
Il problema di partenza: una Pubblica Amministrazione che ottimizza, non che immagina Il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale tende a oscillare tra due estremi ugualmente sterili: la celebrazione acritica dello strumento e la demonizzazione apocalittica. Entrambi hanno un difetto comune: mancano di concretezza. La domanda emersa dall’evento, che invece vale la pena porre, soprattutto per chi lavora ogni giorno nei territori con cittadini e istituzioni, è più precisa: a chi appartiene l’IA, chi ne fissa le regole, e a quale fine viene orientata? I modelli oggi disponibili sono proprietà di grandi soggetti privati, costruiti con logiche estrattive e senza governance condivisa. Lasciarli così significa lasciare che amplifichino le stesse asimmetrie di potere che l’amministrazione condivisa prova invece a cambiare. Ma la risposta non può essere ignorare lo strumento: significa scegliere meglio gli strumenti e occupare lo spazio prima che lo occupino altri. C’è poi una tentazione a cui le amministrazioni rischiano...







