, confrontandoci con le associazioni. E’ stato il mezzo meno strutturato che abbiamo utilizzato, un moto che dall’esterno ci ha permesso di tenere vivo l’ambiente fin da subito. Sono sempre presenti tre o quattro host a Spazio 13 che sono degli animatori territoriali, è stata necessaria una forma di attivazione e oggi che le risorse economiche legate al bando si sono esaurite, andiamo comunque avanti nella gestione. Ci preoccupiamo dell’effettiva sostenibilità dei luoghi per evitarne la chiusura e abbiamo creato una seconda community di persone che hanno deciso di spostare tutte le loro attività presso lo Spazio».

Un impatto evidente nel quartiere

Venti realtà estremamente attive in campi differenti. C’è anche uno Sprar che si occupa di richiedenti asilo e rifugiati, si chiama Etnie. Si allena una squadra di rugby formata da ragazzi con disabilità mentale che compiono il loro percorso di inclusione sociale attraverso lo sport. E un collettivo di rapper – i Bari Jungle Brothers – che hanno dato vita ad uno studio di registrazione con annessa sala prove, realizzato grazie alle risorse del bando dedicato all’Accademia delle Arti di Strada.
Rigenerazione urbana, sì. Ma soprattutto un impegno di rigenerazione sociale nel quartiere Libertà, dove l’impatto è stato evidente: «Ci interroghiamo tantissimo su quello che Spazio 13 significa per la comunità. Ci muoviamo tra palazzine fatiscenti, primi piani con famiglie migranti numerosissime, abbiamo a che fare con la criminalità agli angoli delle strade, ognuno qui pensa di essere il padrone. Il Rione Libertà ha in sé tutte le contraddizioni di un quartiere periferico, i giovani hanno difficoltà ad emergere o comunque a scegliere percorsi alternativi rispetto a quello che la vita del quartiere impone. Ci siamo imbattuti in tante situazioni difficili e trovare un linguaggio comune spesso non è stato semplice. Noi parliamo la lingua delle arti, della musica, della cultura, però non tutti la comprendono in maniera immediata. Eppure proprio quando ci sembrava che il nostro non fosse un progetto destinato ad essere accolto, abbiamo visto le prime mamme varcare le nostre porte, chiedevano delle attività per evitare che i loro figli crescessero per strada, un’area da dedicare ad un mercatino di piccolo artigianato e da qui è partita una nuova collaborazione con le botteghe del quartiere. In meno di due anni non possiamo dire di aver cambiato Rione Libertà, però la città sa che c’è una ragione in più per venire in questa parte di Bari. Sono molto fiduciosa, anche perché poco lontano da Spazio 13 sta nascendo un altro laboratorio urbano, si creerà anche un polo del CNR, perciò i riflettori sono puntati sul quartiere e questo darà i suoi frutti nel lungo periodo».