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	<title>Simone Franca, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Simone Franca, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Le cooperative di dati: verso un’amministrazione condivisa “digitale”</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/09/le-cooperative-di-dati-verso-unamministrazione-condivisa-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Franca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:08:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[cooperative di dati]]></category>
		<category><![CDATA[Data Governance Act]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo una recente ricostruzione, l’estrattivismo si caratterizza per l’appropriazione di risorse, l’accumulazione del capitale e la concentrazione del potere, il trasferimento di ricchezza tra soggetti e territori e, infine, la capacità di incidere sulle forme di vita umane e non. Tali elementi trovano una significativa proiezione nell’economia digitale: i dati prodotti dagli utenti vengono acquisiti e trasformati in risorse economicamente rilevanti; la loro disponibilità concentra capitale e potere nelle imprese dotate delle infrastrutture necessarie alla loro elaborazione; il valore generato si trasferisce dai soggetti e dai contesti in cui i dati sono prodotti verso chi li sfrutta; l’estrazione dei dati finisce così per condizionare comportamenti e relazioni sociali. Come noto, il consolidamento di tali poteri digitali ha indotto l’Unione europea a intervenire su più fronti per ridurre le asimmetrie e rafforzare le forme di controllo, secondo un’impostazione regolativa oggi oggetto di parziale revisione. Tuttavia, occorre ricordare che l’UE, in particolare tramite il Data Governance Act (DGA), ha promosso un modello differente da quello estrattivo, fondato sull’intermediazione dei dati. Per comprenderne la portata occorre allora chiarirne i tratti essenziali. L’intermediazione dei dati nel Data Governance Act Attraverso la regolamentazione dei servizi di intermediazione si intende affiancare al modello fondato sulla concentrazione dei dati presso i soggetti in grado di estrarne valore un diverso assetto, nel quale la loro condivisione è affidata a soggetti terzi (gli intermediari) chiamati a mettere in relazione i titolari dei dati, da un lato, e i potenziali utilizzatori (utenti dei dati), dall’altro. L’idea è quella di porre le condizioni affinché la circolazione dei dati possa avvenire in un contesto di maggiore fiducia e controllo da parte di coloro che mettono a disposizione i propri dati, personali e non. Per evitare che anche gli intermediari possano trasformarsi, a loro volta, in nuovi poteri digitali, sfruttando i dati acquisiti, la regolamentazione eurounitaria prevede specifici requisiti di neutralità rispetto all’utilizzazione dei dati intermediati e, più in generale, promuove una separazione tra intermediazione e utilizzo del dato. In questo modo, l’intermediario non può sfruttare i dati raccolti, fungendo invece da guardiano rispetto ai possibili usi fatti da terzi. Il modello qui brevemente descritto ha una serie di pregi. In primo luogo, consente di sopperire ad alcune carenze strutturali del mercato digitale, basti pensare ai limiti del consenso informato al trattamento dei dati personali. L’intermediazione garantisce che un soggetto neutrale verifichi che i dati siano trattati correttamente, senza sopravvalutare l’autodeterminazione informativa dei singoli, troppo spesso limitata o compromessa in un mercato sempre più rapido e caratterizzato da dark patterns. In secondo luogo, sul piano economico si garantisce che i dati siano valorizzati secondo modalità capaci di trattenere almeno una parte maggiore del valore generato all’interno dell’economia europea, anziché alimentare processi di accumulazione facenti capo a grandi operatori stabiliti al di fuori dell’Unione. Un modello collaborativo: le cooperative di dati Tra le forme di intermediazione previste dal DGA, particolare rilievo rivestono le cooperative di dati. Si tratta, invero, di un modello già emerso nella prassi prima dell’adozione del regolamento europeo, con esperienze sviluppatesi in settori molto diversi, dalle costruzioni alla telemedicina e ai trasporti (per un’analisi approfondita cfr. questo volume). Il tratto comune risiede nell’organizzazione della circolazione dei dati secondo una logica mutualistica: i dati possono essere condivisi tra i membri, utilizzati nell’interesse comune, messi a disposizione di altre cooperative o trasferiti a soggetti terzi. Il DGA recepisce tale fenomeno attraverso la nozione di «servizi di cooperative di dati», riferita ai servizi di intermediazione offerti da strutture costituite da interessati, imprese individuali o PMI che ne siano membri. La cooperativa di dati non identifica, dunque, una particolare categoria di soggetti o una specifica forma organizzativa: il regolamento definisce piuttosto i servizi di cooperative di dati, che possono essere offerti tramite diverse strutture organizzative. L’elemento qualificante è infatti soprattutto teleologico: tali strutture devono aiutare i membri nell’esercizio dei diritti relativi ai dati, consentire loro di confrontarsi sulle finalità e sulle condizioni del trattamento o negoziare collettivamente tali condizioni. La cooperativa introduce così nell’intermediazione una componente ulteriore rispetto alla semplice neutralità del terzo: organizza collettivamente gli interessi dei soggetti che detengono i dati, riequilibrando l’asimmetria che affligge il loro rapporto con gli utenti dei dati. Un esempio: WeCity Un esempio consente di comprendere meglio le potenzialità del modello. Emblematico è il caso di WeCity, società olandese che opera come fornitore di servizi di intermediazione e indicata, tra le attività esercitate, anche come fornitrice di servizi di cooperative di dati, come attestato in un recente report. WeCity opera prevalentemente nell’ambito delle smart cities, mettendo a disposizione una piattaforma attraverso cui amministrazioni e altri attori urbani possono reperire e scambiare dati e servizi. Il modello è significativamente decentrato: i dati rimangono presso la fonte e vengono resi accessibili in forma federata, mantenendo in capo al loro titolare il controllo su destinatari e finalità della condivisione. La piattaforma mira, inoltre, a integrare non soltanto dati comunali, ma anche quelli detenuti da imprese energetiche, operatori del trasporto pubblico e gestori del verde, affiancando all’intermediazione servizi quali registri dei sensori installati negli spazi pubblici, strumenti IoT e attività di armonizzazione dei dati. WeCity dichiara infatti di collaborare stabilmente con diverse amministrazioni nella realizzazione della città intelligente. Il caso mostra così come i servizi di cooperative di dati possano assumere una dimensione territoriale, organizzando la circolazione di risorse informative prodotte da una pluralità di attori locali e mettendole al servizio della gestione di interessi riferibili alla comunità. Dalle cooperative di dati all’amministrazione condivisa Il rilievo delle cooperative di dati nei rapporti con le amministrazioni non si esaurisce nella funzione di intermediazione tra cittadini che mettono a disposizione i propri dati e soggetti interessati a utilizzarli. Esperienze come quella appena descritta mostrano una possibilità ulteriore: i dati possono divenire una risorsa attorno alla quale organizzare forme di collaborazione tra amministrazioni, cittadini e altri attori del territorio per la cura di interessi riferibili alla comunità. È in questa prospettiva che il fenomeno delle cooperative di dati può essere maggiormente apprezzato se collocato all’interno del paradigma dell’amministrazione condivisa, fondato sul superamento del tradizionale rapporto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/09/le-cooperative-di-dati-verso-unamministrazione-condivisa-digitale/">Le cooperative di dati: verso un’amministrazione condivisa “digitale”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="s5">Secondo una </span><a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/03066150.2022.2069015" target="_blank" rel="noopener"><span class="s6">recente ricostruzione</span></a><span class="s5">, l’</span><span class="s5">estrattivismo</span><span class="s5"> si caratterizza per l’appropriazione di risorse, l’accumulazione del capitale e la concentrazione del potere, il trasferimento di ricchezza tra soggetti e territori e, infine, la capacità di incidere sulle forme di vita umane e non. </span><span class="s5">Tali elementi trovano una significativa proiezione nell’economia digitale: i dati prodotti dagli utenti vengono acquisiti e trasformati in risorse economicamente rilevanti; la loro disponibilità concentra capitale e potere nelle imprese dotate delle infrastrutture necessarie alla loro elaborazione; il valore generato si trasferisce dai soggetti e dai contesti in cui i dati sono prodotti verso chi li sfrutta; l’estrazione dei dati finisce così per condizionare comportamenti e relazioni sociali.<br />
</span><span class="s5">Come noto, il consolidamento di tali poteri digitali ha indotto l’Unione europea a intervenire su più fronti per ridurre le asimmetrie e rafforzare le forme di controllo, secondo un’impostazione regolativa oggi oggetto di </span><a href="https://www.diariodidirittopubblico.it/closing-the-innovation-gap-i-digital-omnibus-e-il-miraggio-delleffetto-bruxelles/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s6">parziale revisione</span></a><span class="s5">. Tuttavia, occorre ricordare che l’UE, in particolare tramite il </span><em><span class="s7">Data Governance Act</span></em><span class="s5"> (<strong>DGA</strong>)</span><span class="s5">,</span><span class="s5"> ha promosso un modello differente da quello estrattivo, fondato sull’intermediazione dei dati. Per comprenderne la portata occorre allora chiarir</span><span class="s5">n</span><span class="s5">e i tratti essenziali.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span class="s8">L’intermediazione dei dati nel D</span><span class="s8">ata Governance Act</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span class="s9">Attraverso la regolamentazione dei servizi di intermediazione si intende affiancare al modello fondato sulla concentrazione dei dati presso i soggetti in grado di estrarne valore un diverso assetto, nel quale la loro condivisione è affidata a soggetti terzi (gli intermediari) chiamati a mettere in relazione i </span><span class="s9">titolari</span><span class="s9"> dei dati, da un lato, e i potenziali utilizzatori</span><span class="s9"> (utenti dei dati)</span><span class="s9">, dall’altro.<br />
</span><span class="s9">L’idea è quella di </span><span class="s9">porre</span><span class="s9"> le condizioni </span><span class="s9">affinché la circolazione dei dati</span><span class="s9"> possa avvenire in un contesto di maggiore fiducia e controllo da parte di coloro che mettono a disposizione i propri dati, personali e non. Per evitare che anche gli intermediari possano trasformarsi, a loro volta, in nuovi poteri digitali, </span><span class="s9">sfruttando</span><span class="s9"> i dati acquisiti, la regolamentazione eurounitaria prevede specifici requisiti di neutralità rispetto all’utilizzazione dei dati intermediati e, più in generale, </span><span class="s9">promuove</span><span class="s9"> una separazione tra intermediazione e utilizzo del dato. In questo modo, l’intermediario non può sfruttare i dati </span><span class="s9">raccolti</span><span class="s9">, fungendo invece da guardiano rispetto ai possibili usi fatti da terzi. Il modello qui brevemente descritto ha una serie di pregi. In primo luogo, consente di sopperire ad alcune carenze strutturali del mercato digitale, basti pensare ai limiti del consenso informato al trattamento dei dati personali. </span><span class="s9">L</span><span class="s9">’intermediazione </span><span class="s9">garantisce che</span><span class="s9"> un soggetto </span><span class="s9">neutrale</span> <span class="s9">verifichi</span><span class="s9"> che i dati siano trattati correttamente, </span><span class="s9">senza </span><span class="s9">sopravvalutare </span><span class="s9">l’autodeterminazione informativa dei singoli, troppo spesso limitata o compromessa in un mercato sempre più rapido e caratterizzato da </span><em><span class="s4">dark patterns</span></em><span class="s9">. In secondo luogo, sul piano economico si garantisce che</span><span class="s9"> i dati</span> <span class="s9">siano valorizzati secondo modalità capaci di trattenere almeno una parte maggiore del valore generato all’interno dell’economia europea, anziché alimentare processi di accumulazione facenti capo a grandi operatori</span> <span class="s9">stabiliti al di fuori dell’Unione.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;">Un modello collaborativo: le cooperative di dati</h4>
<p style="text-align: justify;"><span class="s9">Tra le forme di intermediazione previste dal DGA, particolare rilievo rivestono le cooperative di dati. Si tratta, invero, di un modello già emerso nella prassi prima dell’adozione del regolamento europeo, con esperienze sviluppatesi in settori molto diversi, dalle costruzioni alla telemedicina e ai trasporti</span><span class="s9"> (per un’analisi approfondita cfr. </span><a href="https://site.unibo.it/cooperative-di-dati/it" target="_blank" rel="noopener"><span class="s10">questo volume</span></a><span class="s9">)</span><span class="s9">. Il tratto comune risiede nell’organizzazione della circolazione dei dati secondo una logica mutualistica: i dati possono essere condivisi tra i membri, utilizzati nell’interesse comune, messi a disposizione di altre cooperative o trasferiti a soggetti terzi. Il DGA recepisce tale fenomeno attraverso la nozione di «servizi di cooperative di dati», riferita ai servizi di intermediazione offerti da strutture costituite da interessati, imprese individuali o PMI che ne siano membri. </span><span class="s9">La cooperativa di dati non identifica, dunque, una particolare categoria di soggetti o una specifica forma organizzativa: il regolamento definisce piuttosto i servizi di cooperative di dati, che possono essere offerti tramite diverse strutture organizzative. </span><span class="s9">L’elemento qualificante è infatti soprattutto teleologico: tali strutture devono aiutare i membri nell’esercizio dei diritti relativi ai dati, consentire loro di confrontarsi sulle finalità e sulle condizioni del trattamento o negoziare collettivamente tali condizioni. La cooperativa introduce così nell’intermediazione una componente ulteriore rispetto alla semplice neutralità del terzo: organizza collettivamente gli interessi dei soggetti che detengono i dati, </span><span class="s9">riequilibrando l’asimmetria che affligge </span><span class="s9">il loro rapporto con gli </span><span class="s9">utenti dei dati.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span class="s2">Un esempio</span><span class="s2">: </span><span class="s2">WeCity</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span class="s9">Un esempio consente di comprendere meglio le potenzialità del modello. Emblematico è il caso di </span><span class="s10"><a href="https://www.wecity.nl/nl" target="_blank" rel="noopener">WeCity</a></span><span class="s9">, società olandese </span><span class="s9">che opera</span><span class="s9"> come fornitore di servizi di intermediazione e indicata, tra le attività esercitate, anche come fornitrice di servizi di cooperative di dati</span><span class="s9">, come attestato in un </span><a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/3a2a3e8b-edd1-11f0-8d3c-01aa75ed71a1/language-en" target="_blank" rel="noopener"><span class="s10">recente report</span></a><span class="s9">. </span><span class="s9">WeCity</span><span class="s9"> opera prevalentemente nell’ambito delle </span><em><span class="s4">smart cities</span></em><span class="s9">, mettendo a disposizione una piattaforma attraverso cui amministrazioni e altri attori urbani possono reperire e scambiare dati e servizi. Il modello è significativamente decentrato: i dati rimangono presso la fonte e vengono resi accessibili in forma federata, mantenendo in capo al loro titolare il controllo su destinatari e finalità della condivisione. La piattaforma mira</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> inoltre</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> a integrare non soltanto dati comunali, ma anche quelli detenuti da imprese energetiche, operatori del trasporto pubblico e gestori del verde, affiancando all’intermediazione servizi quali registri dei sensori installati negli spazi pubblici, strumenti IoT e attività di armonizzazione dei dati. </span><span class="s9">WeCity</span><span class="s9"> dichiara infatti di collaborare stabilmente con diverse </span><span class="s9">amministrazioni nella realizzazione della città intelligente. Il caso mostra così come i servizi di cooperative di dati possano assumere una dimensione territoriale, organizzando la circolazione di risorse informative prodotte da una pluralità di attori locali e mettendole al servizio della gestione di interessi riferibili alla comunità.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;">Dalle cooperative di dati all’amministrazione condivisa</h4>
<p style="text-align: justify;"><span class="s9">Il rilievo delle cooperative di dati nei rapporti con le amministrazioni non si esaurisce nella funzione di intermediazione tra cittadini che mettono a disposizione i propri dati e soggetti interessati a utilizzarli. Esperienze come quella appena descritta mostrano una possibilità ulteriore: i dati possono divenire una risorsa attorno alla quale organizzare forme di collaborazione tra amministrazioni, cittadini e altri attori del territorio per la cura di interessi riferibili alla comunità. È in questa prospettiva che il fenomeno delle cooperative di dati può essere maggiormente apprezzato se collocato all’interno del paradigma dell’amministrazione condivisa, fondato sul superamento del tradizionale rapporto bipolare tra amministrazione e amministrati e sulla valorizzazione, ai sensi dell’art. 118, co. 4, Cost., dell’autonoma iniziativa dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale. </span><span class="s9">Come noto</span><span class="s9">, la Corte costituzionale, nella </span><span class="s9">ormai celebre </span><span class="s9">sentenza n. 131 del 2020, ha riconosciuto nel principio di sussidiarietà orizzontale il fondamento di un ambito di organizzazione delle «libertà sociali» «non riconducibile né allo Stato, né al mercato», ma fondato su relazioni di solidarietà. Pur nella diversità dei contesti, una tensione analoga sembra emergere nelle cooperative di dati: esse possono rappresentare una “terza via” rispetto tanto alla concentrazione delle risorse informative presso grandi operatori privati quanto alla loro gestione esclusivamente pubblica, entrambe suscettibili di tradursi in forme di potere digitale. La dimensione cooperativa valorizza invece forme collaborative di governo dei dati, trasformandoli da </span><span class="s4">asset</span><span class="s9"> da estrarre in risorsa condivisa a beneficio della comunità. </span><span class="s9">La riconducibilità delle cooperative di dati all’amministrazione condivisa emerge anche da un lessico comune. Emblematica è la «fiducia», posta dal DGA alla base dei rapporti tra titolari e utenti dei dati e, nell’amministrazione condivisa, tra i principi fondamentali della gestione dei beni comuni, sino a figurare nell’art. 3 del </span><a href="https://www.labsus.org/i-regolamenti-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/prototipo-di-regolamento-labsus/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s10">prototipo di regolamento </span><span class="s10">Labsus</span></a><span class="s9">.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span class="s2">Le</span><span class="s2"> cooperative di dati</span><span class="s2"> dalla teoria alla pratica</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span class="s9">Le potenzialità descritte non devono tuttavia nascondere le difficoltà del modello. Le cooperative di dati devono sostenere costi tecnologici, organizzativi e di </span><span class="s4">compliance</span><span class="s9">, mentre la costruzione di flussi di ricavo sufficienti può risultare difficile, soprattutto quando il valore prodotto è collettivo. Non sorprende che alcune esperienze abbiano incontrato problemi di sostenibilità: emblematico è il caso di </span><span class="s9">Polypoly</span><span class="s9">, società spesso richiamata tra le </span><em><span class="s4">data </span><span class="s4">cooperative</span><span class="s4">s</span></em><span class="s9">, assoggettata nel 2023 a procedura di insolvenza. A ciò si aggiunge l</span><span class="s9">’ancora </span><span class="s9">limitata diffusione, nel quadro del DGA, </span><span class="s9">di </span><span class="s9">servizi di cooperative di dati. Queste difficoltà non impongono però di abbandonare il modello</span><span class="s9">. A</span><span class="s9"> questo riguardo può essere utile riferirsi all’esperienza del</span><span class="s9">l’amministrazione </span><span class="s9">condivisa dei beni comuni: le prime esperienze incontravano incertezze su responsabilità, assicurazioni, procedure e rapporti con gli uffici, cui si è risposto attraverso una prassi che</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> partendo da</span><span class="s9">l</span><span class="s9"> prototipo d</span><span class="s9">el</span><span class="s9"> regolamento e </span><span class="s9">dei</span><span class="s9"> patti di collaborazione</span><span class="s9">,</span> <span class="s9">h</span><span class="s9">a </span><span class="s9">poi</span><span class="s9"> affinato il metodo collaborativo. La diffusione di tali strumenti mostra che sperimentazione locale e apprendimento istituzionale procedono insieme</span><span class="s9">, </span><span class="s9">portando a sistemi di amministrazione pienamente sostenibili</span><span class="s9">.<br />
</span><span class="s9">Inoltre, proprio le metodologie sviluppate nella gestione condivisa dei beni comuni possono rappresentare un riferimento per trovare applicazioni utili </span><span class="s9">a</span><span class="s9">l modello della cooperativa di dati. </span><span class="s9">In questa prospettiva, le cooperative di dati possono essere lette non come un modello compiuto, ma come un laboratorio aperto di governo collaborativo delle risorse digitali</span><span class="s9">, un nuovo ambito digitale in cui può </span><span class="s9">trovare nuova realizzazione</span><span class="s9"> il</span><span class="s9"> modello</span><span class="s9"> dell’amministrazione condivisa.</span></p>
<p><em>Simone Franca è ricercatore (RTD-A) presso la Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Trento</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://www.labsus.org/2026/03/la-collaborazione-digitale-nella-tutela-del-patrimonio-culturale/" target="_blank" rel="noopener">La collaborazione digitale nella tutela del patrimonio culturale</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://www.labsus.org/2023/05/la-difesa-dei-lavoratori-digitali-passa-per-lamministrazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">La difesa dei lavoratori digitali passa per l’Amministrazione condivisa</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://www.labsus.org/2022/10/le-comunita-energetiche-la-risposta-locale-agli-stravolgimenti-generati-dalla-globalizzazione/" target="_blank" rel="noopener">Le comunità energetiche la risposta locale agli stravolgimenti generati dalla globalizzazione</a></li>
</ul>
<p><em>Immagine di copertina: Markus Spiske su Unsplash</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/09/le-cooperative-di-dati-verso-unamministrazione-condivisa-digitale/">Le cooperative di dati: verso un’amministrazione condivisa “digitale”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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