Ricerche Tesi

Tra intenzioni e azioni, il progetto della città contemporanea

Quando il racconto urbanistico rappresenta uno strumento in grado di preservare la città come bene comune
città

La sezione Ricerche presenta il contributo di Gloria Torre, che con la sua tesi dal titolo “Catania e le altre città. Il racconto urbanistico come strumento di progetto” affronta il tema del racconto urbanistico quale strumento innovativo capace di affrontare questioni e spazi del tutto nuovo per comprendere appieno il progetto che riserva la città del domani. Al di là della collocazione geografica della città di Catania e dei collegamenti con la sussidiarietà e con i beni comuni, quello che colpisce di più il lettore sono le interviste ai protagonisti che cercano di animare il territorio e di renderlo maggiormente sostenibile. Di seguito la presentazione della ricerca da parte della stessa autrice.

Il quadro delle meta-narrazioni

Agli inizi degli anni Ottanta, Bernardo Secchi avanzava una particolare riflessione rispetto al progetto urbanistico, individuato quale dispositivo narrativo di previsione del futuro, della struttura della città e delle relazioni che si instaurano al suo interno (Secchi, 1984). Un ragionamento riguardo la dimensione progettuale della narrazione urbanistica mosso, ragionevolmente, in seguito alle riflessioni di intellettuali come Lyotard e Vattimo, secondo cui l’epoca delle meta-narrazioni, dei grandi racconti intesi come narrazioni a funzione legittimante per la rappresentazione del futuro, in nome di un sapere universale, è finita. Riflettendo sull’irriducibilità della realtà urbana ad un’unica teoria, a partire dalla città di Catania, si sono indagate le diverse narrazioni che restituiscono il significato del progetto della città contemporanea etnea, rintracciando due racconti e riconoscendo due città: da un lato la città “pubblica”, Catania, città delle intenzioni; dall’altro, quella della città “implicita”, che sorge dall’azione di gruppi, associazioni o singoli cittadini dal ruolo attivo: Catania, città delle azioni.

Due racconti urbanistici per comprendere il progetto della Catania contemporanea

Il primo racconto di Catania è stato costruito a partire dai piani e progetti della città pubblica. Nella comprensione della città formale e attraverso la restituzione del suo racconto, è emerso il potenziale del racconto urbanistico come strumento per avanzare delle riflessioni circa alcune questioni urbane. Si è osservato come tale processo di costruzione formale della città di Catania è stato, invece, la ragione di una sempre più ignorata marginalizzazione di alcuni contesti urbani e sociali e origine di inevitabili nuove questioni urbane, quali quelle delle disuguaglianze, della pluralità dell’immaginario collettivo urbano e dei flussi. Il secondo racconto urbanistico di Catania è, invece, stato costruito avendo come punto di osservazione specifico le iniziative e le pratiche d’uso di abitanti, cittadini attivi e organizzazioni che agiscono sul territorio catanese, con una più o meno consapevole intenzione di trasformazione, al fine di rispondere a quelle questioni che la città pubblica mette in luce. Questo si compone di una successione di mappature, testi, microstorie, casi e frammenti che vanno letti nel loro complesso come un collage narrativo. Ciò ha permesso di restituire una mappa del territorio catanese, uno strumento che individua attori e processi di valorizzazione e rigenerazione dello spazio pubblico e della sua comunità, di cittadini che conferiscono una rinnovata immagine alla città, più equa, partecipativa e democratica, capaci di costruire un’altra Catania, quella della città delle azioni. Una mappa che tesse una trama tra beni comuni e cittadini portatori di idee e buone pratiche.

Cittadini attivi di Catania: azioni trasformative come costruzione diretta di presidi civici, artistici e culturali

La mappa dei cittadini attivi dimostra come in seno alla società catanese stia maturando una profonda presa di coscienza rispetto al ruolo attivo che ogni parte civile può assumere per concorrere al comune obiettivo di migliorare la qualità di vita all’interno del complesso urbano. In questo contesto appare logico affermare che il ruolo attivo dei cittadini, che si prendono cura di un bene pubblico materiale, comporta una miglioria formale della città, rendendola più bella, accogliente e viva. Ma ciò che rende altrettanto potente queste pratiche d’uso dello spazio urbano è il valore che queste assumono rispetto alle sue ripercussioni sul capitale sociale. Il coinvolgimento attivo e condiviso in pratiche di utilizzo e trasformazione dello spazio urbano sta permettendo, nel panorama nazionale quanto a Catania, di maturare una nuova consapevolezza nei cittadini, per cui ognuno è portatore di competenze e idee che possono, insieme, contribuire a migliorare non solo lo spazio urbano, il quale assume, nell’immaginario collettivo di chi lo tutela, una nuova accezione quale quella di bene comune, ma il bene comune che viene prodotto in queste occasioni è anche fortemente legato ai valori di legalità, cultura, opportunità. Tali azioni promosse da cittadini e rappresentanti del Terzo settore si collocano sul panorama urbano come veri e propri presidi civici, artistici e culturali, capaci di attenuare le questioni dell’emarginazione sociale, culturale, politica ed economica, della frammentazione in parti omogenee della città dunque, sintetizzando la questione delle disuguaglianze generate dalle politiche urbane degli anni Sessanta.

Interstizi urbani e scala delle azioni

La volontà di prendere parte alle decisioni intorno alla città, a Catania sta avendo luogo in specifici interstizi urbani, per i quali i cittadini rivendicano il ruolo di bene comune (la piazzetta dei libri dell’associazione Gammazita; un vecchio casolare di proprietà pubblica, in stato di abbandono, recuperato dai volontari di Fieri; il campo sportivo dei Briganti di Librino; il palazzo De Gaetani, quale è oggi la Casa di Quartiere di San Berillo per iniziativa dei Soci di Trame di Quartiere; eccetera). Sebbene le azioni di miglioria formale si riducano spesso a piccoli spazi circoscritti, non pare corretto confinare il senso del cambiamento, del mutamento messo in atto dalle pratiche della città delle azioni ad una micro-scala specifica. L’azione trasformativa, verificatasi in corrispondenza dei vuoti urbani della città contemporanea, riconosce il proprio valore rispetto al ruolo attrattore che questi possiedono per lo sviluppo di inedite micro-urbanità, luoghi di sperimentazione progettuale e sociale che funzionano per mezzo della creazione di reti d’azione e di relazione tra gli attori in gioco. Le pratiche promosse dai cittadini hanno, infatti, il merito di costruire nuove centralità, rendendo il complesso urbano poroso, permeabile (Secchi e Viganò, 2011). L’avvio di nuove pratiche di utilizzo di quelle vie e quartieri fantasma, prima esclusivamente simbolo di degrado e povertà, permette di restituire angoli di città, rendere nuovamente attraversabili quei luoghi prima invisibili nell’immaginario collettivo della città catanese, adesso centrali rispetto alle pratiche di vita quotidiana per la comunità catanese.

La mancata partecipazione del soggetto pubblico nella costruzione della città delle azioni

Se alla città delle azioni riconosciamo il tentativo di rispondere attivamente alle questioni urbane sorte in seguito a distorte politiche urbane, appare, però, un grande limite, rispetto alla possibilità di avviare un processo di sviluppo sostenibile del complesso urbano, se disgiunto in confronto alle iniziative della città pubblica. Nel dibattito attuale circa le politiche di governance urbana, vi è, infatti, la consapevolezza del necessario ritorno ad una posizione da protagonista del soggetto pubblico: il ruolo dell’attore pubblico è ritenuto indispensabile per la regolamentazione e la strutturazione delle azioni trasformative di tipo bottom-up che riguardano il territorio amministrato. A Catania, però, soggetto che appare sfocato nella sua posizione, rispetto alle iniziative promosse dai rappresentanti della città delle azioni, è proprio quello pubblico. Ciò che accade spesso a Catania è la comparsa sporadica del soggetto pubblico all’interno di iniziative promosse dal basso; il suo ruolo si riduce troppo spesso a responsabilità marginali. Si possono, dunque, comprendere le cause per cui non siano ancora presenti Patti di collaborazione tra gli attori pubblici e quelli privati sul territorio catanese. Altra ragione si rintraccia nella forte sfiducia nei confronti dei soggetti politici locali, traducendosi in una diffusa crisi della democrazia rappresentativa, tale da condurre parte dei cittadini attivi ad agire, nonostante non ricerchino alcun tipo di collaborazione con l’amministrazione con cui si interfacciano.

Un processo incrementale per l’efficacia della città delle azioni

Dall’esperienza fatta, rispetto alle pratiche dei cittadini attivi catanese, è apparsa, inoltre, un’altra questione riguardo l’efficacia della Catania, città delle azioni e relativo al suo potenziale di trasformazione della città medesima. Ciò che emerge nella gran parte dei casi studiati è, infatti, la mancanza di uno strutturato programma di azione, capace di mettere in rete le singole iniziative presenti sul territorio, con l’obiettivo di avviare un processo di trasformazione urbana duraturo e incrementale, che riguardi l’intero complesso urbano. In questo modo le pratiche sul territorio rischiano di ridursi ad esempi isolati e, soprattutto, temporanei, in quanto non si evince una logica sistemica e incrementale in grado di dare continuità al progetto. Spesso si nota come svariati processi riescono a prendere avvio grazie all’ottenimento di fondi privati o pubblici, ma pare essere assente una strategia incrementale, ad eccezione di un unico caso, quello di Trame di Quartiere. Ai soci della cooperativa, infatti, si deve il merito di aver condotto un programma che mettesse in relazione svariate figure professionali e civili. A partire dallo studio del contesto e degli elementi spaziali, sociali e culturali che lo compongono, Trame ha strutturato un percorso di co-progettazione in grado di offrire un possibilità di sviluppo innovativa per San Berillo – il quartiere invisibile per eccellenza catanese – e Catania, proponendo un nuovo modello di rigenerazione urbana, costruito su specifiche questioni urbane locali.

Foto di copertina: Piqsels