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Dal community hub al Regolamento dei beni comuni: il caso di Vimodrone

Continua il nostro viaggio per capire come stanno funzionando i Regolamenti. Qui uno specifico focus su un comune della cintura urbana milanese: Vimodrone

Era il 4 luglio 2018 quando Vimodrone, comune della città metropolitana di Milano (oltre 17mila abitanti), iniziava una sperimentazione utile a rafforzare e legittimare le aspirazioni della sua comunità. Con la Determinazione n. 401 dell’unità organizzativa cultura e personale del comune si invitava a «presentare manifestazioni di interesse per la co-progettazione di un hub educativo e culturale per la fascia giovanile 6-13 anni da realizzarsi presso il primo piano della ex Biblioteca Riccardo Bacchelli». Erano i primi passi per arrivare a far sì che il consiglio comunale, come già aveva fatto quello di Milano, approvasse nel luglio 2019 il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa dei beni comuni, a seguito di un percorso di circa 10 mesi.

Un percorso cominciato controcorrente

In principio, come altri enti locali, Vimodrone è andato controcorrente, preferendo la sperimentazione sul campo all’adozione di un regolamento. In questa direzione, cioè, si è pensato di innescare: «[…]Una nuova modalità operativa finalizzata alla successiva definizione di un regolamento comunale che vada a normare la promozione e valorizzazione di forme di cittadinanza attiva per interventi di cura e di rigenerazione dei beni comuni urbani, operate dai cittadini come singoli o attraverso formazioni sociali stabilmente organizzate o meno».
L’efficacia del “volano” ha dato i suoi frutti. L’adozione del regolamento è punto di approdo, ma anche banchina di ripartenza della nuova imbarcazione. Una nave più solida della precedente e resa più veloce dal nuovo “albero rotante a cinque eliche“. L’energia generata dovrà garantire la navigazione verso nuovi lidi e non già, come prima, il semplice galleggiamento, nel mare profondo e burrascoso della burocrazia. L’obiettivo ambizioso è quello di realizzare una nuova alleanza tra attori uniti dall’idea regolativa della cura dell’interesse generale, in un rapporto sinergico e indissolubile.

Alla base, la volontà politica…

L’occasione nasce dalla volontà politica di promuovere un nuovo utilizzo condiviso di spazi che, abbandonati dall’ente per mancanza delle risorse necessarie alla copertura dei servizi di custodia, apertura/chiusura, pulizia e manutenzioni, rischiano, nel medio-lungo periodo, di andare incontro al degrado. In particolare, alcuni locali, posti al primo piano dell’ex biblioteca comunale Riccardo Bacchelli, sono stati destinati a ospitare attività finalizzate a soddisfare i bisogni formativi e ricreativi dei giovani di età compresa tra i 6 e i 13 anni. Sebbene alcuni autori sconsiglino di intraprendere questa “scorciatoia”, l’amministrazione, dapprima, pubblica un «invito a presentare manifestazioni di interesse per la co-progettazione di un hub educativo e culturale», poi, a seguito della valutazione positiva delle istanze presentate da cinque associazioni di volontariato, che operano sul territorio da lungo periodo, avvia un tavolo di co-progettazione per co-definire gli elementi posti a base normativa del successivo patto stipulato tra le parti. Così nasce l’hub, un luogo accogliente e propositivo che prova a rispondere alla crescente richiesta delle famiglie, specie con figli in età scolare dell’obbligo, di disporre di un supporto adeguato a fronteggiare le complesse dinamiche relazionali della società in cui viviamo. Il successo dell’iniziativa convince tutti ad adottare il Regolamento dei beni comuni, al termine di una roadmap di  circa 10 mesi.

Con quali obiettivi?

Innanzitutto, l’arricchimento dell’offerta di iniziative e servizi in ambito educativo, didattico, formativo, culturale, sociale e ricreativo, rivolta sia ai giovani sia ai genitori; lo sviluppo di idee di comunità; la valorizzazione della capacità progettuale e quella di co-gestione e cura dei beni comuni; infine, l’uso strategico di spazi pubblici, nell’ottica di valorizzare il patrimonio comunale.
Una speciale menzione merita l’introduzione, all’interno della nuova cornice giuridica regolamentare, di una innovativa forma di agevolazione tributaria: «Le attività d’interesse generale che, poste in essere nell’ambito dei patti di collaborazione comportano occupazione permanente e temporanea di suolo pubblico, sono escluse dall’applicazione della relativa tassa (Tosap), in quanto assimilabili a quelle svolte dal Comune nel pubblico interesse, ex articolo 49 comma 1 lettera a) del Dlgs 15 novembre 1993 n. 507».

Si è aperta una nuova frontiera

In conclusione, siamo di fronte ad una nuova frontiera del diritto amministrativo. Uno strumento in grado di porre sullo stesso piano diversi attori presenti sul territorio, favorendo dialogo e piena valorizzazione di risorse e competenze. Un inedito tavolo di co-progettazione che sancisce la condivisione delle responsabilità e pone fine alla logica dello sportello. Un processo orizzontale autentico, durante il quale si discute di bisogni ed esigenze reali, allo scopo di individuare, insieme a tutti i partecipanti, un percorso che porti a una soluzione condivisa dei problemi. Un modo rivoluzionario di esaltare la creatività individuale e di gruppo.
Un modello di sviluppo locale che pochi, prima d’ora, sono stati in grado di immaginare.

Enrico Pintaldi, giornalista professionista dal 1996, è specializzato in comunicazione pubblica, diritto tributario e scienze della pubblica amministrazione, lavora negli enti locali da un quarto di secolo. Dal 2012 è funzionario responsabile dei tributi a Vimodrone, comune della città metropolitana di Milano.