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	<title>Benedetto Antuono, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Benedetto Antuono, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Mobilità  sostenibile, i comuni italiani arrancano</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/01/mobilita-sostenibile-i-comuni-italiani-arrancano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 08:46:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nulla di nuovo sotto al sole viene da pensare dopo aver letto il sesto rapporto di Euromobility sulla mobilità  sostenibile in Italia. Trasporti inquinanti e scarsa innovazione continuano ad essere di casa in gran parte delle 5 città  prese in esame (ossia tutti i capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e tutte le città  con una popolazione superiore ai 1. abitanti). Viceversa, bike e car sharing, auto di nuova generazione o alimentate con combustibili alternativi, piste ciclabili, zone a traffico limitato ancora oggi rappresentano espressioni semisconosciute in molte realtà .     Sostenibilità  urbana, un tema complesso   Il rapporto si è infatti focalizzato su un tema sensibile per l&#8217;Italia, ossia quello dei trasporti urbani. Tra gli indicatori analizzati figurano anche parametri &#8220;alternativi&#8221; rispetto ad altre ricerche simili quali la presenza di parcheggi a pagamento, la distribuzione delle merci in città , il numero di incidenti, il mobility management, la comunicazione di iniziative ed eventi mirati alla lotta all&#8217;inquinamento urbano. L&#8217;idea è quella di offrire una panoramica a 36 gradi dell&#8217;argomento, fornendo utili indicazioni per cambiare le cose.     Trasporti urbani, top e flop   Dalla ricerca emerge il colpevole ritardo di molte amministrazioni comunali nella gestione dei trasporti. Con qualche eccezione. Torino si conferma infatti come un modello in Italia, seguita da Brescia, Parma, Milano e Bologna. In particolare il capoluogo piemontese può contare su un buon servizio di trasporto pubblico, su una flotta di mezzi per bike e car sharing tra le più efficienti d&#8217;Italia e sulla presenza di una quota consistente di auto a basso impatto ambientale. Tutto ciò senza tralasciare la buona qualità  dell&#8217;aria con &#8220;soli&#8221; 35 giorni in cui sono stati superati i limiti imposti dalla legge. E le altre metropoli? Napoli è 21esima, Roma appena 26esima. Sul fondo della classifica si collocano invece &#8211; e non è una novità  &#8211; tre realtà  del centro-sud ovvero Reggio Calabria, Catanzaro e L&#8217;Aquila.     La necessità  di cambiare rotta   &#8220;Come risulta evidente dall&#8217;esperienza quotidiana di tutti noi &#8211; ha dichiarato Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility &#8211; siamo ancora lontani da una mobilità  che si possa definire sostenibile. Ciò soprattutto in ragione del fatto che in Italia l&#8217;indice di motorizzazione è in assoluto troppo elevato (6,77 veicoli su 1 abitanti ndr), e ancor di più se lo confrontiamo con i valori medi europei. Tuttavia, alcune città  italiane stanno mettendo in campo diversi servizi e iniziative che consentono alle stesse di essere meno lontane da un ideale di mobilità  sostenibile [&#8230;] C&#8217;è anche da dire che alcune realtà  come quelle padane sono anche caratterizzate da condizioni meteorologiche sfavorevoli che spesso vanificano gli sforzi&#8221;.   Per consultare il rapporto: http://www.euromobility.org/Osservatorio5citta/212_5_citt%C3%A/presentazione%25%2citta%2212.pdf</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/01/mobilita-sostenibile-i-comuni-italiani-arrancano/">Mobilità  sostenibile, i comuni italiani arrancano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nulla di nuovo sotto al sole viene da pensare dopo aver letto il sesto rapporto di <a target="_blank" href="http://www.euromobility.org/">Euromobility</a> sulla mobilità  sostenibile in Italia. Trasporti inquinanti e scarsa innovazione continuano ad essere di casa in gran parte delle 5 città  prese in esame (ossia tutti i capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e tutte le città  con una popolazione superiore ai 1. abitanti). Viceversa, bike e car sharing, auto di nuova generazione o alimentate con combustibili alternativi, piste ciclabili, zone a traffico limitato ancora oggi rappresentano espressioni semisconosciute in molte realtà .</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">Sostenibilità  urbana, un tema complesso</p>
<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto si è infatti focalizzato su un tema sensibile per l&#8217;Italia, ossia quello dei trasporti urbani. Tra gli indicatori analizzati figurano anche parametri &#8220;alternativi&#8221; rispetto ad altre ricerche simili quali la presenza di parcheggi a pagamento, la distribuzione delle merci in città , il numero di incidenti, il mobility management, la comunicazione di iniziative ed eventi mirati alla lotta all&#8217;inquinamento urbano. L&#8217;idea è quella di offrire una panoramica a 36 gradi dell&#8217;argomento, fornendo utili indicazioni per cambiare le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">Trasporti urbani, top e flop</p>
<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">Dalla ricerca emerge il colpevole ritardo di molte amministrazioni comunali nella gestione dei trasporti. Con qualche eccezione. Torino si conferma infatti come un modello in Italia, seguita da Brescia, Parma, Milano e Bologna. In particolare il capoluogo piemontese può contare su un buon servizio di trasporto pubblico, su una flotta di mezzi per bike e car sharing tra le più efficienti d&#8217;Italia e sulla presenza di una quota consistente di auto a basso impatto ambientale. Tutto ciò senza tralasciare la buona qualità  dell&#8217;aria con &#8220;soli&#8221; 35 giorni in cui sono stati superati i limiti imposti dalla legge. E le altre metropoli? Napoli è 21esima, Roma appena 26esima. Sul fondo della classifica si collocano invece &#8211; e non è una novità  &#8211; tre realtà  del centro-sud ovvero Reggio Calabria, Catanzaro e L&#8217;Aquila.</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
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<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">La necessità  di cambiare rotta</p>
<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Come risulta evidente dall&#8217;esperienza quotidiana di tutti noi </em>&#8211; ha dichiarato Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility &#8211; <em>siamo ancora lontani da una mobilità  che si possa definire sostenibile. Ciò soprattutto in ragione del fatto che in Italia l&#8217;indice di motorizzazione è in assoluto troppo elevato </em>(6,77 veicoli su 1 abitanti ndr),<em> e ancor di più se lo confrontiamo con i valori medi europei. Tuttavia, alcune città  italiane stanno mettendo in campo diversi servizi e iniziative che consentono alle stesse di essere meno lontane da un ideale di mobilità  sostenibile [&#8230;] C&#8217;è anche da dire che alcune realtà  come quelle padane sono anche caratterizzate da condizioni meteorologiche sfavorevoli che spesso vanificano gli sforzi&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br /></em></p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per consultare il rapporto: <a target="_blank" href="http://www.euromobility.org/Osservatorio5citta/212_5_citt%C3%A/presentazione%25%2citta%2212.pdf">http://www.euromobility.org/Osservatorio5citta/212_5_citt%C3%A/presentazione%25%2citta%2212.pdf</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/01/mobilita-sostenibile-i-comuni-italiani-arrancano/">Mobilità  sostenibile, i comuni italiani arrancano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Qualità  della vita, un&#8217;Italia divisa a metà </title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/11/qualita-della-vita-unitalia-divisa-a-meta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 14:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi o &#8220;non-crisi&#8221; poco cambia nella geografia della qualità  della vita in Italia. Stando, infatti, ai dati forniti dal Sole 24 Ore, il centro-nord si conferma come l&#8217;area del benessere. Prima in graduatoria è la provincia di Bolzano, seguita da Siena e Trento. Poi Rimini, Trieste, Parma, Belluno, Ravenna e Aosta. Sul fondo della classifica troviamo invece Taranto che scalza un&#8217;altra provincia pugliese maglia nera nel 211, Foggia.     Bolzano torna in testa alla classifica Nello specifico Bolzano, tornata al primo posto dopo appena un anno, si è affermata grazie ai buoni risultati ottenuti nei capitoli sicurezza, occupazione, tempo libero e presenze turistiche. Settori nei quali, invece, molte realtà  del Meridione, con Taranto in testa, arrancano vistosamente. A penalizzare particolarmente la provincia pugliese, assurta all&#8217;onore delle cronache per il drammatico caso Ilva, sono proprio le mancanze registrate in due macroindicatori-chiave quali tenore di vita e servizi-ambiente-salute.     Metropoli: salgono Milano e Roma E le grandi aree metropolitane? Quasi inaspettatamente la classifica vede Milano al 17esimo posto e Roma al 21esimo. Va decisamente peggio a Torino (43esima), Genova (47esima con ben 22 posizioni perse in un anno) e Napoli, addirittura penultima.     La metodologia utilizzata Dal punto di vista metodologico, lo studio ha tenuto conto di 6 macroaree (tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico, tempo libero) comprendenti a loro volta 6 indicatori. Per fare alcuni esempi nella dicitura &#8220;tenore di vita&#8221; vengono inclusi l&#8217;inflazione ed i consumi privati; in affari/lavoro la disoccupazione; nella popolazione la natalità  ed il numero di stranieri; nei servizi/ambiente la sanità ; nell&#8217;ordine pubblico rapine e borseggi; nel tempo libero l&#8217;appeal turistico.     Il ritardo del Meridione, un problema endemico Un affresco che sa insomma di déjà -vu. Anche nel 212 l&#8217;Italia risulta spaccata a metà  con le province del Sud in netto ritardo relativamente a buona parte dei parametri analizzati. Inutile dire che servirebbero interventi concreti di riequilibrio. La vera domanda è: la crisi renderà  ancora più marcate le differenze?   Per il quadro completo dello studio: http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_212_infografiche/infografiche.shtml?refresh_ce</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/11/qualita-della-vita-unitalia-divisa-a-meta/">Qualità  della vita, un&#8217;Italia divisa a metà </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Crisi o &#8220;non-crisi&#8221; poco cambia nella geografia della qualità  della vita in Italia. Stando, infatti, ai dati forniti dal Sole 24 Ore, il centro-nord si conferma come l&#8217;area del benessere. Prima in graduatoria è la provincia di Bolzano, seguita da Siena e Trento. Poi Rimini, Trieste, Parma, Belluno, Ravenna e Aosta. Sul fondo della classifica troviamo invece Taranto che scalza un&#8217;altra provincia pugliese maglia nera nel 211, Foggia.</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Bolzano torna in testa alla classifica</span></p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico Bolzano, tornata al primo posto dopo appena un anno, si è affermata grazie ai buoni risultati ottenuti nei capitoli sicurezza, occupazione, tempo libero e presenze turistiche. Settori nei quali, invece, molte realtà  del Meridione, con Taranto in testa, arrancano vistosamente. A penalizzare particolarmente la provincia pugliese, assurta all&#8217;onore delle cronache per il drammatico caso Ilva, sono proprio le mancanze registrate in due macroindicatori-chiave quali tenore di vita e servizi-ambiente-salute.</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Metropoli: salgono Milano e Roma</span></p>
<p style="text-align: justify;">E le grandi aree metropolitane? Quasi inaspettatamente la classifica vede Milano al 17esimo posto e Roma al 21esimo. Va decisamente peggio a Torino (43esima), Genova (47esima con ben 22 posizioni perse in un anno) e Napoli, addirittura penultima.</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">La metodologia utilizzata</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista metodologico, lo studio ha tenuto conto di 6 macroaree (tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico, tempo libero) comprendenti a loro volta 6 indicatori. Per fare alcuni esempi nella dicitura &#8220;tenore di vita&#8221; vengono inclusi l&#8217;inflazione ed i consumi privati; in affari/lavoro la disoccupazione; nella popolazione la natalità  ed il numero di stranieri; nei servizi/ambiente la sanità ; nell&#8217;ordine pubblico rapine e borseggi; nel tempo libero l&#8217;appeal turistico.</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Il ritardo del Meridione, un problema endemico</span></p>
<p style="text-align: justify;">Un affresco che sa insomma di déjà -vu. Anche nel 212 l&#8217;Italia risulta spaccata a metà  con le province del Sud in netto ritardo relativamente a buona parte dei parametri analizzati. Inutile dire che servirebbero interventi concreti di riequilibrio. La vera domanda è: la crisi renderà  ancora più marcate le differenze?</p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">Per il quadro completo dello studio: <a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_212_infografiche/infografiche.shtml?refresh_ce">http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_212_infografiche/infografiche.shtml?refresh_ce</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/11/qualita-della-vita-unitalia-divisa-a-meta/">Qualità  della vita, un&#8217;Italia divisa a metà </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cultura, un comparto dalle enormi potenzialità </title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/11/cultura-un-comparto-dalle-enormi-potenzialita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Nov 2012 20:11:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da due dati: secondo un&#8217;indagine condotta dall&#8217;Eurobarometro, l&#8217;88% degli italiani ritiene che la cultura giochi un ruolo molto importante nelle loro vite. Dei nostri connazionali, però, solo il 51% partecipa attivamente ad attività  culturali. Cosa significa? Essenzialmente che la cultura viene vista in Italia più come una potenzialità  che come una realtà  sulla quale fare affidamento. Una percezione che si riflette, d&#8217;altra parte, sulle scelte politiche ed economiche, spesso e volentieri penalizzanti verso il comparto della cultura.   L&#8217;apporto della &#8220;filiera della cultura&#8221; Eppure, come sottolinea il rapporto &#8220;l&#8217;Italia che verrà &#8220;, focalizzato sull&#8217;apporto fornito da industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico-artistico e architettonico, performing arts e arti visive sulla ricchezza nazionale, la &#8220;filiera della cultura&#8221; produce un valore aggiunto pari al 15% del totale dell&#8217;economia italiana. Tradotto in posti di lavoro: 4 milioni e mezzo di impiegati, cioè il 18,1% degli occupati a livello nazionale. La risposta dell&#8217;industria culturale alla crisi Non a caso Symbola e Unioncamere insistono nello smentire chi &#8220;descrive la cultura come un settore non strategico e rivolto al passato&#8221;, inquadrandola invece come un &#8220;fattore trainante e di rilancio per molta parte dell&#8217;economia italiana&#8221;. A riprova di questa affermazione viene posto in risalto il trend osservato nel quadriennio 27-211. &#8220;La crescita nominale del valore aggiunto delle imprese del settore della cultura è stata dello ,9% annuo, più del doppio rispetto all&#8217;economia italiana nel suo complesso (+,4% annuo) &#8211; spiega il rapporto &#8211; Dato che si riflette anche sulla caparbia tenuta occupazionale dell&#8217;industria culturale, nonostante la crisi: nel medesimo periodo gli occupati nel settore sono cresciuti dello ,8% annuo, a fronte della flessione dello ,4% annuo subita a livello complessivo&#8221;. Un insieme complesso di attività    Va altresìnotato che la composizione della filiera della cultura è estremamente &#8220;articolata e diversificata&#8221; e comprende attività  formative, produzioni agricole tipiche, attività  del commercio al dettaglio collegate alle produzioni dell&#8217;industria culturale, turismo, trasporti, attività  edilizie, attività  quali la ricerca e lo sviluppo sperimentale nel campo delle scienze sociali e umanistiche. Insomma una buona fetta dell&#8217;economia italiana. Ciononostante, tanto a livello nazionale che locale, si tende a considerare la cultura come un settore di secondo piano.   Regioni e cultura: la classifica Ancora una volta basta dare uno sguardo ai dati per cambiare idea. Nella classifica regionale spiccano il Lazio (in cui la cultura fornisce il 6,8% di valore aggiunto sul totale dell&#8217;economia), seguito da Marche, Veneto e Lombardia (6,3%). Decisamente più staccate le regioni meridionali. Dal punto di vista dell&#8217;incidenza delle industrie culturali sull&#8217;occupazione, troviamo invece ai primi posti Veneto (7%), Marche (6,9%), Friuli Venezia Giulia (6,4%), Lazio e Toscana (entrambe al 6,3%). Uscire dalla crisi, una sfida che è possibile vincere &#8220;L&#8217;Italia deve fare l&#8217;Italia &#8211; ha commentato Ermete Realacci, presidente di Symbola- Fondazione per le qualità  italiane &#8211; E&#8217; necessario fronteggiare la crisi finanziaria e il debito pubblico senza lasciare indietro nessuno, ma per risanare l&#8217;economia serve un&#8217;idea di futuro. Non possiamo che puntare su innovazione, ricerca, green economy, e incrociarle con la forza del made in Italy, con la qualità , con la bellezza. La cultura è l&#8217;infrastruttura immateriale fondamentale di questa sfida&#8221;. Una sfida che necessita dell&#8217;apporto di tutti, cittadini ed istituzioni, e soprattutto di un cambio di mentalità . Ma l&#8217;Italia è pronta?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/11/cultura-un-comparto-dalle-enormi-potenzialita/">Cultura, un comparto dalle enormi potenzialità </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo da due dati: secondo un&#8217;indagine condotta dall&#8217;Eurobarometro, l&#8217;88% degli italiani ritiene che la cultura giochi un ruolo molto importante nelle loro vite. Dei nostri connazionali, però, solo il 51% partecipa attivamente ad attività  culturali. Cosa significa? Essenzialmente che la cultura viene vista in Italia più come una potenzialità  che come una realtà  sulla quale fare affidamento. Una percezione che si riflette, d&#8217;altra parte, sulle scelte politiche ed economiche, spesso e volentieri penalizzanti verso il comparto della cultura.</p>
<p class="TITOLETTO_UNO">  </p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">L&#8217;apporto della &#8220;filiera della cultura&#8221;</span></p>
<p>Eppure, come sottolinea il rapporto &#8220;l&#8217;Italia che verrà &#8220;, focalizzato sull&#8217;apporto fornito da industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico-artistico e architettonico, performing arts e arti visive sulla ricchezza nazionale, la &#8220;filiera della cultura&#8221; produce un valore aggiunto pari al 15% del totale dell&#8217;economia italiana. Tradotto in posti di lavoro: 4 milioni e mezzo di impiegati, cioè il 18,1% degli occupati a livello nazionale.</p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">La risposta dell&#8217;industria culturale alla crisi</span></p>
<p>Non a caso Symbola e Unioncamere  insistono nello smentire chi <em>&#8220;descrive la cultura come un settore non strategico e rivolto al passato&#8221;, </em>inquadrandola invece come un <em>&#8220;fattore trainante e di rilancio per molta parte dell&#8217;economia italiana&#8221;.</em> A riprova di questa affermazione viene posto in risalto il trend osservato nel quadriennio 27-211. <em>&#8220;La crescita nominale del valore aggiunto delle imprese del settore della cultura è stata dello ,9% annuo, più del doppio rispetto all&#8217;economia italiana nel suo complesso (+,4% annuo)</em> &#8211; spiega il rapporto &#8211;<em> Dato che si riflette anche sulla caparbia tenuta occupazionale dell&#8217;industria culturale, nonostante la crisi: nel medesimo periodo gli occupati nel settore sono cresciuti dello ,8% annuo, a fronte della flessione dello ,4% annuo subita a livello complessivo&#8221;.</em></p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">Un insieme complesso di attività </span><em>  </em></p>
<p><em><br /></em></p>
<p>Va altresìnotato che la composizione della filiera della cultura è estremamente<em> &#8220;articolata e diversificata&#8221;</em> e comprende attività  formative, produzioni agricole tipiche, attività  del commercio al dettaglio collegate alle produzioni dell&#8217;industria culturale, turismo, trasporti, attività  edilizie, attività  quali la ricerca e lo sviluppo sperimentale nel campo delle scienze sociali e umanistiche. Insomma una buona fetta dell&#8217;economia italiana. Ciononostante, tanto a livello nazionale che locale, si tende a considerare la cultura come un settore di secondo piano.</p>
<p class="TITOLETTO_UNO">  </p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">Regioni e cultura: la classifica</span></p>
<p>Ancora una volta basta dare uno sguardo ai dati per cambiare idea. Nella classifica regionale spiccano il Lazio (in cui la cultura fornisce il 6,8% di valore aggiunto sul totale dell&#8217;economia), seguito da Marche, Veneto e Lombardia (6,3%). Decisamente più staccate le regioni meridionali. Dal punto di vista dell&#8217;incidenza delle industrie culturali sull&#8217;occupazione, troviamo invece ai primi posti Veneto (7%), Marche (6,9%), Friuli Venezia Giulia (6,4%), Lazio e Toscana (entrambe al 6,3%).</p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">Uscire dalla crisi, una sfida che è possibile vincere</span></p>
<p><em>&#8220;L&#8217;Italia deve fare l&#8217;Italia</em> &#8211; ha commentato Ermete Realacci, presidente di Symbola- Fondazione per le qualità  italiane &#8211; <em> E&#8217;  necessario fronteggiare la crisi finanziaria e il debito pubblico senza lasciare indietro nessuno, ma per risanare l&#8217;economia serve un&#8217;idea di futuro. Non possiamo che puntare su innovazione, ricerca, green economy, e incrociarle con la forza del made in Italy, con la qualità , con la bellezza. La cultura è l&#8217;infrastruttura immateriale fondamentale di questa sfida&#8221;.</em></p>
<p><em><br /></em></p>
<p>Una sfida che necessita dell&#8217;apporto di tutti, cittadini ed istituzioni, e soprattutto di un cambio di mentalità . Ma l&#8217;Italia è pronta?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/11/cultura-un-comparto-dalle-enormi-potenzialita/">Cultura, un comparto dalle enormi potenzialità </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ecosistema urbano: poche luci, molte ombre</title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/11/ecosistema-urbano-poche-luci-molte-ombre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 19:08:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/2012/11/04/ecosistema-urbano-poche-luci-molte-ombre/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; crisi. Ma la penuria di risorse cosìcome le rigidità  del patto di stabilità  non sono sufficienti a spiegare la brusca e preoccupante battuta d&#8217;arresto delle politiche ambientali urbane. C&#8217;è, prima ancora di quella economica, una crisi della capacità  di fare buona amministrazione che investe molte, troppe realtà  locali&#8221;. Comincia con un vero atto di accusa il XIX rapporto sull&#8217;ecosistema urbano. Sotto la lente di ingrandimento di Legambiente e Ambiente Italia è finita la bassa attenzione riservata dalle amministrazioni locali alla questione ambientale. Quella che viene definita, senza mezzi termini, &#8220;crisi della capacità  di innovazione, del coraggio, delle scelte utili&#8221; che impedisce &#8220;una visione netta e trasparente del futuro&#8221;. I problemi irrisolti Perché un giudizio tanto negativo? Dati alla mano, ciò che emerge è un generalizzato passo indietro con la crescita dell&#8217;inquinamento atmosferico, il persistere dell&#8217;inefficienza energetica, l&#8217;endemica emergenza rifiuti e lo scarso utilizzo del trasporto pubblico. Nel primo caso, ad esempio, viene evidenziato come &#8220;la media delle polveri sottili è passata da 3 a 32 microgrammi per metro cubo&#8221; mentre &#8220;i giorni dell&#8217;anno in cui l&#8217;ozono scavalca i limiti di legge sono aumentati da 27 a 37&#8221;. Per quanto riguarda i trasporti, invece, il rapporto rimarca un&#8217;elevata densità  automobilistica, pari a ben 63,8 auto ogni 1 abitanti. Un dato che denota una scarsa fiducia nel trasporto pubblico locale. Basti pensare che, se nel 211 un cittadino effettuava in media 85 viaggi l&#8217;anno su bus, tram e metro, oggi il numero è sceso a 83. Altre note dolenti? Gli scarsi investimenti su piste ciclabili ed isole pedonali nonché la dispersione idrica (sono ben 56 i capoluoghi che vedono sprecate &#8220;per strada&#8221; un terzo delle loro risorse idriche).     I segnali positivi   Tutto da buttare? Non proprio. Qualche indicazione positiva arriva infatti dai consumi di acqua potabile, rimasti stazionari rispetto all&#8217;anno scorso (164 litri a testa ogni anno, 3 in meno rispetto al 211) e dall&#8217;efficienza della depurazione (passata dall&#8217;86% all&#8217;88%). Anche la raccolta differenziata fa segnare un aumento (dal 31,97% del 211 al 37,96%) ma resta comunque lontanissima dall&#8217;obiettivo del 6%. Obiettivo peraltro raggiunto in appena 12 città  ossia Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo. Segnali incoraggianti arrivano infine sui temi dell&#8217;abusivismo edilizio e degli orti urbani: in questo caso si è proceduto inviando alle amministrazioni due questionari ad hoc che hanno trovato risposte in 82 casi su 14.     Le città  top e quelle flop   Analizzando le singole realtà  urbane &#8220;più ecosostenibili&#8221;, si scopre che Venezia detiene il primo posto fra le grandi città  (quelle con più di 2. abitanti). Tra i capoluoghi di media grandezza (8. &#8211; 2. abitanti) spicca Trento, mentre le piccole città  vedono come modello di riferimento Verbania. Rimandate senza appello invece Reggio Calabria (44 ª) per le città  medie, Vibo Valentia (45 ª) per quelle piccole, e Messina (15 ª) per le grandi città .     La crisi come opportunità    Un quadro non certo esaltante, questo è poco ma sicuro. Eppure proprio dalle difficoltà  può nascere la spinta per migliorare. &#8220;Nel nostro Paese &#8211; ci ha tenuto a rimarcare Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente &#8211; diverse best practices ci dicono che produrre significativi cambiamenti nel modo di gestire e vivere la città  è possibile. L&#8217;Area C di Milano o il porta a porta dei rifiuti di Andria, i tetti solari delle scuole di Bergamo, la mobilità  e l&#8217;efficienza energetica di Bolzano, le nuove pedonalizzazioni del centro storico di Firenze sono esperienze che mostrano come &#8211; anche in tempi di vacche magre &#8211; il vero motore resta la voglia di fare. Anzi a dispetto della crisi (o forse proprio in ragione della crisi) gli interventi appena citati &#8211; road pricing, energie pulite, efficiente gestione dei rifiuti &#8211; evidenziano che la riduzione degli impatti ambientali sulle città  può creando opportunità  economiche per il pubblico, il privato, la collettività &#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/11/ecosistema-urbano-poche-luci-molte-ombre/">Ecosistema urbano: poche luci, molte ombre</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;E&#8217; crisi. Ma la penuria di risorse cosìcome le rigidità  del patto di stabilità  non sono sufficienti a spiegare la brusca e preoccupante battuta d&#8217;arresto delle politiche ambientali urbane. C&#8217;è, prima ancora di quella economica, una crisi della capacità  di fare buona amministrazione che investe molte, troppe realtà  locali&#8221;. </em>Comincia con un vero atto di accusa il XIX rapporto sull&#8217;ecosistema urbano. Sotto la lente di ingrandimento di Legambiente e Ambiente Italia è finita la bassa attenzione riservata dalle amministrazioni locali alla questione ambientale. Quella che viene definita, senza mezzi termini,<em> &#8220;crisi della capacità  di innovazione, del coraggio, delle scelte utili&#8221; </em>che impedisce<em> &#8220;una visione netta e trasparente del futuro&#8221;.</em></p>
<p><em><span class="TITOLETTO_UNO">I problemi irrisolti</span></em></p>
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<p style="text-align: justify;">Perché un giudizio tanto negativo? Dati alla mano, ciò che emerge è un generalizzato passo indietro con la crescita dell&#8217;inquinamento atmosferico, il persistere dell&#8217;inefficienza energetica, l&#8217;endemica emergenza rifiuti e lo scarso utilizzo del trasporto pubblico. Nel primo caso, ad esempio, viene evidenziato come <em>&#8220;la media delle polveri sottili è passata da 3 a 32 microgrammi per metro cubo&#8221;</em> mentre  <em>&#8220;i giorni dell&#8217;anno in cui l&#8217;ozono scavalca i limiti di legge sono aumentati da 27 a 37&#8221;. </em>Per quanto riguarda i trasporti, invece, il rapporto rimarca un&#8217;elevata densità  automobilistica, pari a ben 63,8 auto ogni 1 abitanti. Un dato che denota una scarsa fiducia nel trasporto pubblico locale. Basti pensare che, se nel 211 un cittadino effettuava in media 85 viaggi l&#8217;anno su bus, tram e metro, oggi il numero è sceso a 83. Altre note dolenti? Gli scarsi investimenti su piste ciclabili ed isole pedonali nonché la dispersione idrica (sono ben  56 i capoluoghi che vedono sprecate &#8220;per strada&#8221; un terzo delle loro risorse idriche).</p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">I segnali positivi</span></p>
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<p style="text-align: justify;">Tutto da buttare? Non proprio. Qualche indicazione positiva arriva infatti dai consumi di acqua potabile, rimasti stazionari rispetto all&#8217;anno scorso (164 litri a testa ogni anno, 3 in meno rispetto al 211) e dall&#8217;efficienza della depurazione (passata dall&#8217;86% all&#8217;88%). Anche la raccolta differenziata fa segnare un aumento (dal 31,97% del 211 al 37,96%) ma resta comunque lontanissima dall&#8217;obiettivo del 6%. Obiettivo peraltro raggiunto in appena 12 città  ossia Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo. Segnali incoraggianti arrivano infine sui temi dell&#8217;abusivismo edilizio e degli orti urbani: in questo caso si è proceduto inviando alle amministrazioni due questionari ad hoc che hanno trovato risposte in 82 casi su 14.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Le città  top e quelle flop</span></p>
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<p style="text-align: justify;">Analizzando le singole realtà  urbane &#8220;più ecosostenibili&#8221;, si scopre che Venezia detiene il primo posto fra le grandi città  (quelle con più di 2. abitanti). Tra i capoluoghi di media grandezza (8. &#8211; 2. abitanti) spicca Trento, mentre le piccole città  vedono come modello di riferimento Verbania. Rimandate senza appello invece  Reggio Calabria (44  ª) per le città  medie, Vibo Valentia (45  ª) per quelle piccole, e Messina (15  ª) per le grandi città .</p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">La crisi come opportunità </span></p>
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<p style="text-align: justify;">Un quadro non certo esaltante, questo è poco ma sicuro. Eppure proprio dalle difficoltà  può nascere la spinta per migliorare. <em>&#8220;Nel nostro Paese </em>&#8211; ci ha tenuto a rimarcare Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente &#8211; <em>diverse best practices ci dicono che produrre significativi cambiamenti nel modo di gestire e vivere la città  è possibile. L&#8217;Area C di Milano o il porta a porta dei rifiuti di Andria, i tetti solari delle scuole di Bergamo, la mobilità  e l&#8217;efficienza energetica di Bolzano, le nuove pedonalizzazioni del centro storico di Firenze sono esperienze che mostrano come &#8211; anche in tempi di vacche magre &#8211; il vero motore resta la voglia di fare. Anzi a dispetto della crisi (o forse proprio in ragione della crisi) gli interventi appena citati &#8211; road pricing, energie pulite, efficiente gestione dei rifiuti &#8211; evidenziano che la riduzione degli impatti ambientali sulle città  può creando opportunità  economiche per il pubblico, il privato, la collettività &#8220;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/11/ecosistema-urbano-poche-luci-molte-ombre/">Ecosistema urbano: poche luci, molte ombre</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Onu conferma la crescita inarrestabile di internet</title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/10/lonu-conferma-la-crescita-inarrestabile-di-internet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 13:49:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Internet? Un fenomeno di massa che non conosce pause nè rallentamenti. Si potrebbe sintetizzare cosìil report &#8220;State of broadband 212&#8221;, presentato lo scorso 23 settembre a New York. Secondo il rapporto, infatti, più di un terzo della popolazione mondiale risulta connessa al web con un aumento degli utenti, nel solo 211, pari a +11%. In valori assoluti significa che, all&#8217;inizio del 212, si registrano nel mondo 2,3 miliardi di internauti. Numeri importanti che tracciano lo scenario di un pianeta sempre più interconnesso, dove le informazioni viaggiano da un punto all&#8217;altro del globo a velocità  elevatissima, abolendo le distanze.     Un mondo sempre più interconnesso   Il ritmo di crescita è impressionante: dal 21 le sole sottoscrizioni alla banda mobile hanno fatto segnare un aumento del 6% l&#8217;anno e potrebbero superare i 5 miliardi nel 217. Tutto ciò grazie, in primo luogo, alla diffusione di internet nei paesi del Medioriente ed in Africa; aree finora rimaste ai margini del processo. Significativa anche la crescita di accessi ad internet in Cina e in Asia orientale: non a caso, entro il 215, le pagine web in cinese potrebbero superare quelle in inglese. &#8220;Reti e servizi a banda larga stanno trasformando i nostri stili di vita &#8211; ha affermato Hamadoun I. Touré, segretario generale dell&#8217;Itu (International Telecommunication Union)- La Broadband Commission ha il compito di monitorare che i benefici derivanti dalla banda larga siano accessibili a tutti. Sono soddisfatto della dedizione e dell&#8217;entusiasmo che molti senior business leader e parlamentari hanno mostrato verso gli obiettivi perseguiti dalla Commissione&#8221;.     Internet in Italia: luci ed ombre   E l&#8217;Italia? In questa panoramica più che positiva, il nostro Paese rimane un po&#8217; sullo sfondo. Indubbiamente il 29esimo posto a livello mondiale per diffusione di internet non è da sottovalutare, tuttavia alcuni dati evidenziano un certo gap tecnologico in rapporto ad altre economie avanzate. Ad esempio, a leggere il report, si scopre che in Italia ci sono appena 22,8 abbonamenti ogni cento abitanti alla banda larga e 31,3 abbonamenti alla piattaforma mobile. Anche l&#8217;utilizzo di internet da parte di singoli utenti non raggiunge picchi significativi: solo poco più della metà  della popolazione (il 56,8%) accede al web, mentre in Islanda raggiunge il 95%, in Norvegia il 94%, nei Paesi Bassi il 92,3%.     Obiettivi: digitalizzazione e sviluppo In quest&#8217;ottica la cosiddetta &#8220;Agenda digitale&#8221; approvata recentemente dal Governo, potrebbe contribuire a cambiare le carte in tavola favorendo la diffusione di internet sul territorio nazionale e lo sviluppo della tanto agognata amministrazione digitale. Quello che è certo è che la &#8220;rete&#8221; offre ai cittadini delle possibilità  di comunicazione e partecipazione inimmaginabili appena una decina di anni fa. Per questo il processo va incoraggiato con ogni mezzo. &#8220;Le reti a banda larga &#8211; sottolinea ancora il report &#8211; sono più di semplici infrastrutture: rappresentano un insieme di tecnologie di trasformazione che promettono di cambiare il nostro modo di comunicare, lavorare, muoverci e fare affari. E &#8216;essenziale che ogni paese valorizzi lo sviluppo della banda larga cosìda plasmare il suo futuro progresso sociale ed economico&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/10/lonu-conferma-la-crescita-inarrestabile-di-internet/">L&#8217;Onu conferma la crescita inarrestabile di internet</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Internet? Un fenomeno di massa che non conosce pause nè rallentamenti. Si potrebbe sintetizzare cosìil report &#8220;State of broadband 212&#8221;, presentato lo scorso 23 settembre a New York. Secondo il rapporto, infatti, più di un terzo della popolazione mondiale risulta connessa al web con un aumento degli utenti, nel solo 211, pari a +11%. In valori assoluti significa che, all&#8217;inizio del 212, si registrano nel mondo 2,3 miliardi di internauti. Numeri importanti che tracciano lo scenario di un pianeta sempre più interconnesso, dove le informazioni viaggiano da un punto all&#8217;altro del globo a velocità  elevatissima, abolendo le distanze.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Un mondo sempre più interconnesso<br /></span></p>
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<p style="text-align: justify;">Il ritmo di crescita è impressionante:  dal 21 le sole sottoscrizioni alla banda mobile hanno fatto segnare un aumento del 6% l&#8217;anno e potrebbero superare i 5 miliardi nel 217. Tutto ciò grazie, in primo luogo, alla diffusione di internet nei paesi del Medioriente ed in Africa; aree finora rimaste ai margini del processo. Significativa anche la crescita di accessi ad internet in Cina e in Asia orientale: non a caso, entro il 215, le pagine web in cinese potrebbero superare quelle in inglese. <em>&#8220;Reti e servizi a banda larga stanno trasformando i nostri stili di vita </em>&#8211; ha affermato  Hamadoun I. Touré, segretario generale dell&#8217;Itu (International Telecommunication Union)-<em> La Broadband Commission ha il compito di monitorare che i benefici derivanti dalla banda larga siano accessibili a tutti. Sono soddisfatto della dedizione e dell&#8217;entusiasmo che molti senior business leader e parlamentari hanno mostrato verso gli obiettivi perseguiti dalla Commissione&#8221;.</em></p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Internet in Italia: luci ed ombre</span></p>
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<p>E l&#8217;Italia? In questa panoramica più che positiva, il nostro Paese rimane un po&#8217; sullo sfondo. Indubbiamente il 29esimo posto a livello mondiale per diffusione di internet non è da sottovalutare, tuttavia alcuni dati evidenziano un certo gap tecnologico in rapporto ad altre economie avanzate. Ad esempio, a leggere il report, si scopre che in Italia ci sono appena 22,8 abbonamenti ogni cento abitanti alla banda larga e 31,3 abbonamenti alla piattaforma mobile. Anche l&#8217;utilizzo di internet da parte di singoli utenti non raggiunge picchi significativi: solo poco più della metà  della popolazione (il 56,8%) accede al web, mentre in Islanda raggiunge il 95%, in Norvegia il 94%, nei Paesi Bassi il 92,3%.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Obiettivi: digitalizzazione e sviluppo</span></p>
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<p style="text-align: justify;">In quest&#8217;ottica la cosiddetta <a href="?index=php&#038;option=com_content&#038;view=article&#038;id=3664:agenda-digitale-verso-litalia-del-futuro&#038;catid=57:home-page-di-sezione&#038;Itemid=29">&#8220;Agenda digitale&#8221;</a> approvata recentemente dal Governo, potrebbe contribuire a cambiare le carte in tavola favorendo la diffusione di internet sul territorio nazionale e lo sviluppo della tanto agognata amministrazione digitale. Quello che è certo è che la &#8220;rete&#8221; offre ai cittadini delle possibilità  di comunicazione e partecipazione inimmaginabili appena una decina di anni fa. Per questo il processo va incoraggiato con ogni mezzo.<em> &#8220;Le reti a banda larga </em>&#8211; sottolinea ancora il report &#8211; <em>sono più di semplici infrastrutture: rappresentano un insieme di tecnologie di trasformazione che promettono di cambiare il nostro modo di comunicare, lavorare, muoverci e fare affari. E &#8216;essenziale che ogni paese valorizzi lo sviluppo della banda larga cosìda plasmare il suo futuro progresso sociale ed economico&#8221;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/10/lonu-conferma-la-crescita-inarrestabile-di-internet/">L&#8217;Onu conferma la crescita inarrestabile di internet</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Wwf presenta la sua &#8220;road map&#8221; energetica</title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/10/il-wwf-presenta-la-sua-road-map-energetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 14:45:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Taglio alle emissioni inquinanti, efficienza, sostituzione delle fonti energetiche tradizionali con quelle rinnovabili. Sono questi i 3 cardini della road map proposta dal Wwf. Una sfida di enorme portata che necessita del contributo di tutti: istituzioni, imprese e cittadini. Non si tratta infatti solamente di modificare il mercato dell&#8217;energia italiana, ma anche di incidere profondamente sugli stili di vita e sui comportamenti della popolazione. La riduzione dei consumi energetici Il piano prevede innanzitutto una riduzione dei consumi energetici, da qui al 25, del 4% rispetto ai livelli del 21. A ciò si accompagna l&#8217;introduzione di un vincolo di riduzione calcolato in termini assoluti e non relativi come fatto finora. Parallelamente si intende &#8220;dirottare la domanda di energia, soprattutto del comparto industria e trasporti, dalle fonti primarie non rinnovabili (combustibili fossili, nucleare ecc.) sul settore elettrico, incrementando il contributo di quest&#8217;ultimo dall&#8217;attuale 2% al 43% nel 25 (il 3% in più rispetto al 21)&#8221;. Grazie al percorso intrapreso si potrebbe così &#8220;raggiungere il 1% di rinnovabili nel settore elettrico che, con una &#8216;iniezione&#8217; di energia pulita di 8TWh in più ogni anno, ridurrà  del 97% le proprie emissioni di CO2 rispetto al 199&#8221;.       La necessità  di recuperare una visione di lungo periodo   Semplici buoni propositi? No, questa volta c&#8217;è qualcosa di più. Come sottolinea il Wwf, infatti, l&#8217;Italia sarà  vincolata ad intraprendere azioni più incisive cosìda attenersi alla tabella di marcia proposta dall&#8217;Unione Europea che mira a ridurre le proprie emissioni di gas serra dell&#8217;8-95% entro il 25 (in raffronto ai parametri registrati nel 199). Insomma, nonostante l&#8217;arretratezza del nostro Paese sulla questione, è ora di svegliarsi. &#8220;(In Italia) manca una visione del sistema energetico nazionale di lungo periodo &#8211; sottolinea il rapporto &#8211; Le infrastrutture e gli investimenti in opere pubbliche sono condizionati da politiche del momento e di corto respiro, con incentivi visti più come favori che come effettiva leva di politiche energetiche e industriali. Eppure il rinnovamento del settore elettrico basato su un paradigma di sostenibilità  potrebbe rappresentare un&#8217;opportunità  per l&#8217;economia europea, in termini di occupazione, di sicurezza energetica e degli approvvigionamenti ed in termini di sviluppo dell&#8217;impresa europea&#8221;. Un impegno che implica una &#8220;chiarezza di indirizzo di policy ed un coinvolgimento di tutti gli attori, non solo le grandi imprese energetiche, ma anche le amministrazioni pubbliche e non ultimi i cittadini&#8220;.       Il ruolo della cittadinanza I cittadini, appunto. In primo luogo a loro vantaggio dovrebbe essere orientata la cosiddetta &#8220;fiscalità  taglia-emissioni&#8221;. Un pacchetto di provvedimenti che incideranno, per esempio, sul calcolo dell&#8217;Imu (in base alla classe energetica della casa), sul bollo dell&#8217;auto (determinato in relazione alle emissioni inquinanti anziché sui kW del veicolo) e sull&#8217;Iva, sostituita dall&#8217;Imposta di Carbonio Emesso (Ice), ovvero la tassa sul contenuto di CO2 presente nei prodotti nelle varie fasi di processo. In secondo luogo viene richiesto alla popolazione un cambio di mentalità  che ponga al centro il consumo responsabile. Cosa vuol dire? Utilizzo di trasporti ad impatto ambientale ridotto, abitazioni energeticamente autonome, riduzione degli sprechi. Difficile ma possibile. Ne va del nostro domani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/10/il-wwf-presenta-la-sua-road-map-energetica/">Il Wwf presenta la sua &#8220;road map&#8221; energetica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Taglio alle emissioni inquinanti, efficienza, sostituzione delle fonti energetiche tradizionali con quelle rinnovabili. Sono questi i 3 cardini della road map proposta dal Wwf. Una sfida di enorme portata che necessita del contributo di tutti: istituzioni, imprese e cittadini. Non si tratta infatti solamente di modificare il mercato dell&#8217;energia italiana, ma anche di incidere profondamente sugli stili di vita e sui comportamenti della popolazione.</p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">La riduzione dei consumi energetici</span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify;">Il piano prevede innanzitutto una riduzione dei consumi energetici, da qui al 25, del 4% rispetto ai livelli del 21. A ciò si accompagna l&#8217;introduzione di un vincolo di riduzione calcolato in termini assoluti e non relativi come fatto finora. Parallelamente si intende <em>&#8220;dirottare la domanda di energia, soprattutto del comparto industria e trasporti, dalle fonti primarie non rinnovabili (combustibili fossili, nucleare ecc.) sul settore elettrico, incrementando il contributo di quest&#8217;ultimo dall&#8217;attuale 2% al 43% nel 25 (il 3% in più rispetto al 21)&#8221;.</em> Grazie al percorso intrapreso si potrebbe così<em> &#8220;raggiungere il 1% di rinnovabili nel settore elettrico che, con una &#8216;iniezione&#8217; di energia pulita di 8TWh in più ogni anno, ridurrà  del 97% le proprie emissioni di CO2 rispetto al 199&#8221;.</em></p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">La necessità  di recuperare una visione di lungo periodo<br /></span></p>
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<p style="text-align: justify;">Semplici buoni propositi? No, questa volta c&#8217;è qualcosa di più. Come sottolinea il Wwf, infatti, l&#8217;Italia sarà  vincolata ad intraprendere azioni più incisive cosìda attenersi alla tabella di marcia proposta dall&#8217;Unione Europea che mira a ridurre le proprie emissioni di gas serra dell&#8217;8-95% entro il 25 (in raffronto ai parametri registrati nel 199). Insomma, nonostante l&#8217;arretratezza del nostro Paese sulla questione, è ora di svegliarsi. <em>&#8220;(In Italia) manca una visione del sistema energetico nazionale di lungo periodo </em>&#8211; sottolinea il rapporto &#8211;<em> Le infrastrutture e gli investimenti in opere pubbliche sono condizionati da politiche del momento e di corto respiro, con incentivi visti più come favori che come effettiva leva di politiche energetiche e industriali. Eppure il rinnovamento del settore elettrico basato su un paradigma di sostenibilità  potrebbe rappresentare un&#8217;opportunità  per l&#8217;economia europea, in termini di occupazione, di sicurezza energetica e degli approvvigionamenti ed in termini di sviluppo dell&#8217;impresa europea&#8221;.</em> Un impegno che implica una <em>&#8220;chiarezza di indirizzo di policy ed un coinvolgimento di tutti gli attori, non solo le grandi imprese energetiche, ma anche le amministrazioni pubbliche e non ultimi i cittadini</em>&#8220;.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO">Il ruolo della cittadinanza</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="TITOLETTO_UNO"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;">I cittadini, appunto. In primo luogo a loro vantaggio dovrebbe essere orientata la cosiddetta &#8220;fiscalità  taglia-emissioni&#8221;. Un pacchetto di provvedimenti che incideranno, per esempio, sul calcolo dell&#8217;Imu (in base alla classe energetica della casa), sul bollo dell&#8217;auto (determinato in relazione alle emissioni inquinanti anziché sui kW del veicolo) e sull&#8217;Iva, sostituita dall&#8217;Imposta di Carbonio Emesso (Ice), ovvero la tassa sul contenuto di CO2 presente nei prodotti nelle varie fasi di processo.  In secondo luogo viene richiesto alla popolazione un cambio di mentalità  che ponga al centro il consumo responsabile. Cosa vuol dire? Utilizzo di trasporti ad impatto ambientale ridotto, abitazioni energeticamente autonome, riduzione degli sprechi. Difficile ma possibile. Ne va del nostro domani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/10/il-wwf-presenta-la-sua-road-map-energetica/">Il Wwf presenta la sua &#8220;road map&#8221; energetica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>Intervista a Gianluca Sgueo: &#8220;Il progetto comunitario è ancora valido&#8221;</title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/09/intervista-a-gianluca-sgueo-il-progetto-comunitario-e-ancora-valido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Sep 2012 07:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/2012/09/22/intervista-a-gianluca-sgueo-il-progetto-comunitario-e-ancora-valido/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lei è presidente della Commissione che si occupa di valutare i progetti per la comunicazione dell&#8217;iniziativa europea sui diritti di cittadinanza. Quali sono gli obiettivi della campagna?   &#8220;Premettiamo che il dipartimento per le Politiche europee ha indetto una gara pubblica per l&#8217;affidamento del servizio di organizzazione e realizzazione di una campagna pubblicitaria multimediale sui diritti della cittadinanza (come dice il titolo: &#8220;Una Campagna pubblicitaria sui diritti della cittadinanza&#8221;). La finalità  principale della campagna sarà  quella di informare e sensibilizzare i cittadini sui più importanti diritti connessi alla cittadinanza nell&#8217;ambito dell&#8217;Unione Europea. La Commissione che presiedo ha il compito di studiare tutte le proposte pervenute e scegliere quella migliore. Il processo di valutazione è ancora in corso: si dovrebbe concludere entro la fine di ottobre. La campagna vera e propria verrebbe poi realizzata nei prossimi due anni, attraverso il web e i media tradizionali (sia nazionali che locali). Quello che stiamo cercando di valutare come Commissione non è solamente la capacità  di impatto della proposta (e cioè quante persone riuscirà  a raggiungere) ma la qualità  dell&#8217;idea: se cioè riesce a suscitare una riflessione nei destinatari, accendendo la curiosità  di informarsi e conoscere meglio i propri diritti&#8221;.   Da cosa nasce l&#8217;idea di proclamare il 213 anno della cittadinanza europea? &#8220;L&#8217;iniziativa è focalizzata sulla necessità  di far conoscere ai cittadini l&#8217;esistenza di diritti connessi al possesso della cittadinanza europea. Purtroppo sono ancora in tanti quelli che non conoscono (o conoscono solo in parte) i diritti legati all&#8217;appartenenza all&#8217;UE. In un periodo cosìdifficile per molti governi nazionali e per la stessa Unione, una campagna di sensibilizzazione e informazione diffusa tra tutti i Paesi europei è uno strumento prezioso per &#8220;avvicinare&#8221; i cittadini alle istituzioni europee&#8221;.   In un periodo di crisi come questo, le istituzioni europee vengono avvertite come distanti dalla gente comune. Cosa si può fare per ricucire questo &#8220;strappo&#8221;? &#8220;La prima cosa da fare è comunicare ai cittadini, informarli, renderli consapevoli di quello che succede. Può sembrare una banalità  ma soprattutto negli anni passati l&#8217;Europa era un concetto lontano. Molti governi hanno usato l&#8217;alibi europeo per giustificare le misure di rigore, prendendosi invece il merito delle iniziative a favore dei cittadini, anche quando queste erano frutto dell&#8217;attività  delle istituzioni europee. Questo gioco è stato possibile anche a causa della disinformazione di ampie fasce della popolazione. Comunicare, quindi, è la prima azione da compiere. Ce n&#8217;è poi una seconda, ed è quella della partecipazione. bisogna dare ai cittadini l&#8217;opportunità  di esprimere la propria idea, di sentirsi partecipi in prima persona delle decisioni che vengono prese a Bruxelles e Strasburgo. In questo sono stati fatti importanti passi in avanti: la Commissione ha un sistema di partecipazione molto sviluppato. Manca forse un maggiore impegno degli Stati Membri in tal senso&#8221;.   Secondo alcuni il progetto dell&#8217;Unione Europea è fallito sia sul piano economico che politico: sarebbe un azzardo tornare ad un&#8217;Europa di stati? &#8220;Non condivido affatto le opinioni catastrofiste di chi vede il progetto europeo come un fallimento. Sicuramente l&#8217;idea di unire politicamente ed economicamente tutta l&#8217;Europa è un progetto ambizioso e molto complesso. Se già  in Italia spostarsi da una città  all&#8217;altra significa incontrare realtà  molto diverse tra loro, a volte anche in modo radicale, in Europa questa eterogeneità  è ancora più amplificata. Ma questa è una ricchezza, non un ostacolo. L&#8217;Unione europea del prossimo futuro dovrà  valorizzare questo elemento: riconoscere, tutelare e valorizzare le differenze culturali, comprendendole però sotto un &#8220;cappello&#8221; comune di principi. In questo modo ne uscirà  rafforzata l&#8217;unità , anche politica, senza che nessuno si debba sentire minoranza&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/09/intervista-a-gianluca-sgueo-il-progetto-comunitario-e-ancora-valido/">Intervista a Gianluca Sgueo: &#8220;Il progetto comunitario è ancora valido&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lei è presidente della Commissione che si occupa di valutare i progetti per la comunicazione dell&#8217;iniziativa europea sui diritti di cittadinanza. Quali sono gli obiettivi della campagna? </strong></p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Premettiamo che il dipartimento per le Politiche europee ha indetto una gara pubblica per l&#8217;affidamento del servizio di organizzazione e realizzazione di una campagna pubblicitaria multimediale sui diritti della cittadinanza (come dice il titolo: &#8220;Una Campagna pubblicitaria sui diritti della cittadinanza&#8221;). La finalità  principale della campagna sarà  quella di informare e sensibilizzare i cittadini sui più importanti diritti connessi alla cittadinanza nell&#8217;ambito dell&#8217;Unione Europea. La Commissione che presiedo ha il compito di studiare tutte le proposte pervenute e scegliere quella migliore. Il processo di valutazione è ancora in corso: si dovrebbe concludere entro la fine di ottobre. La campagna vera e propria verrebbe poi realizzata nei prossimi due anni, attraverso il web e i media tradizionali (sia nazionali che locali). Quello che stiamo cercando di valutare come Commissione non è solamente la capacità  di impatto della proposta (e cioè quante persone riuscirà  a raggiungere) ma la qualità  dell&#8217;idea: se cioè riesce a suscitare una riflessione nei destinatari, accendendo la curiosità  di informarsi e conoscere meglio i propri diritti&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><br /></em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Da cosa nasce l&#8217;idea di proclamare il 213 anno della cittadinanza europea?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><br /></strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;L&#8217;iniziativa è focalizzata sulla necessità  di far conoscere ai cittadini l&#8217;esistenza di diritti connessi al possesso della cittadinanza europea. Purtroppo sono ancora in tanti quelli che non conoscono (o conoscono solo in parte) i diritti legati all&#8217;appartenenza all&#8217;UE. In un periodo cosìdifficile per molti governi nazionali e per la stessa Unione, una campagna di sensibilizzazione e informazione diffusa tra tutti i Paesi europei è uno strumento prezioso per &#8220;avvicinare&#8221; i cittadini alle istituzioni europee&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><em><br /></em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>In un periodo di crisi come questo, le istituzioni europee vengono avvertite come distanti dalla gente comune. Cosa si può fare per ricucire questo &#8220;strappo&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><br /></strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;La prima cosa da fare è comunicare ai cittadini, informarli, renderli consapevoli di quello che succede. Può sembrare una banalità  ma soprattutto negli anni passati l&#8217;Europa era un concetto lontano. Molti governi hanno usato l&#8217;alibi europeo per giustificare le misure di rigore, prendendosi invece il merito delle iniziative a favore dei cittadini, anche quando queste erano frutto dell&#8217;attività  delle istituzioni europee. Questo gioco è stato possibile anche a causa della disinformazione di ampie fasce della popolazione. Comunicare, quindi, è la prima azione da compiere. Ce n&#8217;è poi una seconda, ed è quella della partecipazione. bisogna dare ai cittadini l&#8217;opportunità  di esprimere la propria idea, di sentirsi partecipi in prima persona delle decisioni che vengono prese a Bruxelles e Strasburgo. In questo sono stati fatti importanti passi in avanti: la Commissione ha un sistema di partecipazione molto sviluppato. Manca forse un maggiore impegno degli Stati Membri in tal senso&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><br /></em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Secondo alcuni il progetto dell&#8217;Unione Europea è fallito sia sul piano economico che politico: sarebbe un azzardo tornare ad un&#8217;Europa di stati?</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><br /></strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Non condivido affatto le opinioni catastrofiste di chi vede il progetto europeo come un fallimento. Sicuramente l&#8217;idea di unire politicamente ed economicamente tutta l&#8217;Europa è un progetto ambizioso e molto complesso. Se già  in Italia spostarsi da una città  all&#8217;altra significa incontrare realtà  molto diverse tra loro, a volte anche in modo radicale, in Europa questa eterogeneità  è ancora più amplificata. Ma questa è una ricchezza, non un ostacolo. L&#8217;Unione europea del prossimo futuro dovrà   valorizzare questo elemento: riconoscere, tutelare e valorizzare le differenze culturali, comprendendole però sotto un &#8220;cappello&#8221; comune di principi. In questo modo ne uscirà  rafforzata l&#8217;unità , anche politica, senza che nessuno si debba sentire minoranza&#8221;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/09/intervista-a-gianluca-sgueo-il-progetto-comunitario-e-ancora-valido/">Intervista a Gianluca Sgueo: &#8220;Il progetto comunitario è ancora valido&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Formazione Spiral, appuntamento a Trento</title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/09/formazione-spiral-appuntamento-a-trento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 08:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come conciliare azioni politiche incisive e partecipazione civile? Senza dubbio un quesito di non facile soluzione. Eppure qualcosa si può fare: nello specifico raccogliere intorno allo stesso tavolo i protagonisti della vita sociale e politica. In questo senso va interpretata l&#8217;iniziativa organizzata dal Consiglio d&#8217;Europa a Trento il 13 e 14 settembre prossimi. Vediamo di saperne di più partendo dalla presentazione dell&#8217;evento, contenuta nella nota ufficiale: &#8220;Partendo dall&#8217;obiettivo della coesione sociale, definita come la capacità  della società  ad assicurare il benessere di tutti, generazioni future incluse, attraverso la co-responsabilità , (o responsabilità  sociale condivisa) di tutti gli attori sociali, pubblici e privati, il Consiglio d&#8217;Europa propone nel suo Piano d&#8217;Azione per la Coesione Sociale una metodologia partecipativa / collaborativa (denominata metodologia SPIRAL) per definire il benessere e sviluppare degli indicatori di progresso coinvolgendo i cittadini&#8221;.     L&#8217;impegno per l&#8217;elaborazione di piani d&#8217;azione locali     L&#8217;evento punta a riunire, in uno spazio di discussione ad hoc, istituzioni locali, imprese e società  civile con lo scopo precipuo di &#8220;costruire dei piani d&#8217;azione locali con un&#8217;ampia concertazione&#8221; ed elaborare &#8220;politiche locali (cosìcome quelle regionali e nazionali) per renderle più vicine alle aspettative dei cittadini&#8221;. Come? Allestendo comitati di coordinamento, organizzando dibattiti, raccogliendo idee dalla cittadinanza (ad esempio con dei questionari) per produrre poi una Carta delle responsabilità  sociali condivise a livello locale. Un ambizioso esperimento di democrazia partecipativa grazie al quale sarà  possibile tracciare una &#8220;mappa&#8221; delle situazioni di malessere/ benessere/ povertà / esclusione sociale ed intervenire con tempestività  laddove ce ne sia bisogno.     Il successo della metodologia Spiral in Europa     La metodologia Spiral &#8220;è stata sviluppata nell&#8217;arco di 7 anni insieme ad un centinaio di città , villaggi, istituzioni pubbliche (scuole, ospedali, ecc.) privati (imprese) professionisti e di diversi paesi europei&#8221;. La provincia di Trento è la prima amministrazione italiana ad attuare la sperimentazione. Nei due giorni di formazione in programma, i partecipanti (amministratori di enti locali, funzionari pubblici, rappresentanti della società  civile a vario titolo, titolari di imprese, cittadini, compresi da un minimo di 2 ad un massimo di 6) si confronteranno ed analizzeranno le situazioni più critiche presenti sul territorio.     L&#8217;importanza della concertazione     &#8220;Questo approccio &#8211; spiegano gli organizzatori &#8211; è particolarmente utile nel difficile momento di crisi attuale, poiché aumenta l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche e delle azioni della società  civile in generale, puntando sulle risorse esistenti, siano esse materiali o immateriali. Esso fornisce pertanto una buona base per la definizione di una strategia partecipativa per combattere le situazioni di povertà , rafforzando la coesione sociale e promuovendo un modello di sviluppo sostenibile&#8221;.   Per iscriversi bisogna inviare una e-mail a malcolm.cox@coe.int precisando il comune, la provincia o la regione d&#8217;origine, il nome e il cognome. La formazione è gratuita, mentre le spese di trasporto e di alloggio sono a carico dei partecipanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/09/formazione-spiral-appuntamento-a-trento/">Formazione Spiral, appuntamento a Trento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come conciliare azioni politiche incisive e partecipazione civile? Senza dubbio un quesito di non facile soluzione. Eppure qualcosa si può fare: nello specifico raccogliere intorno allo stesso tavolo i protagonisti della vita sociale e politica. In questo senso va interpretata l&#8217;iniziativa organizzata dal Consiglio d&#8217;Europa a Trento il 13 e 14 settembre prossimi. Vediamo di saperne di più partendo dalla presentazione dell&#8217;evento, contenuta nella nota ufficiale: <em>&#8220;Partendo dall&#8217;obiettivo della coesione sociale, definita come la capacità  della società  ad assicurare il benessere di tutti, generazioni future incluse, attraverso la co-responsabilità , (o responsabilità  sociale condivisa) di tutti gli attori sociali, pubblici e privati, il Consiglio d&#8217;Europa propone nel suo Piano d&#8217;Azione per la Coesione Sociale una metodologia partecipativa / collaborativa (denominata metodologia SPIRAL) per definire il benessere e sviluppare degli indicatori di progresso coinvolgendo i cittadini&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><span class="TITOLETTO_UNO">L&#8217;impegno per l&#8217;elaborazione di piani d&#8217;azione locali</span></p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;evento punta a riunire, in uno spazio di discussione ad hoc, istituzioni locali, imprese e società  civile con lo scopo precipuo di <em>&#8220;costruire dei piani d&#8217;azione locali con un&#8217;ampia concertazione&#8221;</em> ed elaborare <em>&#8220;politiche locali (cosìcome quelle regionali e nazionali) per renderle più vicine alle aspettative dei cittadini&#8221;.</em> Come? Allestendo comitati di coordinamento, organizzando dibattiti, raccogliendo idee dalla cittadinanza (ad esempio con dei questionari) per produrre poi una Carta delle responsabilità  sociali condivise a livello locale. Un ambizioso esperimento di democrazia partecipativa grazie al quale sarà  possibile tracciare una &#8220;mappa&#8221; delle situazioni di malessere/ benessere/ povertà / esclusione sociale ed intervenire con tempestività  laddove ce ne sia bisogno.</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
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<p style="text-align: left;"><span class="TITOLETTO_UNO">Il successo della metodologia Spiral in Europa</span></p>
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<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">La metodologia Spiral <em>&#8220;è stata sviluppata nell&#8217;arco di 7 anni insieme ad un centinaio di città , villaggi, istituzioni pubbliche (scuole, ospedali, ecc.) privati (imprese) professionisti e di diversi paesi europei&#8221;.</em> La provincia di Trento è la prima amministrazione italiana ad attuare la sperimentazione. Nei due giorni di formazione in programma, i partecipanti (amministratori di enti locali, funzionari pubblici, rappresentanti della società  civile a vario titolo, titolari di imprese, cittadini, compresi da un minimo di 2 ad un massimo di 6) si confronteranno ed analizzeranno le situazioni più critiche presenti sul territorio.</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><span class="TITOLETTO_UNO">L&#8217;importanza della concertazione </span></p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Questo approccio</em> &#8211; spiegano gli organizzatori &#8211; <em>è particolarmente utile nel difficile momento di crisi attuale, poiché aumenta l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche e delle azioni della società  civile in generale, puntando sulle risorse esistenti, siano esse materiali o immateriali. Esso fornisce pertanto una buona base per la definizione di una strategia partecipativa per combattere le situazioni di povertà , rafforzando la coesione sociale e promuovendo un modello di sviluppo sostenibile&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">Per iscriversi bisogna inviare una e-mail a malcolm.cox@coe.int precisando il comune, la provincia o la regione d&#8217;origine, il nome e il cognome. La formazione è gratuita, mentre  le spese di trasporto e di alloggio sono a carico dei partecipanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/09/formazione-spiral-appuntamento-a-trento/">Formazione Spiral, appuntamento a Trento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>2013, anno europeo dei cittadini</title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/09/2013-anno-europeo-dei-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 10:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da dove nasce l&#8217;idea di un anno europeo dedicato alla &#8220;european citizenship&#8221;? Dalla presa di coscienza che moltissimi residenti in paesi membri dell&#8217;Unione Europea sono inconsapevoli dei diritti di cui godono in quanto cittadini comunitari. Ben pochi infatti si rendono conto delle conquiste raggiunte nel corso dei decenni in tema di lavoro, studio, sanità , partecipazione politica, libera circolazione in altri stati membri.   Ecco allora la necessità  di dare vita ad una serie di eventi che celebrino degnamente il 2esimo anniversario della cittadinanza dell&#8217;Unione, istituita con il trattato di Maastricht. In quest&#8217;ottica la Commissione europea elaborerà  anche una nuova Relazione sulla cittadinanza dell&#8217;Unione con lo scopo di fornire risposte ai problemi sollevati dai cittadini e garantire la tutela dei diritti nella vita quotidiana. Nel dettaglio verranno organizzati, a vari livelli (da quello europeo a quello locale) dibattiti, conferenze e campagne di sensibilizzazione.   &#8220;Questa proposta rappresenta un momento importante di dibattito sulla cittadinanza europea in tempi di crisi economica, politica e sociale e riporta al centro dell&#8217;agenda politica il tema dell&#8217;effettivo godimento dei diritti comunitari &#8211; ha commentato Antigoni Papadopoulou, relatrice del rapporto &#8211; La democrazia partecipativa è un elemento importantissimo, anche in prospettiva delle elezioni europee del 214. I cittadini dell&#8217;Unione Europea devono essere completamente consapevoli delle loro opportunità  ed usufruire, senza discriminazioni, del vasto &#8216;campionario&#8217; di diritti garantiti dalla legge comunitaria&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/09/2013-anno-europeo-dei-cittadini/">2013, anno europeo dei cittadini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Da dove nasce l&#8217;idea di un anno europeo dedicato alla <em>&#8220;european citizenship&#8221;</em>? Dalla presa di coscienza che moltissimi residenti in paesi membri dell&#8217;Unione Europea sono inconsapevoli dei diritti di cui godono in quanto cittadini comunitari. Ben pochi infatti si rendono conto delle conquiste raggiunte nel corso dei decenni in tema di lavoro, studio, sanità , partecipazione politica, libera circolazione in altri stati membri.</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">Ecco allora la necessità  di dare vita ad una serie di eventi che celebrino degnamente il 2esimo anniversario della cittadinanza dell&#8217;Unione, istituita con il trattato di Maastricht. In quest&#8217;ottica la Commissione europea elaborerà  anche una nuova Relazione sulla cittadinanza dell&#8217;Unione con lo scopo di fornire risposte ai problemi sollevati dai cittadini e garantire la tutela dei diritti nella vita quotidiana. Nel dettaglio verranno organizzati, a vari livelli (da quello europeo a quello locale) dibattiti, conferenze e campagne di sensibilizzazione.</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Questa proposta rappresenta un momento importante di dibattito sulla cittadinanza europea in tempi di crisi economica, politica e sociale e riporta al centro dell&#8217;agenda politica il tema dell&#8217;effettivo godimento dei diritti comunitari </em>&#8211; ha commentato Antigoni Papadopoulou, relatrice del rapporto &#8211;<em> La democrazia partecipativa è un elemento importantissimo, anche in prospettiva delle  elezioni europee del 214. I cittadini dell&#8217;Unione Europea devono essere completamente consapevoli delle loro opportunità  ed usufruire, senza discriminazioni, del vasto &#8216;campionario&#8217; di diritti garantiti dalla legge comunitaria&#8221;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/09/2013-anno-europeo-dei-cittadini/">2013, anno europeo dei cittadini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>&#8220;Cattolici per il bene comune&#8221;, ecco il convegno</title>
		<link>https://www.labsus.org/2012/08/cattolici-per-il-bene-comune-ecco-il-convegno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 15:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/2012/08/31/cattolici-per-il-bene-comune-ecco-il-convegno/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recupero del concetto di &#8220;bene comune&#8221; e partecipazione intesa come &#8220;impegno attivo&#8221;. Su tali cardini si svilupperà  il convegno di Orvieto al quale prenderanno parte esponenti del mondo accademico, imprenditoriale, politico e religioso. Questa volta non ci si limiterà  alla disamina teorica della situazione attuale, ma verranno poste le basi per una rinnovata azione dei cattolici nel contesto socio-politico italiano. Scrive a riguardo l&#8217;Ufficio Studi delle Acli: &#8220;In un&#8217;ora cosìdifficile per il nostro Paese e per l&#8217;Europa servono scelte coraggiose e responsabili [&#8230;] Oggi la tradizione del cattolicesimo democratico e sociale non può più contare su alcuna rendita di posizione. Va aggiornata, se vogliamo contribuire ad una politica credibile e riconoscibile come forma di servizio, se vogliamo civilizzare la politica, se vogliamo reagire al processo di degenerazione&#8221;. In quest&#8217;ottica, agli interventi dei relatori (ricordiamo tra gli altri Paolo Acanfora, docente di storia contemporanea presso l&#8217;ateneo Iulm di Roma; Gregorio Arena, docente di Diritto amministrativo presso l&#8217;Università  di Trento; Mauro Magatti, preside della facoltà  di Sociologia all&#8217;Università  Cattolica di Milano) si affiancheranno dei veri e propri laboratori, creati con lo scopo di focalizzare l&#8217;attenzione su tematiche di stretta attualità  (lavoro, welfare, cittadinanza ed istituzioni, generatività ). In più sarà  possibile seguire i lavori del convegno, in diretta web, sul sito www.acli.it. &#8220;Non viviamo più i tempi della gestione tranquilla di un onesto declino &#8211; afferma ancora il già  citato documento dell&#8217;Ufficio Studi Acli &#8211; Questo è il momento di assumere questioni e proposte: hic Rhodus, hic salta! Per questo proponiamo di costruire uno spazio di ricerca e innovazione, una circolazione di cultura e di opinione che entri nel tessuto ecclesiale e civile contemporaneo. Occorre moltiplicare i luoghi dove si generi pensiero in modo collettivo, corale, partecipato, plurale, aperto: un&#8217;attitudine al pensare politicamente&#8221;. Come dire: basta con le lamentele sterili, è ora di rimboccarsi le maniche!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2012/08/cattolici-per-il-bene-comune-ecco-il-convegno/">&#8220;Cattolici per il bene comune&#8221;, ecco il convegno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Recupero del concetto di &#8220;bene comune&#8221; e partecipazione intesa come &#8220;impegno attivo&#8221;. Su tali cardini si svilupperà  il convegno di Orvieto al quale prenderanno parte esponenti del mondo accademico, imprenditoriale, politico e religioso. Questa volta non ci si limiterà  alla disamina teorica della situazione attuale, ma verranno poste le basi per una rinnovata azione dei cattolici nel contesto socio-politico italiano. Scrive a riguardo l&#8217;Ufficio Studi delle Acli: <em>&#8220;In un&#8217;ora cosìdifficile per il nostro Paese e per l&#8217;Europa servono scelte coraggiose e responsabili [&#8230;] Oggi la tradizione del cattolicesimo democratico e sociale non può più contare su alcuna rendita di posizione. Va aggiornata, se vogliamo contribuire ad una politica credibile e riconoscibile come forma di servizio, se vogliamo civilizzare la politica, se vogliamo reagire al processo di degenerazione&#8221;. </em></p>
<p><em><br /></em></p>
<p>In quest&#8217;ottica, agli interventi dei relatori (ricordiamo tra gli altri Paolo Acanfora, docente di storia contemporanea presso l&#8217;ateneo Iulm di Roma; Gregorio Arena, docente di Diritto amministrativo presso l&#8217;Università  di Trento; Mauro Magatti, preside della facoltà  di Sociologia all&#8217;Università  Cattolica di Milano) si affiancheranno dei veri e propri laboratori, creati con lo scopo di focalizzare l&#8217;attenzione su tematiche di stretta attualità  (lavoro, welfare, cittadinanza ed istituzioni, generatività ). In più sarà  possibile seguire i lavori del convegno, in diretta web, sul sito <a href="http://www.acli.it">www.acli.it</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Non viviamo più i tempi della gestione tranquilla di un onesto declino</em> &#8211; afferma ancora il già  citato documento dell&#8217;Ufficio Studi Acli &#8211;  <em>Questo è il momento di assumere questioni e proposte: hic Rhodus, hic salta! Per questo proponiamo di costruire uno spazio di ricerca e innovazione, una circolazione di cultura e di opinione che entri nel tessuto ecclesiale e civile contemporaneo. Occorre moltiplicare i luoghi dove si generi pensiero in modo collettivo, corale, partecipato, plurale, aperto: un&#8217;attitudine al pensare politicamente&#8221;.</em> Come dire: basta con le lamentele sterili, è ora di rimboccarsi le maniche!</p>
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