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La Scuola del Gratuito: per essere comunità educante

Dalla scuola delle buone volontà a quella delle passioni. Pesaro, quarto convegno della "Scuola del Gratuito"

“Perché insegno? Perché imparo?”, è stato il titolo del quarto convegno della Scuola del Gratuito, modello pedagogico-didattico nato venticinque anni fa all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi e ora portato avanti nella sua promozione ed evoluzione da un gruppo di docenti e genitori, dell’Associazione ed esterni ad essa. La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. Essa pone al centro della sua pedagogia la motivazione naturale e gratuita di ogni giovane a crescere e sviluppare i suoi doni; promuove perciò un sapere interiorizzato e critico, la cooperazione educativa tra tutti i soggetti scolastici, la partecipazione degli studenti all’organizzazione e alla gestione della scuola stessa.

Autonomia e responsabilità: un binomio possibile

I lavori del quarto convegno che hanno visto arrivare a Pesaro oltre duecento tra studenti, genitori e insegnanti provenienti da tutta Italia, hanno avuto come filo conduttore il tema della relazione. Insegnare e imparare comportano la presenza in classe di soggetti legati da una relazione umana. La relazione è tutto; s’impara attraverso la relazione, si cresce attraverso la relazione , si diventa autonomi e responsabili grazie ad essa, si migliora la propria professionalità. Quando però la relazione è a senso unico, dalla cattedra ai banchi, la relazione si trasforma in potere e blocca anziché sviluppare. Questo è quanto è emerso dalle parole di Ferdinando Ciani e Lucia Bolcato, rispettivamente docente il primo in una secondaria di primo grado e ideatore del progetto de “ La scuola del Gratuito”, l’altra insegnante in una primaria e referente nazionale dell’ambito scuola della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Ferdinando e Lucia hanno preso la parola dopo le due relazioni di apertura del pomeriggio, la prima del pedagogista, imprenditore sociale e docente dell’Università Cattolica di Milano, Johnny Dotti, la seconda del professor Domenico Chiesa, insegnante, membro del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnati.
Il pedagogista Dotti nel suo intervento dal titolo “Educare è sperare”, ha messo in evidenza come la virtù della speranza e l’azione umana dell’educare siano strettamente collegate, anzi difficilmente staccabili. “Educare è custodire il sogno del figlio”, afferma Dotti, precisando “non il proprio sogno sul figlio”. Il pedagogista evidenzia come il sistema tecnocratico oggi sia “nemico” dell’educazione, perché pone al centro l’individualità, un’individualità non aperta alla relazione, ma al riempimento da parte del sistema. Il pedagogista propone tre strade per oggi tenere insieme speranza ed educazione: la prima è credere che l’educazione è una chiamata, perché ha a che fare con la dimensione antropologica umana. L’educatore deve far uscire il mistero di cui l’educando è portatore nel mondo ed essere libero dai frutti della sua azione. La seconda è poter autorizzare il sogno di quel figlio. “L’educazione ha bisogno di autorità. L’autorità vuol dire far crescere e senza autorità non c‘è educazione. “L’autorità, richiama sempre Dotti, si fonda sul fallimento, è un rischio mortale, più in crisi sei andato e più l’altro ti riconoscerà come autorità”.

L’esperienza che fa del vissuto l’educatore giusto

Infine educare come vivere un’esperienza, non una prova, non un esperimento. L’esperienza che passa attraverso il vissuto, la memoria, il confronto con gli altri su quanto vissuto è esperienza che educa e contiene in sé una didattica.
A seguire l’intervento del professor Chiesa che ha collocato maggiormente il focus sulla docenza come relazione tra insegnanti e studenti, sottolineando la necessità di recuperare la visione della classe come comunità, come piccola società, dello studente che diventa studioso, dell’insegnante che diventa maestro. Il passaggio da studente a studioso per Chiesa “significa che il giovane è coinvolto emotivamente nella propria formazione culturale e conoscenza. Il passaggio da insegnante a maestro, significa che l’insegnante diventa quell’adulto che in punta di piedi e per un tempo limitato segna la vita di una persona che sta crescendo”. Sempre secondo il professor Chiesa due sono i segreti dell’imparare: sapersi meravigliare e mettere in gioco la persona e la sua sapienza. Invita i docenti presenti a chiedersi se il loro insegnamento sa meravigliare i ragazzi e metterli in gioco.

Domande? E le risposte cerchiamole insieme…

Infine Chiesa invita i docenti presenti a orientare il loro impegno nella scuola far sì che i ragazzi abbiano le domande e insieme docenti e studenti cerchino le risposte, anziché partire dal fare domande ai ragazzi…
Nella seconda parte del pomeriggio sono stati presentati gli esiti di una ricerca compiuta dagli studenti di un liceo di Vercelli sugli alunni dell’istituto comprensivo Pertini di Vercelli, a cui è seguita la testimonianza di due insegnanti che da anni applicano la pedagogia del gratuito e hanno potuto osservare come il passaggio da una valutazione numerica a una dialogica, consenta ai ragazzi di essere maggiormente in grado di autovalutarsi, di darsi degli obiettivi personali e di meglio focalizzare risorse e limiti dell’apprendimento nella loro realtà.
Il convegno ha poi visto durante la serata la proiezione del film “Solo cose belle”, realizzato e prodotto dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con Coffetime e che è a disposizione di scuole, parrocchie, gruppi per momenti di confronto e riflessione su una società del gratuito, una società inclusiva e generativa che mette al centro la dignità delle persone e la relazione di accoglienza che dovrebbe caratterizzare una comunità che si definisce sociale. Quella stessa accoglienza di cui ha parlato Lucia Bolcato, raccontando che per lei vivere la scuola del gratuito è anzitutto accogliere sulla porta della classe ogni bambino quando arriva, chiedere come sta, così che si possa sentire aspettato e accolto così com’è quel giorno.
L’augurio, come ha detto Ferdinando Ciani, è che ciascun insegnante, studente e genitore presente al convegno, possa tornare a scuola con il coraggio di attuare un piccolo cambiamento, così da rimettere al centro della scuola la relazione. Affinché la scuola stessa diventi la scuola delle passioni!

Chiara Griffini è psicologa e animatrice della Comunità Papa Giovanni XXIII.