Beni comuni e amministrazione condivisa Marche Patti di collaborazione Storie di patti

Un Patto sull’Appennino per la ricostruzione dopo il sisma

Ad Ussita (MC) si ricostruisce il paese ma anche la comunità: il primo passo è la firma di un Patto di collaborazione
Ussita
Manutenzione degli arredi urbani un legno. Fonte: pagina Facebook ProLoco Ussita7.1

Ussita (Macerata) è uno dei comuni del centro Italia colpiti dai terremoti del 2016 e 2017 che ancora sta lavorando duramente per cancellarne i segni. Spesso, per riuscire a superare gli eventi più duri, c’è bisogno di una comunità forte e unita. Ad Ussita lo sanno e, dopo due anni dall’approvazione del Regolamento, finalmente l’associazione C.A.S.A. ha firmato il primo Patto di collaborazione che permette ai cittadini di prendersi cura di molti spazi pubblici.

Dal Regolamento al Patto: una lunga fase di coinvolgimento e co-progettazione

C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo – è un’associazione di promozione sociale attiva nel vasto territorio di Ussita a cui va il merito di aver intuito, già negli ultimi mesi del 2019, che ciò di cui molti abitanti avevano bisogno era una rinnovata e più forte comunità che si potesse prendere cura del proprio territorio. C.A.S.A divenne allora una mediatrice raccogliendo tutte le energie e le richieste emerse durante alcuni incontri dai tanti cittadini che manifestavano il bisogno di attivarsi per il proprio territorio e cercando di convogliarle in un progetto che potesse appagare questo bisogno. Abbiamo già raccontato di come Ussita sia arrivata all’approvazione del Regolamento grazie all’incontro tra C.A.S.A. e ActionAid prima, e Labsus dopo: lavorando in sinergia sono stati promossi una serie di incontri aperti a tutta la cittadinanza durante i quali è cresciuta la consapevolezza di essere già una comunità e sono iniziate ad emergere le prime idee per un Patto di collaborazione. A giugno 2020, il commissario prefettizio Giuseppe Fraticelli ha approvato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa e a settembre dello stesso anno la nuova amministrazione comunale ha avuto la fortuna – come dice la vice sindaca Valentina Bravi – di avere il Regolamento già approvato, così da poter iniziare subito a dialogare con C.A.S.A. per l’organizzazione di nuovi tavoli di lavoro.
«Durante il 2021 abbiamo partecipato a moltissimi incontri formativi: i primi a dover capire come funzionasse lo strumento del Patto eravamo proprio noi amministratori. Durante i confronti sono emerse sempre idee e spunti interessanti da parte dei cittadini, i quali riuscivano non solo ad individuare un problema, ma anche a trovare la sua soluzione». La fase di co-progettazione del Patto è stato un percorso realmente condiviso in cui cittadini e amministratori si sono formati insieme e insieme hanno dato alla luce nuove idee. Valentina ci racconta che molti amministratori hanno partecipato agli incontri sotto duplice veste: «Prima di tutto siamo cittadini, poi amministratori. Abbiamo partecipato agli eventi come cittadini e nel momento in cui si iniziava a dare forma al Patto abbiamo lasciato carta bianca cercando di intervenire il meno possibile per non limitare in nessun modo le proposte che nascevano dal confronto tra i cittadini e le associazioni. Alla fine, abbiamo accolto e sottoscritto la proposta che ci è stata presentata e a distanza di qualche mese dalla sottoscrizione possiamo dire che solo adesso ci rendiamo realmente conto dell’importanza di questo strumento».

Piccole azioni per grandi coesioni

Il 17 marzo l’associazione C.A.S.A., alla presenza di una delegazione di 17 cittadini, sottoscrive finalmente il primo Patto di collaborazione con il comune di Ussita. Lo scopo del Patto è quello di contribuire a rendere Ussita un luogo più bello e accogliente attraverso azioni di cura e di manutenzione del verde pubblico, del legno dell’arredo urbano e promuovendo, di conseguenza, giornate e momenti di aggregazione che contribuiscano ad arricchire e migliorare non solo il patrimonio materiale ma anche quello immateriale del territorio.
Dal primo aprile i cittadini si incontrano una volta alla settimana e ad oggi sono molte le azioni di rigenerazione già svolte: insieme hanno ripulito e ridipinto un parco giochi, passato l’impregnante a tutte le panchine della città, colorato le staccionate, pulito i fontanili e l’area commerciale, ripulito il campo da bocce in vista dell’estate (dopo il lavoro di ripristino che alcuni cittadini avevano già svolto volontariamente lo scorso anno) e attuato altri piccoli lavori di manutenzione. Ogni giornata si è poi conclusa con dei momenti di socialità, a cui a volte prendono parte anche altri cittadini che si uniscono ai lavori o che semplicemente portano una merenda per il piacere di condividerla e stare in compagnia.
È Chiara Caporicci – firmataria in rappresentanza dell’associazione C.A.S.A. – ad averci raccontato la nascita e l’attuazione di questo Patto, sottolineando quanto sia stato necessario un lungo e premuroso lavoro di comunicazione sui temi dell’Amministrazione condivisa e quanto sia importante anche il ruolo di C.A.S.A. come “aggregante di azioni di cura” senza nascondere quanto sia stato comunque faticoso convincere i cittadini, soprattutto là dove non c’era l’abitudine di pensare agli spazi pubblici come spazi un po’ di tutti e quindi come spazi di cui tutti possono prendersi cura, insomma come beni comuni.

Patto

La firma del primo Patto di collaborazione di Ussita.

È compito dei cittadini o dell’amministrazione?

Sembra l’antico dilemma dell’uovo e della gallina: a chi spetta la cura degli spazi pubblici? Lo possono fare anche i cittadini o spetta solo agli operatori comunali?
Dalla nostra chiacchierata con Chiara e Valentina è emerso – come è normale che sia – che nella comunità, intorno ai cittadini cosiddetti attivi, ci siano i cittadini “osservatori”: alcuni, come abbiamo detto, guardano con occhio curioso e di tanto in tanto si avvicinano, altri invece esprimono dissenso affermando che “i Patti tolgono lavoro” e che “lo dovrebbero fare gli operatori comunali”.

È davvero così?

Abbiamo posto il grande quesito prima a Chiara, che con molta sincerità e obiettività ci risponde che molto dipende dal tipo di comunità e soprattutto le comunità terremotate, immerse nella grande macchina burocratica della ricostruzione, hanno ancora più bisogno di percepire la presenza dell’Amministrazione e l’aiuto esterno. Tuttavia, è anche vero che i cittadini attivi che partecipano al Patto si coordinano con i vari uffici comunali per ogni azione di rigenerazione che viene svolta, osservando gli accordi presi nella sottoscrizione del Patto: questo vincola l’Amministrazione al sostegno delle attività di cura mettendo a disposizione attrezzi, mezzi e personale nel caso di interventi che non possono essere svolti dai cittadini (ad esempio carico e smaltimento dei rifiuti). L’Amministrazione quindi non è assente, non sta delegando ai cittadini ma sta lavorando con i cittadini.
La stessa domanda l’abbiamo poi posta a Valentina la quale, in veste di amministratrice comunale, ci svela l’altra faccia della medaglia: «Dobbiamo essere tutti parte attiva. Ussita ha un territorio vastissimo con soli 400 abitanti e pochissimi operai comunali, tutti impegnati principalmente nelle cantierizzazioni per cercare di portare a termine il prima possibile la ricostruzione della città. Non esistono problemi di serie A e serie B, ma ci sono delle cose a cui non si riesce a sopperire nell’immediato e lo strumento del Patto di collaborazione si è rivelato indispensabile e di estrema efficacia per occuparsi di tutto ciò che altrimenti sarebbe finito in fondo ad una vasta lista di cose da fare… senza poi considerare il grande impatto positivo che ha sul benessere del cittadini che riscoprono l’importanza del prendersi cura del proprio territorio coltivando nuovi legami comunitari».

L’unione fa la forza

Si comprende quindi quanto sia fondamentale il ruolo dei cittadini nell’avere un occhio attento, curioso e responsabile laddove ci sia spazio nuovo per assumersi piccole responsabilità di cura dell’interesse generale della comunità. È compito quindi anche dei cittadini, singoli o associati, sulla base di una libera scelta essere parte attiva di una ricostruzione che non può essere più demandata soltanto alle istituzioni pubbliche, perché incapaci ad oggi di rispondere alle necessità di una comunità che ha già sofferto tanto.
Quindi, in conclusione, di chi è compito? Forse un po’ di entrambi: dei cittadini nel prendersi cura della propria comunità in prima persona oltre la delega ai propri rappresentanti nelle istituzioni, e dell’amministrazione pubblica, da parte sua, nel valorizzare e sostenere tutte quelle azioni che dal basso iniziano a porsi come interlocutori responsabili e paritari nel prendersi cura dell’interesse generale. Ovviamente tutto ciò in parallelo a precisi compiti e responsabilità di una ricostruzione che ricade, in primo luogo, sullo Stato. L’auspicio è, dunque, quello di una rigenerazione post-sisma che sia condivisa, in cui nuove forme della partecipazione dei cittadini – oltre il voto – possano contribuire alla ripartenza del territorio.