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	<title>casa Archivi - Labsus</title>
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	<title>casa Archivi - Labsus</title>
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		<title>Il referendum a Berlino sull&#8217;edilizia pubblica: un esempio per l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma Vecchiotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 11:47:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Germania, la maggior parte delle persone decide di vivere in affitto anche per questioni economiche; tuttavia, solo a Berlino, negli ultimi 12 anni, l’affitto è rincarato dell’85%. La maggior parte dei Berliners sono cittadini attivi sempre in lotta per difendere l’interesse generale: tra le occasioni di lotta più sentite a tutela dei beni comuni, c’è sicuramente quella per il sostegno alla casa. Abbiamo più volte scritto delle lotte contro la gentrificazione, nate specialmente in distretti popolari, come quello di Pankow, ma poi accolte da tutta la città. Lo scorso 26 settembre, i berlinesi sono stati chiamati a votare per il Bundestag, la Camera dei rappresentanti, e anche sul referendum dell’Iniziativa popolare “Deutsche Wohnen &#38; Co. enteignen” (Espropiare Deutsche Wohnen &#38; company). In questo caso, è stato richiesto ai cittadini di esprimersi a favore o contro l’espropriazione di oltre 200.000 unità immobiliari sfitte, appartenenti alle grandi cooperative di edilizia privata (come la Deutsche Wohnen e la Vonovia). Con l’esproprio, le società verrebbero indennizzate e le unità immobiliari trasferite a una società di diritto pubblico gestita attraverso principi di solidarietà e uguaglianza. Ad esprimersi a favore sono stati oltre un milione di elettori, il 56% del totale (per l’esattezza 1.034.709), mentre i contrari sono stati 715mila, il 38%. Si tratta, però, di un voto consultivo, che per tradursi in legge avrà bisogno di una deliberazione del Senato della città-Stato berlinese. Questo sarà il primo grande scoglio politico per Franziska Giffey, la quarantatreenne socialista appena eletta come prima donna sindaco della capitale tedesca. Una vittoria storica La “dichiarazione di guerra” – “Deutsche Wohnen und Co. enteignen, Spekulation bekämpfen!“ (Espropriare Deutsche Wohnen e company, combattere la speculazione!) –, che era stata fatta ai grandi colossi immobiliari, ha avuto il suo trionfo. «Si tratta di una vittoria storica!», commenta Cesare Ottolini, Coordinatore Globale dell’Alleanza Internazionale degli Abitanti e componente della Segreteria Nazionale Unione Inquilini. Ma non tutti i politici vedono questa possibilità giuridicamente fattibile, alcuni sostengono che sia incostituzionale. La stessa neo eletta sindaca, Franziska Giffey, ha delle riserve ed è preoccupata di affrontare un tema simile, ma ha intenzione di rispettare la decisione del popolo. Gli unici sostenitori dell’Iniziativa sono i Grüne (Verdi) e la Linke (Sinistra). A tre settimane dalle votazioni, SPD, Verdi e Sinistra stanno negoziando una nuova coalizione. Sulla questione dell&#8217;”esproprio” dei grandi gruppi abitativi, tutti sono d’accordo: il primo passo è la costituzione di una commissione di esperti, che dovrebbe esaminare se l’azione sia legalmente e praticamente fattibile. Inoltre, un altro aspetto al quale dare la massima priorità è la nuova costruzione residenziale a Berlino: l’obiettivo è di realizzare 20.000 nuovi appartamenti all’anno. Associazioni edilizie comunali, cooperative e società di edilizia privata devono partecipare ad un’alleanza per la nuova costruzione residenziale e alloggi a prezzi accessibili. Come dare attuazione al risultato del referendum? Il risultato del referendum non è giuridicamente vincolante. Il Senato, infatti, è chiamato soltanto ad avviare tutti i provvedimenti necessari per il trasferimento dei beni immobili di proprietà delle grandi cooperative di edilizia privata al comune e, di conseguenza, emanare una legge. In questo caso, più di 3.000 appartamenti di proprietà privata dovranno essere Gewinnerzielungsabsicht, cioè espropriati dietro compenso e trasferiti ad un istituto di diritto pubblico. Per il dott. Esfandiar Khorrami, avvocato e partner di Bottermann Khorrami, le prospettive che vedono approvata una legge sull’espropriazione sono difficilmente realizzabili, in quanto «la legge dovrebbe essere elaborata in modo molto pulito in termini giuridici per poter stare in piedi in tribunale». Tuttavia, per garantire il successo del referendum, si è concordato di istituire una commissione di esperti per esaminare le possibilità e i requisiti per l’attuazione dello stesso entro un anno. «Si sta entrando in un nuovo territorio legale», ha affermato alla radio d’informazione RBB il senatore di Berlino per la Cultura e candidato di punta di sinistra Klaus Lederer, «ciò significa che ora dobbiamo capire più precisamente come questo può funzionare legalmente e praticamente». L’Iniziativa sta reagendo con molta durezza, non si vogliono «accettare tattiche di ritardo trasparenti»; in democrazia è necessario rispettare la volontà del popolo. I sostenitori della stessa, pertanto, chiedono che la stesura di una legge sulla non privatizzazione sia registrata nell’accordo di coalizione tra i gruppi SPD, Verdi e Sinistra. L’esproprio costa troppo Tuttavia, la sola “Deutsche Wohnen”, azienda immobiliare prossima alla fusione con &#8220;Vonovia&#8221; – altra grande proprietaria immobiliare delle città –, dispone di circa 116.000 appartamenti nell’area di Berlino; secondo le stime del Senato, l’indennizzo che le si dovrebbe riconoscere si aggirerebbe tra i 28,8 e 36 miliardi di euro. L’iniziativa “Deutsche Wohnen &#38; Co. enteignen” prevede un totale di circa 10 miliardi di euro; per questo, gli attivisti hanno avanzato la loro proposta di risarcire le società immobiliari non con denaro, ma con le cosiddette obbligazioni di compensazione, ossia titoli con il valore nominale dell’importo del risarcimento, rifinanziate dal reddito di locazione in un periodo di 40 anni. In particolare, l’Iniziativa si basa su un canone netto relativamente basso di 4,04 € al metro quadrato, considerato accessibile anche per le famiglie a rischio di povertà. Il dibattito infinito: legale o illegale? Il settore immobiliare ha ripetutamente avvertito che il dibattito sugli espropri è un deterrente per gli investitori. Lo strumento è “completamente inadatto” per risolvere i problemi del mercato immobiliare; secondo l’Associazione delle società immobiliari di Berlino-Brandeburgo (BBU) «è necessaria ed estremamente urgente la costruzione di alloggi, compresi alloggi sovvenzionati», mentre l’amministratore delegato di Deutsche Wohnen, Michael Zahn, ha parlato del «tentativo di un esproprio illecito». La maggioranza dei cittadini berlinesi è stata sin dall’inizio favorevole all’Iniziativa popolare “Deutsche Wohnen &#38; Co. enteignen”. In una dichiarazione del 20 luglio 2021, il precedente Senato di Berlino ha sostenuto la preoccupazione dei promotori di aumentare la quota di proprietari orientati al bene comune, ma ha anche sottolineato che gli obiettivi del referendum potrebbero essere raggiunti solo attraverso un Vergesellschaftungsgesetz (Atto di socializzazione). Adesso tutti si chiedono cosa farà questo nuovo governo. La nuova sindaca rispetterà le sue promesse, si sconvolgerà la legge sull’esproprio in favore dei più disagiati e rispetterà la decisione dei cittadini elettori? Vincerà la democrazia? Una lezione per l’Italia? Il referendum di Berlino ricorda a tutti che anche in Italia manca un serio dibattito pubblico e politico attorno al tema dell’accesso sulla</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2021/11/il-referendum-a-berlino-sulledilizia-pubblica-un-esempio-per-litalia/">Il referendum a Berlino sull&#8217;edilizia pubblica: un esempio per l&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Germania, la maggior parte delle persone decide di vivere in affitto anche per questioni economiche; tuttavia, solo a Berlino, negli ultimi 12 anni, l’affitto <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/09/27/caro-affitti-a-berlino-vince-il-si-al-referendum-per-lesproprio-ai-colossi-immobiliari-il-56-a-favore-la-neo-sindaca-una-legge-si-fara/6334587/" target="_blank" rel="noopener">è rincarato dell’85%</a>.<br />
La maggior parte dei Berliners sono <strong>cittadini attivi</strong> sempre in lotta per difendere l’interesse generale: tra le occasioni di lotta più sentite a tutela dei <strong>beni comuni</strong>, c’è sicuramente quella per il sostegno alla casa.<br />
Abbiamo più volte scritto delle <a href="https://www.labsus.org/2019/04/lottare-contro-la-gentrificazione-storie-da-berlino/" target="_blank" rel="noopener">lotte contro la gentrificazione</a>, nate specialmente in distretti popolari, come quello di <a href="https://www.labsus.org/2019/03/berlino-pankow-origini-e-storia-di-una-battaglia-civile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Pankow</strong></a>, ma poi accolte da tutta la città.<br />
Lo scorso 26 settembre, i berlinesi sono stati chiamati a votare per il <strong>Bundestag</strong>, la Camera dei rappresentanti, e anche sul referendum dell’<strong>Iniziativa popolare “Deutsche Wohnen &amp; Co. enteignen</strong><strong>” </strong>(<em>Espropiare </em><em>Deutsche Wohnen &amp;</em><em> company</em>). In questo caso, è stato richiesto ai cittadini di esprimersi a favore o contro l’<strong>espropriazione di oltre 200.000 unità immobiliari sfitte</strong>, appartenenti alle grandi cooperative di edilizia privata (come la Deutsche Wohnen e la Vonovia). Con l’esproprio, le società verrebbero indennizzate e le unità immobiliari trasferite a una società di diritto pubblico gestita attraverso principi di solidarietà e uguaglianza.<br />
Ad esprimersi <strong>a favore</strong> <strong>sono stati oltre</strong> <strong>un milione</strong> di elettori, il <strong>56%</strong> del totale (per l’esattezza 1.034.709), mentre i contrari sono stati <strong>715mila</strong>, il <strong>38%</strong>. Si tratta, però, di un <strong>voto consultivo</strong>, che per tradursi in legge avrà bisogno di una deliberazione del <strong>Senato</strong> della città-Stato berlinese. Questo sarà il primo grande scoglio politico per <strong>Franziska Giffey</strong>, la quarantatreenne socialista appena eletta come prima donna sindaco della capitale tedesca.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Una vittoria storica</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La “dichiarazione di guerra” – <em>“</em><em>Deutsche Wohnen und Co. enteignen, Spekulation bek</em><em>ä</em><em>mpfen!</em><em>“</em> (<strong>Espropriare</strong> Deutsche Wohnen e company, combattere la <strong>speculazione</strong>!) –, che era stata fatta ai grandi colossi immobiliari, ha avuto il suo trionfo. «Si tratta di una vittoria storica!», commenta <strong>Cesare Ottolini</strong>, Coordinatore Globale dell’Alleanza Internazionale degli Abitanti e componente della Segreteria Nazionale Unione Inquilini. Ma non tutti i politici vedono questa <strong>possibilità giuridicamente fattibile</strong>, alcuni sostengono che sia incostituzionale. La stessa neo eletta sindaca, <strong>Franziska Giffey</strong>, ha delle riserve ed è preoccupata di affrontare un tema simile, ma ha intenzione di rispettare la decisione del popolo.<br />
Gli unici sostenitori dell’Iniziativa sono i <strong>Grüne</strong> (Verdi) e la <strong>Linke</strong> (Sinistra).</p>
<div id="attachment_73586" style="width: 190px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-73586" class="wp-image-73586 size-medium" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-180x225.jpg" alt="" width="180" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-180x225.jpg 180w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-817x1024.jpg 817w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-768x962.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-1226x1536.jpg 1226w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-1634x2048.jpg 1634w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-810x1015.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-1140x1428.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia-600x752.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/11/referendum-a-Berlino-un-esempio-per-lItalia.jpg 1640w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /><p id="caption-attachment-73586" class="wp-caption-text">Poster Deutsche Wohnen &amp; Co. enteignen – Fonte: Wikipedia</p></div>
<p style="text-align: justify;">A tre settimane dalle votazioni, SPD, Verdi e Sinistra stanno negoziando <strong>una nuova coalizione</strong>. Sulla questione dell&#8217;”esproprio” dei grandi gruppi abitativi, tutti sono d’accordo: il primo passo è la costituzione di una commissione di esperti, che dovrebbe esaminare se l’azione sia legalmente e praticamente fattibile.<br />
Inoltre, un altro aspetto al quale dare la massima priorità è la nuova costruzione residenziale a Berlino: l’obiettivo è di realizzare 20.000 nuovi appartamenti all’anno. Associazioni edilizie comunali, cooperative e società di edilizia privata devono partecipare ad un’alleanza per la nuova costruzione residenziale e alloggi a prezzi accessibili.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Come dare attuazione al risultato del referendum?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il risultato del referendum</strong> non è giuridicamente vincolante. Il Senato, infatti, è chiamato soltanto ad <strong>avviare tutti i provvedimenti</strong> necessari per il trasferimento dei beni immobili di proprietà delle grandi cooperative di edilizia privata al comune e, di conseguenza, emanare una legge. In questo caso, più di 3.000 appartamenti di proprietà privata dovranno essere <em>Gewinnerzielungsabsicht</em>, cioè espropriati dietro compenso e trasferiti ad un istituto di diritto pubblico.<br />
Per il dott. <strong>Esfandiar Khorrami</strong>, avvocato e <em>partner</em> di Bottermann Khorrami, le prospettive che vedono approvata una legge sull’espropriazione sono difficilmente realizzabili, in quanto «la legge dovrebbe essere elaborata in modo molto pulito in termini giuridici per poter stare in piedi in tribunale».<br />
Tuttavia, per garantire il successo del referendum, si è concordato di istituire una commissione di esperti per esaminare <strong>le possibilità e i requisiti per l’attuazione dello stesso entro un anno.</strong> «Si sta entrando in un nuovo territorio legale», ha affermato alla radio d’informazione RBB il senatore di Berlino per la Cultura e candidato di punta di sinistra<strong> Klaus Lederer</strong>, «ciò significa che ora dobbiamo capire più precisamente come questo può funzionare legalmente e praticamente».<br />
L’Iniziativa sta reagendo con molta durezza, non si vogliono «accettare tattiche di ritardo trasparenti»; <strong>in democrazia è necessario rispettare la volontà del popolo</strong>. I sostenitori della stessa, pertanto, chiedono che la <strong>stesura di una legge sulla non privatizzazione</strong> sia registrata nell’accordo di coalizione tra i gruppi SPD, Verdi e Sinistra.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L’esproprio costa troppo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, la sola “<strong>Deutsche Wohnen</strong>”, azienda immobiliare prossima alla fusione con &#8220;<strong>Vonovia</strong>&#8221; – altra grande proprietaria immobiliare delle città –, dispone di circa 116.000 appartamenti nell’area di Berlino; secondo le stime del Senato, l’indennizzo che le si dovrebbe riconoscere si aggirerebbe tra i 28,8 e 36 miliardi di euro. L’iniziativa <strong>“Deutsche Wohnen &amp; Co. enteignen</strong><strong>”</strong> prevede un totale di circa 10 miliardi di euro; per questo, gli attivisti hanno avanzato la loro proposta di risarcire le società immobiliari non con denaro, ma con le cosiddette <strong>obbligazioni di compensazione</strong>, ossia titoli con il valore nominale dell’importo del risarcimento,<strong> rifinanziate dal reddito di locazione</strong> in un periodo di 40 anni. In particolare, l’Iniziativa si basa su un canone netto relativamente basso di 4,04 € al metro quadrato, considerato accessibile anche per le famiglie a rischio di povertà.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il dibattito infinito: legale o illegale?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il settore immobiliare ha ripetutamente avvertito che il dibattito sugli espropri è un deterrente per gli investitori. <strong>Lo strumento è “completamente inadatto”</strong> per <a href="https://www.ilpost.it/2021/09/04/berlino-referendum-esproprio-case/" target="_blank" rel="noopener">risolvere i problemi del mercato immobiliare</a>; secondo l’<strong>Associazione delle società immobiliari di Berlino-Brandeburgo (BBU)</strong> «è necessaria ed estremamente urgente la costruzione di alloggi, compresi alloggi sovvenzionati», mentre l’amministratore delegato di Deutsche Wohnen, <strong>Michael Zahn</strong>, ha parlato del «tentativo di un esproprio illecito».<br />
<strong>La maggioranza dei cittadini berlinesi è stata sin dall’inizio favorevole</strong> all’Iniziativa popolare “Deutsche Wohnen &amp; Co. enteignen”. In una dichiarazione del 20 luglio 2021, il precedente Senato di Berlino ha sostenuto la preoccupazione dei promotori di aumentare la quota di proprietari orientati al bene comune, ma ha anche sottolineato che gli obiettivi del referendum potrebbero essere raggiunti solo attraverso un <em>Vergesellschaftungsgesetz</em> (<a href="https://www.dwenteignen.de/wp-content/uploads/2021/05/Vergesellschaftungsgesetz.pdf" target="_blank" rel="noopener">Atto di socializzazione</a>).<br />
<strong>Adesso tutti si chiedono cosa farà questo nuovo governo.</strong> La nuova sindaca rispetterà le sue promesse, si sconvolgerà la legge sull’esproprio in favore dei più disagiati e rispetterà la decisione dei cittadini elettori? Vincerà la democrazia?</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Una lezione per l’Italia?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il referendum di Berlino ricorda a tutti che <strong>anche in Italia manca un serio dibattito pubblico e politico attorno al tema dell’accesso sulla casa</strong>. Invero, il silenzio in parte è stato rotto dal riemergere periodico di incentivi di vario tipo, come l’introduzione del “Superbonus 110%”; tuttavia, se si guarda il quadro politico locale, la situazione non cambia nelle varie città e la questione casa non è stata affrontata neppure nel corso delle diverse campagne elettorali, concluse da poco. <strong>Questo silenzio stupisce specialmente in quelle città</strong> che, come Berlino, da decenni sono gravate dal fardello di problemi seri in campo abitativo. Se il referendum di Berlino tocca un tema all’ordine del giorno per diversi strati sociali, il problema dell’accesso alla casa, in Italia, è considerato dal legislatore nazionale una questione che riguarda esclusivamente una specifica fetta di popolazione, la c.d. fascia economica fragile. Tuttavia, è <strong>ormai da qualche anno che la precarietà abitativa si sta espandendo anche a quella classe media, nata e cresciuta nel mito della casa di proprietà</strong>. Soprattutto le fasce economicamente più fragili del ceto medio fanno sempre più fatica ad accedere a una casa di proprietà e, quando vi riescono, spesso fanno fatica a pagare le rate del mutuo. Gli effetti perversi della pandemia non hanno fatto che peggiorare tale situazione, che diventerà drammaticamente evidente, con tutta probabilità, alla fine (imminente) del blocco degli sfratti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto di copertina: Manifestazione dei sostenitori dell&#8217;Iniziativa popolare Deutsche Wohnen &amp; Co. Enteignen (Fonte: Wikipedia)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><a href="https://www.labsus.org/2019/04/lottare-contro-la-gentrificazione-storie-da-berlino/" target="_blank" rel="noopener">Lottare contro la gentrificazione: storie da Berlino</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2019/03/berlino-pankow-origini-e-storia-di-una-battaglia-civile/" target="_blank" rel="noopener">Berlino, Pankow: origini e storia di una battaglia civile</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2019/05/lo-storico-muro-e-la-frattura-nelleast-side-gallery/" target="_blank" rel="noopener">Lo storico Muro e la frattura nell’East Side Gallery</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2021/11/il-referendum-a-berlino-sulledilizia-pubblica-un-esempio-per-litalia/">Il referendum a Berlino sull&#8217;edilizia pubblica: un esempio per l&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché non un patto per salvare la Casa delle donne di Terni?</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/12/non-chiudete-quella-porta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agnese Palmucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 15:39:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bando]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[spazi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Terni]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=62701</guid>

					<description><![CDATA[<p>C’è un numero da chiamare per contattare la Casa delle Donne, e non bastano uno o due tentativi. La linea è occupata a lungo, forse qualcuno sta chiedendo aiuto. Contrasto alla violenza, integrazione, orientamento ai servizi, ascolto e mediazione culturale sono alcuni dei motivi per cui l’8 marzo del 2014, in Via Aminale, nel centro di Terni, è stato inaugurato uno spazio per la cittadinanza attiva delle donne con Sportello antiviolenza. «Nel territorio umbro siamo un’eccezione, non ci sono altre Case delle Donne nella nostra regione, neppure a Perugia. Un sogno? Speriamo davvero che nascano molti altri luoghi come questo» raccontano Valentina Galluzzi, El Hassania Lakrad e Paola Gigante, presidente pro-tempore di “Terni Donne”, l’associazione di promozione sociale che gestisce la Casa. L&#8217;associazione aveva proposto la strada del Patto&#8230; La loro voce al telefono vibra con amarezza, c’è uno scoglio che gli impedisce di guardare oltre le pareti. La Casa rischia di non esistere più. Lo scorso gennaio, con una lettera, il comune aveva comunicato loro che il 31 dicembre successivo avrebbero dovuto consegnare le chiavi dei locali. «Un anno fa il comune di Terni ha deciso di mettere al bando lo spazio concessoci nel 2014 per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e di riassegnarlo. Durante questi mesi abbiamo fatto richieste e sottoscritto petizioni per salvare la Casa, anche con mobilitazioni di piazza. Lo scorso ottobre abbiamo presentato al nuovo assessore le circa 2000 firme ottenute, ma ci hanno ribadito che verrà rispettata la delibera del commissario e lo spazio verrà messo al bando». L’associazione, proponendo l’avvio e la definizione di un Patto di collaborazione, ha anche fatto riferimento al Regolamento dei Beni Comuni che il Comune di Terni ha sottoscritto nel 2015, ma senza ottenere dei risultati concreti: «Il Comune di Terni non ha una politica condivisa sui patti di collaborazione, in genere però lo utilizza per non spendere soldi pubblici in decoro e manutenzione ordinaria di parchi e aree verdi», è la risposta critica. Il processo partecipativo e la condivisione «Questa esperienza nasce come risultato di un processo partecipativo condiviso da molti soggetti in Rete. Associazioni, gruppi informali e gruppi di cittadine, attraverso iniziative di partecipazione, come gli Open Space, hanno messo a fuoco quali erano i bisogni e i desideri delle donne di Terni» spiegano le volontarie, «poi hanno fatto al comune una proposta per trovare degli spazi per costituire una Casa delle Donne, proprio come risposta alle riflessioni emerse dal percorso di partecipazione». Molteplici i servizi per le donne del territorio, e tutto è orientato alla promozione della solidarietà, del benessere e dell’autodeterminazione, con figure professionali e qualificate. Il tema centrale è forse lo sviluppo della consapevolezza di una libertà “integrale”: questo attraverso laboratori “espressivi” come quelli di canto, pittura o yoga, mediante iniziative politiche e socioculturali come mostre, presentazioni di libri, conferenze e incontri. Formazione, ma anche promozione dei talenti delle donne del territorio, con la presenza di uno spazio in cui è possibile lo scambio dei saperi e delle conoscenze. E’ la Casa di tutte le donne «La Casa fa orientamento ai servizi per tutte le donne che possono trovarsi in difficoltà per vari motivi » continuano le volontarie, per un supporto che accompagni la persona nei momenti di difficoltà economica o di solitudine, anche attraverso una mappatura delle opportunità e risorse presenti sul territorio e la creazione di una Banca del tempo, per il mutuo soccorso. Ad occuparsi dell’orientamento ai servizi è lo Sportello antiviolenza, che non solo accoglie e incontra le vittime, ma svolge anche una speciale attività di prevenzione. «Il nostro Sportello è aperto quattro giorni a settimana. Utilizziamo una metodologia particolare: riusciamo a conquistare la fiducia delle donne proprio attraverso i laboratori che proponiamo, come ad esempio quelli di cucito, maglia, o uncinetto. L’emersione del problema di solito avviene in gruppo, e lo Sportello fa attenzione particolare alle donne che manifestano problemi e ferite. Lo Sportello, quindi, lavora congiuntamente alle attività pratiche. Tutte le donne che lavorano nello Sportello sono qualificate e hanno concluso una formazione per essere operatrici antiviolenza». È una vera e propria attività di prevenzione della violenza: «Un conto è rivolgersi ad un centro con un problema ormai conclamato, un altro conto è attivarsi ad un’emersione precoce del problema, facendo attenzione a segnali anche minimi che denunciano il patimento di comportamenti violenti». Il servizio del Centro antiviolenza è sempre più chiamato in causa, infatti «è in aumento costante il numero delle donne che si rivolgono alla Casa delle Donne per lo Sportello di supporto, recentemente abbiamo avuto anche casi di donne molto giovani, soprattutto per il problema dello stalking». E ora, si pensa al futuro I locali della Casa delle Donne sono accessibili direttamente dalla strada e, anche grazie a ciò, è favorita l’accoglienza: «Ad esempio si avvicinano tante donne arabe, proprio perché questo è uno spazio visibile ma protetto, in cui possono entrare solo donne. Inoltre, attraverso le nostre attività, svolgiamo un servizio territoriale contro la tratta degli esseri umani». Ora le volontarie di “Terni donna” aspettano di vedere se, e come, potranno partecipare al bando di assegnazione. E non è detto che la Casa delle Donne potrà continuare in futuro ad essere il punto di riferimento importante che, da ormai cinque anni, è per le donne di Terni e di tutta la regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/12/non-chiudete-quella-porta/">Perché non un patto per salvare la Casa delle donne di Terni?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è un numero da chiamare per contattare <strong>la Casa delle Donne</strong>, e non bastano uno o due tentativi. La linea è occupata a lungo, forse qualcuno sta chiedendo aiuto. Contrasto alla violenza, integrazione, orientamento ai servizi, ascolto e mediazione culturale sono alcuni dei motivi per cui <strong>l’8 marzo del 2014</strong>, in Via Aminale<strong>, nel centro di Terni,</strong> è stato inaugurato uno spazio per la cittadinanza attiva delle donne con Sportello antiviolenza. «Nel territorio umbro siamo un’eccezione, non ci sono altre Case delle Donne nella nostra regione, neppure a Perugia. Un sogno? Speriamo davvero che nascano molti altri luoghi come questo» raccontano <strong>Valentina Galluzzi, El Hassania Lakrad e Paola Gigante</strong>, presidente <em>pro-tempore</em> di “Terni Donne”, l’associazione di promozione sociale che gestisce la Casa.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;associazione aveva proposto la strada del Patto&#8230;</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La loro voce al telefono vibra con amarezza, c’è uno scoglio che gli impedisce di guardare oltre le pareti. La Casa rischia di non esistere più. Lo scorso gennaio, con una lettera, il comune aveva comunicato loro che il 31 dicembre successivo avrebbero dovuto consegnare le chiavi dei locali. «Un anno fa il comune di Terni ha deciso di mettere al bando lo spazio concessoci nel 2014 per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e di riassegnarlo. Durante questi mesi abbiamo fatto richieste e sottoscritto petizioni per salvare la Casa, anche con mobilitazioni di piazza. <strong>Lo scorso ottobre abbiamo presentato al nuovo assessore le circa 2000 firme ottenute</strong>, ma ci hanno ribadito che verrà rispettata la delibera del commissario e lo spazio verrà messo al bando». L’associazione, proponendo l’avvio e la definizione di un Patto di collaborazione, ha anche fatto riferimento al <strong>Regolamento dei Beni Comuni che il Comune di Terni ha sottoscritto nel 2015</strong>, ma senza ottenere dei risultati concreti: «Il Comune di Terni non ha una politica condivisa sui patti di collaborazione, in genere però lo utilizza per non spendere soldi pubblici in decoro e manutenzione ordinaria di parchi e aree verdi», è la risposta critica.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il processo partecipativo e la condivisione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">«Questa esperienza nasce come risultato di un processo partecipativo condiviso da molti soggetti in Rete. Associazioni, gruppi informali e gruppi di cittadine, attraverso iniziative di partecipazione, come gli <strong>Open Space,</strong> hanno messo a fuoco quali erano i bisogni e i desideri delle donne di Terni» spiegano le volontarie, «poi hanno fatto al comune una proposta per trovare degli spazi per costituire una Casa delle Donne, proprio come risposta alle riflessioni emerse dal percorso di partecipazione». Molteplici i servizi per le donne del territorio, e tutto è orientato alla promozione della solidarietà, del benessere e dell’autodeterminazione, con figure professionali e qualificate. Il tema centrale è forse lo sviluppo della <strong>consapevolezza di una libertà “integrale”:</strong> questo attraverso laboratori “espressivi” come quelli di canto, pittura o yoga, mediante iniziative politiche e socioculturali come mostre, presentazioni di libri, conferenze e incontri. Formazione, ma anche promozione dei talenti delle donne del territorio, con la presenza di uno spazio in cui è possibile lo scambio dei saperi e delle conoscenze.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>E’ la Casa di tutte le donne</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">«La Casa fa <strong>orientamento ai servizi per tutte le donne</strong> che possono trovarsi in difficoltà per vari motivi » continuano le volontarie, per un supporto che accompagni la persona nei momenti di difficoltà economica o di solitudine, anche attraverso una mappatura delle opportunità e risorse presenti sul territorio e la creazione di una <strong>Banca del tempo, per il mutuo soccorso</strong>. Ad occuparsi dell’orientamento ai servizi è<strong> lo Sportello antiviolenza</strong>, che non solo accoglie e incontra le vittime, ma svolge anche una speciale attività di prevenzione. «Il nostro Sportello è aperto quattro giorni a settimana. Utilizziamo una metodologia particolare: riusciamo a conquistare la fiducia delle donne proprio attraverso i laboratori che proponiamo, come ad esempio quelli di cucito, maglia, o uncinetto. L’emersione del problema di solito avviene in gruppo, e lo Sportello fa attenzione particolare alle donne che manifestano problemi e ferite. Lo Sportello, quindi, lavora congiuntamente alle attività pratiche. Tutte le donne che lavorano nello Sportello sono qualificate e hanno concluso una formazione per essere operatrici antiviolenza». È una vera e propria attività di prevenzione della violenza: «Un conto è rivolgersi ad un centro con un problema ormai conclamato, un altro conto è attivarsi ad un’emersione precoce del problema, facendo attenzione a segnali anche minimi che denunciano il patimento di comportamenti violenti».<strong> Il servizio del Centro antiviolenza è sempre più chiamato in causa</strong>, infatti «è in aumento costante il numero delle donne che si rivolgono alla Casa delle Donne per lo Sportello di supporto, recentemente abbiamo avuto anche casi di donne molto giovani, soprattutto per il problema dello stalking».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>E ora, si pensa al futuro</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">I locali della Casa delle Donne sono accessibili direttamente dalla strada e, anche grazie a ciò, è favorita l’accoglienza: «Ad esempio si avvicinano tante donne arabe, proprio perché questo è uno spazio visibile ma protetto, in cui possono entrare solo donne. Inoltre, attraverso le nostre attività, svolgiamo un <strong>servizio territoriale contro la tratta degli esseri umani</strong>».<br />
Ora le volontarie di “Terni donna” aspettano di vedere se, e come, potranno partecipare al bando di assegnazione. E <strong>non è detto che la Casa delle Donne potrà continuare in futuro</strong> ad essere il punto di riferimento importante che, da ormai cinque anni, è per le donne di Terni e di tutta la regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/12/non-chiudete-quella-porta/">Perché non un patto per salvare la Casa delle donne di Terni?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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