I patti di collaborazione nella prospettiva del management pubblico
L’amministrazione condivisa si è progressivamente consolidata come un nuovo modo di intendere il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Nata da numerose esperienze di partecipazione attiva sviluppatesi nel panorama nazionale – in particolare nell’ambito della cura e della rigenerazione del patrimonio urbano – è stata riconosciuta dal Legislatore come un vero e proprio modello organizzativo, funzionale alla realizzazione dei principi di solidarietà sociale e di sussidiarietà orizzontale. In tale contesto, i patti di collaborazione rappresentano lo strumento principale per rendere operativo questo paradigma, consentendo di definire in modo chiaro obiettivi, attività, ruoli e responsabilità condivisi tra amministrazioni pubbliche e cittadini nell’ambito delle singole iniziative di amministrazione condivisa. Sebbene i patti di collaborazione siano stati prevalentemente considerati nella loro accezione di strumento giuridico, essi presentano in realtà una natura intrinsecamente multidisciplinare, la cui implementazione richiede competenze eterogenee, che spaziano dal campo giuridico a quello urbanistico, ingegneristico, informatico, sociologico e politologico.
Tra gli altri, un campo finora meno esplorato e valorizzato è quello del management pubblico. In tale ottica, i patti di collaborazione possono essere interpretati come forme di co-produzione dei servizi pubblici, laddove la co-produzione è definita come un’ampia gamma di attività che hanno luogo lungo l’intero ciclo di produzione di un servizio pubblico – dalla programmazione alla valutazione, passando per la progettazione e l’erogazione – grazie al contributo congiunto di attori delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini.
BePART: un progetto di interesse nazionale sui patti di collaborazione
Al fine di approfondire lo studio dei patti di collaborazione secondo la prospettiva di management pubblico, abbiamo condotto un progetto di ricerca di interesse nazionale (PRIN 2022 PNRR), BePART – Bounded Digitalized Public Administration to Restore Citizens’ Trust – finanziato nell’ambito del New Gereration EU. L’obiettivo di BePART è quello di analizzare il ruolo delle tecnologie digitali e degli strumenti di gestione dei patti di collaborazione, evidenziando come questi possano contribuire a rafforzare la fiducia nelle pubbliche amministrazioni, considerata uno degli impatti più rilevanti e sensibili nel dibattito sull’amministrazione condivisa.
Al progetto BePART hanno partecipato studiose e studiosi del Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici dell’Università di Siena e del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Cagliari, e noi che firmiamo questo articolo ne abbiamo coordinato o implementato le attività nelle rispettive unità di ricerca. Un ulteriore contributo è arrivato dall’Advisory Board composto da Tony Bovaird e Alex Murdock, Professori Emeriti di Public Management dell’University of Birmingham e della London South Bank University, che hanno affiancato il progetto nella definizione delle principali scelte metodologiche.
Le tecnologie digitali nell’amministrazione condivisa
Un primo elemento emerso da BePART riguarda le tecnologie digitali. Nei patti di collaborazione esse assumono forme molteplici, che vanno da strumenti semplici e ampiamente diffusi a soluzioni costruite ad hoc, capaci di svolgere un ruolo significativo nei processi di co-produzione. L’analisi condotta mostra che le tecnologie digitali non incidono solo sull’infrastruttura tecnologica dei Patti, ma anche sulle funzioni che esse svolgono, distinguibili in gestione interna e comunicazione esterna. In molti casi, inoltre, tali tecnologie possono svolgere una funzione abilitante, diventando parte integrante dell’infrastruttura operativa del patto. In alcuni casi, inoltre, la tecnologia non è soltanto uno strumento, ma costituisce l’oggetto stesso della collaborazione.
I nostri risultati suggeriscono che, al di là della sofisticazione tecnica, le tecnologie digitali possono svolgere un ruolo rilevante nel sostenere la collaborazione nelle diverse fasi del patto. Social media, siti istituzionali, piattaforme per videoconferenze, applicazioni di messaggistica istantanea, documenti condivisi e strumenti digitali progettati appositamente per sostenere specifiche attività co-produttive possono infatti facilitare il coordinamento tra gli attori coinvolti, sostenere la condivisione delle informazioni, promuovere le attività verso la comunità più ampia e, in alcuni casi, rappresentare la condizione stessa che rende possibile la co-produzione. Più che la complessità tecnica, conta dunque la capacità delle tecnologie digitali di favorire accessibilità, visibilità, coordinamento e partecipazione, senza sostituire la dimensione relazionale che resta centrale nei processi collaborativi.
Gli strumenti di gestione dei patti di collaborazione
Accanto alla dimensione tecnologica, la ricerca ha messo in luce il ruolo decisivo degli strumenti di gestione. I patti di collaborazione funzionano quando l’amministrazione condivisa si dota di strumenti di gestione capaci di favorire il raggiungimento di obiettivi condivisi. Accanto agli strumenti più ricorrenti – come l’esplicitazione dei valori nei regolamenti locali, l’individuazione di referenti e strutture responsabili, la definizione di procedure per l’approvazione dei patti, la creazione di tavoli di co-progettazione, e l’istituzionalizzazione di modalità di monitoraggio orientate all’apprendimento collettivo – emergono strumenti più peculiari ma non meno rilevanti – come la formazione del personale, la specializzazione degli uffici, l’integrazione dell’amministrazione condivisa nella programmazione comunale e lo sviluppo di sistemi di riconoscimento e incentivo. Sullo sfondo, resta decisiva la qualità della relazione umana tra funzionari pubblici e cittadini.
I nostri risultati suggeriscono che l’amministrazione condivisa non si regge solo sulla disponibilità dei cittadini attivi o sulla presenza di un regolamento, ma sulla capacità delle amministrazioni di dotarsi di un’infrastruttura gestionale che, da un lato, consente la concreta attuazione del paradigma dell’amministrazione condivisa e, dall’altro, ne sostiene l’efficacia nel tempo. In tale prospettiva, gli strumenti di gestione possono contribuire in modo decisivo all’auspicata trasformazione (piuttosto che riduzione) della pubblica amministrazione: da amministrazione che autorizza e controlla ad amministrazione che accompagna, coordina, valuta e riconosce.
La fiducia, un impatto ancora tutto da approfondire
I nostri risultati mostrano che quando obiettivi e responsabilità sono ben definiti, quando c’è coordinamento continuo e quando si creano occasioni di interazione – spesso sostenute da tecnologie digitali – diventa più facile rafforzare le relazioni tra i soggetti coinvolti e, attraverso queste relazioni, ricostruire fiducia. Tuttavia, l’impatto che i patti di collaborazione hanno sul rapporto di fiducia tra cittadini e pubblica amministrazione merita un ulteriore approfondimento. A tal fine, considerando la naturale affinità tra l’obiettivo di BePART e la missione di Labsus, abbiamo avviato con l’associazione una collaborazione di ricerca e abbiamo sottoscritto una convenzione per la realizzazione di un ulteriore studio dedicato a questo tema. Lo studio si basa su un questionario rivolto a tutti i pattisti (ossia, referenti dell’amministrazione pubblica, membri di organizzazioni del terzo settore e cittadinanza attiva). Il questionario è attualmente in corso di somministrazione ed è accessibile al seguente link per la compilazione: https://surveys.smartlabkaralis.com/index.php/bepart .
Se hai partecipato, o partecipi oggi, a un patto di collaborazione, Ti chiediamo di dedicarci qualche minuto compilando il questionario. Il tuo punto di vista può aiutarci a comprendere meglio come questi percorsi contribuiscano a costruire fiducia e a rafforzare l’amministrazione condivisa.
Daniela Sorrentino – Professoressa Associata Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici, Università di Siena
Davide Eltrudis – Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, Università di Cagliari
Gabriella Pica – Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici, Università di Siena.
Immagine di copertina: Mohamed_hassan su pixabay
