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La cura dell’ambiente porta l’Università fuori dalle aule

A Verona, nuovi spazi di relazione più verdi e sostenibili, grazie alla metamorfosi che ha interessato il primo Patto firmato tra l'Università ed il Comune
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«La cura del verde pubblico è uno dei filoni tematici dei patti di sussidiarietà a Verona. Un Verde mai inteso come mera cura dei luoghi, ma come creazione di spazi di aggregazione aperti alla cittadinanza», è in queste parole della dott.ssa Lisa Lanzoni, Responsabile Innovazione Amministrativa e Attuazione della Sussidiarietà presso il Comune di Verona, che si può ritrovare lo spirito del patto “Il mio capitale verde: investire in conoscenza e nell’ambiente”. Un Patto, quest’ultimo, firmato tra l’Università di Verona (e non solo) e l’amministrazione scaligera, che, ancora oggi, rappresenta uno dei pochi casi in cui l’Università smette i panni istituzionali per vestire quelli di cittadina attiva.

Il risultato di una felice intuizione

Il patto “Il mio capitale verde: investire in conoscenza e nell’ambiente”, secondo Matteo Nicolini, professore di Diritto pubblico comparato e attuale referente del patto, «si deve ad una felice intuizione della collega Polin, allora presidentessa della Commissione Sostenibilità dell’Università di Verona», che, nell’ambito delle attività promosse da quest’ultima per sensibilizzare le nuove generazioni alla conoscenza e alla cura del verde urbano, nonché promuoverne un suo incremento, ha pensato di realizzare un progetto volto a creare un parallelismo tra l’investimento in capitale umano e quello in capitale verde. Per la professoressa Veronica Polin, che insegna Scienza delle Finanze presso l’Ateneo scaligero ed è stata referente del Patto dal 2017 al 2019, infatti, «le studentesse e gli studenti che decidono di iscriversi all’università sanno che per raggiungere la meta della laurea c’è bisogno di impegno e pazienza: solo così potranno accumulare capitale umano»; allo stesso modo «anche il capitale verde ha bisogno di tempo e cura per dare i suoi frutti in termini di beni eco-sistemici». È da qui che nasce l’idea di mettere a dimora un albero per ogni matricola e seguirne la crescita, così da creare una connessione simbolica tra l’investimento in capitale umano e l’investimento nell’ambiente.
Nello stesso anno in cui tale progetto vedeva la luce, il 2017, l’amministrazione scaligera adottava il suo Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni – soltanto di recente modificato e migliorato – e, tanto per l’Ateneo quanto per il Comune, lo strumento del Patto di collaborazione per la sua realizzazione è apparsa la soluzione ottimale. Anzi, per la dott.ssa Lanzoni, la decisione di sperimentare questo strumento in tale occasione è stato «un percorso naturale», in quanto esso «consente una apertura e una partecipazione differente dai tradizionali percorsi amministrativi». Per l’Ateneo, invece, avere l’amministrazione comunale come alleata contribuiva a garantire una maggiore realizzabilità all’ambizioso progetto.

Piantare e conoscere meglio il patrimonio verde urbano

Infatti, il Patto, che temporalmente può articolarsi in due fasi, con la pandemia come spartiacque, ha visto, tra il 2018 e il 2019, la progettazione e la realizzazione della piantumazione di nuovi alberi proprio in aree di proprietà del Comune. In particolare, a marzo 2018, in un parco collocato nella zona universitaria di Veronetta, sono stati piantati 12 Ginkgo Biloba – uno per ogni Dipartimento dell’Università; mentre, a novembre 2019, presso il polo universitario Ca’ Vignal, sono stati messi a dimora 70 alberi, pari al numero di corsi di laurea triennale e magistrale attivati dall’Ateneo. Questa seconda piantumazione è avvenuta al termine di un processo partecipativo che ha coinvolto più di mille persone, tra studenti e dipendenti dell’Università, nella scelta delle specie arboree, avvenuta tramite il sondaggio “Vota il tuo albero”. Ma la partecipazione della comunità non si è limitata a questa esperienza. Infatti, oltre alla piantumazione di nuovi alberi, il Patto prevede anche lo sviluppo di un’App – “Il mio capitale verde” -, che, attraverso la condivisione delle competenze delle parti coinvolte, consente un agevole accesso alla conoscenza delle caratteristiche del patrimonio arboreo. Il lancio di questa App è stato preceduto dall’evento “Quanto capitale verde? Contiamolo insieme!”, che ha portato gli studenti – e non solo – ad avvicinarsi alla conoscenza degli alberi presenti nella città e a dare avvio ad un censimento partecipato del capitale verde di Verona.

La messa a dimora di 12 Ginkgo Biloba, 20 marzo 2018 (Fonte: Università degli Studi di Verona)

La rivitalizzazione del Patto

L’avvento della pandemia non ha messo fine al Patto, ma piuttosto è stata l’occasione per rivitalizzarlo, ripensandone gli obiettivi. Infatti, sulla scia della transizione ecologica che ha interessato – e che continua ad interessare – l’Università, la nuova Commissione della rete delle Università per lo sviluppo sostenibile ha deliberato di ricomprendere nell’ambito del Patto la realizzazione di una delle quattro aree pic-nic dell’Ateneo. Nel 2020, dunque, è stata completata la zona pic-nic del Campus di Santa Marta, un’opera resa possibile grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale, proprietaria dell’area verde sottoposta a vincolo paesaggistico, che ha provveduto a richiedere direttamente tutti i pareri autorizzativi necessari per la sua realizzazione. Anche in questa fase è proseguito l’impegno di piantare nuovi alberi. L’area è stata così arricchita con specie arboree donate dal reparto Carabinieri biodiversità di Verona – Centro nazionale biodiversità di Peri, che, a partire dal 2020, ha aderito formalmente al Patto, seguendo l’esempio dell’Azienda Multiservizi di Igiene Ambientale (AMIA), che vi aveva già aderito nel 2018.

L’area verde di Santa Marta (Fonte: Nicolò Olivieri)

Un fattore di successo: la sinergia tra le parti

L’estensione del Patto non solo ha consentito di creare nuovi spazi di aggregazione per la creazione ed il rafforzamento di altrettante nuove relazioni in un periodo difficile com’è quello attuale ma, come sottolinea il prof. Nicolini, «ha rafforzato i rapporti tra Ateneo, Comune, Corpo dei Carabinieri e AMIA». I risvolti positivi di questa iniziativa stanno spingendo altre sedi dell’università a richiedere il coinvolgimento nel progetto, facendo venire meno quella limitazione spaziale che, secondo la prof.ssa Polin, aveva caratterizzato il Patto in origine. Ma la “chiave di successo” del Patto è stato il continuo dialogo tra le parti, che ha consentito di superare le difficoltà incontrate in itinere. «L’incontro tra due istituzioni ha agevolato un linguaggio spesso comune a livello di passaggi amministrativi e procedure», ha evidenziato la dott.ssa Lanzoni, che ha poi aggiunto: «Le mission differenti degli enti sono state uno stimolo in sede di co-progettazione e hanno permesso di sperimentare un reale bilanciamento degli interessi pubblici a favore dell’intera comunità».

… E gli studenti?

In termini di partecipazione, quella degli studenti universitari è stata, talvolta, difficile da intercettare. Se si escludono l’iniziativa “Vota il tuo albero” e la richiesta da parte degli studenti, che siedono nella Commissione RUS, di realizzare le aree pic-nic, un loro vero e proprio coinvolgimento non è stato ancora raggiunto. Invero, l’Università, attraverso l’organizzazione di alcuni incontri – come le Pillole di Sostenibilità – sta promuovendo una più ampia partecipazione degli studenti nelle attività di miglioramento degli ambienti di studio. Un segnale, quest’ultimo, che non può che essere considerato di buon auspicio per un sempre maggiore coinvolgimento degli stessi studenti anche nelle attività previste dal Patto.
Al contrario, «un riscontro interessante», ha detto la prof.ssa Polin, «lo abbiamo invece avuto da parte di studenti delle scuole superiori durante il lancio dell’App». Tramite una “Call for green action”, pensata in partnership con il progetto “Ci sto? Affare fatica”, diversi ragazzi dai 14 ai 19 anni, insieme a giovani tutor universitari, hanno deciso di impegnarsi nella cura dei beni comuni urbani e, in particolare, hanno geolocalizzato gli alberi in diversi parchi della città, misurandone il diametro e l’altezza e raccogliendo tutta una serie di informazioni e dati, inseriti e resi disponibili nell’App.

Quali sono i risultati di un investimento in conoscenza e nell’ambiente?

Il Patto, nonostante l’ampliamento dei suoi obiettivi, rappresenta un interessante modello a cui far riferimento per future forme di collaborazione tra istituzioni pubbliche, volte a promuovere ed incrementare il verde urbano. Si potrebbe addirittura pensare ad un coinvolgimento delle scuole superiori e dei loro studenti; anzi, quest’ultimo obiettivo è quello auspicato dalla prof.ssa Polin, secondo la quale «iniziative di green digital mapping (come anche il recente progetto “UNIVeRde: impara il green engagement, ndr) con finalità di educazione ambientale sono più facilmente gestibili se effettuate attraverso progetti di didattica esperienziale nelle aree verdi di proprietà degli atenei o delle scuole».
Tuttavia, con il Patto non si è cercato soltanto di promuovere e incrementare il verde urbano, ma, ben più importante, si è tentato di integrare l’Università nel tessuto sociale cittadino, provando così a creare nuovi spazi di aggregazione dove costruire e rafforzare nuove relazioni umane, frutto dell’incontro di questi due mondi spesso troppo lontani.
L’augurio è che questa esperienza, segnalata dalla stessa ASVIS come una delle best practice per il perseguimento del GOAL 11 dell’Agenda 2030, possa trovare realizzazione anche in altre realtà universitarie, così da favorire una positiva contaminazione tra il mondo dell’Università e quello che si sviluppa al di fuori delle sue mura.

Foto di copertina: Università di Verona su Flickr