Ad Assisi 350 persone provenienti da tutte le regioni italiane si sono confrontate per tre giorni sull’Amministrazione condivisa dei beni comuni. Dibattiti, lavoro di gruppo, eventi culturali per favorire scambi, relazioni, elaborazione politica

Anche quest’anno ci siamo ritrovati ad Assisi per la seconda edizione del “Festival dell’Amministrazione condivisa dei beni comuni”, dal 26 al 28 marzo, con l’obiettivo di creare e rendere sempre più solide le relazioni fra cittadini, istituzioni, enti pubblici e privati, Terzo settore e organizzazioni collettive. Al Teatro Lyrick e nel centro storico di Assisi oltre 350 persone provenienti da tutta Italia -sindaci e amministratori pubblici, studiosi, giuristi, sociologi, cittadini attivi, associazioni, scuole, università- si sono confrontate sul tema della cura dei beni comuni, condividendo idee, processi, pratiche, esperienze. L’iniziativa è promossa dal Comune di Assisi, Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà e Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia, con il patrocinio di Regione Umbria e Anci Umbria e il sostegno della Consulta delle Fondazioni umbre. Ancora una volta il Festival, in una inaspettata cornice innevata, si è proposto come laboratorio nazionale e spazio di riferimento per riflettere sull’Amministrazione condivisa. Un modello culturale, sociale, politico e amministrativo che riconosce e valorizza le comunità impegnate nella cura dei beni comuni materiali e immateriali.

Il racconto come cura

Le giornate di Assisi sono inevitabilmente segnate dall’angoscia per le sorti del mondo. Sembra di essere in balia di eventi globali fuori controllo -guerre, crisi economiche, crisi climatiche- che riducono l’individuo a uno spettatore impotente. Viviamo l’età della policrisi, in un contesto dove ciascuna crisi ne innesca un’altra moltiplicandone gli effetti. Le settimane che hanno preceduto il Festival, con il loro quotidiano carico di paura, impotenza e rabbia rischiavano di rendere quello spazio quasi un microcosmo protetto e isolato dal tempo presente. Come si è detto nella prima giornata, però, gli sguardi, gli abbracci, i sorrisi durante il Festival sono diversi.
Condividere esperienze, prendere la parola, raccontare le storie e i percorsi di ciascuno non è ignorare la realtà che ci circonda ma costruzione di una esperienza di condivisione. Nella giornata dedicata al premio nazionale “PattiXcollaborare” abbiamo avvertito la narrazione come cura e il valore della relazione come paradigma politico e sociale. La sfida che tutti abbiamo avvertito è quella di rifondare l’esistente attraverso l’impegno collettivo. È bello leggere con questa chiave di lettura anche i due eventi del Festival, la storia di una polisportiva ad azionariato popolare raccontata in Anatomia di un grande sogno e il racconto in musica di un Patto di collaborazione grazie alle note di Vincenzo Deluci e dei suoi musicisti. Due storie diverse che hanno una radice comune: l’impegno collettivo per la tutela di diritti costituzionali, che siano lo sport popolare e l’identità di un quartiere o il contrasto allo sfruttamento lavorativo delle donne impegnate in agricoltura o ancora la presentazione di uno strumento musicale inclusivo pensato per chi ha limitate capacità motorie.

Il tema dell’alleanza

Lo scorso anno abbiamo raccontato l’Italia dei beni comuni e ci ha sorpreso quanto fosse atteso un appuntamento come il Festival dell’Amministrazione condivisa dei beni comuni, un necessario momento di incontro, di scambio, di riflessioni condivise. È proprio in quei giorni era emerso quello che sarebbe stato il tema principale di questa seconda edizione: l’alleanza per l’amministrazione condivisa dei beni comuni.

E le sue possibili declinazioni

Un’alleanza nasce su visioni comuni e condivise, quelle che abbiamo provato a disegnare nel confronto avuto in dieci gruppi di lavoro tematici e nei dibattiti in plenaria, nell’ascolto di testimoni privilegiati che hanno offerto il loro contributo di cittadini attivi, amministratori pubblici, rappresentanti del Terzo settore, ricercatori. Un’alleanza è necessaria per sostenere l’impegno di comunità attive nella cura dei beni comuni finalizzate a tutelare interessi generali.
Ha una dimensione locale perché legata alle esperienze di piccoli centri, quartieri, città. Esperienze apparentemente piccole e fragili, ma che hanno cambiato i processi di governo e attuato, nella fatica quotidiana, principi fondamentali della nostra Costituzione.
L’alleanza ha anche una sua dimensione nazionale. Fiducia, cura, condivisione diventano principi intorno a cui costruire una dimensione politica, sociale e culturale intorno a cui riconoscersi.
Perché, lo sappiamo, l’amministrazione condivisa non l’abbiamo mai pensata come una procedura amministrativa ma, piuttosto, come spazio di elaborazione culturale. Quando un cittadino si prende cura di un bene comune attraverso un Patto di collaborazione sta esercitando un pensiero politico, prova, a volte anche inconsapevolmente, a dare nuove forme alla partecipazione attraverso l’adempimento di quei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” per garantire “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale del paese”.

La filantropia per la cura dei beni comuni

La cura dei beni comuni, siano essi materiali o immateriali, ha valore come processo abilitante di immaginazione sociale, rappresenta il rovesciamento della logica del potere (quello dell’esercizio del potere è un tema emerso diverse volte in queste giornate su cui sarà necessario ritornare). È la cultura del dono quella che caratterizza l’Amministrazione condivisa dei beni comuni, e allora, più che lavorare per progetti, è necessario sostenere i processi per rispondere ai bisogni sociali e incidere nella complessità.
In questo senso, il capitale filantropico non ha solo natura finanziaria ma è lo strumento necessario ad accompagnare e sostenere visione e immaginazione sociale, che sia non solo sostenibile ma anche generativa attraverso la valorizzazione delle risorse materiali e immateriali degli ecosistemi territoriali. All’interno di questo modello anche la valutazione e l’impatto delle azioni di cura diventano una forma di apprendimento collettivo.

Il prossimo Rapporto

E adesso? La costruzione dell’Alleanza per l’Amministrazione condivisa ci vedrà impegnati nel corso di quest’anno. Sarà il tema del prossimo Rapporto, la cui pubblicazione abbiamo rinviato rispetto alla tradizionale uscita del mese di febbraio proprio perché vogliamo costruirlo insieme a coloro che ci hanno accompagnato durante il Festival. Ci sarà spazio per le organizzazioni che hanno accolto il nostro invito a facilitare i tavoli tematici, a loro va il nostro grazie per il preziosissimo contributo e, soprattutto, per essere nostri compagni di strada. Troveranno voce nel Rapporto anche contributi di chi, pur non potendo intervenire ad Assisi, ha manifestato il suo interesse verso questo percorso. Non abbiamo immaginato strutture complesse per quella che abbiamo chiamato Alleanza, pensiamo sia necessario rafforzare sempre più relazioni circolari in cui possano partecipare tutti coloro che su questi temi sono attivi sui territori, soggetti anche molto diversi fra loro, pubblici, privati, non profit, imprese, purché accomunati dalla voglia di condividere un pezzo di strada insieme e ritrovarci nel 2027 per la terza edizione del Festival dell’Amministrazione condivisa dei beni comuni.

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Immagine di copertina: @verocreativeduo