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Un commento dalla Sicilia all’editoriale di Sergio Silvotti

Pubblichiamo l'intervento di Giuseppe Natale, portavoce del Forum del Terzo Settore Sicilia, in risposta all'editoriale "Gli Enti di Terzo Settore, fragili corpi intermedi"

Nel suo intervento Sergio Silvotti si pone e pone a noi tutti la domanda se le organizzazione di terzo settore sapranno essere intermedie fra le domande dei singoli e le risposte delle comunità.
Stimando Sergio, mi permetto di essere franco e soprattutto diretto.
La sua domanda nasconde la visione di una società che, forse, non esiste più.
Io mi pongo una domanda diversa se ha senso oggi riconoscere alle organizzazioni di terzo settore un ruolo di intermediazione sociale.
Suggerisco una risposta: No, le organizzazioni di terzo settore non possono, così come lo sono state nel passato, essere più soggetti di intermediazione sociale ma il loro futuro in quanto portatori di una soggettività politica rimane quella di far vivere le ragioni, i bisogni delle persone (tutte) in relazione al territorio nelle quale si trovano a operare.

Lontano da me l’idea di sostituirmi ai partiti ma il rapporto anche conflittuale con l’Autorità (come la chiama Sergio) diventa il luogo nel quale si esplicita il ruolo e il senso della partecipazione consentendo l’esercizio della democrazia.
Lavoro in una terra molto diversa dalla Lombardia, confrontandomi con “Autorità” che pensano che terzo settore sia manodopera a basso costo se non a costo zero o, peggio, strumenti per l’accrescimento del proprio potere.
Così come ritengo che non esistono bisogni collettivi ma bisogni individuali, spesso non espressi o repressi, che, questo sì, il terzo settore ha il compito di trasformare, mediandoli, in collettivi, rompendo quella spirale perversa che trasforma il diritto in concessione, il legittimo in favore.
La prova ne è che Sergio (molto giustamente) parla dello “stato che, nelle sue diverse articolazioni, vede nel terzo settore un interlocutore per la co-programmazione e co-progettazione delle politiche”.

Mi permetto di sottolineare che in molte regioni del sud più che lo Stato è la legge a riconoscere e valorizzare tale interlocuzione. E si sa, fatta la legge trovato l’inganno.
Troppo spesso ho assistito a comportamenti da parte dell’Autorità tesi a mettere gli uni contro gli altri, a contrapporre interessi, a insinuarsi tra le contraddizioni, sempre presenti e sempre esistite, in un mondo, quello del terzo settore, estremamente grande e variegato.
Penso alle tante difficoltà che si incontrano nel richiedere ai referenti dei Piani di Zona dei Distretti Socio-sanitari una presenza qualificata (e senza conflitti di interesse) del terzo settore alla stesura dei documenti di programmazione.
Penso a un’Autorità ancora lontana dal comprendere i nuovi paradigmi di un welfare, non più legato ai servizi ma alla persona intorno alla quale costruire le risposte.
Anche in questo sta l’importanza del ritrovarsi, del condividere una visione di società dove al centro di tutto esiste la persona e il territorio.
La società cambia, diversi sono gli strumenti di partecipazione e dove la comunicazione svolge un ruolo di fondamentale importanza.
In Sicilia, valga come esempio, per anni tutto il mondo associativo ha tentato di aprire un’interlocuzione con l’Autorità per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità.
Risultati? Pressoché nulli.
Poi, sono stati sufficienti due denunce televisive, grazie a Pif (non finiremmo mai di ringraziarlo) e d’incanto si trovano le risorse per riconoscere ai disabili gravissimi un voucher mensile di 1,200 €.
Intermediari di chi? Di cosa?
Di una politica che non riesce a vedere oltre il quotidiano?
No, caro Sergio, Non ne sono convinto!
Così come non ci sto a vedere sottoscritti dalle Autorità tanti protocolli per la valorizzazione dei beni comuni, di patti di collaborazione promossi dal mondo associativo sostenuti e supportati da Labsus che vengono riposti, dopo una bella conferenza stampa in un cassetto.
Non sarei onesto con me stesso se non dicessi che tanta responsabilità appartiene alle associazioni di terzo settore, all’incapacità di creare di reti durature nel tempo, il massimo sforzo viene compiuto tutt’al più circoscrivendo l’azione a un partenariato teso alla presentazione di un progetto per concorrere a un bando.
Eppure gli strumenti (e le risorse non mancano) a partire da quelle messe a disposizione da Fondazione con il Sud come quelle per FQTS (formazione quadri del Terzo settore www.fqts.it).
In una società che cambia sempre più velocemente, che ogni giorno ci propone sfide impegnative sta a noi lavorare perché nessuno resti indietro, affinché i diritti conquistati non si perdano, che cittadinanza e partecipazione non si trasformino in vuote parole e in sterili enunciazioni di principio.
Ecco perché non voglio “intermediare” ma è proprio per questo che a noi, caro Sergio, il pessimismo non è dato.
Ecco perché milioni di italiani continuano a lavorare nel silenzio, nella distrazione delle Autorità con l’unico obbiettivo che a prevalere sia il bene comune.

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