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A lezione di volontariato

Tra i banchi di scuola si possono imparare pensieri e comportamenti che vanno al di là dei programmi: il bilancio positivo dei progetti realizzati con i Centri di servizio. E il 2020 è l’anno in cui Padova è capitale europea del Volontariato

Non solo Manzoni ed Euclide, verrebbe da dire. In Italia, nelle scuole, si impara a dare valore al tempo presente e al servizio, andando “a lezione di volontariato”, grazie ai 219 progetti realizzati dai CSV sparsi in tutto il Paese. È il primo censimento dell’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato, sulle esperienze legate alla promozione della solidarietà tra i giovani, a offrirci il quadro di una generazione che grida “presente!”.

Una fotografia “diversa” del Paese

In un’istantanea del Paese tra i banchi di scuola, circa 38.500 bambini e ragazzi tra i 6 e i 13 anni e quasi 78.500 adolescenti tra i 14 e i 18, nell’anno scolastico 2018/2019, sono stati protagonisti di percorsi di cittadinanza attiva, con il supporto di migliaia di docenti, Enti del terzo settore, Uffici scolastici regionali e Comuni. «Il volontariato è un’energia irrinunciabile della società», ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione di Padova Capitale Europea del Volontariato, lo scorso 7 febbraio 2020, «un patrimonio generato dalla comunità, che si riverbera sulla qualità delle nostre vite. I volontari sono diventati veri e propri corpi intermedi della Repubblica».
Per promuovere solidarietà e gratuità nelle nuove generazioni, si spendono i Centri di servizio per il volontariato, anche attraverso i progetti con gli studenti delle scuole primarie e secondarie. “A lezione di volontariato. I progetti dei Csv per gli studenti italiani” è l’indagine di Csv.net, pubblicata lo scorso novembre anticipando l’anno di Padova 2020, che raccoglie le testimonianze di centinaia di buone pratiche tra mondo dell’educazione e mondo del dono. Infatti, spiega Stefano Tabò, presidente di CSVnet, la scuola è «il luogo principe in cui si forma la dimensione sociale di ragazze e ragazzi. Ed in questo ambito il volontariato ha molto da dire insieme agli stessi centri di servizio, un’infrastruttura diffusa su tutto il territorio nazionale e che ha anche il compito di promuovere la crescita della cultura della cittadinanza attiva in particolare tra i giovani e nelle scuole». Ciascun progetto è stato censito attraverso la compilazione di schede di rilevazione online per la costruzione di una galassia di circoli virtuosi, ma anche di problematicità.

Spunti per un dialogo che fa crescere

Tra le centinaia di collaborazioni promosse dai CSV, è il Centro della Sardegna ad avere il primato con il numero più alto di proposte sul proprio territorio (25). CSV Padova, con il progetto “Sì, possiamo cambiare”, in 10 anni ha incontrato circa 180 studenti già ‘sanzionati’ per comportamenti scorretti, in alternativa alla sospensione didattica, per consentir loro di mettere in gioco potenzialità e competenze altre, in contesti diversi da quello scolastico. A Napoli, invece, l’obiettivo di “Scuola e Volontariato” è quello di sensibilizzare maggiormente i giovani al tema del volontariato, intervenendo nelle scuole e facendo conoscere le esperienze concrete di servizio. Mentre a Palermo, con “L’orto a scuola”, studenti ed insegnanti hanno avviato orti scolastici sotto la guida di esperti agronomi e, per l’evento di fine progetto, hanno costruito fioriere dedicate alle vittime della mafia con materiali di recupero. Circa il 14% dei progetti è rientrato nell’orbita dell’alternanza scuola/lavoro (oggi “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”). Molti, dunque, gli spunti per un dialogo che fa crescere: dall’importanza della formazione del pensiero individuale alla cittadinanza attiva, dalla legalità alla cura dell’ambiente.
Statistiche nazionali ed europee raccontano che è alto il numero di chi decide di proseguire l’attività di volontariato dopo aver incontrato un’associazione affidabile e coinvolgente. Ma nelle scuole la strada da percorrere è ancora lunga. «Se definiamo l’impatto di un intervento di sistema come “un insieme di cambiamenti significativi e permanenti, attribuibili con certezza all’intervento” – si legge nel rapporto CSVnet – vediamo che una vera e propria misurazione dell’impatto di questo insieme di progetti, interventi e attività è ancora lontana». L’eccesso di burocrazia, la scarsità di risorse economiche, la diffidenza da parte di dirigenti scolastici, docenti e genitori, infatti, rallenterebbero ancora molto i processi virtuosi tra scuola e volontariato. Dal censimento, tuttavia, molti sono risultati anche i punti di forza: il coinvolgimento di tutta la scuola, la collaborazione con CSV ed Enti terzi, la possibilità per i ragazzi di scegliere tra diverse esperienze sul campo, l’incontro con l’altro e la consapevolezza della povertà.

Padova: una capitale come riconoscimento di tutto il volontariato italiano

«Ho sempre pensato al volontariato prima di tutto come strumento educativo, una delle sue funzioni è certamente questa. Nessuno si scopre cittadino più solidale ed impegnato se prima non ha fatto dei percorsi. Non si diventa volontari da adulti, per questo è così importante aprire percorsi di avviamento al volontariato già dalla scuola primaria: a Padova sono più di 15 anni che coinvolgiamo gli studenti», ci dice Emanuele Alecci, presidente di CSV Padova e del team organizzativo di Padova 2020. Sì, perché per la prima volta quest’anno una città italiana ospita il cuore pulsante del volontariato europeo, un’occasione grande anche per coinvolgere i più giovani in una rete continentale di cittadini che si mettono a servizio e testimoniano la bellezza della gratuità. «Il volontariato può essere fondamentale per ricucire il nostro Paese. Padova Capitale Europea è un riconoscimento per tutto il volontariato italiano, dobbiamo fare in modo che diventi occasione di crescita e di rinnovati rapporti con le amministrazioni pubbliche», conclude Alecci.

Foto di copertina: Anna Samoylova su Unsplash