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Modena Ovest Pavillion: quando l’arte feconda la rigenerazione

Un percorso virtuoso reso possibile perché più sguardi si sono messi insieme: il privato, il pubblico, l’arte, la rigenerazione

Negli anni ’50, la periferia ovest di Modena ha visto nascere il Villaggio Artigiano Modena Ovest, primo in Italia, destinato all’artigianato e reso edificabile per chi avesse accettato di  stanziarsi lì con “casa e bottega”. Questi artigiani, con le loro attività altamente specializzate e virtuose, fino agli anni ‘70 hanno contribuito alla rinascita dell’economia locale e nazionale. Oggi circa l’80% dell’area è disabitata, ma dal 2014 il territorio è stato decretato dall’amministrazione “area di trasformazione attiva”. Nel 2015 è stato attivato OvestLab, spazio condiviso di riflessione sulla città, gestito delle associazioni Amigdala e Archivio Cesare Leonardi. 
Proprio all’interno di questa cornice, al fine di promuovere un processo di attivazione a rete nel quartiere, lo scorso 19 dicembre 2019 è stato inaugurato, in una palazzina parzialmente dismessa nel cuore del Villaggio, il progetto di arte pubblica Modena Ovest Pavillion, che investe sui processi di rigenerazione urbana. Amigdala, CivicWise Italia e Premio Imagonirmia (sezione di “Associazione Imagonirmia di Elena Mantoni”) coinvolte nel progetto, ridanno vita ad uno stabile altrimenti inagibile e lo ridonano alla collettività.

Quando si dice “un progetto condiviso”

«Questa è la caratteristica base di MOP: si richiede all’arte di essere una leva di rigenerazione. Si tratta di un progetto intergenerazionale piuttosto complesso, che fa tesoro di alcune esperienze pregresse da parte di tutti noi. La bellezza di questo progetto sta realmente nell’affiancamento di tutte noi (siamo in maggioranza donne), nel legarsi delle competenze, nella rigenerazione dei luoghi in senso stretto, nella progettazione e autocostruzione, ma anche nella curatela di progetti artistici» spiega Isabella Bordoni, artista e curatrice indipendente, portavoce di Imagonirmia. «MOP è la parte emersa di un lavoro di cordata che è vivo a Modena da alcuni anni, e che vede tra i propri attori OvestLab». «Noi siamo arrivati al Villaggio Artigiano grazie al Festival di Arti Performative itinerante nel 2016», spiega Silvia Tagliazucchi, rappresentante legale di CivisWise Italia e parte del collettivo artistico dell’Associazione Amigdala, «e poi con un bando l’abbiamo preso in gestione continuativa con l’Archivio Leonardi, accettando il mandato pubblico di creare un punto di creazione di nuovi contenuti».
Modena Ovest Pavillion, vincitore del bando MIBACT Creative Living Lab, è l’ultimo nato tra i progetti di OvestLab, centro multidisciplinare in cui attività di produzione artistica e trasformazione urbanistica interagiscono avviando circoli virtuosi per la cittadinanza. Da ottobre ad aprile 2020 con MOP si inaugura dunque uno spazio espositivo dedicato a mostre, installazioni, performance e progettazione condivisa. «MOP, con sede a poca distanza da OvestLab, nasce come conseguenza naturale di quello che è il processo di trasformazione temporaneo che inneschiamo attraverso i Festival, eventi in cui attiviamo una quindicina di spazi dismessi rendendoli fruibili e creando interesse nel Villaggio», continua Silvia. «Abbiamo iniziato ad utilizzare l’edificio già dal 2017, e questo  rientra in quella logica di riaprire spazi per creare attività, anche se temporanee, in un contesto culturale. Da qui abbiamo iniziato a ragionare più a lungo termine per progetti più continuativi, grazie anche al proprietario che ci ha dato l’opportunità di continuare in comodato d’uso gratuito degli spazi». Il cortile interno della palazzina è diventato l’unico punto aggregativo in una zona privata come quella del Villaggio artigiano, che non prevede spazi pubblici né piazze.

Un avamposto di cultura dove non t’aspetti

«Dopo una sperimentazione abbiamo cominciato a pensare a questo luogo come estensione di OvestLab, dove porre attenzione particolare su due temi nodali anche per la formazione alla cittadinanza attiva: riutilizzo temporaneo e tema abitativo». Di certo il luogo scelto non è dei più semplici, il tessuto sociale, culturale e progettuale è completamente da reinventare: «Collocare proprio qui questa scommessa è provare a dare protagonismo culturale ad un luogo, ad un ambiente, ad un habitat umano. E’ un avamposto di cultura dove non ti aspetti, dove non è previsto socialmente. Ci siamo resi conto che a quel luogo potevamo chiedere di più e potevamo chiedere di più anche al proprietario dell’edificio, potevamo iniziare insieme un percorso che coinvolgesse lui e le due famiglie tunisine che abitano informalmente la palazzina», racconta Isabella Bordoni.
Da metà ottobre a metà dicembre il cantiere di MOP, nella palazzina di via Emilio Po 164, è stato aperto a tutta la cittadinanza per i lavori preparatori di pulizia, imbiancatura e rigenerazione materiale degli ambienti. Il progetto per circa sei mesi alternerà laboratori di autocostruzione, residenze artistiche, tavoli di co-progettazione, talk pubblici condotti da critici e storici dell’arte, momenti di riflessione tra artisti e cittadini e esiti in forma di mostre o eventi performativi. Come responsabile di Imagonimia e del Premio Imagonirmia, Isabella Bordoni ha curato i tre appuntamenti con le Residenze Artistiche del progetto MOP selezionando gli artisti e coinvolgendoli in esperienze di breve durata a contatto con la collettività: «Per una maniera o per l’altra tutte e tre queste residenze incontrano, interrogano e si confrontano con la comunità degli abitanti del villaggio artigiano». «Il progetto MOP è nato dalla commistione tra la propensione alla sperimentazione, all’intelligenza collettiva che ha potuto portare CivicWise Italia, alla pratica e sperimentazione artistica e culturale che hanno portato Amigdala e l’associazione Imagonirmia», afferma Silvia Tagliazucchi che, con CivicWise Italia, gestisce i laboratori di autocostruzione e co-progettazione, attività di recupero e allestimento dello spazio dedicati alle scuole e ai cittadini.
Il progetto del Modena Ovest Pavilion ha una scadenza: il bando vinto scadrà a fine aprile 2020. «La nostra fortuna – ci dice Silvia Tagliazucchi – è che la Regione dà molti finanziamenti alla cultura, abbiamo bandi pubblici che danno la possibilità di portare avanti i progetti. Noi adesso abbiamo iniziato a strutturare quelle che saranno le possibili strade da percorrere all’interno di MOP, sia per rafforzare quello che è il concetto di residenza artistica e di valorizzazione di un edificio dismesso attraverso le residenze, sia innescando processi di sensibilizzazione al potenziale di questi spazi». Proprio per quanto riguarda la progettazione futura per MOP, il 7 marzo si terrà un seminario a cura di Isabella Bordoni, in cui si porterà avanti la riflessione dal punto di vista artistico, e il 31 marzo l’edificio vedrà una giornata di lavoro per la definizione di una comunità di pratiche sul riuso temporaneo a cura di CivicWise Italia e Amigdala, con la collaborazione della Regione.

“Tutti ci spendiamo su tutto”

«MOP è un progetto bellissimo, noi ci crediamo davvero molto e pensiamo che continuerà. Si tratta di un percorso virtuoso che è accaduto perché più sguardi si sono messi insieme: il privato, il pubblico, l’arte, la rigenerazione. In questo progetto ci sono pezzetti di noi stessi e di ciascuna delle nostre competenze, che si affratellano con quelle degli altri. È un percorso complesso, consapevole, lucido, con precisione di pensiero e rispetto reciproco. Tutti ci spendiamo su tutto, per semplificare la comunicazione ci siamo divise nei progetti, ma nulla di quello che ciascuna di noi fa sarebbe possibile senza il tassello delle altre», conclude Isabella Bordoni.

Foto di copertina: Davide Piferi De Simoni