
Nonostante la sua vocazione unitaria e unificante, l’amministrazione condivisa vive oggi in confini che ne comprimono il potenziale. Si tratta di confini di varia tipologia: lessicali, culturali, teorici, applicativi, ma, perlopiù, normativi. È proprio nel diritto, infatti, che i confini, fatti di aree di competenza, ambiti di applicazione soggettiva/oggettiva, definizioni giuridiche o nomen juris, divengono formanti di una parcellizzazione forzata, necessitata, dell’amministrazione condivisa, tanto sul piano teorico quanto su quello pratico. Basti pensare, a mo’ di esempio, al Codice del Terzo Settore, il cui ambito di applicazione soggettivo (gli enti del Terzo Settore) contribuisce a confinare dentro il mondo del Terzo Settore le forme di amministrazione condivisa da esso disciplinate e la novità di cui sono portatrici, separandole, al contempo, da altre forme di amministrazione condivisa. Un confine, questo, che, in quanto espressione della competenza esclusiva dello Stato in tema di ordinamento civile, ha portata costituzionale (Corte cost., sentenza n....







