A Rosignano Marittimo (LI) prende forma “Attivamente Insieme”, un patto di collaborazione che punta a creare nuovi spazi di incontro e socialità per gli anziani autosufficienti del territorio.

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo: un dato che porta con sé una sfida sempre più urgente. Con l’avanzare dell’età, accanto ai bisogni legati alla salute, emerge un’esigenza forse meno visibile, ma altrettanto cruciale: continuare a coltivare relazioni umane, avere spazi di socialità e sentirsi parte di una comunità.
Pur disponendo di diversi strumenti di sostegno, il sistema di welfare nazionale fatica ancora a rispondere in modo adeguato alla complessità e alla crescita dei bisogni delle persone anziane e delle loro famiglie. È in questo scenario che nascono iniziative virtuose, capaci di attivare le risorse del territorio e di costruire risposte più vicine alla vita reale delle persone.
Tra queste si inserisce l’esperienza avviata a Rosignano Marittimo: proprio qui è nato “AttivaMente Insieme”, un patto di collaborazione per sperimentare un servizio di aggregazione e socializzazione dedicato agli anziani autosufficienti presso il Centro delle Pescine. Un progetto, ma soprattutto una scommessa: dimostrare che, laddove esiste un supporto reale alle persone anziane capace di valorizzare l’incontro e il senso di appartenenza a una comunità, è possibile andare oltre una visione puramente assistenziale.

Il percorso di co-programmazione

“Tutto è nato durante il periodo del Covid, quando, come amministrazione comunale, ci siamo resi conto che le esigenze e i bisogni della comunità erano profondamente cambiati”, racconta Simona Repole, Dirigente del settore Servizi alla persona e all’impresa del comune di Rosignano Marittimo. Così, nel 2022, di fronte a una crescente domanda di aiuto espressa dal territorio – e grazie anche al sostegno dei fondi straordinari messi a disposizione in quegli anni -, il Comune ha avviato un percorso per dare una risposta concreta alla comunità: partire da una rilettura attenta dei bisogni per avviare una riprogrammazione dei servizi e delle attività rivolte alla cittadinanza.
Da qui è nato un percorso di co-programmazione attento fin da subito a due ambiti di intervento, ovvero disabilità e anziani, nonché due categorie fortemente penalizzate, anche nella salute mentale, dalla pandemia.
L’intero percorso è illustrato in questo articolo, che racconta come, dal confronto costante tra l’amministrazione comunale e le associazioni locali – realtà che ogni giorno intercettano i bisogni reali degli anziani –, sia emersa con forza la necessità di dotare Rosignano di uno spazio dedicato, capace di contrastare solitudine e isolamento.
Un progetto che ha preso forma anche a partire da una seconda criticità, trasformata in opportunità: il centro anziani allora attivo, gestito secondo il modello tradizionale dell’appalto, era destinato a chiudere perché non più erogabile dalla Società della Salute. Così, di fronte a queste due istanze – da un lato una domanda crescente di luoghi di socialità, dall’altro il rischio concreto di perdere un servizio fondamentale – si è creata la condizione ideale per immaginare una risposta nuova. Un futuro, in cui gli anziani tornano davvero al centro della comunità.
Conclusa la fase di co-programmazione, ha preso presto forma l’idea di un centro per anziani gestito in maniera condivisa insieme alle realtà associative già impegnate sul territorio. Un progetto nato dalla ricomposizione delle risorse locali, non solo economiche, ma anche relazionali, che è confluito nel patto di collaborazione con un obiettivo chiaro: dare continuità e stabilità a un modello di gestione collaborativa dedicato agli anziani autosufficienti.
Il riferimento fisico e simbolico di questo percorso è il Centro sociale e ricreativo delle Pescine, di proprietà del Comune di Rosignano, gestito da oltre vent’anni dal Circolo Arci, oggi cuore pulsante di una nuova visione di welfare di comunità.

Laboratorio di lettura dei giornali: informarsi insieme per promuovere il dialogo (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)

Il Centro delle Pescine: cuore della comunità e luogo di welfare generativo

Oggi il Centro è un luogo in cui le quotidianità delle persone si incontrano e si intrecciano. La giornata inizia al mattino, quando gli anziani – al principio individuati dalla Società della Salute a seguito di valutazione da parte dei servizi socioassistenziali – vengono accompagnati grazie al servizio dell’Auser e della Società di Mutuo Soccorso Rosignanese, per prendere parte alle attività.
Qui, ogni giorno, le organizzazioni coinvolte nel patto propongono iniziative diverse: si passa dal ballo di gruppo al caffè Alzheimer, dalla lettura condivisa dei giornali ai giochi di carte, scacchi e dama, fino ad attività culturali, artistiche e sessioni di ginnastica dolce.
A raccontare la vitalità del luogo è Alessandro Masoni, presidente di Arci Le Pescine: “Il martedì mattina arriviamo ad avere anche 70 persone che ballano nel salone, è davvero emozionante. Poi, all’ora di pranzo, prima di riprendere le attività del pomeriggio, nel bar si vedono gli anziani socializzare con gli operai che qui sono di passaggio. Nasce una familiarità che prima mancava, nuove relazioni che migliorano la qualità della loro vita quotidiana. Quella che si vive al Centro delle Pescine è una delle esperienze più belle che, dal punto di vista sociale e umano, si possano realizzare.”

Dagli anziani alla disabilità: attivamente insieme per sperimentare nuovi percorsi di partecipazione

Dallo stesso avviso per la co-progettazione del Centro anziani hanno preso forma altre due importanti esperienze. Nel 2025 è stato infatti firmato un secondo patto dedicato al tema della disabilità e della salute mentale, a cui si è affiancato un terzo strumento rivolto direttamente alla gestione condivisa del Centro di aggregazione, con l’obiettivo di trasformarlo sempre più in un bene comune e in uno spazio di sperimentazione per nuovi percorsi di welfare e partecipazione.
“Il Centro sorge su un immobile comunale dato in concessione al Circolo Arci. Questo percorso ha coinciso con la scadenza della concessione e con la necessità di ridefinire il rapporto tra amministrazione e gestore”, spiega Simona Repole. In questo contesto è stata attivata una co-progettazione ai sensi dell’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, da cui è nata una convenzione quadro che oggi prevede la gestione condivisa del Centro da parte del Circolo Arci e di alcune associazioni.
In particolare, il patto vede tra i firmatari due enti pubblici quali il Comune di Rosignano Marittimo e la Società della Salute Valli Etrusche, oltre che realtà territoriali quali Aima Costa Etrusca ODV, Circolo Arci Le Pescine, Fondazione Armunia Castello Pasquini, Auser Rosignano Marittimo ODV, A.S.D. Centro UISP Rosignano A.P.S., Associazione Artistico Culturale La Torre, Cooperativa Sociale Nuovo Futuro, Società Mutuo Soccorso Rosignanese e Unitre Rosignano.

Condividere tempo e socialità al Centro, come strumenti di benessere (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)

Una rete di reti” virtuosa, che a Rosignano fa dialogare i patti sul territorio

Il vero valore aggiunto di questo percorso è la capacità dell’amministrazione comunale e dei pattisti che, lavorando fianco a fianco, sono riusciti a dare vita a una vera e propria “rete di reti”: un lavoro paziente di connessione che oggi consente ai diversi patti di dialogare tra loro per rispondere alle necessità del territorio.
Come racconta Simona Repole, “insieme abbiamo creato una cabina di regia dei singoli patti di collaborazione firmati – da quello dedicato agli anziani a quello sulla disabilità e salute mentale – che coinvolge le realtà associative impegnate nel progetto. Oltre a questa, c’è una cabina di regia più alta, quella del Centro, dove lavoriamo per potenziare tutte le progettualità e mantenerle collegate tra loro. Ma non solo: stiamo anche lavorando con uno sguardo più ampio, per mettere queste in relazione con gli altri patti di collaborazione presenti sul territorio.”
Per Simona Repole, il bene comune generato dal patto è innanzitutto un bene comune immateriale, ovvero l’aggregazione sociale: un’aggregazione che non si rivolge a una sola categoria, ma all’intera comunità. “Il nostro è un lavoro di coesione: quando le diverse realtà si incontrano e si contaminano, si supportano a vicenda. È questo il senso profondo di costruire comunità e il Centro diventa il pretesto per farlo”, racconta.
A questa visione si aggiunge quella di Alessandro Masoni, che riconosce nel patto anche un motore di socialità e crescita culturale per tutta la cittadinanza: “La pluralità delle attività del Centro permette di tutelare il livello culturale delle persone e di promuoverne una crescita. L’obiettivo, che stiamo già realizzando, è far diventare Le Pescine un centro sociale a 360 gradi, gestito collettivamente. Dobbiamo superare l’idea che possa essere amministrato solo da un soggetto: serve una cabina di regia delle associazioni del territorio, capace di generare un bene più grande”.

Patti di collaborazione per gestire servizi pubblici

Ciò che rende questo patto particolarmente interessante è la sua natura: al centro non vi è un bene da gestire, come avviene in molte esperienze di amministrazione condivisa, ma un servizio di interesse generale.
Proprio sul valore dei servizi come beni comuni gestiti attraverso patti di collaborazione – sempre più percepiti come responsabilità condivise di fronte a sfide che non possono più essere affrontate esclusivamente dal settore pubblico – si soffermava già questo precedente articolo.
Nel caso del Centro anziani, il patto si innesta direttamente sull’erogazione di un servizio pubblico, superando sia la rigidità della gestione comunale tradizionale sia gli schemi tipici dell’appalto. È proprio qui che risiede la sua forza: nella capacità di adattarsi con maggiore flessibilità ai bisogni reali delle persone. Il patto consente infatti di modellare attività e organizzazione del servizio in modo più personalizzato, offrendo risposte puntuali e mirate che gli strumenti tradizionali dell’erogazione dei servizi difficilmente riuscirebbero a garantire.
Il valore aggiunto di questo modello è la possibilità di condurre in modo continuativo un’analisi partecipata dei bisogni: non un esercizio autoreferenziale, ma un percorso condiviso con le persone e con le associazioni che vivono quotidianamente il Centro.

Cibo, relazioni e comunità: il pranzo condiviso al Centro delle Pescine (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)

Oltre Le Pescine: il patto come modello per altri servizi

L’esperienza del Centro delle Pescine non è solo un caso di successo: si sta infatti rivelando un modello replicabile per altri servizi di interesse generale. A Rosignano alcune sperimentazioni sono già in corso, come per l’ambito turistico-ricreativo: nella Marina di Vada, altra frazione del Comune, l’amministrazione sta lavorando alla co-progettazione per la gestione condivisa di aree demaniali marittime, dove erogare servizi e organizzare attività con le associazioni.
Lo stesso approccio è stato avviato anche per i servizi culturali, a partire dalle attività del Teatro Comunale Ordigno, di Vada. Un altro fronte aperto riguarda poi gli impianti sportivi. L’obiettivo è uscire dalla logica competitiva delle gare d’appalto anche in questo settore, per promuovere l’amministrazione condivisa come strada per valorizzare la funzione sociale dello sport e la collaborazione con le realtà locali.
Tra i percorsi già attivati e una visione che guarda alle esperienze future, il lavoro del Comune di Rosignano sta costruendo un modello di welfare di comunità sempre più solido e generativo. E i numeri raccontano meglio di qualsiasi parola la portata di questo impegno: nella durata del patto sono stati coinvolti 9 anziani autosufficienti (di cui al momento 6 stabili), 49 volontari attivi che in totale svolgono circa 163 ore al mese e, inoltre, una media di 700 persone anziane che partecipano ogni mese alle attività. Dati, che restituiscono il potere di un patto che, partendo dagli anziani, genera una ricaduta su tutto il territorio.
L’amministrazione condivisa è diventata per noi la prima opzione quando lavoriamo con l’associazionismo”, sottolinea Simona Repole, a conferma di come, a Rosignano Marittimo, lo strumento del patto stia consolidando un impegno costante nella gestione condivisa dei beni comuni. D’altronde, come aggiunge Alessandro Masoni, “lo strumento del patto di collaborazione è il futuro dell’amministrazione sociale delle comunità. Un futuro, che stiamo già attraversando”.