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	<title>Andrea Bernardoni, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Andrea Bernardoni, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Beni comuni, cooperative di comunità  e nuovi percorsi di sviluppo locale</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/03/beni-comuni-cooperative-di-comunita-e-nuovi-percorsi-di-sviluppo-locale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernardoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 05:27:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[cooperative di comunità ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Usciti dall&#8217;A22 del Brennero all&#8217;altezza di Chiusa si trovano le indicazioni per la Val di Funes, dopo pochi chilometri ci si immette nella stretta valle e, dopo aver superato i paesi di Tiso, San Pietro si arriva a Santa Maddalena, ai piedi del gruppo delle Odle. La Val di Funes è una piccola valle laterale della più importante Valle Isarco, lunga circa 24 chilometri è una delle ultime valli dell&#8217;Alto Adige rimaste incontaminate, in cui la tutela dell&#8217;ambiente e del paesaggio hanno rappresentato una priorità  nelle politiche di sviluppo realizzate negli ultimi decenni. La storia della Val di Funes La storia della Val di Funes è stata caratterizza da grandi rifiuti. Per difendere il proprio territorio negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale gli abitanti della valle si sono opposti alla realizzazione di un grande bacino artificiale nel fondovalle che avrebbe dovuto alimentare un importante impianto di produzione di energia idroelettrica causando l&#8217;allagamento di diverse abitazioni e di importanti edifici di interesse culturale per la comunità . Allo stesso modo negli anni dello sviluppo del turismo di massa legato allo sci alpino in Val di Funes, al fine di tutelare il paesaggio e le proprie tradizioni, gli abitati si sono opposti alla realizzazione degli impianti di risalita e delle piste da sci che, ad esempio, nella vicina Val Gardena hanno rappresentato un importante volano per l&#8217;economia locale ed hanno puntato su uno sviluppo legato alla valorizzazione delle risorse naturali e sulla sostenibilità  ambientale. Oggi in Val di Funes vi è un unico skilift che si rivolge a bambini e famiglie mentre vi è una ricca rete di piste da slitta e di sentieri escursionistici utilizzabili sia in estate che in inverno che permettono di raggiungere le malghe ed i rifugi presenti nel gruppo delle Odle. La valle fa parte del network Alpine Pearls formato da 24 località  alpine &#8221; unite dal denominatore comune della sostenibilità  e della mobilità  dolce con l&#8217;obiettivo di offrire agli ospiti proposte turistiche consapevoli, senza stress e in piena armonia con la natura &#8221; e rappresenta un esempio virtuoso in cui la sostenibilità  è divenuta un fattore di sviluppo locale. La cooperativa di comunità  In questo contesto la cooperativa Azienda Energetica Funes  ha svolto un ruolo rilevante nello sviluppo dell&#8217;intera valle partendo dal &#8221; bene comune &#8221; energia. La cooperativa venne costituita nei primi anni del Novecento per fornire energia elettrica agli abitati della valle ed oggi, a circa un secolo di distanza, rappresenta un modello esemplare capace di coniugare sostenibilità  ambientale e sviluppo economico dell&#8217;intera comunità . Nel corso degli anni la cooperativa ha realizzato tre piccole centrali idroelettriche, l&#8217;ultima delle quali a San Pietro nel 1987, due centrali di teleriscaldamento ed un impianto fotovoltaico sempre a San Pietro. Con questi investimenti l&#8217;intero fabbisogno energetico degli abitanti e delle imprese della valle è soddisfatto utilizzando energie rinnovabili. Negli anni Settanta ed Ottanta la cooperativa ha inoltre rinnovato e potenziato la rete di distribuzione energetica interrando gran parte della rete elettrica, rendendola in questo modo meno soggetta a guasti e riducendo l&#8217;impatto paesaggistico dei tralicci della bassa e media tensione che non sono più presenti nella valle. In Val di Funes i cittadini, organizzati in cooperativa, hanno investito nelle infrastrutture energetiche e nelle energie rinnovabili, creando nuova occupazione (sono circa 10 i dipendenti della cooperativa), producendo vantaggi per i soci e generando vantaggi per tutta la comunità . L&#8217;Azienda Energica Funes oggi Oggi i soci dell&#8217;Azienda Energica Funes sono circa 500, a fronte dei circa 2600 residenti della valle; possono diventare soci della cooperativa &#8221; coloro che hanno azienda o residenza principale nella zona di distribuzione della Cooperativa trovandosi nella posizione di usufruire in modo continuativo dei servizi offerti dalla Cooperativa. Essi devono inoltre godere di buona reputazione, essere in possesso dei diritti civili ed offrire la garanzia di non portare discordia nella Cooperativa &#8221; (Art. 5, Statuto Azienda Energetica Funes). I soci beneficiano di una significativa riduzione della &#8221; bolletta energetica &#8221; , nello stesso tempo però la cooperativa ha realizzato e continua a realizzare importanti investimenti in campo energetico a favore di tutta la comunità . Ad esempio nel 2009 la cooperativa, in collaborazione con un&#8217;impresa locale, si è impegnata nella realizzazione di una rete di fibra ottica in grado di garantire l&#8217;accesso a internet a banda larga a tutti gli abitanti e le imprese della valle anticipando molte aree metropolitane del Paese. Nel 2012, in coerenza con la visione del network Alpine Pearls ha sviluppato un sistema di mobilità  sostenibile introducendo nella valle una rete di auto elettriche. Nei prossimi anni lavorerà  per l&#8217;elettrificazione delle malghe non ancora raggiunte dalla rete elettrica. L&#8217;esperienza dell&#8217;Azienda Energetica Funes ci mostra come lo sviluppo e la gestione delle risorse energetiche rinnovabili da parte di cooperative di cittadini legati alle comunità  in cui vivono può produrre benefici per i soci e crea nuove opportunità  di sviluppo per la comunità  che le tradizionali imprese for profit, spesso multinazionali, che operano nel mercato energetico non avrebbero interesse a sostenere. Le cooperative attive nel settore energetico sono presenti in numerosi paesi. Nella sola Germania, nel 2013 le cooperative che operavano nel settore energetico erano quasi 900. Queste imprese hanno offerto un contributo essenziale alla diffusione delle energie rinnovabili nel paese transalpino rendendo la transizione energetica un vero e proprio movimento democratico in cui quasi il 50% dei 73GW istallati nel 2012 era di proprietà  di cittadini singoli o di società  cooperative (MISE, 2016). In questa prospettiva in Italia abbiamo importanti margini di miglioramento. Dall&#8217;energia al cinema Continuando il nostro viaggio lasciamo le Dolomiti e scendiamo in Umbria. Altro esempio di coinvolgimento attivo dei cittadini nello sviluppo di un progetto comunitario è rappresentato dalla riqualificazione di uno storico cinema della città  di Perugia, chiuso da oltre 14 anni, realizzato dalla cooperativa Anonima Impresa Sociale, attraverso un percorso di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini a cui è stata offerta la possibilità  di sostenere il progetto, trasformandosi da spettatori a finanziatori e soci della cooperativa (Bernardoni e Picciotti, 2017). &#8221; La nostra esigenza &#8211; afferma uno</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/03/beni-comuni-cooperative-di-comunita-e-nuovi-percorsi-di-sviluppo-locale/">Beni comuni, cooperative di comunità  e nuovi percorsi di sviluppo locale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Usciti dall&#8217;A22 del Brennero all&#8217;altezza di Chiusa si trovano le indicazioni per la Val di Funes, dopo pochi chilometri ci si immette nella stretta valle e, dopo aver superato i paesi di Tiso, San Pietro si arriva a Santa Maddalena, ai piedi del gruppo delle Odle.<br />
<strong>La Val di Funes è una piccola valle laterale della più importante Valle Isarco, lunga circa 24 chilometri è una delle ultime valli dell&#8217;Alto Adige rimaste incontaminate</strong>, in cui la tutela dell&#8217;ambiente e del paesaggio hanno rappresentato una priorità  nelle politiche di sviluppo realizzate negli ultimi decenni.</p>
<h1 style="text-align: justify;">La storia della Val di Funes</h1>
<p style="text-align: justify;">La storia della Val di Funes è stata caratterizza da grandi rifiuti. <strong>Per difendere il proprio territorio negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale gli abitanti della valle si sono opposti alla realizzazione di un </strong>grande bacino artificiale nel fondovalle che avrebbe dovuto alimentare un importante <strong>impianto di produzione di energia idroelettrica</strong> causando l&#8217;allagamento di diverse abitazioni e di importanti edifici di interesse culturale per la comunità . Allo stesso modo negli anni dello sviluppo del turismo di massa legato allo sci alpino in Val di Funes, <strong>al fine di tutelare il paesaggio e le proprie tradizioni, gli abitati si sono opposti alla realizzazione degli impianti di risalita e delle piste da sci</strong> che, ad esempio, nella vicina Val Gardena hanno rappresentato un importante volano per l&#8217;economia locale ed hanno puntato su uno sviluppo legato alla valorizzazione delle risorse naturali e sulla sostenibilità  ambientale. Oggi in Val di Funes vi è un unico skilift che si rivolge a bambini e famiglie mentre vi è una ricca rete di piste da slitta e di sentieri escursionistici utilizzabili sia in estate che in inverno che permettono di raggiungere le malghe ed i rifugi presenti nel gruppo delle Odle. <strong>La valle fa parte del network Alpine Pearls formato da 24 località  alpine  &#8221; unite dal denominatore comune della sostenibilità  e della mobilità  dolce con l&#8217;obiettivo di offrire agli ospiti proposte turistiche consapevoli, senza stress e in piena armonia con la natura &#8221;  e rappresenta un esempio virtuoso in cui la sostenibilità  è divenuta un fattore di sviluppo locale.</strong></p>
<h1 style="text-align: justify;">La cooperativa di comunità </h1>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto <strong>la <a href="http://www.energie-villnoess.it" target="_blank">cooperativa Azienda Energetica Funes</a>  ha svolto un ruolo rilevante nello sviluppo dell&#8217;intera valle partendo dal  &#8221; bene comune &#8221;  energia. La cooperativa venne costituita nei primi anni del Novecento per fornire energia elettrica agli abitati della valle</strong> ed oggi, a circa un secolo di distanza, rappresenta un modello esemplare capace di coniugare sostenibilità  ambientale e sviluppo economico dell&#8217;intera comunità . Nel corso degli anni la cooperativa ha realizzato tre piccole centrali idroelettriche, l&#8217;ultima delle quali a San Pietro nel 1987, due centrali di teleriscaldamento ed un impianto fotovoltaico sempre a San Pietro. Con questi investimenti l&#8217;intero fabbisogno energetico degli abitanti e delle imprese della valle è soddisfatto utilizzando energie rinnovabili. <strong>Negli anni Settanta ed Ottanta la cooperativa ha inoltre rinnovato e potenziato la rete di distribuzione energetica interrando gran parte della rete elettrica</strong>, rendendola in questo modo meno soggetta a guasti e riducendo l&#8217;impatto paesaggistico dei tralicci della bassa e media tensione che non sono più presenti nella valle. In Val di Funes i cittadini, organizzati in cooperativa, hanno investito nelle infrastrutture energetiche e nelle energie rinnovabili, creando nuova occupazione (sono circa 10 i dipendenti della cooperativa), producendo vantaggi per i soci e generando vantaggi per tutta la comunità .</p>
<h1 style="text-align: justify;">L&#8217;Azienda Energica Funes oggi</h1>
<p style="text-align: justify;">Oggi i soci dell&#8217;Azienda Energica Funes sono circa 500, a fronte dei circa 2600 residenti della valle; possono diventare soci della cooperativa  &#8221; coloro che hanno azienda o residenza principale nella zona di distribuzione della Cooperativa trovandosi nella posizione di usufruire in modo continuativo dei servizi offerti dalla Cooperativa. Essi devono inoltre godere di buona reputazione, essere in possesso dei diritti civili ed offrire la garanzia di non portare discordia nella Cooperativa &#8221;  (Art. 5, Statuto Azienda Energetica Funes). <strong>I soci beneficiano di una significativa riduzione della  &#8221; bolletta energetica &#8221; , nello stesso tempo però la cooperativa ha realizzato e continua a realizzare importanti investimenti in campo energetico a favore di tutta la comunità .</strong> Ad esempio nel 2009 la cooperativa, in collaborazione con un&#8217;impresa locale, si è impegnata nella realizzazione di una rete di fibra ottica in grado di garantire l&#8217;accesso a internet a banda larga a tutti gli abitanti e le imprese della valle anticipando molte aree metropolitane del Paese. Nel 2012, in coerenza con la visione del network Alpine Pearls ha sviluppato un sistema di mobilità  sostenibile introducendo nella valle una rete di auto elettriche. Nei prossimi anni lavorerà  per l&#8217;elettrificazione delle malghe non ancora raggiunte dalla rete elettrica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza dell&#8217;Azienda Energetica Funes ci mostra come lo sviluppo e la gestione delle risorse energetiche rinnovabili da parte di cooperative di cittadini legati alle comunità  in cui vivono può produrre<strong> benefici per i soci e crea nuove opportunità  di sviluppo per la comunità  che le tradizionali imprese for profit, spesso multinazionali, che operano nel mercato energetico non avrebbero interesse a sostenere</strong>. Le cooperative attive nel settore energetico sono presenti in numerosi paesi. Nella sola Germania, nel 2013 le cooperative che operavano nel settore energetico erano quasi 900. Queste imprese hanno offerto un contributo essenziale alla diffusione delle energie rinnovabili nel paese transalpino rendendo la transizione energetica un vero e proprio movimento democratico in cui quasi il 50% dei 73GW istallati nel 2012 era di proprietà  di cittadini singoli o di società  cooperative (MISE, 2016). In questa prospettiva in Italia abbiamo importanti margini di miglioramento.</p>
<h1 style="text-align: justify;">Dall&#8217;energia al cinema</h1>
<p style="text-align: justify;">Continuando il nostro viaggio lasciamo le Dolomiti e scendiamo in Umbria. <strong>Altro esempio di coinvolgimento attivo dei cittadini nello sviluppo di un progetto comunitario è rappresentato dalla riqualificazione di uno storico cinema della città  di Perugia, chiuso da oltre 14 anni, realizzato dalla cooperativa <a href="http://www.postmodernissimo.com" target="_blank">Anonima Impresa Sociale</a></strong>, attraverso un percorso di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini a cui è stata offerta la possibilità  di sostenere il progetto, trasformandosi da spettatori a finanziatori e soci della cooperativa (Bernardoni e Picciotti, 2017).</p>
<p style="text-align: justify;"> &#8221; La nostra esigenza &#8211; afferma uno dei fondatori della cooperativa &#8211; è stata quella di coinvolgere la città  perché doveva essere appunto un progetto partecipato. La nostra idea era quella di creare una comunità  in cui gli spettatori avessero un ruolo attivo. Puntiamo su questo: creare una comunità  che sia propositiva. Non solo delle persone che fruiscano di un certo tipo di servizi ma che partecipino direttamente. Abbiamo l&#8217;assemblea dei soci che può proporre e votare la programmazione che facciamo qui al cinema. Dopo oltre un anno di attività  possiamo dire che questa scommessa è stata vinta. <strong>Gli spettatori svolgono un ruolo fondamentale nella direzione artistica del cinema e molte iniziative che abbiamo fatto sono nate da proposte dei nostri spettatori.</strong> Ad esempio, abbiamo uno spettatore non vedente che tutte le settimane viene al cinema a  &#8221; vedere &#8221;  i film. Bene, con lui abbiamo organizzato una serata in cui abbiamo proiettato un film pensato per i non vedenti. In questo modo molte persone che non frequentavano il cinema si sono avvicinate al Postmodernissimo &#8221; .</p>
<h1 style="text-align: justify;">La riapertura di un cinema storico a Perugia</h1>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;esperienza di Anonima Impresa Sociale la condivisione del progetto culturale e del progetto d&#8217;impresa da parte di un&#8217;ampia parte della città  di Perugia rappresentano degli importanti asset che hanno favorito lo start-up della cooperativa e del cinema Postmodernissimo agevolando anche l&#8217;acceso al mercato dei capitali della nuova impresa.<br />
<strong>Il fulcro del progetto è la ristrutturazione e la riapertura di uno storico cinema della città  di Perugia</strong> che nasce come Cinema Carmine negli anni Trenta del secolo scorso, si trasforma in cinema Modernissimo negli anni Cinquanta per poi diventare cinema Modernissimo d&#8217;essay sino alla chiusura nel Duemila. Il nome del progetto e del cinema, Postmodernissimo, vuole comunicare il legame con il passato e con la lunga storia dell&#8217;antico cinema e, allo stesso tempo, la volontà  di realizzare un progetto proiettato nel futuro. Nelle intenzioni dei promotori, il Postmodernissimo è un  &#8221; format &#8221;  innovativo che, partendo dalle criticità  del mercato del cinema, intende trasformare la sala cinematografica in una vera e propria industria culturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi la cooperativa Anonima Impresa Sociale è formata da circa 100 soci, di cui 4 sono i soci lavoratori e gli altri sono soci finanziatori</strong> che, per sostenere il recupero del cinema Modernissmo, hanno sottoscritto quote di capitale sociale che vanno da un minimo di 100 ad un massimo di 5.000 euro. Ai soci si aggiungono poi i 700 sostenitori del progetto che hanno finanziato con piccole donazioni la fase di start-up della cooperativa e una community virtuale formata da più di 10.000 persone. A distanza di 2 anni dalla riapertura del cinema l&#8217;esperienza di Perugia ha prodotto importanti risultati economico e sociali e rappresenta un modello di rigenerazione urbana preso ad esempio sia in Italia che all&#8217;estero. <strong>Nel 2016 il cinema Postmodernisimo ha registrato 50 mila spettatori che hanno contribuito alla rivitalizzazione culturale ed economica del quartiere</strong> che con la chiusura del vecchio cinema era divenuto uno dei più degradati della città . I dipendenti della cooperativa sono saliti a 5 unità  e nelle vicinanze del cinema hanno aperto nuovi esercizi commerciali.</p>
<p>Se in Val di Funes i cittadini uniti in cooperativa stanno realizzando una vera e propria transizione energetica producendo benefici per tutta la comunità , a Perugia, partendo dal recupero di un bene dal grande valore simbolico e culturale, si è formata una comunità  di cittadini che si sono impegnati in prima persona in un percorso di rigenerazione urbana. In entrambi i casi, attraverso la partecipazione dei cittadini organizzati in forma cooperativa, si sono percorse nuove traiettorie di sviluppo locale replicabili su scala nazionale.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/02/succiso-storia-di-un-paese-che-voleva-vivere-e-di-un-bar-che-e-diventato-un-bene-comune/" target="_blank">Storia di un paese che voleva vivere e di un bar che è diventato un bene comune</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/05/faber-city-la-cooperativa-di-comunita-di-alberobello/" target="_blank">Faber city, la cooperativa di comunità  di Alberobello</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/09/le-cooperative-di-comunita-arrivano-in-friuli/" target="_blank">Le Cooperative di Comunità  arrivano in Friuli</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/03/la-comunita-cooperativa-di-succiso/" target="_blank">La comunità  cooperativa di Succiso</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/05/beni-comuni-e-cooperative-di-comunita/" target="_blank">Beni comuni e cooperative di comunità </a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/06/la-fondazione-di-comunita-di-messina-investe-energia-pulita/" target="_blank">La Fondazione di comunità  di Messina investe in energia pulita</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/07/catacombe-di-napoli-quando-il-patrimonio-culturale-e-uno-strumento-per-lo-sviluppo-economico-e-sociale/" target="_blank">Catacombe di Napoli, il patrimonio culturale come strumento per lo sviluppo economico e sociale</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2011/05/briganti-di-comunita/" target="_blank">Briganti di comunità </a></li>
</ul>
<p><strong>Bibliografia minima</strong><br />
Bernardoni A., Picciotti A., Le imprese sociali tra mercato e comunità , FrancoAngeli, Milano, 2017<br />
MISE, Studio di fattibilità  sulle cooperative di comunità , Report Finale, Roma, 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/03/beni-comuni-cooperative-di-comunita-e-nuovi-percorsi-di-sviluppo-locale/">Beni comuni, cooperative di comunità  e nuovi percorsi di sviluppo locale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Beni comuni e cooperative di comunità </title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/05/beni-comuni-e-cooperative-di-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernardoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2016 09:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[cooperative di comunità ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si sta sviluppando un&#8217;interessante riflessione nazionale ed internazionale sui beni comuni che coinvolge giuristi, economisti, cittadini, amministratori locali epolicy maker. Il dibattito è ancora molto aperto, a partire dalla definizione di beni comuni, si oscilla infatti tra interpretazioni molto estensive, in base alle quali la gran parte delle attività  umane che hanno una rilevanza sociale possono essere considerate &#8221; beni comuni &#8221; ed interpretazioni restrittive che individuano solo alcune categorie di beni. Il buon senso ci porta a dire che i beni comuni sono quei beni che migliorano la qualità  della vita dei cittadini ed arricchiscono la comunità . In questa prospettiva sono beni comuni i beni ambientali come l&#8217;aria, la terra, i boschi, l&#8217;acqua, la salute quindi la sanità  ed i servizi di welfare, l&#8217;istruzione, la conoscenza, il patrimonio culturale ed artistico. Proseguendo in questo ragionamento anche il capitale sociale, la legalità , la sicurezza possono essere considerati &#8221; beni comuni &#8221; . Spesso i beni comuni sono considerati in maniera astratta come fossero delle entità  autonome capaci di generare effetti positivi o negativi sulla vita delle persone. L&#8217;esperienza del Regolamento sulla collaborazione fra cittadini e amministrazioni per la cura dei beni comuni, ci mostra invece come è possibile creare un legame duraturo e strutturato tra gruppi di cittadini attivi e alcuni determinati beni di interesse comune (Arena, 2015). In questa prospettiva i beni comuni assumono una dimensione estremamente concreta e divengono motori di cittadinanza attiva. La governance dei beni comuni Un elemento centrale nel dibattito sui beni comuni è legato al tema della governance e della gestione. Su questo fronte la Carta Costituzionale offre degli interessanti elementi di riflessione: in primo luogo l&#8217;art.118 introducendo il principio di sussidiarietà , e stabilendo che lo Stato e gli enti locali &#8221; favoriscono la libera iniziativa dei cittadini, in forma singola o associata, per lo svolgimento di attività  di interesse generale &#8221; crea, di fatto, le condizioni affinchè i cittadini attivi si impegnino direttamente nella cura dei beni comuni; in secondo luogol&#8217;art. 43 nella parte in cui prevede la &#8221; possibilità  di affidare a comunità  di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e abbiano carattere di preminente interesse generale &#8221; riconosce alle forme di autogoverno dei cittadini utenti e dei lavoratori un ruolo centrale nel perseguimento dell&#8217;interesse generale, pari a quello riconosciuto allo Stato ed agli enti locali. Le cooperative di comunità  La forma cooperativa può rappresentare un&#8217;efficace modalità  per il governo democratico dei beni comuni (Sacconi, Ottone 2015) e per la cura di quei beni rigenerati dai cittadini attivi che richiedono una gestione imprenditoriale e professionale. Particolarmente interessante, in questo orizzonte, è il ruolo che può essere svolto dalle cooperative di comunità . Le cooperative di comunità  sono imprese cooperative impegnate nella produzione o gestione di un bene o servizio, anche di proprietà  pubblica o collettiva, in forma continuativa e professionale che perseguono l&#8217;obiettivo del miglioramento del benessere della comunità  di riferimento e si caratterizzano per avere una governance aperta e partecipativa in cui hanno un ruolo attivo i cittadini o i beneficiari dei servizi. Come evidenziato nel recente Libro bianco realizzato da Euricse (2016) le cooperative di comunità  rappresentano un modello di cooperazione efficace per contrastare le recenti trasformazioni economiche e sociali che influenzano negativamente lo sviluppo sia delle comunità  rurali sia delle comunità  urbane. Questo fenomeno, che sembra essere nuovo, in realtà  è molto antico. Infatti già  sul finire del diciannovesimo secolo erano diffuse in Italia alcune cooperative agricole, di credito ed elettriche che non perseguivano l&#8217;esclusivo interesse dei soci ma il più generale interesse della comunità  in cui operavano, garantendo l&#8217;accesso ad una pluralità  di servizi essenziali a tutti i cittadini. Esemplari sono in questa prospettiva le cooperative energetiche che in Italia, in Francia ed in Germania, si sono impegnate nell&#8217;elettrificazione di interi villaggi, spesso collocati in aree marginali, garantendo l&#8217;accesso alla rete elettrica a tutti gli abitanti del villaggio, senza escludere i cittadini che non erano soci della cooperativa. Un bene comune esemplare: l&#8217;acqua Negli ultimi decenni nella maggior parte dei paesi sviluppati lo Stato ha iniziato a ritirarsi dalla produzione diretta dei servizi pubblici attraverso l&#8217;apertura dei mercati alla concorrenza e le privatizzazioni. Le motivazioni dei processi di privatizzazione sono molteplici e variano da paese a paese. Quelle ricorrenti sono due: ragioni di efficienza e la presenza di vincoli finanziari che impediscono la realizzazione di nuovi investimenti. La ritirata dello Stato ha prodotto un vuoto che è stato in molti casi colmato dal privato for profit, come, ad esempio, è accaduto in Italia. L&#8217;esperienza italiana della privatizzazione ha fatto emergere numerose criticità  sia economiche sia di consenso da parte dei cittadini in quanto sono aumentate le tariffe dei servizi e non sempre sono stati garantiti gli standard di qualità  promessi. L&#8217;opposizione dei cittadini ai processi di privatizzazione ha raggiunto il punto più alto con il referendum sull&#8217;acqua &#8221; bene comune &#8221; tenutosi nel 2011 in occasione del quale circa 27 milioni di elettori sono andati alle urne per abrogare norme che parlavano di &#8221; privatizzazione dell&#8217;acqua &#8221; . Il ruolo della cooperazione nella gestione dei servizi pubblici locali Ci sono numerose esperienze e studi, nazionali ed internazionali, che individuano nella cooperazione di comunità  una possibile &#8221; terza via &#8221; nella gestione di alcuni servizi pubblici come ad esempio l&#8217;acqua. Questo perché le cooperative di comunità  sono imprese private che possono garantire un&#8217;adeguata efficienza gestionale e gli investimenti necessari alla gestione efficace del servizio e sono, allo stesso tempo organizzazioni democratiche, aperte alla partecipazione dei cittadini attivi che da elettori si trasformano in imprenditori. Nelle cooperative di comunità  il cittadino da utente del servizio diviene proprietario, socio della cooperativa, coinvolto direttamente nella produzione del servizio. La forma cooperativa, infine, in virtù dell&#8217;indivisibilità  del patrimonio tra i soci e dei limiti esistenti alla remunerazione del capitale può garantire meglio di altre forme di impresa gli interessi dei cittadini e delle generazioni future nella gestione dei servizi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/beni-comuni-e-cooperative-di-comunita/">Beni comuni e cooperative di comunità </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si sta sviluppando un&#8217;interessante riflessione nazionale ed internazionale sui beni comuni che coinvolge giuristi, economisti, cittadini, amministratori locali e<em>policy maker</em>. Il dibattito è ancora molto aperto, a partire dalla definizione di beni comuni, si oscilla infatti tra interpretazioni molto estensive, in base alle quali la gran parte delle attività  umane che hanno una rilevanza sociale possono essere considerate  &#8221; beni comuni &#8221;  ed interpretazioni restrittive che individuano solo alcune categorie di beni.</p>
<p>Il buon senso ci porta a dire che i beni comuni sono quei beni che migliorano la qualità  della vita dei cittadini ed arricchiscono la comunità . In questa prospettiva sono beni comuni i beni ambientali come l&#8217;aria, la terra, i boschi, l&#8217;acqua, la salute quindi la sanità  ed i servizi di welfare, l&#8217;istruzione, la conoscenza, il patrimonio culturale ed artistico. Proseguendo in questo ragionamento anche il capitale sociale, la legalità , la sicurezza possono essere considerati  &#8221; beni comuni &#8221; .<br />
<strong>Spesso i beni comuni sono considerati in maniera astratta come fossero delle entità  autonome capaci di generare effetti positivi o negativi sulla vita delle persone. L&#8217;esperienza del <em>Regolamento sulla collaborazione fra cittadini e amministrazioni per la cura dei beni comuni</em>, ci mostra invece come è possibile creare un legame duraturo e strutturato tra gruppi di cittadini attivi e alcuni determinati beni di interesse comune</strong> (Arena, 2015). In questa prospettiva i beni comuni assumono una dimensione estremamente concreta e divengono motori di cittadinanza attiva.</p>
<h1>La governance dei beni comuni</h1>
<p>Un elemento centrale nel dibattito sui beni comuni è legato al tema della <em>governance</em> e della gestione. Su questo fronte la Carta Costituzionale offre degli interessanti elementi di riflessione:</p>
<ul>
<li>in primo luogo l&#8217;art.118 introducendo il principio di sussidiarietà , e stabilendo che lo Stato e gli enti locali  &#8221; favoriscono la libera iniziativa dei cittadini, in forma singola o associata, per lo svolgimento di attività  di interesse generale &#8221;  crea, di fatto, le condizioni affinchè i cittadini attivi si impegnino direttamente nella cura dei beni comuni;</li>
<li>in secondo luogol&#8217;art. 43 nella parte in cui prevede la  &#8221; possibilità  di affidare a comunità  di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e abbiano carattere di preminente interesse generale &#8221;  riconosce alle forme di autogoverno dei cittadini utenti e dei lavoratori un ruolo centrale nel perseguimento dell&#8217;interesse generale, pari a quello riconosciuto allo Stato ed agli enti locali.</li>
</ul>
<h1>Le cooperative di comunità </h1>
<p><strong>La forma cooperativa può rappresentare un&#8217;efficace modalità  per il governo democratico dei beni comuni (Sacconi, Ottone 2015) e per la cura di quei beni rigenerati dai cittadini attivi che richiedono una gestione imprenditoriale e professionale. Particolarmente interessante, in questo orizzonte, è il ruolo che può essere svolto dalle cooperative di comunità .</strong></p>
<p>Le cooperative di comunità  sono imprese cooperative impegnate nella produzione o gestione di un bene o servizio, anche di proprietà  pubblica o collettiva, in forma continuativa e professionale che perseguono l&#8217;obiettivo del miglioramento del benessere della comunità  di riferimento e si caratterizzano per avere una <em>governance</em> aperta e partecipativa in cui hanno un ruolo attivo i cittadini o i beneficiari dei servizi.<br />
<strong><a href="http://www.labsus.org/2016/05/euricse-presenta-il-libro-bianco-sulle-cooperative-di-comunita/" target="_blank">Come evidenziato nel recente <em>Libro bianco </em>realizzato da Euricse (2016)</a> le cooperative di comunità  rappresentano un modello di cooperazione efficace per contrastare le recenti trasformazioni economiche e sociali che influenzano negativamente lo sviluppo sia delle comunità  rurali sia delle comunità  urbane.<br />
</strong>Questo fenomeno, che sembra essere nuovo, in realtà  è molto antico. Infatti già  sul finire del diciannovesimo secolo erano diffuse in Italia alcune cooperative agricole, di credito ed elettriche che non perseguivano l&#8217;esclusivo interesse dei soci ma il più generale interesse della comunità  in cui operavano, garantendo l&#8217;accesso ad una pluralità  di servizi essenziali a tutti i cittadini. Esemplari sono in questa prospettiva le cooperative energetiche che in Italia, in Francia ed in Germania, si sono impegnate nell&#8217;elettrificazione di interi villaggi, spesso collocati in aree marginali, garantendo l&#8217;accesso alla rete elettrica a tutti gli abitanti del villaggio, senza escludere i cittadini che non erano soci della cooperativa.</p>
<h1>Un bene comune esemplare: l&#8217;acqua</h1>
<p>Negli ultimi decenni nella maggior parte dei paesi sviluppati lo Stato ha iniziato a ritirarsi dalla produzione diretta dei servizi pubblici attraverso l&#8217;apertura dei mercati alla concorrenza e le privatizzazioni. Le motivazioni dei processi di privatizzazione sono molteplici e variano da paese a paese. Quelle ricorrenti sono due: ragioni di efficienza e la presenza di vincoli finanziari che impediscono la realizzazione di nuovi investimenti.</p>
<p><strong>La ritirata dello Stato ha prodotto un vuoto che è stato in molti casi colmato dal privato <em>for profit</em>, come, ad esempio, è accaduto in Italia. L&#8217;esperienza italiana della privatizzazione ha fatto emergere numerose criticità  sia economiche sia di consenso da parte dei cittadini in quanto sono aumentate le tariffe dei servizi e non sempre sono stati garantiti gli standard di qualità  promessi.</strong> L&#8217;opposizione dei cittadini ai processi di privatizzazione ha raggiunto il punto più alto con il referendum sull&#8217;acqua  &#8221; bene comune &#8221;  tenutosi nel 2011 in occasione del quale circa 27 milioni di elettori sono andati alle urne per abrogare norme che parlavano di  &#8221; privatizzazione dell&#8217;acqua &#8221; .</p>
<h1>Il ruolo della cooperazione nella gestione dei servizi pubblici locali</h1>
<p>Ci sono numerose esperienze e studi, nazionali ed internazionali, che individuano nella cooperazione di comunità  una possibile  &#8221; terza via &#8221;  nella gestione di alcuni servizi pubblici come ad esempio l&#8217;acqua. <strong>Questo perché le cooperative di comunità  sono imprese private che possono garantire un&#8217;adeguata efficienza gestionale e gli investimenti necessari alla gestione efficace del servizio e sono, allo stesso tempo organizzazioni democratiche, aperte alla partecipazione dei cittadini attivi che da elettori si trasformano in imprenditori.</strong> <strong>Nelle cooperative di comunità  il cittadino da utente del servizio diviene proprietario, socio della cooperativa, coinvolto direttamente nella produzione del servizio</strong>. La forma cooperativa, infine, in virtù dell&#8217;indivisibilità  del patrimonio tra i soci e dei limiti esistenti alla remunerazione del capitale può garantire meglio di altre forme di impresa gli interessi dei cittadini e delle generazioni future nella gestione dei servizi pubblici locali.</p>
<p>Esemplare in questa prospettiva è l&#8217;esperienza della cooperativa <a href="http://www.comunirinnovabili.it/comune-di-prato-allo-stelvio/" target="_blank">E-WerkPrad di Prato allo Stelvio</a>, un piccolo comune dell&#8217;Alto Adige, costituita nel 1926, che oggi associa circa 1200 cittadini e produce e distribuisce energia e calore utilizzando un mix di fonti rinnovabili, generando un vantaggio ambientale per la comunità  ed un vantaggio economico per i cittadini che realizzano un significativo risparmio sulla bolletta energetica.</p>
<h1>I beni comuni diffusi</h1>
<p><strong>L&#8217;Italia è ricca di beni culturali ed ambientali inutilizzati, vecchie fabbriche dismesse, cinema e teatri abbandonati, stazioni e case cantoniere non più utilizzate, beni confiscati alle mafie da riutilizzare con fini sociali. Questi beni possono essere rigenerati dai cittadini attivando un circolo virtuoso che integra partecipazione civica e nuovi percorsi di sviluppo locale, le cooperative di comunità  posso rappresentare lo strumento</strong> a disposizione dei cittadini attivi per la gestione imprenditoriale dei beni comuni, in modo da realizzare gli investimenti necessari per il recupero o la valorizzazione del bene, creando nuove opportunità  di lavoro e garantendo una <em>governance</em> dell&#8217;impresa aperta e democratica.</p>
<p>In questa prospettiva le cooperative di comunità  possono essere gli attori che, partendo dai beni rigenerati o da rigenerare, promuovono lo sviluppo economico e sociale di una comunità  riuscendo ad attivare e coordinare risorse private di mercato, risorse pubbliche e risorse comunitarie. Fanno parte di quest&#8217;ultima categoria beni, servizi, lavoro e risorse economiche apportate dai cittadini alla cooperativa di comunità  a titolo gratuito o ad un prezzo inferiore a quello di mercato.<br />
Un esempio in tal senso è rappresentato dalla riqualificazione di uno storico cinema della città  di Perugia, chiuso da oltre 14 anni, realizzato dalla cooperativa Anonima Impresa Sociale attraverso un percorso di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini a cui è stata offerta la possibilità  di sostenere il progetto trasformandosi da spettatori in finanziatori e soci della cooperativa. Oltre 700 cittadini hanno sostenuto il progetto e circa 100 sono divenuti soci della cooperativa.</p>
<h1>Una strategia nazionale per i beni comuni</h1>
<p><strong>Il tema dei beni comuni ci può aiutare a re-immaginare le traiettorie di sviluppo della nostra società  per i decenni futuri spingendoci a ricercare soluzioni alternative alle tradizionali soluzioni pubbliche o private di mercato.</strong><br />
Per realizzare questo obiettivo serve una grande strategia nazionale per i beni comuni che partendo dalle esperienze già  esistenti in Italia ed all&#8217;estero crei le condizioni giuridiche, economiche e finanziarie per lo sviluppo su larga scala delle iniziative imprenditoriali dei cittadini attivi e delle comunità  di utenti e lavoratori. In questo modo si potrebbero attivare importanti professionalità  competenze ed energie presenti della società  ed ingenti investimenti privati da impiegare sia nel recupero dei beni comuni diffusi che nell&#8217;adeguamento delle grandi infrastrutture come ad esempio gli acquedotti, necessarie per gestire in modo efficiente, efficace ed equo alcuni importanti servizi pubblici come quello idrico.</p>
<p><strong>Riferimenti</strong></p>
<ul>
<li>Arena Gregorio, <a href="http://www.labsus.org/2015/10/il-principe-il-rospo-ed-i-beni-comuni/" target="_blank">Il principe, il rospo ed i beni comuni</a>, <a href="http://www.labsus.org" target="_blank">www.labsus.org</a>, 7 ottobre 2015</li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/05/euricse-presenta-il-libro-bianco-sulle-cooperative-di-comunita/" target="_blank">Euricse, Accompagnare la cooperazione di comunità . Azioni e politiche per consolidare le patiche e sbloccare il potenziale di imprenditorialità  comunitaria, Libro Bianco, Trento, 2016</a></li>
<li>Sacconi Lorenzo, Ottone Stefania, Beni comuni e cooperazione, Il Mulino, Bologna, 2015</li>
</ul>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2016/05/cooperative-di-comunita-le-imprese-sociali-per-il-turismo-sostenibile/" target="_blank">Cooperative di comunità . Le imprese sociali per il turismo sostenibile</a></li>
<li class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2016/05/faber-city-la-cooperativa-di-comunita-di-alberobello/" target="_blank">Faber city, la cooperativa di comunità  di Alberobello</a></li>
<li class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2011/05/cooperativa-di-comunita-e-fotovoltaico-a-melpignano/" target="_blank">Cooperativa di comunità  e fotovoltaico a Melpignano</a></li>
<li class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2013/03/la-comunita-cooperativa-di-succiso/" target="_blank">La comunità  cooperativa di Succiso</a></li>
<li class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2011/05/le-cooperative-di-comunita/" target="_blank">Le cooperative di comunità </a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/beni-comuni-e-cooperative-di-comunita/">Beni comuni e cooperative di comunità </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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