L’articolo di Sofia Rossi, dal titolo “La democrazia energetica lungo i bordi: Comunità Energetiche Rinnovabili e nuove geografie della transizione verde”, è uno dei contributi raccolti con la call for papers sul tema della “Democrazia e amministrazione condivisa“.
Abstract
Le trasformazioni socioeconomiche, climatiche, ecologiche ed energetiche che attraversano i contesti urbani impongono risposte integrate, capaci di coniugare sostenibilità ambientale e resilienza sociale e di ripensare i modelli di produzione, consumo e gestione delle risorse. Pur collocandosi nel solco del Green Deal europeo, dell’Agenda 2030 dell’ONU e, in Italia, del PNRR, molte politiche di “transizione” restano tuttavia “cieche ai luoghi”: applicano modelli uniformi che ignorano saperi ed ecologie locali, rischiando di riprodurre disuguaglianze e di acuire fratture socio-spaziali. Ciò appare particolarmente evidente nelle periferie urbane, spazi liminali dove le marginalità socioeconomica – disoccupazione, bassa scolarità, segregazione residenziale e dispersione scolastica – si intrecciano con gli effetti della crisi climatica, comprimendo risorse già scarse e incontrando istituzioni deboli o, addirittura, assenti. In tali contesti, la sostenibilità non può ridursi a una dimensione tecnico-economica, ma deve valorizzare i “saperi situati” e le pratiche collaborative tra cittadinanza attiva e amministrazione locale.
In tale prospettiva, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), promosse dall’Unione Europea, si propongono come dispositivi di democrazia energetica e di amministrazione condivisa che incentivano la partecipazione locale alla transizione energetica. Giuridicamente, le CER sono entità autonome, fondate sulla partecipazione volontaria e aperta, orientate all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili. L’innovazione risiede nel superamento della distinzione tradizionale tra produttore e consumatore, dando vita alla figura del prosumer, un soggetto che produce e consuma energia allo stesso tempo. La legislazione
italiana, con il D.lgs. 199/2021, promuove innovazione e addizionalità ambientale, ma introduce anche vincoli (impianti nuovi, limiti di potenza e requisiti di sito) che talvolta complicano l’accesso agli incentivi e la scalabilità delle iniziative locali. Per un equilibrio tra tutela ambientale, interessi economici e ruolo del Terzo Settore, servono una governance place-based, regole semplificate per l’uso di superfici pubbliche e private, e metriche che includano impatti
sociali oltre ai kWh prodotti.
Due esperienze “ai margini urbani” configurano traiettorie complementari di democrazia energetica e amministrazione condivisa: la Comunità Energetica Rinnovabile Solidale del Quarticciolo a Roma e il progetto GECO al Pilastro-Roveri a Bologna. Nel primo caso, una densa infrastruttura civica ha abilitato la costituzione di una CER orientata all’efficientamento del patrimonio ERP e all’inclusione sociale: pur in assenza di impianti, per persistenti vincoli amministrativi e nell’accesso a superfici pubbliche, il processo ha generato capitale sociale, welfare di comunità e senso di appartenenza territoriale.
A Bologna, GECO riduce la distanza tra produzione e consumo coinvolgendo residenti, attività e imprese per aumentare la generazione e l’autoconsumo delle rinnovabili. Inoltre, opera come policy-lab nazionale, supportando gli stakeholder regolatori (ARERA, GSE, RSE, Terna) nella definizione di una cornice normativa favorevole alle comunità energetiche.
L’ipotesi che guida il contributo è che le CER, quando radicate nei contesti e sostenute da regole effettivamente abilitanti, rappresentino un dispositivo di co-governance capace di conciliare tutela dell’ambiente, interessi economici e diritti sociali, ridisegnando in senso equo le geografie della transizione nelle periferie urbane.
Sommario
1. Introduzione. – 2. Le Comunità Energetiche Rinnovabili nell’epoca della transizione energetica. – 3. – Le Comunità energetiche tra azione collettiva e giustizia energetica: uno sguardo attraverso la letteratura accademica. – 4. Dalla forma giuridica al senso di comunità: le CER come infrastrutture sociali – 6. Il progetto GECO a Bologna: una comunità energetica “ponte” tra quartiere popolare e distretto produttivo. – 7. Conclusioni
Scarica l’articolo della Rivista Labsus Ricerche per leggere interamente questo contributo.
Immagine di copertina: Susan Q Yin su Pixabay
