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Il referendum a Berlino sull’edilizia pubblica: un esempio per l’Italia

Un risultato storico per la città di Berlino, che dice "Sì" all'iniziativa politica "Deutsche Wohnen & Co. enteignen". E se questa fosse la strada praticabile anche in Italia?
referendum

In Germania, la maggior parte delle persone decide di vivere in affitto anche per questioni economiche; tuttavia, solo a Berlino, negli ultimi 12 anni, l’affitto è rincarato dell’85%.
La maggior parte dei Berliners sono cittadini attivi sempre in lotta per difendere l’interesse generale: tra le occasioni di lotta più sentite a tutela dei beni comuni, c’è sicuramente quella per il sostegno alla casa.
Abbiamo più volte scritto delle lotte contro la gentrificazione, nate specialmente in distretti popolari, come quello di Pankow, ma poi accolte da tutta la città.
Lo scorso 26 settembre, i berlinesi sono stati chiamati a votare per il Bundestag, la Camera dei rappresentanti, e anche sul referendum dell’Iniziativa popolare “Deutsche Wohnen & Co. enteignen(Espropiare Deutsche Wohnen & company). In questo caso, è stato richiesto ai cittadini di esprimersi a favore o contro l’espropriazione di oltre 200.000 unità immobiliari sfitte, appartenenti alle grandi cooperative di edilizia privata (come la Deutsche Wohnen e la Vonovia). Con l’esproprio, le società verrebbero indennizzate e le unità immobiliari trasferite a una società di diritto pubblico gestita attraverso principi di solidarietà e uguaglianza.
Ad esprimersi a favore sono stati oltre un milione di elettori, il 56% del totale (per l’esattezza 1.034.709), mentre i contrari sono stati 715mila, il 38%. Si tratta, però, di un voto consultivo, che per tradursi in legge avrà bisogno di una deliberazione del Senato della città-Stato berlinese. Questo sarà il primo grande scoglio politico per Franziska Giffey, la quarantatreenne socialista appena eletta come prima donna sindaco della capitale tedesca.

Una vittoria storica

La “dichiarazione di guerra” – Deutsche Wohnen und Co. enteignen, Spekulation bekämpfen! (Espropriare Deutsche Wohnen e company, combattere la speculazione!) –, che era stata fatta ai grandi colossi immobiliari, ha avuto il suo trionfo. «Si tratta di una vittoria storica!», commenta Cesare Ottolini, Coordinatore Globale dell’Alleanza Internazionale degli Abitanti e componente della Segreteria Nazionale Unione Inquilini. Ma non tutti i politici vedono questa possibilità giuridicamente fattibile, alcuni sostengono che sia incostituzionale. La stessa neo eletta sindaca, Franziska Giffey, ha delle riserve ed è preoccupata di affrontare un tema simile, ma ha intenzione di rispettare la decisione del popolo.
Gli unici sostenitori dell’Iniziativa sono i Grüne (Verdi) e la Linke (Sinistra).

Poster Deutsche Wohnen & Co. enteignen – Fonte: Wikipedia

A tre settimane dalle votazioni, SPD, Verdi e Sinistra stanno negoziando una nuova coalizione. Sulla questione dell’”esproprio” dei grandi gruppi abitativi, tutti sono d’accordo: il primo passo è la costituzione di una commissione di esperti, che dovrebbe esaminare se l’azione sia legalmente e praticamente fattibile.
Inoltre, un altro aspetto al quale dare la massima priorità è la nuova costruzione residenziale a Berlino: l’obiettivo è di realizzare 20.000 nuovi appartamenti all’anno. Associazioni edilizie comunali, cooperative e società di edilizia privata devono partecipare ad un’alleanza per la nuova costruzione residenziale e alloggi a prezzi accessibili.

Come dare attuazione al risultato del referendum?

Il risultato del referendum non è giuridicamente vincolante. Il Senato, infatti, è chiamato soltanto ad avviare tutti i provvedimenti necessari per il trasferimento dei beni immobili di proprietà delle grandi cooperative di edilizia privata al comune e, di conseguenza, emanare una legge. In questo caso, più di 3.000 appartamenti di proprietà privata dovranno essere Gewinnerzielungsabsicht, cioè espropriati dietro compenso e trasferiti ad un istituto di diritto pubblico.
Per il dott. Esfandiar Khorrami, avvocato e partner di Bottermann Khorrami, le prospettive che vedono approvata una legge sull’espropriazione sono difficilmente realizzabili, in quanto «la legge dovrebbe essere elaborata in modo molto pulito in termini giuridici per poter stare in piedi in tribunale».
Tuttavia, per garantire il successo del referendum, si è concordato di istituire una commissione di esperti per esaminare le possibilità e i requisiti per l’attuazione dello stesso entro un anno. «Si sta entrando in un nuovo territorio legale», ha affermato alla radio d’informazione RBB il senatore di Berlino per la Cultura e candidato di punta di sinistra Klaus Lederer, «ciò significa che ora dobbiamo capire più precisamente come questo può funzionare legalmente e praticamente».
L’Iniziativa sta reagendo con molta durezza, non si vogliono «accettare tattiche di ritardo trasparenti»; in democrazia è necessario rispettare la volontà del popolo. I sostenitori della stessa, pertanto, chiedono che la stesura di una legge sulla non privatizzazione sia registrata nell’accordo di coalizione tra i gruppi SPD, Verdi e Sinistra.

L’esproprio costa troppo

Tuttavia, la sola “Deutsche Wohnen”, azienda immobiliare prossima alla fusione con “Vonovia” – altra grande proprietaria immobiliare delle città –, dispone di circa 116.000 appartamenti nell’area di Berlino; secondo le stime del Senato, l’indennizzo che le si dovrebbe riconoscere si aggirerebbe tra i 28,8 e 36 miliardi di euro. L’iniziativa “Deutsche Wohnen & Co. enteignen prevede un totale di circa 10 miliardi di euro; per questo, gli attivisti hanno avanzato la loro proposta di risarcire le società immobiliari non con denaro, ma con le cosiddette obbligazioni di compensazione, ossia titoli con il valore nominale dell’importo del risarcimento, rifinanziate dal reddito di locazione in un periodo di 40 anni. In particolare, l’Iniziativa si basa su un canone netto relativamente basso di 4,04 € al metro quadrato, considerato accessibile anche per le famiglie a rischio di povertà.

Il dibattito infinito: legale o illegale?

Il settore immobiliare ha ripetutamente avvertito che il dibattito sugli espropri è un deterrente per gli investitori. Lo strumento è “completamente inadatto” per risolvere i problemi del mercato immobiliare; secondo l’Associazione delle società immobiliari di Berlino-Brandeburgo (BBU) «è necessaria ed estremamente urgente la costruzione di alloggi, compresi alloggi sovvenzionati», mentre l’amministratore delegato di Deutsche Wohnen, Michael Zahn, ha parlato del «tentativo di un esproprio illecito».
La maggioranza dei cittadini berlinesi è stata sin dall’inizio favorevole all’Iniziativa popolare “Deutsche Wohnen & Co. enteignen”. In una dichiarazione del 20 luglio 2021, il precedente Senato di Berlino ha sostenuto la preoccupazione dei promotori di aumentare la quota di proprietari orientati al bene comune, ma ha anche sottolineato che gli obiettivi del referendum potrebbero essere raggiunti solo attraverso un Vergesellschaftungsgesetz (Atto di socializzazione).
Adesso tutti si chiedono cosa farà questo nuovo governo. La nuova sindaca rispetterà le sue promesse, si sconvolgerà la legge sull’esproprio in favore dei più disagiati e rispetterà la decisione dei cittadini elettori? Vincerà la democrazia?

Una lezione per l’Italia?

Il referendum di Berlino ricorda a tutti che anche in Italia manca un serio dibattito pubblico e politico attorno al tema dell’accesso sulla casa. Invero, il silenzio in parte è stato rotto dal riemergere periodico di incentivi di vario tipo, come l’introduzione del “Superbonus 110%”; tuttavia, se si guarda il quadro politico locale, la situazione non cambia nelle varie città e la questione casa non è stata affrontata neppure nel corso delle diverse campagne elettorali, concluse da poco. Questo silenzio stupisce specialmente in quelle città che, come Berlino, da decenni sono gravate dal fardello di problemi seri in campo abitativo. Se il referendum di Berlino tocca un tema all’ordine del giorno per diversi strati sociali, il problema dell’accesso alla casa, in Italia, è considerato dal legislatore nazionale una questione che riguarda esclusivamente una specifica fetta di popolazione, la c.d. fascia economica fragile. Tuttavia, è ormai da qualche anno che la precarietà abitativa si sta espandendo anche a quella classe media, nata e cresciuta nel mito della casa di proprietà. Soprattutto le fasce economicamente più fragili del ceto medio fanno sempre più fatica ad accedere a una casa di proprietà e, quando vi riescono, spesso fanno fatica a pagare le rate del mutuo. Gli effetti perversi della pandemia non hanno fatto che peggiorare tale situazione, che diventerà drammaticamente evidente, con tutta probabilità, alla fine (imminente) del blocco degli sfratti.

Foto di copertina: Manifestazione dei sostenitori dell’Iniziativa popolare Deutsche Wohnen & Co. Enteignen (Fonte: Wikipedia)

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