Una crisi silenziosa nella PA
La Pubblica Amministrazione italiana è al centro di una crisi silenziosa, che si manifesta non tanto nelle norme o nelle strutture, quanto nella relazione tra istituzioni e persone. C’è un crescente scollamento tra chi lavora nella PA e i processi decisionali, e allo stesso tempo un senso diffuso di distanza tra cittadini e istituzioni. A farne le spese è la partecipazione, intesa sia come contributo interno dei dipendenti pubblici, sia come coinvolgimento esterno della società civile. Questa doppia disconnessione si traduce in piani e programmi che non incidono sulla realtà, né rispondono pienamente alle effettive necessità delle persone, creando di fatto sempre più disillusione. A conferma di un rapporto in profonda crisi fra istituzioni e cittadini, sono i dati sull’astensione: un italiano su due non vota più. La disaffezione si alimenta anche così, quando la politica e l’amministrazione pubblica smettono di essere percepite come strumenti vicini alla vita quotidiana, capaci di affrontare problemi complessi e di contribuire al benessere migliorando la qualità della vita.
Il PIAO come nodo strategico
Introdotto con il D.L. 80/2021, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) nasce per razionalizzare e unificare strumenti di programmazione come performance, fabbisogno del personale, lavoro agile, trasparenza e anticorruzione. Ma il PIAO può aspirare ad un ruolo ben più ambizioso: diventare il luogo della connessione tra la partecipazione interna e quella esterna. In questo senso, più che un piano, può diventare un processo relazionale, collaborativo, co-progettato, pattizio, una piattaforma capace di generare Valore Pubblico condiviso, attraverso ascolto, responsabilità e visione comune. Per farlo, però, serve trasformarlo in un vero e proprio “PIAO partecipativo”.
Il “PIAO partecipativo” come leva d’innovazione
Un PIAO è partecipativo quando la sua redazione coinvolge attivamente sia il personale interno che i portatori di interesse esterni. È in questo intreccio che prende forma la vera innovazione: non un piano calato dall’alto (top-down), ma un percorso di co-progettazione. La stessa normativa che istituisce il PIAO parla di “Valore Pubblico” inteso come benessere economico, sociale, educativo, assistenziale e ambientale a favore della collettività. Ma questo valore non può essere definito né raggiunto senza il contributo delle persone, della stessa collettività: cittadini e dipendenti pubblici. Il PIAO partecipativo nasce così da una consapevolezza condivisa, dalla collaborazione, da un reciproco riconoscimento di esigenze e di ruoli.
Leadership partecipativa: la chiave interna
Per dare sostanza alla partecipazione interna, occorre un cambio di paradigma nella gestione delle risorse umane e delle relazioni tra loro. È qui che entra in gioco la leadership partecipativa, un modello organizzativo teorizzato ad inizio Novecento da Mary Parker Follett che si fonda sulla riflessione condivisa, sull’interazione e sulla responsabilizzazione diffusa. Il dirigente che adotta questa leadership non impone semplicemente ordini; piuttosto guida, coordina, valorizza, facilita l’integrazione diventando catalizzatore di un processo di argomentazione collettiva. In questo modo, la partecipazione interna diventa un motore di cambiamento organizzativo, di benessere lavorativo, di innovazione nei processi. Il PIAO partecipativo, per essere tale, deve nascere anche da qui: da un clima interno che favorisca il dialogo, l’ascolto e la leadership diffusa. Il PIAO partecipativo diventa il cosiddetto “leader invisibile” ovvero lo scopo che assume una funzione orientativa e ispiratrice che unisce il gruppo intorno a un fine superiore.
Amministrazione condivisa: l’orizzonte esterno
All’esterno, è l’amministrazione condivisa a offrire uno dei modelli più avanzati di partecipazione civica. Intesa come vero e proprio patto tra cittadini attivi e istituzioni, questa visione – teorizzata da Gregorio Arena e portata avanti nel tempo da Labsus – si fonda sul principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale. Non si tratta solo di consultare i cittadini, ma di riconoscerli come co-protagonisti delle politiche pubbliche. Strumenti come i patti di collaborazione incarnano questa filosofia: accordi tra cittadini e amministrazioni per la cura e la rigenerazione dei beni comuni. Il loro potenziale, però, va ben oltre. I patti possono diventare laboratori permanenti di sussidiarietà, in cui raccogliere bisogni, idee, proposte da integrare nella programmazione strategica della PA.
Anticorruzione e trasparenza: beni comuni di cui prendersi cura
In particolare, nel campo dell’anticorruzione e della trasparenza, la partecipazione esterna può dare un contributo decisivo. Immaginiamo processi in cui cittadini, associazioni e soggetti economici collaborano alla mappatura dei rischi, alla definizione delle misure preventive, al monitoraggio dei risultati. Non siamo nel campo dei beni comuni materiali, così come spesso siamo soliti pensare nell’ambito dell’amministrazione condivisa, bensì siamo nel campo dei beni comuni immateriali e prendersene cura significa avere cura della salute della democrazia. Il PIAO, quindi, con le sue sezioni obbligatorie dedicate a questi temi, è il luogo perfetto per istituzionalizzare questa apertura. Alcuni tentativi locali mostrano la direzione: tra questi il progetto “Common – Comunità Monitoranti” del Gruppo Abele e di Libera.
Il PIAO partecipativo come anello di congiunzione
È in questa intersezione che il PIAO partecipativo si rivela decisivo: è l’anello di congiunzione tra una partecipazione interna che valorizza il capitale umano e una partecipazione esterna che attiva la cittadinanza. Da una parte, i dipendenti contribuiscono alla definizione degli obiettivi, alla misurazione della performance, alla mappatura dei rischi. Dall’altra, i cittadini co-progettano azioni, verificano l’efficacia, rilanciano nuove proposte e anch’essi contribuiscono alla mappatura dei rischi. Questo circolo virtuoso non solo migliora i contenuti del piano, ma costruisce legami duraturi. E con essi, si ricostruisce anche fiducia: fiducia nel lavoro pubblico, fiducia nell’amministrazione, fiducia nella democrazia.
Accountability e apprendimento reciproco
Una PA che comunica, ascolta e restituisce è una PA che educa alla cittadinanza. L’accountability, in questo modello, non è solo pubblicazione di dati: è racconto condiviso, è trasparenza relazionale. Il successo di una politica partecipativa si misura anche nella sua capacità di stimolare nuove energie sociali, generare apprendimenti, alimentare una cultura del servizio e della responsabilità collettiva. Il PIAO partecipativo diventa così una piattaforma di educazione civica permanente, dove l’azione pubblica è continuamente rinegoziata e migliorata.
Verso una rinnovata democrazia
In un’epoca in cui la distanza tra cittadini e istituzioni sembra incolmabile, e in cui la disaffezione si traduce in astensione, rassegnazione o rabbia, il PIAO partecipativo può rappresentare una concreta opportunità di riconnessione. Costruire un piano attraverso la leadership partecipativa e l’amministrazione condivisa significa generare legittimità, senso, motivazione. Significa ridare voce a chi lavora nella PA e a chi ne beneficia. Significa costruire fiducia, Valore Pubblico, comunità.
I patti di collaborazione, inseriti in processi di co-programmazione e co-progettazione, possono diventare il cuore pulsante di questa nuova PA: una PA che non si limita ad amministrare, ma rinsalda comunità; una PA che non impone, ma co-progetta; una PA che non si chiude nei suoi procedimenti, ma si innova aprendosi alla collettività abbracciando il futuro.
E allora sì, forse, torneremo a sentire la pubblica amministrazione come “cosa pubblica”, come bene comune del quale prendersi cura insieme.
Perché il futuro della democrazia e della cittadinanza passa per una PA innovata che deve essere costruita oggi, cogliendo con coraggio questa straordinaria occasione: amministrare insieme, semplificando, responsabilizzando e restituendo senso ed efficacia all’azione pubblica. C’è bisogno del coraggio della partecipazione per realizzare un futuro in cui partecipare non sia un atto formale, ma il cuore pulsante del cambiamento, un’azione concreta e irrinunciabile, applicata con metodo, visione, determinazione e lungimiranza.
Marta Gammarota – Funzionario pubblico, esperta in progettazione e gestione di politiche e processi partecipativi
Per approfondimenti:
GAMMAROTA M. (2025) – Tesi di master in “Esperto in progettazione e gestione di politiche e processi partecipativi” dell’Università degli Studi di Perugia dal titolo: “I modelli della leadership partecipativa e dell’amministrazione condivisa applicati al Piano Integrato di Attività e Organizzazione: il “PIAO partecipativo” come strumento di innovazione della pubblica amministrazione”.
Bibliografia
ARENA G. (1997), Introduzione all’amministrazione condivisa. Studi parlamentari e di politica costituzionale, n.117, pp. 29-65, Roma, Edistudio.
ARENA G. (2024), La relazione di Gregorio Arena. Stati generali dell’amministrazione condivisa, Bologna, 16 marzo 2024.
ARENA G. e BOMBARDELLI M., a cura di (2022), L’amministrazione condivisa, Editore Università degli Studi di Trento.
PARKER FOLLETT M. (1941), Dynamic Administration: The Collected Papers Of Mary Parker Follett, Martino Fine Books, 2013.
Normativa
DECRETO-LEGGE 9 GIUGNO 2021, N. 80 – Misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 24 GIUGNO 2022, N. 81 – Regolamento recante la definizione della struttura del Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO).
Sitografia
LIBERA – COMMON Comunità Monitoranti – Anticorruzione Civica e Monitoraggio civico
Immagine di copertina: Art Institute of Chicago su Unsplash
