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	<title>Marche Archivi - Labsus</title>
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	<title>Marche Archivi - Labsus</title>
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		<title>Un Patto sull’Appennino per la ricostruzione dopo il sisma</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/06/patto-sullappennino-per-la-ricostruzione-dopo-il-sisma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Scopetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2022 10:38:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
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		<category><![CDATA[cura dei ben comuni]]></category>
		<category><![CDATA[patto di collaborazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Ussita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ussita (Macerata) è uno dei comuni del centro Italia colpiti dai terremoti del 2016 e 2017 che ancora sta lavorando duramente per cancellarne i segni. Spesso, per riuscire a superare gli eventi più duri, c’è bisogno di una comunità forte e unita. Ad Ussita lo sanno e, dopo due anni dall’approvazione del Regolamento, finalmente l’associazione C.A.S.A. ha firmato il primo Patto di collaborazione che permette ai cittadini di prendersi cura di molti spazi pubblici. Dal Regolamento al Patto: una lunga fase di coinvolgimento e co-progettazione C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo – è un’associazione di promozione sociale attiva nel vasto territorio di Ussita a cui va il merito di aver intuito, già negli ultimi mesi del 2019, che ciò di cui molti abitanti avevano bisogno era una rinnovata e più forte comunità che si potesse prendere cura del proprio territorio. C.A.S.A divenne allora una mediatrice raccogliendo tutte le energie e le richieste emerse durante alcuni incontri dai tanti cittadini che manifestavano il bisogno di attivarsi per il proprio territorio e cercando di convogliarle in un progetto che potesse appagare questo bisogno. Abbiamo già raccontato di come Ussita sia arrivata all’approvazione del Regolamento grazie all’incontro tra C.A.S.A. e ActionAid prima, e Labsus dopo: lavorando in sinergia sono stati promossi una serie di incontri aperti a tutta la cittadinanza durante i quali è cresciuta la consapevolezza di essere già una comunità e sono iniziate ad emergere le prime idee per un Patto di collaborazione. A giugno 2020, il commissario prefettizio Giuseppe Fraticelli ha approvato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa e a settembre dello stesso anno la nuova amministrazione comunale ha avuto la fortuna – come dice la vice sindaca Valentina Bravi – di avere il Regolamento già approvato, così da poter iniziare subito a dialogare con C.A.S.A. per l’organizzazione di nuovi tavoli di lavoro. «Durante il 2021 abbiamo partecipato a moltissimi incontri formativi: i primi a dover capire come funzionasse lo strumento del Patto eravamo proprio noi amministratori. Durante i confronti sono emerse sempre idee e spunti interessanti da parte dei cittadini, i quali riuscivano non solo ad individuare un problema, ma anche a trovare la sua soluzione». La fase di co-progettazione del Patto è stato un percorso realmente condiviso in cui cittadini e amministratori si sono formati insieme e insieme hanno dato alla luce nuove idee. Valentina ci racconta che molti amministratori hanno partecipato agli incontri sotto duplice veste: «Prima di tutto siamo cittadini, poi amministratori. Abbiamo partecipato agli eventi come cittadini e nel momento in cui si iniziava a dare forma al Patto abbiamo lasciato carta bianca cercando di intervenire il meno possibile per non limitare in nessun modo le proposte che nascevano dal confronto tra i cittadini e le associazioni. Alla fine, abbiamo accolto e sottoscritto la proposta che ci è stata presentata e a distanza di qualche mese dalla sottoscrizione possiamo dire che solo adesso ci rendiamo realmente conto dell’importanza di questo strumento». Piccole azioni per grandi coesioni Il 17 marzo l’associazione C.A.S.A., alla presenza di una delegazione di 17 cittadini, sottoscrive finalmente il primo Patto di collaborazione con il comune di Ussita. Lo scopo del Patto è quello di contribuire a rendere Ussita un luogo più bello e accogliente attraverso azioni di cura e di manutenzione del verde pubblico, del legno dell’arredo urbano e promuovendo, di conseguenza, giornate e momenti di aggregazione che contribuiscano ad arricchire e migliorare non solo il patrimonio materiale ma anche quello immateriale del territorio. Dal primo aprile i cittadini si incontrano una volta alla settimana e ad oggi sono molte le azioni di rigenerazione già svolte: insieme hanno ripulito e ridipinto un parco giochi, passato l’impregnante a tutte le panchine della città, colorato le staccionate, pulito i fontanili e l’area commerciale, ripulito il campo da bocce in vista dell’estate (dopo il lavoro di ripristino che alcuni cittadini avevano già svolto volontariamente lo scorso anno) e attuato altri piccoli lavori di manutenzione. Ogni giornata si è poi conclusa con dei momenti di socialità, a cui a volte prendono parte anche altri cittadini che si uniscono ai lavori o che semplicemente portano una merenda per il piacere di condividerla e stare in compagnia. È Chiara Caporicci – firmataria in rappresentanza dell’associazione C.A.S.A. – ad averci raccontato la nascita e l’attuazione di questo Patto, sottolineando quanto sia stato necessario un lungo e premuroso lavoro di comunicazione sui temi dell’Amministrazione condivisa e quanto sia importante anche il ruolo di C.A.S.A. come “aggregante di azioni di cura” senza nascondere quanto sia stato comunque faticoso convincere i cittadini, soprattutto là dove non c’era l’abitudine di pensare agli spazi pubblici come spazi un po&#8217; di tutti e quindi come spazi di cui tutti possono prendersi cura,  insomma come beni comuni. È compito dei cittadini o dell’amministrazione? Sembra l’antico dilemma dell’uovo e della gallina: a chi spetta la cura degli spazi pubblici? Lo possono fare anche i cittadini o spetta solo agli operatori comunali? Dalla nostra chiacchierata con Chiara e Valentina è emerso – come è normale che sia – che nella comunità, intorno ai cittadini cosiddetti attivi, ci siano i cittadini “osservatori”: alcuni, come abbiamo detto, guardano con occhio curioso e di tanto in tanto si avvicinano, altri invece esprimono dissenso affermando che “i Patti tolgono lavoro” e che “lo dovrebbero fare gli operatori comunali”. È davvero così? Abbiamo posto il grande quesito prima a Chiara, che con molta sincerità e obiettività ci risponde che molto dipende dal tipo di comunità e soprattutto le comunità terremotate, immerse nella grande macchina burocratica della ricostruzione, hanno ancora più bisogno di percepire la presenza dell’Amministrazione e l’aiuto esterno. Tuttavia, è anche vero che i cittadini attivi che partecipano al Patto si coordinano con i vari uffici comunali per ogni azione di rigenerazione che viene svolta, osservando gli accordi presi nella sottoscrizione del Patto: questo vincola l’Amministrazione al sostegno delle attività di cura mettendo a disposizione attrezzi, mezzi e personale nel caso di interventi che non possono essere svolti dai cittadini (ad esempio carico e smaltimento dei rifiuti). L’Amministrazione quindi non è assente, non sta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/06/patto-sullappennino-per-la-ricostruzione-dopo-il-sisma/">Un Patto sull’Appennino per la ricostruzione dopo il sisma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ussita (Macerata) è uno dei comuni del centro Italia colpiti dai <strong>terremoti</strong> del 2016 e 2017 che ancora sta lavorando duramente per cancellarne i segni. Spesso, per riuscire a superare gli eventi più duri, c’è bisogno di una comunità forte e unita. Ad Ussita lo sanno e, dopo due anni dall’approvazione del Regolamento, finalmente l’associazione C.A.S.A. ha firmato il primo <a href="https://www.labsus.org/2016/02/cosa-sono-e-come-funzionano-i-patti-per-la-cura-dei-beni-comuni/#:~:text=I%20patti%20di%20collaborazione%20sono,di%20tutti%20gli%20altri%20abitanti." target="_blank" rel="noopener">Patto di collaborazione</a> che permette ai cittadini di prendersi cura di molti spazi pubblici.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Dal Regolamento al Patto: una lunga fase di coinvolgimento e co-progettazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.portodimontagna.it/cosa_accade_se_abitiamo/" target="_blank" rel="noopener">C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo</a> – è un’associazione di promozione sociale attiva nel vasto territorio di Ussita a cui va il merito di aver intuito, già negli ultimi mesi del 2019, che ciò di cui molti abitanti avevano bisogno era una rinnovata e più forte comunità che si potesse prendere cura del proprio territorio. <strong>C.A.S.A divenne allora una mediatrice</strong> <strong>raccogliendo tutte le energie e le richieste </strong>emerse durante alcuni incontri dai tanti cittadini che manifestavano il bisogno di attivarsi per il proprio territorio e cercando di convogliarle in un progetto che potesse appagare questo bisogno. Abbiamo già raccontato di come Ussita sia arrivata <a href="https://www.labsus.org/2020/09/ussita-si-rinasce-insieme-dopo-il-disastro-sismico/" target="_blank" rel="noopener">all’approvazione del Regolamento</a> grazie all’incontro tra C.A.S.A. e <a href="https://www.actionaid.it/" target="_blank" rel="noopener">ActionAid</a> prima, e Labsus dopo: lavorando in sinergia sono stati promossi una serie di incontri aperti a tutta la cittadinanza durante i quali è cresciuta la consapevolezza di essere già una comunità e sono iniziate ad emergere le prime idee per un Patto di collaborazione. <strong>A giugno 2020</strong>, il commissario prefettizio <strong>Giuseppe Fraticelli ha approvato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa</strong> e a settembre dello stesso anno la nuova amministrazione comunale ha avuto la fortuna – come dice la vice sindaca<strong> Valentina Bravi</strong> – di avere il Regolamento già approvato, così da poter iniziare subito a dialogare con C.A.S.A. per l’organizzazione di nuovi tavoli di lavoro.<br />
«<span style="text-align: justify;">Durante il 2021 abbiamo partecipato a moltissimi incontri formativi: i primi a dover capire come funzionasse lo strumento del Patto eravamo proprio noi amministratori. Durante i confronti sono emerse sempre idee e spunti interessanti da parte dei cittadini, i quali riuscivano non solo ad individuare un problema, ma anche a trovare la sua soluzione</span>». <strong>La </strong><a href="https://www.labsus.org/2021/09/la-coprogettazione-e-cruciale-per-il-successo-dei-patti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>fase di co-progettazione</strong></a><strong> del Patto è stato un percorso realmente condiviso </strong>in cui cittadini e amministratori si sono formati insieme e insieme hanno dato alla luce nuove idee. Valentina ci racconta che molti amministratori hanno partecipato agli incontri sotto duplice veste: «<strong style="text-align: justify;">Prima di tutto siamo cittadini, poi amministratori</strong><span style="text-align: justify;">. Abbiamo partecipato agli eventi come cittadini e nel momento in cui si iniziava a dare forma al Patto abbiamo lasciato carta bianca cercando di intervenire il meno possibile per non limitare in nessun modo le proposte che nascevano dal confronto tra i cittadini e le associazioni. Alla fine, abbiamo accolto e sottoscritto la proposta che ci è stata presentata e a distanza di qualche mese dalla sottoscrizione possiamo dire che </span><strong style="text-align: justify;">solo adesso ci rendiamo realmente conto dell’importanza di questo strumento</strong>».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Piccole azioni per grandi coesioni </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il 17 marzo l’associazione C.A.S.A., alla presenza di una delegazione di 17 cittadini, sottoscrive finalmente il primo Patto di collaborazione con il comune di Ussita. Lo scopo del Patto è quello di contribuire a<strong> rendere Ussita un luogo più bello e accogliente </strong>attraverso <a href="https://www.labsus.org/2018/01/la-societa-della-cura-un-progetto-fondato-sullempatia/" target="_blank" rel="noopener">azioni di cura</a> e di manutenzione del verde pubblico, del legno dell’arredo urbano e promuovendo, di conseguenza, giornate e momenti di aggregazione che contribuiscano ad arricchire e migliorare non solo il patrimonio materiale ma anche quello immateriale del territorio.<strong><br />
</strong>Dal primo aprile i cittadini si incontrano una volta alla settimana e ad oggi sono molte le azioni di rigenerazione già svolte: insieme hanno ripulito e ridipinto un parco giochi, passato l’impregnante a tutte le panchine della città, colorato le staccionate, pulito i fontanili e l’area commerciale, ripulito il campo da bocce in vista dell’estate (dopo il lavoro di ripristino che alcuni cittadini avevano già svolto volontariamente lo scorso anno) e attuato altri piccoli lavori di manutenzione. Ogni giornata si è poi conclusa con dei momenti di socialità, a cui a volte prendono parte anche altri cittadini che si uniscono ai lavori o che semplicemente portano una merenda per il piacere di condividerla e stare in compagnia.<br />
È <strong>Chiara Caporicci</strong> – firmataria in rappresentanza dell’associazione C.A.S.A. – ad averci raccontato la nascita e l’attuazione di questo Patto, sottolineando quanto sia stato necessario un lungo e premuroso lavoro di comunicazione sui temi dell’Amministrazione condivisa e quanto sia importante anche il ruolo di <strong>C.A.S.A. come “aggregante di azioni di cura” </strong>senza nascondere quanto sia stato <strong>comunque faticoso convincere i cittadini</strong>, soprattutto là dove non c’era l’abitudine di pensare agli spazi pubblici come spazi un po&#8217; di tutti e quindi come spazi di cui tutti possono prendersi cura,  insomma come beni comuni.</p>
<div id="attachment_76372" style="width: 1610px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-76372" class="wp-image-76372 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292.jpg" alt="Patto" width="1600" height="1044" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292.jpg 1600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292-300x196.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292-1024x668.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292-768x501.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292-1536x1002.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292-810x529.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292-1140x744.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/06/firma-patto-ussita-e1655199421292-600x392.jpg 600w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /><p id="caption-attachment-76372" class="wp-caption-text">La firma del primo Patto di collaborazione di Ussita.</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>È compito dei cittadini o dell’amministrazione? </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Sembra l’antico dilemma dell’uovo e della gallina: a chi spetta la cura degli spazi pubblici? <strong>Lo possono fare anche i cittadini o spetta solo agli operatori comunali?<br />
</strong>Dalla nostra chiacchierata con Chiara e Valentina è emerso – come è normale che sia – che nella comunità, intorno ai cittadini cosiddetti attivi, ci siano i <strong>cittadini “osservatori”</strong>: alcuni, come abbiamo detto, guardano con occhio curioso e di tanto in tanto si avvicinano, altri invece esprimono dissenso affermando che “i Patti tolgono lavoro” e che “lo dovrebbero fare gli operatori comunali”.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>È davvero così?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo posto il grande quesito prima a Chiara, che con molta sincerità e obiettività ci risponde che molto dipende dal tipo di comunità e soprattutto le comunità terremotate, immerse nella grande <strong>macchina burocratica della ricostruzione</strong>, hanno ancora più bisogno di percepire la presenza dell’Amministrazione e l’aiuto esterno. Tuttavia, è anche vero che i cittadini attivi che partecipano al Patto si coordinano con i vari uffici comunali per ogni azione di rigenerazione che viene svolta, osservando gli accordi presi nella sottoscrizione del Patto: questo vincola l’Amministrazione al sostegno delle attività di cura mettendo a disposizione attrezzi, mezzi e personale nel caso di interventi che non possono essere svolti dai cittadini (ad esempio carico e smaltimento dei rifiuti). <strong>L’Amministrazione quindi non è assente, non sta delegando <em>ai</em> cittadini ma sta lavorando <em>con</em> i cittadini.<br />
</strong>La stessa domanda l’abbiamo poi posta a Valentina la quale, in veste di amministratrice comunale, ci svela l’altra faccia della medaglia: «<span style="text-align: justify;">Dobbiamo essere tutti parte attiva. Ussita ha un territorio vastissimo con soli 400 abitanti e pochissimi operai comunali, tutti impegnati principalmente nelle cantierizzazioni per cercare di portare a termine il prima possibile la ricostruzione della città. </span><strong style="text-align: justify;">Non esistono problemi di serie A  e serie B,</strong> ma ci sono delle cose a cui non si riesce a sopperire nell’immediato e<strong style="text-align: justify;"> lo strumento del Patto di collaborazione si è rivelato indispensabile e di estrema efficacia </strong>per occuparsi di tutto ciò che altrimenti sarebbe finito in fondo ad una vasta lista di cose da fare…<strong style="text-align: justify;"> senza poi considerare il grande impatto positivo che ha sul benessere del cittadini</strong><span style="text-align: justify;"> che riscoprono l’importanza del prendersi cura del proprio territorio coltivando nuovi legami comunitari</span>».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;unione fa la forza</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Si comprende quindi quanto sia <strong>fondamentale il ruolo dei cittadini</strong> nell’avere un occhio attento, curioso e responsabile laddove ci sia spazio nuovo per assumersi piccole responsabilità di cura dell’interesse generale della comunità. È compito quindi anche dei cittadini, singoli o associati, sulla base di una libera scelta essere parte attiva di una ricostruzione che non può essere più demandata soltanto alle istituzioni pubbliche, perché incapaci ad oggi di rispondere alle necessità di una comunità che ha già sofferto tanto.<br />
Quindi, in conclusione, <strong>di chi è compito? Forse un po&#8217; di entrambi</strong>: dei cittadini nel prendersi cura della propria comunità in prima persona oltre la delega ai propri rappresentanti nelle istituzioni, e dell’amministrazione pubblica, da parte sua, nel valorizzare e sostenere tutte quelle azioni che dal basso iniziano a porsi come interlocutori responsabili e paritari nel prendersi cura dell’interesse generale. Ovviamente tutto ciò in parallelo a precisi compiti e responsabilità di una ricostruzione che ricade, in primo luogo, sullo Stato. L’auspicio è, dunque, quello di una rigenerazione post-sisma che sia condivisa, in cui <a href="https://www.labsus.org/2016/08/la-partecipazione-alla-prova-dei-territori-dal-decidere-al-fare/" target="_blank" rel="noopener">nuove forme della partecipazione</a> dei cittadini – oltre il voto – possano contribuire alla ripartenza del territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/06/patto-sullappennino-per-la-ricostruzione-dopo-il-sisma/">Un Patto sull’Appennino per la ricostruzione dopo il sisma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Macerata, deliberazione del Consiglio comunale, 12 aprile 2016, n. 27</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/06/macerata-deliberazione-del-consiglio-comunale-12-aprile-2016-n-27/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ursino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamenti comunali]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Regolamento sui beni comuni urbani, approvato dal Comune di Macerata lo scorso 12 aprile, propone un modello di amministrazione condivisa volto a dare attuazione al principio di sussidiarietà orizzontale e introduce rilevanti novità rispetto ai contenuti normativi predisposti dal Regolamento di Bologna. I Principi La prima novità del Regolamento del Comune di Macerata si rileva sotto il profilo dei principi laddove, per citarne alcuni, alla consueta fiducia reciproca, proporzionalità e autonomia civica, vengono affiancati i principi della “pari opportunità e contrasto alla discriminazione”, e il principio di “prossimità e territorialità”. Un’amministrazione condivisa che in linea di principio intende rimuovere ogni forma ostativa &#8211; connessa al genere, religione, orientamento sessuale &#8211; alla libera partecipazione dei cittadini per la cura, gestione e rigenerazione dei beni comuni urbani. Dunque, un principio orientato a dare attuazione all’art. 51 co. 2, Cost. nei termini in cui “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. Quanto al principio di prossimità e territorialità, s’intende considerare come “livello privilegiato” in sede di definizione dei patti di collaborazione, le comunità locali storicamente presenti sul territorio, ovvero le comunità che abbiano già sviluppato un progetto di cura, rigenerazione e gestione dei beni comuni urbani. Dunque sono due gli elementi che costituiscono il discrimen di corsia preferenziale nella scelta dei soggetti: da un lato l’amministrazione considera elemento valutativo importante “storia e know how” delle comunità, dall’altro considera prioritari i progetti già in essere di tali comunità. Fermo restando che i modelli di amministrazione condivisa prevedono un alto grado di discrezionalità in capo alle amministrazioni, sono almeno due gli elementi suscettibili a critiche in merito a quest’ultima disposizione; l’amministrazione privilegiando principalmente le comunità già presenti sul territorio non favorisce l’aggregazione spontanea di quei cittadini che vogliano occuparsi di un’attività che li veda coinvolti nella cura dei beni comuni urbani, se quest’ultima, in via preferenziale verrà poi affidata alle prime; secondariamente il principio fa riferimento solamente alla forma associativa, e non alla forma singola quale sviluppo dell’uomo uti singulus, contravvenendo all’art. 1, co. 6, dello stesso regolamento. Il modello d’amministrazione Il Regolamento del Comune di Macerata conferma un modello di Amministrazione condivisa la cui attività si estrinseca nell’adozione di atti amministrativi aventi natura non autoritativa. Una scelta – in coerenza con la natura stessa dell’atto – che pone su uno stesso livello cittadini e amministrazione nella gestione dei beni comuni. Profili organizzativi Con delibera di Giunta viene predisposto l’oggetto della proposta di collaborazione, e sempre la giunta comunale dà mandato al dirigente del servizio “servizi tecnici” per la conclusione del patto di collaborazione. Il dirigente dovrà dare pubblicità per la presentazione delle proposte di collaborazione e l’avviso dovrà contenere i termini, requisiti e i criteri di valutazione delle proposte con eventuali integrazioni e osservazioni. Tale avviso non potrà essere inferiore a dieci giorni, salvo casi di urgenza che dovranno essere motivati. La fase di valutazione delle proposte spetta sempre al dirigente il quale può formulare una proposta condivisa fra più proponenti qualora ricorrano le condizioni. Sempre al dirigente, in fine, spetta l’approvazione tramite provvedimento della graduatoria finale e la successiva fase di stipula. Rispetto alla via ordinaria – ed è questa altra rilevante novità del regolamento in commento rispetto al testo bolognese &#8211; i cittadini attivi, singoli ovvero associati, possono presentare al Sindaco dei patti di collaborazione straordinaria. In tal caso il sindaco trasmette al suddetto dirigente la proposta che se valutata positivamente viene trasmessa a sua volta alla Giunta comunale per la contestuale delibera, seguendo successivamente l’iter su esposto. In caso di valutazione negativa del dirigente, invece, lo stesso darà comunicazione motivata al Sindaco e al soggetto proponente. Tutta la fase procedurale relativa alla presentazione dei patti di collaborazione straordinaria costituisce la seconda rilevante novità del regolamento in commento rispetto al testo bolognese, prevedendo di fatto una forte investitura del livello politico più alto in capo a una comunità che è la figura del Sindaco. La disciplina dei beni Gli interventi posti a carico dei cittadini attivi possono riguardare la cura e la manutenzione delle aree verdi al fine di tutelare e valorizzare il territorio. Inoltre, il Regolamento predispone che la Giunta può individuare i beni mobili e immobili, e spazi pubblici in totale o parziale disuso, che per loro natura si prestano a rigenerazione o cura da parte dei cittadini. Qualora gli interventi riguardino beni culturali e paesaggistici sottoposti alla competenza della Sovraintendenza, gravano sul Comune di Macerata le richieste di autorizzazioni, nulla osta o atti d’assenso. Viene infine predisposto che gli immobili confiscati alla criminalità organizzata possono essere destinati agli interventi di cura e rigenerazione. Forme di sostegno Quanto alle forme di sostegno il Regolamento del Comune di Macerata stabilisce che in sede di approvazione di bilancio, in via contestuale vengano approvati con delibera di giunta gli importi massimi entro i quali concedere le agevolazioni tributarie. In tutti i casi le riduzioni tributarie non possono superare il 30% dell’importo annuo dovuto dal contribuente. Inoltre il comune può fornire il materiale necessario al fine di consentire ai soggetti che si prestano alla cura e rigenerazione dei beni di espletare l’attività oggetto del relativo patto di collaborazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/macerata-deliberazione-del-consiglio-comunale-12-aprile-2016-n-27/">Macerata, deliberazione del Consiglio comunale, 12 aprile 2016, n. 27</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Regolamento sui beni comuni urbani, approvato dal Comune di Macerata lo scorso 12 aprile, propone un modello di amministrazione condivisa volto a dare attuazione al principio di sussidiarietà orizzontale e introduce rilevanti novità rispetto ai contenuti normativi predisposti dal <a href="https://www.labsus.org/2014/11/bologna-delibera-consiglio-comunale-19-maggio-2014-n-172-regolamento-sulla-collaborazione-tra-cittadini-e-amministrazione-per-la-cura-e-la-rigenerazione-dei-beni-comuni-urbani/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento di Bologna</a>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I Principi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La prima novità del Regolamento del Comune di Macerata si rileva sotto il profilo dei principi laddove, per citarne alcuni, alla consueta fiducia reciproca, proporzionalità e autonomia civica, vengono affiancati i principi della “pari opportunità e contrasto alla discriminazione”, e il principio di “prossimità e territorialità”. Un’amministrazione condivisa che in linea di principio intende rimuovere ogni forma ostativa &#8211; connessa al genere, religione, orientamento sessuale &#8211; alla libera partecipazione dei cittadini per la cura, gestione e rigenerazione dei beni comuni urbani.<br />
Dunque, un principio orientato a dare attuazione all’art. 51 co. 2, Cost. nei termini in cui “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.<br />
Quanto al principio di prossimità e territorialità, s’intende considerare come “livello privilegiato” in sede di definizione dei patti di collaborazione, le comunità locali storicamente presenti sul territorio, ovvero le comunità che abbiano già sviluppato un progetto di cura, rigenerazione e gestione dei beni comuni urbani. Dunque sono due gli elementi che costituiscono il <em>discrimen</em> di corsia preferenziale nella scelta dei soggetti: da un lato l’amministrazione considera elemento valutativo importante “storia e <em>know how</em>” delle comunità, dall’altro considera prioritari i progetti già in essere di tali comunità.<br />
Fermo restando che i modelli di amministrazione condivisa prevedono un alto grado di discrezionalità in capo alle amministrazioni, sono almeno due gli elementi suscettibili a critiche in merito a quest’ultima disposizione; l’amministrazione privilegiando principalmente le comunità già presenti sul territorio non favorisce l’aggregazione spontanea di quei cittadini che vogliano occuparsi di un’attività che li veda coinvolti nella cura dei beni comuni urbani, se quest’ultima, in via preferenziale verrà poi affidata alle prime; secondariamente il principio fa riferimento solamente alla forma associativa, e non alla forma singola quale sviluppo dell’uomo <em>uti singulus</em>, contravvenendo all’art. 1, co. 6, dello stesso regolamento.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il modello d’amministrazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il Regolamento del Comune di Macerata conferma un modello di Amministrazione condivisa la cui attività si estrinseca nell’adozione di atti amministrativi aventi natura non autoritativa. Una scelta – in coerenza con la natura stessa dell’atto – che pone su uno stesso livello cittadini e amministrazione nella gestione dei beni comuni.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Profili organizzativi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Con delibera di Giunta viene predisposto l’oggetto della proposta di collaborazione, e sempre la giunta comunale dà mandato al dirigente del servizio “servizi tecnici” per la conclusione del patto di collaborazione. Il dirigente dovrà dare pubblicità per la presentazione delle proposte di collaborazione e l’avviso dovrà contenere i termini, requisiti e i criteri di valutazione delle proposte con eventuali integrazioni e osservazioni. Tale avviso non potrà essere inferiore a dieci giorni, salvo casi di urgenza che dovranno essere motivati. La fase di valutazione delle proposte spetta sempre al dirigente il quale può formulare una proposta condivisa fra più proponenti qualora ricorrano le condizioni. Sempre al dirigente, in fine, spetta l’approvazione tramite provvedimento della graduatoria finale e la successiva fase di stipula.<br />
Rispetto alla via ordinaria – ed è questa altra rilevante novità del regolamento in commento rispetto al testo bolognese &#8211; i cittadini attivi, singoli ovvero associati, possono presentare al Sindaco dei patti di collaborazione straordinaria. In tal caso il sindaco trasmette al suddetto dirigente la proposta che se valutata positivamente viene trasmessa a sua volta alla Giunta comunale per la contestuale delibera, seguendo successivamente l’<em>iter</em> su esposto. In caso di valutazione negativa del dirigente, invece, lo stesso darà comunicazione motivata al Sindaco e al soggetto proponente. Tutta la fase procedurale relativa alla presentazione dei patti di collaborazione straordinaria costituisce la seconda rilevante novità del regolamento in commento rispetto al testo bolognese, prevedendo di fatto una forte investitura del livello politico più alto in capo a una comunità che è la figura del Sindaco.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La disciplina dei beni</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Gli interventi posti a carico dei cittadini attivi possono riguardare la cura e la manutenzione delle aree verdi al fine di tutelare e valorizzare il territorio. Inoltre, il Regolamento predispone che la Giunta può individuare i beni mobili e immobili, e spazi pubblici in totale o parziale disuso, che per loro natura si prestano a rigenerazione o cura da parte dei cittadini. Qualora gli interventi riguardino beni culturali e paesaggistici sottoposti alla competenza della Sovraintendenza, gravano sul Comune di Macerata le richieste di autorizzazioni, nulla osta o atti d’assenso. Viene infine predisposto che gli immobili confiscati alla criminalità organizzata possono essere destinati agli interventi di cura e rigenerazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Forme di sostegno</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Quanto alle forme di sostegno il Regolamento del Comune di Macerata stabilisce che in sede di approvazione di bilancio, in via contestuale vengano approvati con delibera di giunta gli importi massimi entro i quali concedere le agevolazioni tributarie. In tutti i casi le riduzioni tributarie non possono superare il 30% dell’importo annuo dovuto dal contribuente. Inoltre il comune può fornire il materiale necessario al fine di consentire ai soggetti che si prestano alla cura e rigenerazione dei beni di espletare l’attività oggetto del relativo patto di collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/macerata-deliberazione-del-consiglio-comunale-12-aprile-2016-n-27/">Macerata, deliberazione del Consiglio comunale, 12 aprile 2016, n. 27</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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