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	<title>Filippo Pizzolato, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Filippo Pizzolato, Autore presso Labsus</title>
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		<title>La vera sicurezza è un bene relazionale, fondato sul rafforzamento dei legami comunitari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Filippo Pizzolato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 01:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prendersi cura dei &#8221; beni comuni &#8221; o rafforzare la vigilanza (umana e tecnologica) su beni privati? Con il rischio di semplificare, provo cosìa sintetizzare un dubbio a proposito dell&#8217;estensione del principio di sussidiarietà  ai compiti, tradizionalmente autoritativi e statali, di mantenimento della sicurezza interna. Funzione originaria dello Stato, quasi la sua ragione sociale, è proprio quella di garantire la sicurezza interna e la difesa dall&#8217;esterno. Come spiega il filosofo S. Natoli, lo Stato nasce dalla &#8220;perdita dell&#8217;oggettività  del bene&#8221;, che rende urgente uno &#8220;strumento per limitare il male&#8221; e &#8220;l&#8217;unico bene che [questo] può salvaguardare è che non dilaghi il male, cioè che non si realizzi un potere di distruzione tra gli uomini&#8221; (Politica e virtù, in S. Natoli-L.F. Pizzolato, La politica e la virtù, Lavoro, Roma 1999, pp. 12-13). Il lessico dei beni comuni non è &#8221; di famiglia &#8221; per lo Stato moderno. Le formazioni sociali sono state da questo ricacciate entro una sfera privata, cosìcome privato è lo spazio rimesso alla libertà  e alla partecipazione. Libertà  e proprietà , a partire da Locke, vengono a costituire un binomio quasi inscindibile. E il non-proprietario è riguardato con sospetto, come fosse un cittadino inaffidabile. La povertà  rappresenta &#8211; ieri come oggi &#8211; una minaccia per l&#8217;ordine pubblico. Per Tocqueville, &#8220;pericoloso è (&#8230;) soltanto il soggetto che non avendo nulla &#8211; né i diritti, né proprietà  (&#8230;) -, nulla ha da perdere nel costituirsi come soggetto di rapina. (&#8230;) Buon cittadino può diventarlo soltanto chi abbia una partecipazione nel patto di cittadinanza. Ovvero chi, libero come può esserlo soltanto chi goda di proprietà  e di diritti, agisca concretamente la propria libertà &#8220;[1]. Oggi l&#8217;equazione povertà -minaccia è riproposta nei confronti dei migranti e dei mendicanti. Politiche securitarie In una società  percepita come intrinsecamente conflittuale e minacciosa, lo Stato e il mercato costituiscono tecniche complementari di &#8221; immunizzazione &#8221; dell&#8217;individuo dal rapporto con l&#8217;altro da sé. Nulla di strano, pertanto, se in ausilio dello Stato nelle funzioni securitarie accorra il mercato che a individui (consumatori) impauriti promette strumenti che consentano loro di organizzare &#8211; a fianco dello Stato stesso &#8211; la propria auto-difesa e di alzare le &#8221; siepi &#8221; , ormai spoglie, che il sovrano ha piantato per separare i sudditi e difendere le loro proprietà . Le politiche securitarie costituiscono il terreno più naturale di questa alleanza tra Stato e mercato. Soprattutto in alcuni contesti nazionali si diffondono soluzioni private alla domanda di sicurezza. Nelle città , in preda alla mixofobia, e cioè alla paura della mescolanza con i diversi, come annota Bauman, si tengono separate le &#8220;gated communities&#8221;, sorvegliate da guardie private. Nel nostro ordinamento, piantato nella terra buona della nostra Costituzione, il ruolo di soggetti privati è consentito solo per funzioni di sicurezza complementare o integrativa, senza sconfinamenti nell&#8217;ambito di interventi coercitivi di ordine pubblico. Percezione e domanda di sicurezza Non che, anche da noi, manchino pulsioni, non sempre spontanee o fondate su pericoli reali, all&#8217;autodifesa da parte degli individui. Nel dibattito che ha portato alla &#8221; liberalizzazione &#8221; della legittima difesa domiciliare (con la riforma dell&#8217;art. 52 c.p.) si è scomodato impropriamente il principio di sussidiarietà . Il Sindaco di Borgosesia, nonché europarlamentare della Lega, ha esibito in televisione una pistola per presentare la sua iniziativa di istituire un fondo per sostenere l&#8217;acquisto di un&#8217;arma. E cittadini italiani che hanno sparato in casa propria, talora uccidendo, per proteggere la proprietà  e/o l&#8217;incolumità  minacciate, assurgono al rango di eroi popolari e, quand&#8217;anche condannati, se ne reclama rumorosamente (talora con successo) la grazia. Se questa è la tendenza, è evidente il rischio di separare la domanda di sicurezza dalla cultura della legalità . In nome dell&#8217;emergenza, reale o presunta, si auspicano misure restrittive, deroghe, che incontrano un certo consenso tra i cittadini, soprattutto quando siano selettive, rivolte cioè a colpire in modo diseguale i non cittadini o i non abbienti. In questo contesto, la partecipazione dei cittadini può prendere strade ambigue. Attività  di vigilanza passiva del territorio e di segnalazione, in sé innocue e finanche utili, vengono presentate con il nome sinistramente evocativo di &#8220;ronde&#8221;. E i cittadini attivi vengono assoldati in compiti di presidio di beni privati, quasi fossero un surrogato povero della videosorveglianza o della vigilanza professionale privata. Si manifesta cosìuna nuova variante della dimensione &#8221; parassitaria &#8221; della visione liberale, quella per cui una società  di individui liberi, presunti indipendenti e razionali, vive alle spalle di forme previe di socializzazione e di legame sociale, che pure contribuiscono a indebolire[2]. Non di rado, nei Comuni, queste iniziative, anziché occasione di ricomposizione del tessuto sociale, diventano motivo di ulteriore lacerazione, causata da una pericolosa predeterminazione ideologica. E per scongiurare derive, si deve giungere a una regolamentazione prudente e cosìanalitica da far evaporare ogni carattere di spontanea iniziativa (G. Arena in http://www.labsus.org/2009/09/la-sicurezza-e-un-bene-comune-di-cui-i-cittadini-possono-prendersi-cura/). Soluzioni private Misure cosìcongegnate di attivazione (privata più che) civica rischiano paradossalmente di generare altra insicurezza, poiché &#8211; cosìcome avviene nell&#8217;etologia animale &#8211;  anche negli uomini il senso di paura può scatenare l&#8217;aggressività  o alimentare un rancore pronto a esplodere. Negli USA lo stesso Presidente Obama si è fatto portavoce della preoccupazione crescente per i danni causati da una scriteriata diffusione delle armi tra i cittadini. E strategie comunicative, proprie di certo linguaggio politico, volte ad additare il nemico responsabile dell&#8217;insicurezza, inducono a loro volta un&#8217;intolleranza che può sfociare in reati. Un caso piuttosto recente, la strage di Utoya in Norvegia, conferma quanto la diffusione anche politica di posizioni xenofobe possa far deflagrare comportamenti violenti e psicosi. E, in ultima analisi, appare miope e insieme illusoria una visione che pretenda o prometta di ricavare soluzioni private o anche locali, ritagliando rifugi di una pretesa sicurezza assoluta, in presenza di un contesto internazionale segnato da un forte disordine politico ed economico. Sicurezza: bene pubblico, esclusivo, rivale Per usare categorie di derivazione economica, si può forse vedere il rischio che, fattualmente, la sicurezza, da esempio classico di &#8221; bene pubblico &#8221; , degradi a &#8221; esclusivo &#8221; , quando non addirittura a bene &#8221; rivale &#8221; , che alcuni consumano al prezzo dell&#8217;insicurezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/02/la-vera-sicurezza-e-un-bene-relazionale-fondato-sul-rafforzamento-dei-legami-comunitari/">La vera sicurezza è un bene relazionale, fondato sul rafforzamento dei legami comunitari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prendersi cura dei  &#8221; beni comuni &#8221;  o rafforzare la vigilanza (umana e tecnologica) su beni privati? Con il rischio di semplificare, provo cosìa sintetizzare un dubbio a proposito dell&#8217;estensione del principio di sussidiarietà  ai compiti, tradizionalmente autoritativi e statali, di mantenimento della sicurezza interna. Funzione originaria dello Stato, quasi la sua ragione sociale, è proprio quella di garantire la sicurezza interna e la difesa dall&#8217;esterno. Come spiega il filosofo S. Natoli, lo Stato nasce dalla &#8220;perdita dell&#8217;oggettività  del bene&#8221;, che rende urgente uno &#8220;strumento per limitare il male&#8221; e &#8220;l&#8217;unico bene che [questo] può salvaguardare è che non dilaghi il male, cioè che non si realizzi un potere di distruzione tra gli uomini&#8221; (<em>Politica e virtù</em>, in S. Natoli-L.F. Pizzolato, <em>La politica e la virtù</em>, Lavoro, Roma 1999, pp. 12-13). Il lessico dei beni comuni non è  &#8221; di famiglia &#8221;  per lo Stato moderno. Le formazioni sociali sono state da questo ricacciate entro una sfera privata, cosìcome privato è lo spazio rimesso alla libertà  e alla partecipazione.<strong> Libertà  e proprietà , a partire da Locke, vengono a costituire un binomio quasi inscindibile. E il non-proprietario è riguardato con sospetto, come fosse un cittadino inaffidabile. La povertà  rappresenta &#8211; ieri come oggi &#8211; una minaccia per l&#8217;ordine pubblico.</strong> Per Tocqueville, &#8220;pericoloso è (&#8230;) soltanto il soggetto che non avendo nulla &#8211; né i diritti, né proprietà  (&#8230;) -, nulla ha da perdere nel costituirsi come soggetto di rapina. (&#8230;) Buon cittadino può diventarlo soltanto chi abbia una partecipazione nel patto di cittadinanza. Ovvero chi, libero come può esserlo soltanto chi goda di proprietà  e di diritti, agisca concretamente la propria libertà &#8220;<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. <strong>Oggi l&#8217;equazione povertà -minaccia è riproposta nei confronti dei migranti e dei mendicanti.</strong></p>
<h1>Politiche securitarie</h1>
<p><strong>In una società  percepita come intrinsecamente conflittuale e minacciosa, lo Stato e il mercato costituiscono tecniche complementari di  &#8221; immunizzazione &#8221;  dell&#8217;individuo dal rapporto con l&#8217;altro da sé.</strong> Nulla di strano, pertanto, se in ausilio dello Stato nelle funzioni securitarie accorra il mercato che a individui (consumatori) impauriti promette strumenti che consentano loro di organizzare &#8211; a fianco dello Stato stesso &#8211; la propria auto-difesa e di alzare le  &#8221; siepi &#8221; , ormai spoglie, che il sovrano ha piantato per separare i sudditi e difendere le loro proprietà .<strong> Le politiche securitarie costituiscono il terreno più naturale di questa alleanza tra Stato e mercato. Soprattutto in alcuni contesti nazionali si diffondono soluzioni private alla domanda di sicurezza.</strong> Nelle città , in preda alla mixofobia, e cioè alla paura della mescolanza con i diversi, come annota Bauman, si tengono separate le &#8220;gated communities&#8221;, sorvegliate da guardie private. Nel nostro ordinamento, piantato nella terra buona della nostra Costituzione, il ruolo di soggetti privati è consentito solo per funzioni di sicurezza complementare o integrativa, senza sconfinamenti nell&#8217;ambito di interventi coercitivi di ordine pubblico.</p>
<h1>Percezione e domanda di sicurezza</h1>
<p><strong>Non che, anche da noi, manchino pulsioni, non sempre spontanee o fondate su pericoli reali, all&#8217;autodifesa da parte degli individui.</strong> Nel dibattito che ha portato alla  &#8221; liberalizzazione &#8221;  della legittima difesa domiciliare (con la riforma dell&#8217;art. 52 c.p.) si è scomodato impropriamente il principio di sussidiarietà . Il Sindaco di Borgosesia, nonché europarlamentare della Lega, ha esibito in televisione una pistola per presentare la sua iniziativa di istituire un fondo per sostenere l&#8217;acquisto di un&#8217;arma. <strong>E cittadini italiani che hanno sparato in casa propria, talora uccidendo, per proteggere la proprietà  e/o l&#8217;incolumità  minacciate, assurgono al rango di eroi popolari e, quand&#8217;anche condannati, se ne reclama rumorosamente (talora con successo) la grazia.</strong></p>
<p><strong>Se questa è la tendenza, è evidente il rischio di separare la domanda di sicurezza dalla cultura della legalità . In nome dell&#8217;emergenza, reale o presunta, si auspicano misure restrittive, deroghe, che incontrano un certo consenso tra i cittadini, soprattutto quando siano selettive, rivolte cioè a colpire in modo diseguale i non cittadini o i non abbienti.</strong> In questo contesto, la partecipazione dei cittadini può prendere strade ambigue. Attività  di vigilanza passiva del territorio e di segnalazione, in sé innocue e finanche utili, vengono presentate con il <a href="http://www.labsus.org/media/GG_Nobili_mulino_Nw10_V3.pdf" target="_blank">nome sinistramente evocativo di &#8220;ronde&#8221;</a>. E i cittadini attivi vengono assoldati in compiti di presidio di beni privati, quasi fossero un surrogato povero della videosorveglianza o della vigilanza professionale privata. Si manifesta cosìuna nuova variante della dimensione  &#8221; parassitaria &#8221;  della visione liberale, quella per cui una società  di individui liberi, presunti indipendenti e razionali<strong>,</strong> vive alle spalle di forme previe di socializzazione e di legame sociale, che pure contribuiscono a indebolire<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. <strong>Non di rado, nei Comuni, queste iniziative, anziché occasione di ricomposizione del tessuto sociale, diventano motivo di ulteriore lacerazione, causata da una pericolosa predeterminazione ideologica</strong>. E per scongiurare derive, si deve giungere a una regolamentazione prudente e cosìanalitica da far evaporare ogni carattere di spontanea iniziativa (G. Arena in http://www.labsus.org/2009/09/la-sicurezza-e-un-bene-comune-di-cui-i-cittadini-possono-prendersi-cura/).</p>
<h1>Soluzioni private</h1>
<p>Misure cosìcongegnate di attivazione (privata più che) civica rischiano paradossalmente di generare altra insicurezza, poiché &#8211; cosìcome avviene nell&#8217;etologia animale &#8211;  <strong>anche negli uomini il senso di paura può scatenare l&#8217;aggressività  o alimentare un rancore pronto a esplodere</strong>. Negli USA lo stesso Presidente Obama si è fatto portavoce della preoccupazione crescente per i danni causati da una scriteriata diffusione delle armi tra i cittadini. E <strong>strategie comunicative, proprie di certo linguaggio politico, volte ad additare il <em>nemico</em> responsabile dell&#8217;insicurezza, inducono a loro volta un&#8217;intolleranza che può sfociare in reati.</strong> Un caso piuttosto recente, la strage di Utoya in Norvegia, conferma quanto la diffusione anche politica di posizioni xenofobe possa far deflagrare comportamenti violenti e psicosi. <strong>E, in ultima analisi, appare miope e insieme illusoria una visione che pretenda o prometta di ricavare soluzioni private o anche locali, ritagliando rifugi di una pretesa sicurezza assoluta, in presenza di un contesto internazionale segnato da un forte disordine politico ed economico.</strong></p>
<h1>Sicurezza: bene pubblico, esclusivo, rivale</h1>
<p><strong>Per usare categorie di derivazione economica, si può forse vedere il rischio che, fattualmente, la sicurezza, da esempio classico di  &#8221; bene pubblico &#8221; , degradi a  &#8221; esclusivo &#8221; , quando non addirittura a bene  &#8221; rivale &#8221; , che alcuni consumano al prezzo dell&#8217;insicurezza altrui.</strong> Inserendosi in questa cornice, il dibattito sui beni comuni e ancor più il richiamo al principio di sussidiarietà ,   sono esposti a strumentalizzazioni. Alla cultura dei beni comuni e della sussidiarietà  pertiene un orizzonte profondamente diverso, stando nel quale la sicurezza si deve costruire promovendo la rete di relazioni che rinsalda e anima il tessuto sociale. <strong>Cultura dei beni comuni e della sussidiarietà  esigono dunque di alzare il livello della sfida, mettendo nel mirino un&#8217;idea diffusa di libertà  come privatezza e separazione, per promuoverne una che si svolga nella cooperazione, da cui è ispirata una Costituzione fondata sul lavoro e aperta a una dimensione internazionale di pace e giustizia.</strong> La libertà  che il progetto politico della modernità  ha messo al centro è infatti intrinsecamente ansiogena, poiché ancorata a una condizione &#8211; l&#8217;indipendenza &#8211; antropologicamente ingannevole; e questa è riletta oggi, in chiave mercatista, in correlazione ambigua con il merito: &#8220;liberi di competere per il proprio personale successo, poiché non esistono più limiti fissi e prestabiliti all&#8217;esercizio del desiderio, i soggetti del processo democratico trasferiscono sul piano della competizione (sul terreno dell&#8217;economia; su quello del desiderio del riconoscimento sociale; su quello della rinomanza e della fama) quella possibilità  di differenziarsi gli uni dagli altri che gli è stata tolta dal punto di vista politico&#8221;<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. Di una libertà  intesa come indipendenza gli individui devono mostrarsi all&#8217;altezza; e la fragilità  diventa inadeguatezza, fallimento e colpa. Da qui una insicurezza esistenziale che tracima nella percezione di rapporti sociali minacciosi.</p>
<h1>Il contributo dei cittadini attivi</h1>
<p><strong>Come scrive Gregorio Arena nell&#8217;articolo già  citato,  &#8221; ordine pubblico e sicurezza non sono la stessa cosa &#8221; ; perciò  &#8221; il mantenimento dell&#8217;ordine pubblico è compito delle istituzioni, mentre la sicurezza è un bene comune di cui tutti i cittadini, individualmente e collettivamente, dovrebbero sentirsi responsabili &#8221; .</strong> L&#8217;apporto dei cittadini attivi alla sicurezza dovrebbe allora concentrarsi sulla cura della relazione, attraverso la rivitalizzazione degli spazi pubblici e del legame sociale, affinché il tessuto sociale ne guadagni in inclusività  e in coesione (ciò che aiuta a prevenire il disagio<strong>) </strong>e perché si sviluppi una cultura della legalità  che è premessa dell&#8217;ordine pubblico e sostegno per i tutori istituzionali della sicurezza.<br />
A questa funzione la videosorveglianza non può arrivare&#8230;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> S. Chignola, <em>Il fragile cristallo. Per la storia del concetto di società </em>, Editoriale Scientifica, Napoli 2004, p. 447.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> S. Zizek, <em>Politica della vergogna</em>, Nottetempo, Roma 2009, pp. 40-41.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> S. Chignola, <em>Il fragile cristallo</em>, cit., p. 408; v. anche S. Zizek, <em>Il coraggio di cancellare il debito</em>, in S. Zizek-S. Horvat, <em>Cosa vuole l&#8217;Europa?</em>, tr. it. Ombre corte, Verona 2014, p. 117.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/02/la-vera-sicurezza-e-un-bene-relazionale-fondato-sul-rafforzamento-dei-legami-comunitari/">La vera sicurezza è un bene relazionale, fondato sul rafforzamento dei legami comunitari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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