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	<title>riusiamo l&#039;italia Archivi - Labsus</title>
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	<title>riusiamo l&#039;italia Archivi - Labsus</title>
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	<item>
		<title>Riuso creativo e sciamanesimo contemporaneo</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/10/riuso-creativo-e-sciamanesimo-contemporaneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Tognetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza attiva]]></category>
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		<category><![CDATA[spazio urbano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riutilizzare il patrimonio dismesso, sottoutilizzato, abbandonato, sfitto, invenduto o incompiuto è una necessità epocale per rigenerare città, territori e periferie: ce ne parla Roberto Tognetti, coautore del libro &#8220;Riusiamo l&#8217;Italia&#8220;. Nel recente libro di Luca Dal Pozzolo “Esercizi di sguardo. Cultura e percezione del quotidiano”, una vera miniera di stimoli per chi, a vario titolo, svolge attività espressive, c’è un passaggio che aiuta a introdurre il tema degli approcci creativi al riuso urbano da un punto di vista meno prosaico di quanto si è costretti a fare nella mera gestione funzionale dei problemi. Educare lo sguardo “È utile evidenziare – scrive Pozzolo – come la coppia tópos e chóra fornisca un’articolazione di grande suggestione per trattare e rendere rappresentabili aspetti dello spazio spesso impliciti e sfuggenti, ma al tempo stesso determinanti, quanto al loro impatto sulla nostra sensibilità. In una accezione forzatamente semplificata e letterale delle relazioni tra tópos e chóra. Si può assumere che i due termini condividono lo stesso limite, la stessa superficie di confine, quasi fosse una pellicola geometricamente senza spessore che separi il modellato del tópos dalla sua contromarca cava, lo spazio circostante, la dimensione di apertura che accoglie il tópos e gli consente di porsi, di esistere, di stagliarsi in quanto tópos. Ragionare in questi termini, per quanto semplificati, consente già di nominare, raffigurare, caratterizzare la contromarca del tópos come non-vuoto, non-residuo, ma come disponibilità a ricevere, la cui dimensione femminile di ospitalità e accoglienza dovrebbe essere tenuta in debito conto da qualsiasi tópos. Di contro appaiono eclatanti le violenze continuamente perpetrate sulla chóra, degradata a sfrido, spazio residuale, effetto ineliminabile ma irrilevante di un costruito che valuta e misura solo gli oggetti nella fisicità dei loro importi e quasi mai la qualità che producono al loro intorno. […]. Mi piace pensare che, nell’entrare in risonanza, chóra allestisca una regione sensibile non estranea a una complicità, laddove i tópoi sappiano contenerla con appropriatezza, indicendone una consonanza che non è pura complementarietà. Ciò che si inscrive su di lei in specifiche condizioni partecipa al costruire del luogo, a offrire il ricettacolo, ad aprire a un senso le condizioni per l’abitare” (cfr. pp. 70-72). Il rapporto “spazio-luogo” Riconosciamo così nel concetto appena esposto di ricerca della “risonanza” tra spazio e luogo, tra abbandono e rinascita, tra regola ed eccezione, il fatto che il “riuso creativo” come pratica di “innesco” nei processi di rigenerazione urbana si può caratterizzare come forma di sciamanesimo contemporaneo. Un’attività che può essere svolta solo da chi, nell’indefinibile ruolo di aedo o augure dei nostri tempi, riesce a leggere quei segni di modellazione dei contesti che permettono la convergenza di articolate comunità di innovatori nel trasformare gli spazi abbandonati in luoghi di comunità. Possono essere i “creativi” della nomenclatura un po’ vintage di Richard Florida (“L&#8217;ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori e professioni”, 2003) o i “progettisti-bricoleurs” delle “comunità intenzionali” introdotti da Ezio Manzini (“Politiche del quotidiano. Progetti di vita che cambiano il mondo”, 2018), ma rimane il fatto che le strade di sperimentazione sono infinite e richiedono creatività, coraggio e pensiero laterale. Doti che difficilmente si trovano nei percorsi standard della programmazione di tipo predittivo o prescrittivo, ma che rimandano a sviluppi opposti basati su modelli di sperimentazione, anche compatibili con la successione di prove ed errori, dove il primo impatto che si viene e generare è la costruzione di un contesto di apprendimento aperto e informale. Istruzioni per “riusare” l’Italia in modo creativo È questa forse la cifra più interessante che con continue rielaborazioni viene coltivata intorno alla piattaforma “Riusiamo l’Italia”. Essa rappresenta l’implementazione del libro “Riusiamo l&#8217;Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali” pubblicato dal Gruppo 24 Ore, scritto nel 2014 da Giovanni Campagnoli con post-fazione di Roberto Tognetti. È un “road book” che parte dalle buone pratiche di riuso creativo degli spazi. Tema attuale, in quanto oggi l&#8217;Italia è &#8220;piena di spazi vuoti&#8221; e riuscire a riusarne anche solo una minima parte, affidandoli a delle start up culturali e sociali, può diventare una leva a basso costo per favorire l&#8217;occupabilità giovanile. Il sito, la pagina facebook e la piattaforma costituiscono gli strumenti per supportare l’innovazione sociale, culturale ed economica facendo incontrare la domanda e l’offerta di spazi da riusare. Le potenzialità generative della piattaforma si basano sul concetto di open source, dove ognuno può inserire il proprio spazio vuoto, sfitto, sottoutilizzato, per favorire percorsi di riuso e rigenerazione urbana con finalità sociali e/o culturali. Più in generale la piattaforma definisce tre ambiti operativi: per il caricamento di situazioni da offrire cliccando “Proponi il tuo spazio”, per l’utilizzo di un motore di ricerca scegliendo “Ricerca avanzata di spazi” e per l’identificazione di specifici progetti selezionando “Gli interventi”. La cosa più utile e interessante in questa fase è –appunto – quella di allargare l’offerta contribuendo così a popolare la mappa del maggior numero di situazioni possibili. Più si caricano edifici da riutilizzare e più si aiuta il rilancio del sistema-paese, soprattutto per la valorizzazione dei suoi infiniti talenti. Cosa è possibile “riusare”? Il target perfetto è costituito da situazioni di abbandono o dismissione “quasi” pronto-uso, ovvero casi dove i costi e gli oneri di riabilitazione siano nulli o bassi e dove quindi i tempi di colonizzazione dei luoghi siano davvero veloci. La mappa è gratuita ed è semplice da usare, la compilazione del percorso “Proponi il tuo spazio” avviene prevalentemente attraverso parametri pre-definiti da scegliere cliccando le opzioni che ricorrono. Ciò porta progressivamente a comprendere che non si tratta di un mercato di transazioni immobiliari, ma viceversa di uno strumento per accelerare processi di creazione del valore, processi che possono e devono essere innescati da attività anche di riuso temporaneo, riuso creativo, riuso partecipato, attività insomma dove sono “i valori” dei contenuti a ripristinare “il valore” dell’immobile e non il contrario. Per questo tipo di operazioni “non” c’è una regola pre-definita, vale il caso per caso e conta molta la fantasia e la creatività. Rigenerazione urbana e cittadinanza creativa La rigenerazione urbana è indispensabile e sempre</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/10/riuso-creativo-e-sciamanesimo-contemporaneo/">Riuso creativo e sciamanesimo contemporaneo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riutilizzare il <strong>patrimonio dismesso</strong>, sottoutilizzato, abbandonato, sfitto, invenduto o incompiuto è una necessità epocale per <strong>rigenerare città</strong>, territori e periferie: ce ne parla <strong>Roberto Tognetti</strong>, coautore del libro &#8220;<strong>Riusiamo l&#8217;Italia</strong>&#8220;. Nel recente libro di <strong>Luca Dal Pozzolo</strong> “<span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.editricebibliografica.it/scheda-libro/luca-dal-pozzolo/esercizi-di-sguardo-9788893570602-579251.html" target="_blank" rel="noopener"><em>Esercizi di sguardo. Cultura e percezione del quotidiano</em></a></span><em>”</em>, una vera miniera di stimoli per chi, a vario titolo, svolge attività espressive, c’è un passaggio che aiuta a introdurre il tema degli <strong>approcci creativi</strong> al <strong>riuso urbano</strong> da un punto di vista meno prosaico di quanto si è costretti a fare nella mera gestione funzionale dei problemi.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Educare lo sguardo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">“È utile evidenziare – scrive Pozzolo – come la coppia <strong><em>tópos</em></strong> e <strong><em>chóra</em> </strong>fornisca un’articolazione di grande suggestione per trattare e rendere rappresentabili aspetti dello spazio spesso impliciti e sfuggenti, ma al tempo stesso determinanti, quanto al loro impatto sulla nostra sensibilità. In una accezione forzatamente semplificata e letterale delle relazioni tra <em>tópos</em> e <em>chóra</em>. Si può assumere che i due termini condividono lo stesso limite, la stessa superficie di confine, quasi fosse una pellicola geometricamente senza spessore che separi il modellato del <em>tópos</em> dalla sua contromarca cava, lo spazio circostante, la dimensione di apertura che accoglie il <em>tópos </em>e gli consente di porsi, di esistere, di stagliarsi in quanto <em>tópos</em>.<br />
Ragionare in questi termini, per quanto semplificati, consente già di nominare, raffigurare, caratterizzare la contromarca del <em>tópos </em>come non-vuoto, non-residuo, ma come disponibilità a ricevere, la cui dimensione femminile di ospitalità e accoglienza dovrebbe essere tenuta in debito conto da qualsiasi <em>tópos</em>. Di contro appaiono eclatanti le violenze continuamente perpetrate sulla <em>chóra</em>, degradata a sfrido, spazio residuale, effetto ineliminabile ma irrilevante di un costruito che valuta e misura solo gli oggetti nella fisicità dei loro importi e quasi mai la qualità che producono al loro intorno. […].<br />
Mi piace pensare che, nell’entrare in risonanza, <em>chóra</em> allestisca una regione sensibile non estranea a una complicità, laddove i <em>tópoi</em> sappiano contenerla con appropriatezza, indicendone una consonanza che non è pura complementarietà. Ciò che si inscrive su di lei in specifiche condizioni partecipa al costruire del luogo, a offrire il ricettacolo, ad aprire a un senso le condizioni per l’abitare” (cfr. pp. 70-72).</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il rapporto “spazio-luogo”</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Riconosciamo così nel concetto appena esposto di ricerca della “<strong>risonanza</strong>” <strong>tra spazio e luogo</strong>, tra <strong>abbandono e rinascita</strong>, tra <strong>regola ed eccezione</strong>, il fatto che il “riuso creativo” come pratica di “innesco” nei <strong>processi di rigenerazione urbana</strong> si può caratterizzare come forma di <strong>sciamanesimo contemporaneo</strong>. Un’attività che può essere svolta solo da chi, nell’indefinibile ruolo di <em>aedo</em> o <em>augure</em> dei nostri tempi, riesce a leggere quei segni di modellazione dei contesti che permettono la convergenza di articolate <strong>comunità di innovatori</strong> nel <strong>trasformare gli spazi abbandonati in luoghi di comunità</strong>.<br />
Possono essere i “creativi” della nomenclatura un po’ <em>vintage</em> di Richard Florida (“<span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.libreriauniversitaria.it/ascesa-nuova-classe-creativa-stile/libro/9788804518068" target="_blank" rel="noopener"><em>L&#8217;ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori</em> e professioni</a></span>”, 2003) o i “progettisti-<em>bricoleurs</em>” delle “comunità intenzionali” introdotti da Ezio Manzini (“<span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.edizionidicomunita.it/catalogo/politiche-del-quotidiano/" target="_blank" rel="noopener"><em>Politiche del quotidiano. Progetti di vita che cambiano il mondo</em></a></span>”, 2018), ma rimane il fatto che le strade di sperimentazione sono infinite e richiedono creatività, coraggio e pensiero laterale. Doti che difficilmente si trovano nei percorsi <em>standard</em> della programmazione di tipo predittivo o prescrittivo, ma che rimandano a sviluppi opposti basati su modelli di sperimentazione, anche compatibili con la successione di prove ed errori, dove il primo impatto che si viene e generare è la <strong>costruzione di un contesto di apprendimento</strong> aperto e informale.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Istruzioni per “riusare” l’Italia in modo creativo </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">È questa forse la cifra più interessante che con continue rielaborazioni viene coltivata intorno alla piattaforma “<span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.riusiamolitalia.it" target="_blank" rel="noopener">Riusiamo l’Italia</a></span>”. Essa rappresenta l’implementazione del libro “<span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/products/libri.jsp%3Bjsessionid=D9209BA9D366A6B0CC6BD4B5AEF556E8.jvm2?navAction=jump&amp;navCount=0&amp;productId=prod1940090&amp;categoryId=SH246048L19&amp;prod_pos=" target="_blank" rel="noopener"><em>Riusiamo l&#8217;Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali</em></a></span>” pubblicato dal <strong>Gruppo 24 Ore</strong>, scritto nel 2014 da <strong>Giovanni Campagnoli</strong> con post-fazione di <strong>Roberto Tognetti</strong>. È un “road book” che parte dalle <strong>buone pratiche di riuso creativo</strong> <strong>degli spazi</strong>. Tema attuale, in quanto oggi l&#8217;Italia è &#8220;piena di spazi vuoti&#8221; e riuscire a riusarne anche solo una minima parte, affidandoli a delle <strong>start up culturali </strong>e <strong>sociali</strong>, può diventare una leva a basso costo per favorire l&#8217;occupabilità giovanile. Il <a href="http://www.riusiamolitalia.it">sito</a>, la <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.facebook.com/Riusiamolitalia" target="_blank" rel="noopener">pagina facebook</a></span> e la <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.riusiamolitalia.it/ita/02_segnala.aspx" target="_blank" rel="noopener">piattaforma</a></span> costituiscono gli strumenti per supportare l’<strong>innovazione sociale</strong>, <strong>culturale</strong> ed <strong>economica</strong> facendo incontrare la domanda e l’offerta di spazi da riusare.<br />
Le potenzialità generative della <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.riusiamolitalia.it/ita/02_segnala.aspx" target="_blank" rel="noopener">piattaforma</a></span> si basano sul concetto di <strong><em>open source</em></strong>, dove ognuno può inserire il proprio spazio vuoto, sfitto, sottoutilizzato, per favorire <strong>percorsi di riuso e rigenerazione urbana</strong> con finalità sociali e/o culturali. Più in generale la piattaforma definisce tre ambiti operativi: per il caricamento di situazioni da offrire cliccando “Proponi il tuo spazio”, per l’utilizzo di un motore di ricerca scegliendo “Ricerca avanzata di spazi” e per l’identificazione di specifici progetti selezionando “Gli interventi”. La cosa più utile e interessante in questa fase è –appunto – quella di <strong>allargare l’offerta</strong> contribuendo così a popolare la mappa del maggior numero di situazioni possibili. Più si caricano edifici da riutilizzare e più si aiuta il rilancio del sistema-paese, soprattutto per la valorizzazione dei suoi infiniti talenti.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Cosa è possibile “riusare”? </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il <em>target </em>perfetto è costituito da situazioni di abbandono o dismissione “quasi” pronto-uso, ovvero casi dove i costi e gli oneri di riabilitazione siano nulli o bassi e dove quindi i tempi di colonizzazione dei luoghi siano davvero veloci. La mappa è gratuita ed è semplice da usare, la compilazione del percorso “<strong>Proponi il tuo spazio</strong>” avviene prevalentemente attraverso parametri pre-definiti da scegliere cliccando le opzioni che ricorrono. Ciò porta progressivamente a comprendere che non si tratta di un mercato di transazioni immobiliari, ma viceversa di uno <strong>strumento per accelerare processi di creazione del valore</strong>, processi che possono e devono essere innescati da attività anche di <strong>riuso temporaneo</strong>, <strong>riuso creativo</strong>, <strong>riuso partecipato</strong>, attività insomma dove sono “i valori” dei contenuti a ripristinare “il valore” dell’immobile e non il contrario. Per questo tipo di operazioni “<strong>non</strong>” c’è una regola pre-definita, vale il caso per caso e conta molta la fantasia e la creatività.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Rigenerazione urbana e cittadinanza creativa</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La <strong>rigenerazione urbana</strong> è indispensabile e sempre di più necessaria, intorno ad essa servirebbe sperimentare nuove forme di <strong>cittadinanza attiva</strong> e <strong>creativa</strong> e dunque nuove forme di democrazia. La rigenerazione urbana dovrebbe diventare il terreno tecnico operativo del cambiamento futuro in termini sostenibilità e semplicità. Provare a <strong>riutilizzare il patrimonio dismesso</strong>, <strong>sottoutilizzato</strong>, <strong>abbandonato</strong>, <strong>sfitto</strong>, <strong>invenduto</strong> o <strong>incompiuto</strong> è una necessità epocale per rigenerare città, territori e le relative periferie. Si tratta di una sorta di “seconda natura” che deve essere riplasmata e riabilitata per gli usi contemporanei. Una siffatta azione deve diventare la “scena” dove si <strong>recupera memoria</strong>,<strong> tradizione</strong> e <strong>senso identitario</strong>, ma anche “teatro” di nuove rappresentazioni e narrazioni che permettano alla comunità locali di intercettare cambiamento e desiderio di futuro.<br />
La successione logica potrebbe essere la seguente:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Esistono endemicamente sterminati <strong>patrimoni abbandonati</strong> per quantità e/o qualità;</li>
<li>Non esistono le <strong>risorse pubbliche</strong> necessarie per una loro ristrutturazione complessiva;</li>
<li>Spesso non esistono nemmeno le <strong>destinazioni d’uso</strong> identificabili a priori;</li>
<li>Persiste invece l’esigenza di <strong>conservare e valorizzare</strong> detto patrimonio, soprattutto quando i relativi livelli di degrado sono ancora contenuti;</li>
<li>Esistono moltitudini di casi di <strong>riuso temporaneo</strong> e/o <strong>riuso creativo </strong>che possono qualificarsi come buone pratiche per contaminare sempre di più altre situazioni potenziali.</li>
<li>Può essere un fertile terreno di sperimentazione quello di <strong>re-inventare questa abbondanza di spazi</strong> da riusare come esercizio di ricerca della <strong>felicità collettiva</strong>, e quindi come spazi che aggiungono qualità e quantità alla nostra vita, non solo come spazi funzionali, ma anche come spazi di espressione e contemplazione, di aggregazione, di convivialità, luoghi dove svolgere nuove forme di convivenza, più ricche, più aperte, più sostenibili.</li>
</ol>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Verso una democrazia progettuale</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">All’Italia oggi servirebbe un nuovo statuto che si potrebbe definire di “<strong>semplicità progettuale</strong>”. Semplicità perché il nostro è un paese complicato anche quando tenta di produrre “semplificazione”. Si è visto infatti come vent’anni di semplificazione abbiano prodotto “nuovi mostri” che hanno portato il paese a quella “retorica dell’innominabile”, che si verifica puntualmente di fronte alle inerzie della “burocrazia” usata come “<em>alias</em>” tutte le volte, cioè quasi tutte, in cui non è possibile identificare una “responsabilità imputabile”.<br />
“Semplicità” significa <strong>rimuovere il “formalismo”</strong> dal nostro ordinamento giuridico e sostituirlo, quanto meno nelle pratiche di governo del territorio, con meccanismi dove è “il progetto” a definire le regole. Regole che devono essere: essenziali e – appunto – semplici da applicare. Su questo punto potrebbe essere opportuno scrivere un nuovo articolo della Costituzione per assicurare che la sua applicazione possa godere del massimo posizionamento in termini di gerarchia delle fonti giuridiche. Serve porre le basi per una vera <strong>democrazia progettuale</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Nuovi percorsi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.riusiamolitalia.it/ita/Meeting_Rimini.aspx" target="_blank" rel="noopener">Lo scorso 20 e 21 settembre si è tenuto a Rimini</a></span>, presso l’ex Colonia Bolognese (un luogo originalissimo di rigenerazione in corso), un’occasione di studio, riflessione e incontro sul tema del riuso creativo, temporaneo e partecipato. Una sfida di “<strong>civile semplicità</strong>” per promuovere metodi e strumenti operativi, intorno alle grandi potenzialità della <strong>Piattaforma La Grande Bellezza / Riusiamo l’Italia</strong> si presenterà più performante e rafforzata con svariate funzioni dal <em>fundraising</em> al <em>crowdfunding</em>.<br />
Tale appuntamento è stata anche l’occasione per fare il punto sul <a href="https://www.riusiamolitalia.it/ita/02_network.aspx" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;">Network nazionale del riuso</span></a>, un’iniziativa promossa <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://reteiter.it/" target="_blank" rel="noopener">Rete ITER </a></span>a cui ha aderito anche LABSUS e che ha tra i suoi primi scopi proprio quello di sviluppare la piattaforma <strong>Riusiamo l’Italia</strong> attraverso azioni di protagonismo dei cittadini e dei giovani in particolare come nel caso del progetto <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.grandebellezza.net" target="_blank" rel="noopener">La grande Bellezza</a></span>. Durante il <strong>meeting di Rimini</strong>, i circa 70 partecipanti, tra cui Regione Piemonte, Regione Emilia Romagna, alcuni Comuni e molte organizzazioni caratterizzate da <strong>missioni di interesse generale</strong> hanno espresso forti convergenze valoriali e operative sulle potenzialità della Piattaforma.<br />
Molte sono le implementazioni di cui è stato chiesto uno sviluppo ex post, molte le piste di lavoro e molteplici i contatti e le relazioni da alimentare e incrementare. Sono state creato varie aspettative, anche istituzionali, circa alcune possibili evoluzioni di questi ambiti di azione e ricerca. In particolare è stato condiviso il fatto che attraverso il <strong>riutilizzo del patrimonio abbandonato</strong> sarebbe possibile dare corso ad un vero e proprio <strong>piano industriale del sistema-paese</strong>. Giovanni Campagnoli, nel suo intervento ha avuto modo di aggiornare alcune valutazioni econometriche a riguardo, sottolineando alcune stime che permetterebbero una riduzione della disoccupazione giovanile del 10% con la creazione di circa 100 mila posti di valoro, un impatto sociale di poco meno di 300 mila espressioni di cittadinanza attiva e circa 2,7 miliardi di euro di fatturato annuo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/10/riuso-creativo-e-sciamanesimo-contemporaneo/">Riuso creativo e sciamanesimo contemporaneo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>àˆ giunto il momento di  &#8221; riusare l &#8216; Italia &#8221; !</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/03/e-giunto-il-momento-di-riusare-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Gentili]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2015 09:47:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[campagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
		<category><![CDATA[riusiamo l'italia]]></category>
		<category><![CDATA[start-up]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8221; Riusiamo l&#8217;Italia &#8221; è il saggio con cui Giovanni Campagnoli racconta l&#8217;esperienza maturata negli anni come docente di economia ed esperto di politiche giovanili.  L&#8217;autore, dopo anni di esperienza, ha individuato gli ostacoli che compromettono l&#8217;ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e che hanno costretto la percentuale di disoccupazione giovanile a crescere ben oltre il 40%. Le politiche atte a tamponare tale fenomeno, adottate in un periodo di profonda crisi come quello contemporaneo, si sono dimostrate però inefficaci. Grandi infrastrutture, enormi investimenti e &#8220;macro-manovre&#8221; finanziarie non sono state in grado di costituire un valido strumento di sviluppo. Giovanni Campagnoli analizza il problema ed espone la sua ricetta: ripartire dalla collaborazione tra cittadini ed istituzioni per risanare e ridare vita ai numerosissimi beni abbandonati sparsi per tutto il territorio nazionale. E&#8217; questo infatti, secondo l&#8217;autore, lo sviluppo di cui ha bisogno il nostro Paese. Sono proprio questi i luoghi in grado di far fronte alle esigenze manifestate dai giovani conosciuti da quest&#8217;ultimo durante il suo lungo lavoro: spazi nuovi, liberi, condivisi in cui sviluppare idee creative ed innovative. Questo saggio offre una raccolta delle operazioni che dovrebbero accompagnare l&#8217;intraprendenza di giovani imprenditori che manifestino la volontà  di ridare vita a questi spazi e renderli dei veri e propri luoghi di sviluppo. E&#8217; evidente che la new economy ha dato vita ad un nuovo fattore produttivo: a capitale, terra e lavoro è andata ad aggiungersi, infatti, la creatività , l&#8217;innovazione. La chiave per elaborare una risposta alla crisi economica deve poggiare, dunque, su idee nuove che sappiano far tesoro degli errori del passato e sviluppare percorsi nuovi, moderni, innovativi in grado di riutilizzare i beni già  esistenti. Capannoni industriali, stazioni ferroviarie, cinema, scuole ed oltre 5 milioni di case abbandonate costituiscono un&#8217;ottima base su cui poter progettare un futuro prospero e sostenibile. Sono molteplici, inoltre, i vantaggi che tali tipi di iniziative garantiscono: da un lato, l&#8217;amministrazione pubblica non è costretta ad intraprendere investimenti eccessivamente gravosi, necessari per la costruzioni di grandi infrastrutture che, negli anni, si sono rivelate spesso inefficaci. Dall&#8217;altro si permette ai giovani di rigenerare, curare e gestire (anche grazie al Regolamento sulla collaborazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani e a sperimentazioni come CO-Mantova) immobili che possono costituire spazi di aggregazione e socialità , ma soprattutto nuovo sviluppo e nuovo lavoro per i giovani innovatori sociali italiani. Politiche pubbliche di questo tipo paiono in grado di assicurare uno sviluppo economico locale  guidato dalla comunità  e quindi possono invertire la logica degli ultimi decenni basata sulla convinzione di poter  garantire crescita economica e progresso sociale allontanando i cittadini dalle istituzioni e solo tramite l&#8217;elargizione a pioggia di risorse pubbliche dall&#8217;alto. LEGGI ANCHE: Economia e diritto dei beni comuni Ricompriamoci i beni comuni L&#8217;equivoco del Sud   La sussidiarietà ? Può dare lavoro e produrre sviluppo Nuove idee Sotto il Viadotto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> &#8221; Riusiamo l&#8217;Italia &#8221; </strong> è il saggio con cui <strong>Giovanni Campagnoli</strong> racconta l&#8217;esperienza maturata negli anni come docente di economia ed esperto di politiche giovanili.  L&#8217;autore, dopo anni di esperienza, ha individuato gli ostacoli che compromettono l&#8217;ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e che hanno costretto la percentuale di disoccupazione giovanile a crescere ben oltre il 40%. Le politiche atte a tamponare tale fenomeno, adottate in un periodo di profonda crisi come quello contemporaneo, si sono dimostrate però inefficaci. Grandi infrastrutture, enormi investimenti e &#8220;macro-manovre&#8221; finanziarie non sono state in grado di costituire un valido strumento di sviluppo.</p>
<p>Giovanni Campagnoli analizza il problema ed espone la sua ricetta: ripartire dalla collaborazione tra cittadini ed istituzioni per risanare e ridare vita ai numerosissimi beni abbandonati sparsi per tutto il territorio nazionale.  E&#8217;  questo infatti, secondo l&#8217;autore, lo sviluppo di cui ha bisogno il nostro Paese. Sono proprio questi i luoghi in grado di far fronte alle esigenze manifestate dai giovani conosciuti da quest&#8217;ultimo durante il suo lungo lavoro: spazi nuovi, liberi, condivisi in cui sviluppare idee creative ed innovative. Questo saggio offre una raccolta delle operazioni che dovrebbero accompagnare l&#8217;intraprendenza di giovani imprenditori che manifestino la volontà  di ridare vita a questi spazi e renderli dei veri e propri luoghi di sviluppo.</p>
<p> E&#8217;  evidente che la new economy ha dato vita ad un nuovo fattore produttivo: a capitale, terra e lavoro è andata ad aggiungersi, infatti, la creatività , l&#8217;innovazione. La chiave per elaborare una risposta alla crisi economica deve poggiare, dunque, su idee nuove che sappiano far tesoro degli errori del passato e sviluppare percorsi nuovi, moderni, innovativi in grado di riutilizzare i beni già  esistenti. Capannoni industriali, stazioni ferroviarie, cinema, scuole ed oltre 5 milioni di case abbandonate costituiscono un&#8217;ottima base su cui poter progettare un futuro prospero e sostenibile.</p>
<p>Sono molteplici, inoltre, i vantaggi che tali tipi di iniziative garantiscono: da un lato, l&#8217;amministrazione pubblica non è costretta ad intraprendere investimenti eccessivamente gravosi, necessari per la costruzioni di grandi infrastrutture che, negli anni, si sono rivelate spesso inefficaci. Dall&#8217;altro si permette ai giovani di rigenerare, curare e gestire (anche grazie al <a href="http://www.comune.bologna.it/comunita/beni-comuni">Regolamento sulla collaborazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani</a> e a sperimentazioni come <a href="http://www.co-mantova.it">CO-Mantova</a>) immobili che possono costituire spazi di aggregazione e socialità , ma soprattutto nuovo sviluppo e nuovo lavoro per i giovani innovatori sociali italiani.</p>
<p>Politiche pubbliche di questo tipo paiono in grado di assicurare uno sviluppo economico locale   guidato dalla comunità  e quindi possono invertire la logica degli ultimi decenni basata sulla convinzione di poter  garantire crescita economica e progresso sociale allontanando i cittadini dalle istituzioni e solo tramite l&#8217;elargizione a pioggia di risorse pubbliche dall&#8217;alto.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2011/06/economia-e-diritto-dei-beni-comuni/">Economia e diritto dei beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2011/11/ricompriamoci-i-beni-comuni/" target="_blank">Ricompriamoci i beni comuni</a></li>
<li><a title="http://www.labsus.org/2013/12/equivocodelsudcarloborgomeo/" href="http://www.labsus.org/2013/12/equivocodelsudcarloborgomeo/" target="_blank"><span style="line-height: 14px;">L&#8217;equivoco del Sud  </span></a></li>
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<li><a title="http://www.labsus.org/2014/10/nuove-idee-sotto-il-viadotto/" href="http://www.labsus.org/2014/10/nuove-idee-sotto-il-viadotto/" target="_blank">Nuove idee Sotto il Viadotto</a></li>
</ul>
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