
Riparare è di tendenza, anche se non una pratica routinaria e quotidiana. Quanti di noi hanno il tempo di riparare o vogliono prendersi il tempo per imparare a farlo? Eppure, sono sempre crescenti le iniziative locali e della cittadinanza che, per ridurre la produzione di rifiuti e contrastare l’obsolescenza programmata e psicologica, promuovono la riparazione. Progetti come Repair Café e RestartParty vedono volontari impegnati nella condivisione di tecniche e conoscenze destinate alla cura, manutenzione e recupero di prodotti di consumo giornaliero, dal tessile all’elettronico, valorizzando competenze che sembravano smarrite nell’arco delle ultime generazioni. Grazie al movimento internazionale per il diritto alla riparazione, questa ha intercettato negli ultimi anni sia gli ambiti culturali e tradizionali delle comunità e dei luoghi, che l’innovazione e il design della grande produzione industriale. Ci sono voluti circa trent’anni dall’inizio delle prime pratiche di obsolescenza programmata introdotte dalle grandi imprese americane (e.g., Ford a General Electric), sin dagli anni Venti del secolo...







