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	<title>Dariush Rahiminia, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Dariush Rahiminia, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Sapri condivisa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/11/sapri-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dariush Rahiminia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2015 08:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni e attività  culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti con le istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[beni e attività  culturali]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli abitanti di Sapri (locali e anche temporanei), protagonisti attivi della cura degli spazi e dei luoghi, sono supportati dalla piattaforma di rigenerazione urbana dal basso &#8220;Recollocal&#8220;, un network interdisciplinare che fa ricerca/azione sul tema, e da altre reti di collaborazione. Il progetto nasce dal bisogno di trasformare la vita, il tempo e gli orizzonti relazionali, perciò sono stati individuati gli spazi pubblici ed ne è stata compiuta la riappropriazione: la pratica più diretta di incidere sulla realtà . Il responsabile del progetto, Liviano Mariella, afferma: &#8220;Al Sud i luoghi si relazionano con chi li abita, più che altrove. La vita urbana è parte della quotidianità . Ciò che manca è appunto un orizzonte immaginativo, un&#8217;immaginario che possa far uscire il senso di comunità  che ha identificato molti paesi del Sud&#8221;. Sottrarre all&#8217;abbandono gli spazi, condividerli e ridarli agli abitanti, è una forma che ricrea e riconfigura le condizioni di legame di una comunità , soprattutto perchè il metodo utilizzato, realmente partecipato, genera spazi in cui la società  si riflette e trova identità . Il processo di analisi e progettazione partecipata Attraverso un approccio interdisciplinare, il processo è iniziato con un&#8217;analisi urbanistica, sociologica e antropologica, in cui si individuano aree marginali, abbandonate e/o non utilizzate che possono potenzialmente essere legate ad una comunità  che se ne prenderà  cura, legate ad una prossimità , ad una memoria, ad un&#8217;identità  o ad un bisogno inespresso. Sono state attivate reti di fiducia per iniziare un primo contatto con gli abitanti, e fatta un&#8217;analisi dei bisogni e delle proposte, seguita da una valutazione. Il processo successivamente è entrato in una fase di progettazione partecipata con gli abitanti. Le aree, tutte pubbliche, nascono da una riappropriazione (simbolica, di immaginario, e a volte anche fisica) e vengono concesse dal Comune, attraverso la stipulazione di protocolli d&#8217;intesa, affidando la gestione ad un soggetto. Una volta costruito sia l&#8217;immaginario che il progetto di massima (a volte è un progetto che si basa sugli usi e si conforma architettonicamente sulle modalità  eterogenee di attraversamento ed utilizzo) si è attivata una fase di ricerca dei fondi per comprare i materiali che permettano di rivitalizzare e attrezzare il luogo. Il cantiere e l&#8217;auto-gestione Successivamente inizia un cantiere di autocostruzione, generalmente guidato da professionisti e esperti che, attraverso la libera trasmissione dei saperi manuali, coinvolge gli abitanti direttamente nel processo di realizzazione. E&#8217; soprattutto in questa fase che emerge limpidamente una relazione stretta con il luogo, di appartenenza, di legame e cura, dove gli abitanti ritrovano quell&#8217;identità  personale e collettiva contribuendo direttamente. A seguito di questa fase, nasce il processo di gestione e auto-gestione degli spazi, che può essere o meno legata ad un regolamento partecipato di utilizzo. Gli spazi vengono mantenuti vivi, oltre al quotidiano, attraverso feste di quartiere, sagre, concerti e musica, momenti di convivialità , cineforum e altri eventi di attivazione della comunità . Da questo processo (reso possibile da autofinanziamento, piccoli contributi volontari dei privati, dal Comune di Sapri, campagne di crowdfunding, finanziamenti provenienti da bandi locali, regionali, nazionali, europei) finora sono nati: l&#8217;orto sociale Via Campesina; un campo da basket; il festival internazionale di street art OLTRE IL MURO (rigenerazione di spazi urbani attraverso il colore, legato all&#8217;uso temporaneo); la BAM! (Bottega Artistico Musicale, riuso di un ex-macello, spazio di incontro della comunità  giovanile e Centro di produzione culturale indipendente); il BAMgarden (giardino pubblico condiviso e autogestito); Piazza INNESTI (un progetto di rivitalizzazione che ha trasformato un parcheggio in una piazza autogestita, diventato anche social street, attivato nell&#8217;ambito del Living Lab promosso da Cilento Labscape; tesi di laurea in collaborazione con Diarc &#8211; Università  di Napoli Federico II); Mo.dì- Maledetto festival della parola (festival pluriperformativo negli spazi pubblici, legato all&#8217;uso temporaneo); la rigenerazione dell&#8217;area della TROVATELLA (spazio aperto sottoutilizzato); &#8216;NDASAPRI &#8211; mappa non convenzionale per viaggiatori. I risultati Per quanto i risultati, essi non seguono un percorso lineare e omogeneo ed è difficilmente sintetizzabile in un quadro globale: ci sono casi che hanno avuto un&#8217;ottima riuscita, dovuta a fattori positivi che sono andati a convergere, e altri casi che non hanno funzionato. Le ragioni sono da individuare in due ordini di fattori. Nel caso di esito negativo, si tratta di dinamiche che non hanno subito coinvolto la comunità  perchè o disinteressata e non legata a vivere lo spazio pubblico, o estranea a processi che non sono stati subito compresi perchè non appartenevano a pratiche consuetudinarie in cui si identificavano, a miopie amministrative (chiusura dell&#8217;Orto sociale Via Campesina, rimozione canestro da basket) dettate dalla scarsità  di visione politica e di governance. Nel caso di esito positivo, si tratta di situazioni dove le analisi sono state particolarmente approfondite (hanno richiesto tempi più lunghi &#8211; come per BAM! &#8211; e maggiore scientificità  &#8211; come per PIAZZA INNESTI), le reti di fiducia (area based) hanno funzionato al meglio e il processo è divenuto virale. La comunità  attendeva un processo di rigenerazione perchè maggiormente legata all&#8217;identità  o alla prossimità  o alla memoria di un determinato luogo abbandonato, non utilizzato o marginale. Tutto ciò che è stato prodotto ha avuto una prima fase in cui gli spazi sono stati particolarmente vissuti, e molto spesso sfruttati a pieno. Ci sono casi, come quello della BAM!, che potenzialmente sono stati e verranno sfruttati anche oltre le prospettive. Nel complesso, questi spazi potrebbero essere sfruttati meglio rispetto alle potenzialità  che esprimono, e questo ragionamento è legato all&#8217;utopia necessaria che c&#8217;è dietro. Leggi anche: Il Cantiere di bellezza e i modelli di rigenerazione urbana Rione Pellizza a Pavia: gli attori locali insieme per la rigenerazione urbana Quartiere Leuca a Lecce, nuovi attori sociali per la rigenerazione urbana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/11/sapri-condivisa/">Sapri condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli abitanti di Sapri (locali e anche temporanei), protagonisti attivi della cura degli spazi e dei luoghi, sono supportati dalla piattaforma di rigenerazione urbana dal basso &#8220;<a href="https://www.facebook.com/ReCollocal/" target="_blank">Recollocal</a>&#8220;, un network interdisciplinare che fa ricerca/azione sul tema, e da altre reti di collaborazione.</p>
<p>Il progetto nasce dal bisogno di trasformare la vita, il tempo e gli orizzonti relazionali, perciò sono stati individuati gli spazi pubblici ed ne è stata compiuta la riappropriazione: la pratica più diretta di incidere sulla realtà . Il responsabile del progetto, Liviano Mariella, afferma: &#8220;Al Sud i luoghi si relazionano con chi li abita, più che altrove. La vita urbana è parte della quotidianità . Ciò che manca è appunto un orizzonte immaginativo, un&#8217;immaginario che possa far uscire il senso di comunità  che ha identificato molti paesi del Sud&#8221;. <strong>Sottrarre all&#8217;abbandono gli spazi, condividerli e ridarli agli abitanti, è una forma che ricrea e riconfigura le condizioni di legame di una comunità , soprattutto perchè il metodo utilizzato, realmente partecipato, genera spazi in cui la società  si riflette e trova identità .</strong></p>
<h1>Il processo di analisi e progettazione partecipata</h1>
<p>Attraverso un approccio interdisciplinare, il processo è iniziato con un&#8217;analisi urbanistica, sociologica e antropologica, in cui si individuano aree marginali, abbandonate e/o non utilizzate che possono potenzialmente essere legate ad una comunità  che se ne prenderà  cura, legate ad una prossimità , ad una memoria, ad un&#8217;identità  o ad un bisogno inespresso. Sono state attivate reti di fiducia per iniziare un primo contatto con gli abitanti, e fatta un&#8217;analisi dei bisogni e delle proposte, seguita da una valutazione. Il processo successivamente è entrato in una fase di progettazione partecipata con gli abitanti. Le aree, tutte pubbliche, nascono da una riappropriazione (simbolica, di immaginario, e a volte anche fisica) e vengono concesse dal Comune, attraverso la stipulazione di protocolli d&#8217;intesa, affidando la gestione ad un soggetto. Una volta costruito sia l&#8217;immaginario che il progetto di massima (a volte è un progetto che si basa sugli usi e si conforma architettonicamente sulle modalità  eterogenee di attraversamento ed utilizzo) si è attivata una fase di ricerca dei fondi per comprare i materiali che permettano di rivitalizzare e attrezzare il luogo.</p>
<h1>Il cantiere e l&#8217;auto-gestione</h1>
<p>Successivamente inizia un cantiere di autocostruzione, generalmente guidato da professionisti e esperti che, attraverso la libera trasmissione dei saperi manuali, coinvolge gli abitanti direttamente nel processo di realizzazione. E&#8217; soprattutto in questa fase che emerge limpidamente una relazione stretta con il luogo, di appartenenza, di legame e cura, dove gli abitanti ritrovano quell&#8217;identità  personale e collettiva contribuendo direttamente. A seguito di questa fase, nasce il processo di gestione e auto-gestione degli spazi, che può essere o meno legata ad un regolamento partecipato di utilizzo. Gli spazi vengono mantenuti vivi, oltre al quotidiano, attraverso feste di quartiere, sagre, concerti e musica, momenti di convivialità , cineforum e altri eventi di attivazione della comunità .<br />
Da questo processo (reso possibile da autofinanziamento, piccoli contributi volontari dei privati, dal Comune di Sapri, campagne di crowdfunding, finanziamenti provenienti da bandi locali, regionali, nazionali, europei) finora sono nati:</p>
<ul>
<li>l&#8217;orto sociale Via Campesina;</li>
<li>un campo da basket;</li>
<li>il festival internazionale di street art OLTRE IL MURO (rigenerazione di spazi urbani attraverso il colore, legato all&#8217;uso temporaneo);</li>
<li>la BAM! (Bottega Artistico Musicale, riuso di un ex-macello, spazio di incontro della comunità  giovanile e Centro di produzione culturale indipendente);</li>
<li>il BAMgarden (giardino pubblico condiviso e autogestito);</li>
<li><a href="http://innesti-project.tumblr.com/" target="_blank">Piazza INNESTI</a> (un progetto di rivitalizzazione che ha trasformato un parcheggio in una piazza autogestita, diventato anche <a href="http://www.socialstreet.it/social-street/salerno-prov/sapri-piazzetta-innesti/" target="_blank">social street</a>, attivato nell&#8217;ambito del Living Lab promosso da Cilento Labscape; tesi di laurea in collaborazione con Diarc &#8211; Università  di Napoli Federico II);</li>
<li>Mo.dì- Maledetto festival della parola (festival pluriperformativo negli spazi pubblici, legato all&#8217;uso temporaneo);</li>
<li>la rigenerazione dell&#8217;area della TROVATELLA (spazio aperto sottoutilizzato);</li>
<li>&#8216;NDASAPRI &#8211; mappa non convenzionale per viaggiatori.</li>
</ul>
<h1>I risultati</h1>
<p>Per quanto i risultati, essi non seguono un percorso lineare e omogeneo ed è difficilmente sintetizzabile in un quadro globale: ci sono casi che hanno avuto un&#8217;ottima riuscita, dovuta a fattori positivi che sono andati a convergere, e altri casi che non hanno funzionato. Le ragioni sono da individuare in due ordini di fattori. Nel caso di esito negativo, si tratta di dinamiche che non hanno subito coinvolto la comunità  perchè o disinteressata e non legata a vivere lo spazio pubblico, o estranea a processi che non sono stati subito compresi perchè non appartenevano a pratiche consuetudinarie in cui si identificavano, a miopie amministrative (chiusura dell&#8217;Orto sociale Via Campesina, rimozione canestro da basket) dettate dalla scarsità  di visione politica e di governance.</p>
<p>Nel caso di esito positivo, si tratta di situazioni dove le analisi sono state particolarmente approfondite (hanno richiesto tempi più lunghi &#8211; come per BAM! &#8211; e maggiore scientificità  &#8211; come per PIAZZA INNESTI), <strong>le reti di fiducia (<em>area based</em>) hanno funzionato al meglio e il processo è divenuto virale. La comunità  attendeva un processo di rigenerazione perchè maggiormente legata all&#8217;identità  o alla prossimità  o alla memoria di un determinato luogo abbandonato, non utilizzato o marginale.</strong></p>
<p>Tutto ciò che è stato prodotto ha avuto una prima fase in cui gli spazi sono stati particolarmente vissuti, e molto spesso sfruttati a pieno. Ci sono casi, come quello della BAM!, che potenzialmente sono stati e verranno sfruttati anche oltre le prospettive. Nel complesso, questi spazi potrebbero essere sfruttati meglio rispetto alle potenzialità  che esprimono, e questo ragionamento è legato all&#8217;utopia necessaria che c&#8217;è dietro.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/10/il-cantiere-di-bellezza-e-i-modelli-di-rigenerazione-urbana/" target="_blank">Il Cantiere di bellezza e i modelli di rigenerazione urbana</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/07/rione-pelizza-pavia-attori-locali-insieme-rigenerazione-urbana/" target="_blank">Rione Pellizza a Pavia: gli attori locali insieme per la rigenerazione urbana</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/07/quartiere-leuca-lecce-nuovi-attori-sociali-per-la-rigenerazione-urbana/" target="_blank">Quartiere Leuca a Lecce, nuovi attori sociali per la rigenerazione urbana</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/11/sapri-condivisa/">Sapri condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Il Regolamento per la cura dei beni comuni sbarca a Castelnuovo Berardenga</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/05/il-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni-sbarca-castelnuovo-berardenga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dariush Rahiminia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2015 21:37:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro maggi]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[castelnuovo]]></category>
		<category><![CDATA[castelnuovo berardenga]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gentile Dott. Maggi, cosa l&#8217;ha spinta a proporre il Regolamento al suo Comune? Credo sia doveroso partire asetticamente dal presupposto che tutto nasce dalla consapevolezza che esisteva un meccanismo tale da poter coinvolgere quanto più possibile il cittadino attivo nella cura del bene comune. Diciamo che questa consapevolezza è stata un po&#8217; la lampadina che ha acceso in noi la voglia di approfondire l&#8217;opportunità , cercando prima di tutto di contestualizzarla alle caratteristiche del tessuto sociale e geografico del nostro territorio. Il comune di Castelnuovo Berardenga è caratterizzato da numerose frazioni che variano tra i 300 e i 700/800 abitanti, con punte di 2000 per il capoluogo e di 1100 per la frazione più grande. Al tempo stesso, però, abbiamo la fortuna che queste frazioni vivono una vita sociale particolarmente fiorente (la nostra Consulta dell&#8217;Associazionismo conta circa 70 onlus iscritte, e non tutte le associazioni lo sono). L&#8217;impegno della gente per il territorio, l&#8217;amore che i nostri cittadini provano per i loro paesi, per le loro tradizioni, avrebbe potuto avere una nuova opportunità , anche e sopratutto alla luce di diverse iniziative estemporanee che già  si inserivano nel percorso della cura dei beni comuni. Avevamo l&#8217;occasione di creare una sorta di coscienza comune e potevamo farlo garantendo massimo supporto, formale e sostanziale, a chiunque avesse intenzione di farlo. Come è stata accolta la proposta dai suoi colleghi? In maniera assolutamente positiva e, fatte le dovute valutazioni, sopratutto di carattere formale, il percorso è stato accompagnato con entusiasmo e collaborazione, sia da parte della Giunta che del Consiglio Comunale, concretizzatosi nell&#8217;organizzazione di una serie di incontri di presentazione e di ascolto proprio nelle frazioni del territorio e nel consistente aiuto formale da parte della collega assessora al Bilancio, Letizia Pacenti. Al termine dell&#8217;iter, dopo che in commissione Assetto del Territorio abbiamo accolto alcune proposte di modifica da parte delle opposizioni, il Regolamento è stato approvato all&#8217;unanimità  dal Consiglio Comunale nella seduta dello scorso 28 aprile. Avete in mente un ambito particolare di applicazione immediata, una sorta di punto di partenza concreto? Dal punto di vista amministrativo, dopo aver predisposto ed approvato una delibera di giunta con la quale inviteremo a presentare delle proposte, come indicato dal Regolamento, vorremmo coinvolgere la nostra Consulta dell&#8217;Associazionismo e del Volontariato affinché ci possa sostenere sopratutto nella divulgazione e nei rapporti con il mondo del terzo settore. Ciò non deve distogliere dall&#8217;opportunità  che ogni singolo cittadino potrà  dare il suo piccolo ma determinante contributo. Sotto l&#8217;aspetto pratico, anche alla luce delle iniziative già  intraprese da alcune associazioni di volontariato, riteniamo che l&#8217;ambito principale di azione potrà  essere quello della cura del verde pubblico, sia per una migliore fruibilità  degli spazi (giardini pubblici, aree attrezzate per bambini), sia per una migliore presentazione del nostro territorio ai turisti (parchi, aiuole, sentieri, ecc.). Inoltre, il nostro territorio ha una vastissima rete di viabilità  secondaria (strade bianche, famose in tutto il mondo, sentieri, mulattiere) di proprietà  privata ma gravate di servitù di pubblico uso, in quanto comprese nell&#8217;elenco delle strade vicinali: alla luce di un progetto di sentieristica che stiamo avviando insieme agli altri comuni del Chianti Senese e ad alcune associazioni di volontariato, il regolamento potrà  consentire la manutenzione di questi percorsi, per renderli costantemente fruibili da parte di appassionati dell&#8217;escursionismo, turisti, amanti della natura, ecc. Infine, ma non ultimo, l&#8217;importante opera di pulizia dell&#8217;ambiente urbano, già  sviluppata sia con &#8220;Puliamo il Mondo&#8221;, sia con l&#8217;annuale iniziativa della Consulta &#8220;Insieme siamo tanti, per pulire Crete e Chianti&#8221;. Abbiamo letto che avete iniziato a coinvolgere le varie frazioni del vostro territorio, pensate di coinvolgere anche i Comuni limitrofi per un aiuto nell&#8217;attuazione del programma oppure di suggerire loro di valutare se approvare il nostro Regolamento? Posso dire che non ce ne sarà  bisogno, perché ogni volta che un amministratore viene a conoscenza della nostra iniziativa, mi contatta per avere informazioni, sia di carattere formale che sostanziale, sul contenuto e sulle opportunità  che questo documento può andare a creare. Ritengo questo l&#8217;aspetto più importante per riuscire a creare una coscienza collettiva: dobbiamo passare dal vecchio criterio del &#8220;ma a questo ci deve pensare il Comune&#8221; ad un nuovo spirito collaborativo, che durante le presentazioni ho semplificato ed estremizzato con la formulina: &#8220;se lo faccio io cittadino/associazione, il comune può fare altro e il mio ambiente ne guadagna, perché insieme abbiamo fatto due cose anziché una&#8221;. Affinché questa mentalità  si consolidi, deve essere percepita come la normalità , un qualcosa di scontato perché &#8220;cosìfan tutti&#8221;. Ci può descrivere qualcuna delle modifiche che avete apportato per rendere il Regolamento più consono alle esigenze del vostro territorio? Diciamo che abbiamo provato a fare una sorta di collage tra il regolamento del comune di Bologna, il primo in assoluto e considerato una sorta di guida, quello di Siena, vicino alla nostra realtà  ed il cui vicesindaco, Fulvio Mancuso, ci ha garantito un sensibile sostegno nella fase conoscitiva, ed alcune esigenze dettate dalle specificità  del nostro territorio e del tessuto sociale che lo contraddistingue. Abbiamo fatto esplicito riferimento al mondo dell&#8217;associazionismo ed a queste caratteristiche territoriali, proprio all&#8217;Art.1 laddove si illustrano le basi fondative dell&#8217;iniziativa (finalità , oggetto ed ambito di applicazione).   Nella sostanza, abbiamo cercato di semplificare alcune situazioni, prevedendo la possibilità  di rimborsare fin da subito l&#8217;intero costo da sostenere, oppure aumentando la percentuale delle spese tecniche rispetto al totale rimborsabile, in funzione della possibilità  di dover intervenire con modeste opere su beni notificati, caso che comporterebbe una spesa di progettazione addirittura maggiore di quella per l&#8217;intervento di recupero.  Inoltre, con un lavoro di perfezionamento formale, svolto grazie alla collaborazione del nostro Segretario Comunale, abbiamo deciso di stabilire fin dal regolamento le competenze specifiche, tra giunta, servizi e relativi responsabili, per l&#8217;attuazione di tutti i passaggi previsti dal regolamento stesso. Ringraziamo il dott. Maggi per la disponibilità  e auguriamo buona fortuna al comune di Castelnuovo Berardenga e ai suoi cittadini. LEGGI ANCHE: I Comuni del Regolamento per i beni comuni di Labsus I &#8221; comuni del Regolamento &#8221; ed i primi patti di collaborazione La parola</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b></b><b>Gentile Dott. Maggi, cosa l&#8217;ha spinta a proporre il Regolamento al suo Comune?</b></p>
<p>Credo sia doveroso partire asetticamente dal presupposto che tutto nasce dalla consapevolezza che esisteva un meccanismo tale da poter coinvolgere quanto più possibile il cittadino attivo nella cura del bene comune. Diciamo che questa consapevolezza è stata un po&#8217; la lampadina che ha acceso in noi la voglia di approfondire l&#8217;opportunità , cercando prima di tutto di contestualizzarla alle caratteristiche del tessuto sociale e geografico del nostro territorio. Il comune di Castelnuovo Berardenga è caratterizzato da numerose frazioni che variano tra i 300 e i 700/800 abitanti, con punte di 2000 per il capoluogo e di 1100 per la frazione più grande. Al tempo stesso, però, abbiamo la fortuna che queste frazioni vivono una vita sociale particolarmente fiorente (la nostra Consulta dell&#8217;Associazionismo conta circa 70 onlus iscritte, e non tutte le associazioni lo sono).<br />
L&#8217;impegno della gente per il territorio, l&#8217;amore che i nostri cittadini provano per i loro paesi, per le loro tradizioni, avrebbe potuto avere una nuova opportunità , anche e sopratutto alla luce di diverse iniziative estemporanee che già  si inserivano nel percorso della cura dei beni comuni. Avevamo l&#8217;occasione di creare una sorta di coscienza comune e potevamo farlo garantendo massimo supporto, formale e sostanziale, a chiunque avesse intenzione di farlo.</p>
<p><b>Come è stata accolta la proposta dai suoi colleghi?</b></p>
<p>In maniera assolutamente positiva e, fatte le dovute valutazioni, sopratutto di carattere formale, il percorso è stato accompagnato con entusiasmo e collaborazione, sia da parte della Giunta che del Consiglio Comunale, concretizzatosi nell&#8217;organizzazione di una serie di incontri di presentazione e di ascolto proprio nelle frazioni del territorio e nel consistente aiuto formale da parte della collega assessora al Bilancio, Letizia Pacenti. Al termine dell&#8217;iter, dopo che in commissione Assetto del Territorio abbiamo accolto alcune proposte di modifica da parte delle opposizioni, il Regolamento è stato approvato all&#8217;unanimità  dal Consiglio Comunale nella seduta dello scorso 28 aprile.</p>
<p><b>Avete in mente un ambito particolare di applicazione immediata, una sorta di punto di partenza concreto?</b></p>
<p>Dal punto di vista amministrativo, dopo aver predisposto ed approvato una delibera di giunta con la quale inviteremo a presentare delle proposte, come indicato dal Regolamento, vorremmo coinvolgere la nostra Consulta dell&#8217;Associazionismo e del Volontariato affinché ci possa sostenere sopratutto nella divulgazione e nei rapporti con il mondo del terzo settore. Ciò non deve distogliere dall&#8217;opportunità  che ogni singolo cittadino potrà  dare il suo piccolo ma determinante contributo. Sotto l&#8217;aspetto pratico, anche alla luce delle iniziative già  intraprese da alcune associazioni di volontariato, riteniamo che l&#8217;ambito principale di azione potrà  essere quello della cura del verde pubblico, sia per una migliore fruibilità  degli spazi (giardini pubblici, aree attrezzate per bambini), sia per una migliore presentazione del nostro territorio ai turisti (parchi, aiuole, sentieri, ecc.). Inoltre, il nostro territorio ha una vastissima rete di viabilità  secondaria (strade bianche, famose in tutto il mondo, sentieri, mulattiere) di proprietà  privata ma gravate di servitù di pubblico uso, in quanto comprese nell&#8217;elenco delle strade vicinali: alla luce di un progetto di sentieristica che stiamo avviando insieme agli altri comuni del Chianti Senese e ad alcune associazioni di volontariato, il regolamento potrà  consentire la manutenzione di questi percorsi, per renderli costantemente fruibili da parte di appassionati dell&#8217;escursionismo, turisti, amanti della natura, ecc. Infine, ma non ultimo, l&#8217;importante opera di pulizia dell&#8217;ambiente urbano, già  sviluppata sia con &#8220;Puliamo il Mondo&#8221;, sia con l&#8217;annuale iniziativa della Consulta &#8220;Insieme siamo tanti, per pulire Crete e Chianti&#8221;.</p>
<p><b>Abbiamo letto che avete iniziato a coinvolgere le varie frazioni del vostro territorio, pensate di coinvolgere anche i Comuni limitrofi per un aiuto nell&#8217;attuazione del programma oppure di suggerire loro di valutare se approvare il nostro Regolamento?</b></p>
<p>Posso dire che non ce ne sarà  bisogno, perché ogni volta che un amministratore viene a conoscenza della nostra iniziativa, mi contatta per avere informazioni, sia di carattere formale che sostanziale, sul contenuto e sulle opportunità  che questo documento può andare a creare. Ritengo questo l&#8217;aspetto più importante per riuscire a creare una coscienza collettiva: dobbiamo passare dal vecchio criterio del &#8220;ma a questo ci deve pensare il Comune&#8221; ad un nuovo spirito collaborativo, che durante le presentazioni ho semplificato ed estremizzato con la formulina: &#8220;se lo faccio io cittadino/associazione, il comune può fare altro e il mio ambiente ne guadagna, perché insieme abbiamo fatto due cose anziché una&#8221;. Affinché questa mentalità  si consolidi, deve essere percepita come la normalità , un qualcosa di scontato perché &#8220;cosìfan tutti&#8221;.</p>
<p><b>Ci può descrivere qualcuna delle modifiche che avete apportato per rendere il Regolamento più consono alle esigenze del vostro territorio?</b></p>
<p>Diciamo che abbiamo provato a fare una sorta di collage tra il regolamento del comune di Bologna, il primo in assoluto e considerato una sorta di guida, quello di Siena, vicino alla nostra realtà  ed il cui vicesindaco, Fulvio Mancuso, ci ha garantito un sensibile sostegno nella fase conoscitiva, ed alcune esigenze dettate dalle specificità  del nostro territorio e del tessuto sociale che lo contraddistingue. Abbiamo fatto esplicito riferimento al mondo dell&#8217;associazionismo ed a queste caratteristiche territoriali, proprio all&#8217;Art.1 laddove si illustrano le basi fondative dell&#8217;iniziativa (finalità , oggetto ed ambito di applicazione).   Nella sostanza, abbiamo cercato di semplificare alcune situazioni, prevedendo la possibilità  di rimborsare fin da subito l&#8217;intero costo da sostenere, oppure aumentando la percentuale delle spese tecniche rispetto al totale rimborsabile, in funzione della possibilità  di dover intervenire con modeste opere su beni notificati, caso che comporterebbe una spesa di progettazione addirittura maggiore di quella per l&#8217;intervento di recupero.  Inoltre, con un lavoro di perfezionamento formale, svolto grazie alla collaborazione del nostro Segretario Comunale, abbiamo deciso di stabilire fin dal regolamento le competenze specifiche, tra giunta, servizi e relativi responsabili, per l&#8217;attuazione di tutti i passaggi previsti dal regolamento stesso.</p>
<p>Ringraziamo il dott. Maggi per la disponibilità  e auguriamo buona fortuna al comune di Castelnuovo Berardenga e ai suoi cittadini.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/04/i-comuni-de-regolamento-per-i-beni-comuni-di-labsus/" target="_blank">I Comuni del Regolamento per i beni comuni di Labsus</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/01/regolamento-beni-comuni-primi-patti-di-collaborazione/" target="_blank">I  &#8221; comuni del Regolamento &#8221;  ed i primi patti di collaborazione</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/01/la-parola-ai-territori-cronache-dallumbria/" target="_blank">La parola ai territori. Cronache dall&#8217;Umbria</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/12/liberiamo-energie-con-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni/" target="_blank">Liberare energie mediante la cura condivisa dei beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/01/sussidiarieta-puo-dare-lavoro-e-produrre-sviluppo/" target="_blank">La sussidiarietà ? Può dare lavoro e produrre sviluppo</a></li>
</ul>
<h2><strong>Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla  <a href="http://www.labsus.org/category/cantieri/regolamento-amministrazione-condivisa-cantieri/" target="_blank">sezione dedicata</a>  di Labsus</strong></h2>
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		<title>Internet fai-da-te: in Piemonte ora è possibile!</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/02/internet-fai-da-te-piemonte-ora-e-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dariush Rahiminia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 18:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni e attività  culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[lotta al digital divide]]></category>
		<category><![CDATA[senza fili senza confini]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione del territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; un progetto guidato dal Prof. Daniele Trinchero, con i ricercatori dei laboratori iXem del Politecnico di Torino e con i cittadini attivi di Verrua Savoia, che insieme hanno compiuto questo esperimento avveniristico: portare Internet e la banda larga attraverso tecnologie wi-fi là  dove gli operatori tradizionali non hanno interesse ad intervenire. Insomma, &#8220;Senza Fili Senza Confini&#8221; lavora per annullare il divario digitale, o digital divide, nelle sue tre forme: infrastrutturale, economica, culturale (generazionale), favorendo il mantenimento del territorio rurale, il ripopolamento e la lotta all&#8217;emigrazione dei giovani. La nascita del progetto Il progetto è nato ufficialmente quando i cittadini di Verrua Savoia hanno costituito un&#8217;associazione di promozione sociale che si è registrata come operatore di comunicazione non a scopo di lucro, che oggi distribuisce banda larga a 15 Mb/s bidirezionali a tutti i soci. In pratica è un grande gruppo di acquisto solidale. La banda è acquistata a monte, dove costa poco (il progetto è autofinanziato dai soci con le sole quote sociali di 50 euro all&#8217;anno) trasportata sul territorio e lìdistribuita con impianti Wi-Fi autogestiti. &#8221; Senza Fili Senza Confini &#8221; è partito con la sperimentazione attiva dal 1 agosto 2010 al 31 dicembre 2014 ed è attivo e funzionante dal 1 gennaio 2015 a oggi con un servizio costante e mai interrotto. I risultati I risultati ottenuti? Strabilianti! In pochissimo tempo si è potuto registrare un&#8217;effettiva connettività  a banda larga a 15 Mb/s bidirezionali per tutti gli abitanti, che hanno portato a una inversione dello spopolamento giovanile, all&#8217;aumento dell&#8217;attività  sociale e associazionistica in paese e alla nascita di corsi di alfabettizzazione digitale per gli anziani condotti dai soci un po&#8217; meno anziani. Il progetto è ovviamente replicabile ovunque, servono solo buona volontà , un minimo di esperienza tecnica e un numero minimo di 150 partecipanti. Per meglio comprendere abbiamo posto tre domande al prof. Daniele Trinchero. Innanzitutto gli abbiamo chiesto da dove nasce l&#8217;idea di questo progetto cosìambizioso; Trinchero ci ha spiegato che tutto è iniziato &#8220;dalla sperimentazione del Politecnico di Torino, che per 52 mesi ha distribuito connettività  gratuita in paese per testare apparati di trasmissione autocostruiti; sulla scorta di quell&#8217;esperienza, e misurato il grande interesse comunitario e sociale, si è deciso di trasformare l&#8217;esperimento tecnico valorizzandolo ancor di più socialmente&#8221;. Il futuro Gli abbiamo chiesto inoltre come è stato accolto il progetto dai suoi concittadini: &#8220;Durante la fase sperimentale, che era gratuita, abbiamo avuto 260 aderenti, 255 hanno aderito all&#8217;associazione; ora gli associati sono 320, nonostante rispetto a prima si paghi&#8221;. Alla domanda se pensa che il progetto verrà  sfruttato pienamente, il professore risponde che è già  sfruttato e lo sarà  sempre di più. Ringraziando il Prof. Trinchero per la sua disponibilità  e facendogli i complimenti per l&#8217;ottimo lavoro e per l&#8217;inventiva, ricordiamo che ulteriori info sono visionabili sul sito www.senzafilisenzaconfini.org. Leggi anche: A Bologna Smart City Exhibition Social Trends: Resilienza A Mantova per la terza rivoluzione istituzionale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un progetto guidato dal Prof. Daniele Trinchero, con i ricercatori dei laboratori iXem del Politecnico di Torino e con i cittadini attivi di Verrua Savoia, che insieme hanno compiuto questo esperimento avveniristico: portare Internet e la banda larga attraverso tecnologie wi-fi là  dove gli operatori tradizionali non hanno interesse ad intervenire. Insomma, &#8220;Senza Fili Senza Confini&#8221; lavora per annullare il divario digitale, o <em>digital divide</em>, nelle sue tre forme: infrastrutturale, economica, culturale (generazionale), favorendo il mantenimento del territorio rurale, il ripopolamento e la lotta all&#8217;emigrazione dei giovani.</p>
<h1>La nascita del progetto</h1>
<p>Il progetto è nato ufficialmente quando i cittadini di Verrua Savoia hanno costituito un&#8217;associazione di promozione sociale che si è registrata come operatore di comunicazione non a scopo di lucro, che oggi distribuisce banda larga a 15 Mb/s bidirezionali a tutti i soci. In pratica è un grande gruppo di acquisto solidale. La banda è acquistata a monte, dove costa poco (il progetto è autofinanziato dai soci con le sole quote sociali di 50 euro all&#8217;anno) trasportata sul territorio e lìdistribuita con impianti Wi-Fi autogestiti.  &#8221; Senza Fili Senza Confini &#8221;  è partito con la sperimentazione attiva dal 1 agosto 2010 al 31 dicembre 2014 ed è attivo e funzionante dal 1 gennaio 2015 a oggi con un servizio costante e mai interrotto.</p>
<h1>I risultati</h1>
<p>I risultati ottenuti? Strabilianti! In pochissimo tempo si è potuto registrare un&#8217;effettiva connettività  a banda larga a 15 Mb/s bidirezionali per tutti gli abitanti, che hanno portato a una inversione dello spopolamento giovanile, all&#8217;aumento dell&#8217;attività  sociale e associazionistica in paese e alla nascita di corsi di alfabettizzazione digitale per gli anziani condotti dai soci un po&#8217; meno anziani.</p>
<p>Il progetto è ovviamente replicabile ovunque, servono solo buona volontà , un minimo di esperienza tecnica e un numero minimo di 150 partecipanti. Per meglio comprendere abbiamo posto tre domande al prof. Daniele Trinchero. Innanzitutto gli abbiamo chiesto da dove nasce l&#8217;idea di questo progetto cosìambizioso; Trinchero ci ha spiegato che tutto è iniziato &#8220;dalla sperimentazione del Politecnico di Torino, che per 52 mesi ha distribuito connettività  gratuita in paese per testare apparati di trasmissione autocostruiti; sulla scorta di quell&#8217;esperienza, e misurato il grande interesse comunitario e sociale, si è deciso di trasformare l&#8217;esperimento tecnico valorizzandolo ancor di più socialmente&#8221;.</p>
<h1>Il futuro</h1>
<p>Gli abbiamo chiesto inoltre come è stato accolto il progetto dai suoi concittadini: &#8220;Durante la fase sperimentale, che era gratuita, abbiamo avuto 260 aderenti, 255 hanno aderito all&#8217;associazione; ora gli associati sono 320, nonostante rispetto a prima si paghi&#8221;. Alla domanda se pensa che il progetto verrà  sfruttato pienamente, il professore risponde che è già  sfruttato e lo sarà  sempre di più.</p>
<p>Ringraziando il Prof. Trinchero per la sua disponibilità  e facendogli i complimenti per l&#8217;ottimo lavoro e per l&#8217;inventiva, ricordiamo che ulteriori info sono visionabili sul sito www.senzafilisenzaconfini.org.</p>
<h1>Leggi anche:</h1>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/09/bologna-smart-city-exhibition/" target="_blank">A Bologna Smart City Exhibition</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/09/social-trends-2-resilienza/" target="_blank">Social Trends: Resilienza</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/07/beni-comuni-mantova-per-la-terza-rivoluzione-istituzionale/" target="_blank">A Mantova per la terza rivoluzione istituzionale</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/02/internet-fai-da-te-piemonte-ora-e-possibile/">Internet fai-da-te: in Piemonte ora è possibile!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Il Regolamento per la cura dei beni comuni sbarca a Pachino</title>
		<link>https://www.labsus.org/2014/12/il-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni-sbarca-pachino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dariush Rahiminia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 09:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni urbani]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini attivi]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Pachino]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[sussidiarietà ]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=20918</guid>

					<description><![CDATA[<p>Al fine di comprendere al meglio le motivazioni che hanno portato l’amministrazione di Pachino, in provincia di Siracusa, a compiere questo piccolo ma importante passo, noi di Labsus abbiamo posto qualche domanda al propositore del Regolamento l’architetto Tommaso Malandrino, il Sindaco di Pachino dott. Roberto Bruno e al Presidente del Consiglio Comunale Salvatore Borgh. Architetto, cosa l&#8217;ha spinta a proporre il Regolamento al suo Comune? Risponde l&#8217;Architetto Tommaso Malandrino: &#8220;In primis il fatto che il Sindaco, i contenuti del Regolamento sui Beni Comuni &#8211; grazie ad un mio intervento in fase di trattativa politica &#8211; li aveva già fatti suoi e inseriti nel Programma Amministrativo della Coalizione che nel giugno 2014 ha vinto le Elezioni. Proporre la condivisione del Regolamento al Sindaco, al Presidente del Consiglio e all&#8217;Amministrazione Comunale, era quindi quasi scontato dopo aver elaborato il “Progetto Parco Urbano” insieme ai Soci dell&#8217;Associazione “LAAMP”. Gentile Sindaco, il Comune come ha accolto inizialmente la proposta? Risponde il sindaco, Roberto Bruno: &#8220;Con entusiasmo. Con questo regolamento viene ribaltato il concetto che vuole che di un bene pubblico se ne debba occupare esclusivamente un’istituzione pubblica. Il ragionamento secondo il quale il bene comune è tale anche perché se ne occupa un’intera comunità, cittadini privati, imprese, amministrazione pubblica, è forse una piccola rivoluzione culturale che ci può consentire di superare i classici limiti degli interventi pubblici, con la cronica mancanza di risorse. E poi, così facendo, si rende il cittadino più consapevole dei beni pubblici che possiede e della difficoltà di manutenzione e gestione&#8221;. Come pensate di integrare l&#8217;approvazione del Regolamento con l&#8217;attività dell&#8217;Associazione LAAMP? Risponde l&#8217;Architetto Tommaso Malandrino: &#8220;La proposta di condivisione del Regolamento nasce da subito con l&#8217;obiettivo di realizzare il “Progetto Parco Urbano” che consiste nell&#8217;attività di Rigenerazione, Cura e Gestione dello stesso &#8211; ad oggi in stato di abbandono -, seguendo gli spunti della Progettazione Partecipata e Comunicativa e i principi della Banca del Tempo, secondo la quale i crediti del monte ore individuale accumulati da ogni singolo cittadino che partecipa al Patto di Collaborazione produrrà delle compensazioni di tipo fiscale e/o sgravio tasse comunali. Tutte queste attività saranno seguite, curate e gestite dai soci della Associazione ”LÀAMP”, dagli Scout del gruppo Agesci di Pachino e dai cittadini che in forma associata o singolarmente vorranno partecipare. Avete in mente un ambito particolare di applicazione, un punto di partenza concreto insomma? Risponde l&#8217;Architetto Tommaso Malandrino: &#8220;Al momento il punto di partenza è il “Progetto Parco Urbano” elaborato dai soci dell&#8217;Associazione LAAMP della quale sono il Presidente. A giorni andremo a stipulare il Patto di Collaborazione tra l&#8217;Associazione e il Comune di Pachino, nel quale saranno specificati: Gli obiettivi e le azioni di cura condivisa; Le modalità di azione; Il ruolo e i reciproci impegni dei soggetti coinvolti, requisiti e limiti di intervento; Le coperture assicurative e gli adempimenti accessori; L&#8217;individuazione degli interlocutori per la forma di collaborazione; La durata e le cause di anticipata risoluzione. In seguito sicuramente avvieremo altri progetti su altri beni comuni urbani che hanno bisogno di essere riqualificati, curati, gestiti e messi a disposizione dei cittadini per essere fruiti e vissuti. Pensate di coinvolgere i Comuni limitrofi per un aiuto nell&#8217;attuazione del programma oppure di suggerire loro di valutare se approvare il nostro Regolamento? Risponde il Presidente del Consiglio Comunale, Salvatore Borgh: &#8220;Certamente. Come si diceva prima questa è una piccola rivoluzione culturale che ha molto senso, molto più senso, se condivisa e partecipata da tutti i comuni di un territorio. Spesso, il bene comune non è solamente una piazza o un parco, ma può esserlo una spiaggia, un litorale, un paesaggio, tutte cose facenti parte di un unicum patrimonio collettivo di un&#8217;area più larga e più abitata come potrebbe essere il sud est della nostra provincia, almeno in questa fase. Per fare da lievito e da esempio a tutti gli altri comuni e amministrazioni del territorio. Noi ci auguriamo che lo stesso entusiasmo che proviamo noi per l’adozione del regolamento, sia identico nei comuni di Noto, Portopalo di C.P., Rosolini, Avola, ed altri ancora. Riportando in allegato il testo del Regolamento, ringraziamo l’architetto Malandrino, il dott. Bruno e il dott. Borgh per la disponibilità e attendiamo impazienti il risultato della loro opera. LEGGI ANCHE: L’attuazione del Regolamento sull’amministrazione condivisa a Bologna Analogie e differenze nei nuovi regolamenti sui beni comuni urbani Lo Spazio GRAF di Bologna firma il suo “patto di collaborazione” Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/12/il-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni-sbarca-pachino/">Il Regolamento per la cura dei beni comuni sbarca a Pachino</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al fine di comprendere al meglio le motivazioni che hanno portato l’amministrazione di Pachino, in provincia di Siracusa, a compiere questo piccolo ma importante passo, noi di Labsus abbiamo posto qualche domanda al propositore del Regolamento l’architetto <strong>Tommaso Malandrino</strong>, il Sindaco di Pachino dott. <strong>Roberto Bruno</strong> e al Presidente del Consiglio Comunale <strong>Salvatore Borgh</strong>.</p>
<p><strong>Architetto, cosa l&#8217;ha spinta a proporre il Regolamento al suo Comune?</strong><br />
Risponde l&#8217;Architetto Tommaso Malandrino: &#8220;In primis il fatto che il Sindaco, i contenuti del Regolamento sui Beni Comuni &#8211; grazie ad un mio intervento in fase di trattativa politica &#8211; li aveva già fatti suoi e inseriti nel Programma Amministrativo della Coalizione che nel giugno 2014 ha vinto le Elezioni. Proporre la condivisione del Regolamento al Sindaco, al Presidente del Consiglio e all&#8217;Amministrazione Comunale, era quindi quasi scontato dopo aver elaborato il “Progetto Parco Urbano” insieme ai Soci dell&#8217;Associazione “LAAMP”.</p>
<p><strong>Gentile Sindaco, il Comune come ha accolto inizialmente la proposta?</strong><br />
Risponde il sindaco, Roberto Bruno: &#8220;Con entusiasmo. Con questo regolamento viene ribaltato il concetto che vuole che di un bene pubblico se ne debba occupare esclusivamente un’istituzione pubblica. Il ragionamento secondo il quale il bene comune è tale anche perché se ne occupa un’intera comunità, cittadini privati, imprese, amministrazione pubblica, è forse una piccola rivoluzione culturale che ci può consentire di superare i classici limiti degli interventi pubblici, con la cronica mancanza di risorse. E poi, così facendo, si rende il cittadino più consapevole dei beni pubblici che possiede e della difficoltà di manutenzione e gestione&#8221;.</p>
<p><strong>Come pensate di integrare l&#8217;approvazione del Regolamento con l&#8217;attività dell&#8217;Associazione LAAMP?</strong><br />
Risponde l&#8217;Architetto Tommaso Malandrino: &#8220;La proposta di condivisione del Regolamento nasce da subito con l&#8217;obiettivo di realizzare il “Progetto Parco Urbano” che consiste nell&#8217;attività di Rigenerazione, Cura e Gestione dello stesso &#8211; ad oggi in stato di abbandono -,  seguendo gli spunti della Progettazione Partecipata e Comunicativa e i principi della Banca del Tempo, secondo la quale i crediti del monte ore individuale accumulati da ogni singolo cittadino che partecipa al Patto di Collaborazione produrrà delle compensazioni di tipo fiscale e/o sgravio tasse comunali. Tutte queste attività saranno seguite, curate e gestite dai soci della Associazione ”LÀAMP”, dagli Scout del gruppo Agesci di Pachino e dai cittadini che in forma associata o singolarmente vorranno partecipare.</p>
<p><strong>Avete in mente un ambito particolare di applicazione, un punto di partenza concreto insomma?</strong><br />
Risponde l&#8217;Architetto Tommaso Malandrino: &#8220;Al momento il punto di partenza è il “Progetto Parco Urbano” elaborato dai soci dell&#8217;Associazione LAAMP della quale sono il Presidente. A giorni andremo a stipulare il Patto di Collaborazione tra l&#8217;Associazione e il Comune di Pachino, nel quale saranno specificati:</p>
<ul>
<li>Gli obiettivi e le azioni di cura condivisa;</li>
<li>Le modalità di azione;</li>
<li>Il ruolo e i reciproci impegni dei soggetti coinvolti, requisiti e limiti di intervento;</li>
<li>Le coperture assicurative e gli adempimenti accessori;</li>
<li>L&#8217;individuazione degli interlocutori per la forma di collaborazione;</li>
<li><span style="line-height: 1.714285714; font-size: 1rem;">La durata e le cause di anticipata risoluzione. </span></li>
</ul>
<p><span style="line-height: 1.714285714; font-size: 1rem;">In seguito sicuramente avvieremo altri progetti su altri beni comuni urbani che hanno bisogno di essere riqualificati, curati, gestiti e messi a disposizione dei cittadini per essere fruiti e vissuti.</span></p>
<p><strong>Pensate di coinvolgere i Comuni limitrofi per un aiuto nell&#8217;attuazione del programma oppure di suggerire loro di valutare se approvare il nostro Regolamento?</strong><br />
Risponde il Presidente del Consiglio Comunale, Salvatore Borgh: &#8220;Certamente. Come si diceva prima questa è una piccola rivoluzione culturale che ha molto senso, molto più senso, se condivisa e partecipata da tutti i comuni di un territorio. Spesso, il bene comune non è solamente una piazza o un parco, ma può esserlo una spiaggia, un litorale, un paesaggio, tutte cose facenti parte di un unicum patrimonio collettivo di un&#8217;area più larga e più abitata come potrebbe essere il sud est della nostra provincia, almeno in questa fase. Per fare da lievito e da esempio a tutti gli altri comuni e amministrazioni del territorio. Noi ci auguriamo che lo stesso entusiasmo che proviamo noi per l’adozione del regolamento, sia identico nei comuni di Noto, Portopalo di C.P., Rosolini, Avola, ed altri ancora.</p>
<p>Riportando in allegato il testo del Regolamento, ringraziamo l’architetto Malandrino, il dott. Bruno e il dott. Borgh per la disponibilità e attendiamo impazienti il risultato della loro opera.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.labsus.org/2014/10/lattuazione-del-regolamento-amministrazione-condivisa-bologna/" target="_blank" rel="noopener">L’attuazione del Regolamento sull’amministrazione condivisa a Bologna</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.labsus.org/2014/09/analogie-e-differenze-nei-nuovi-regolamenti-sui-beni-comuni-urbani/" target="_blank" rel="noopener">Analogie e differenze nei nuovi regolamenti sui beni comuni urbani</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.labsus.org/2014/09/lo-spazio-graf-di-bologna-firma-il-suo-patto-di-collaborazione/" target="_blank" rel="noopener">Lo Spazio GRAF di Bologna firma il suo “patto di collaborazione”</a></strong></li>
</ul>
<h2><strong>Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla <a href="http://www.labsus.org/category/cantieri/regolamento-amministrazione-condivisa-cantieri/" target="_blank" rel="noopener">sezione dedicata</a> di Labsus</strong></h2>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/12/il-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni-sbarca-pachino/">Il Regolamento per la cura dei beni comuni sbarca a Pachino</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Comune di Narni approva il Regolamento sui beni comuni urbani</title>
		<link>https://www.labsus.org/2014/10/narni-approva-il-regolamento-sui-beni-comuni-urbani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dariush Rahiminia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2014 09:09:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Narni]]></category>
		<category><![CDATA[Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento beni comuni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=19232</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per meglio comprendere le motivazioni che hanno portato il Comune di Narni a compiere questo passo, Labsus ha posto qualche domanda al propositore del Regolamento, l&#8217;assessore alle Politiche ambientali Alfonso Morelli. Assessore, cosa l&#8217;ha spinta a proporre il Regolamento al suo Comune? Ci ha spinti il fatto che il territorio narnese è già  ricco di esperienze di volontariato, in più abbiamo una rete di centri civici nelle frazioni, per cui già  esistono molte associazioni che si prendono cura degli spazi pubblici. Negli ultimi anni questa attenzione per i centri civici è calata nel senso che è stata un po&#8217; lasciata alla relativa associazione mentre abbiamo notato che c&#8217;era bisogno di un rapporto più forte perché c&#8217;è bisogno di uno scambio continuo. Venendo a conoscenza di questo Regolamento lo abbiamo preso come esempio e lo abbiamo adottato per rilanciare il mondo del volontariato e per rafforzare la fiducia tra istituzioni e cittadinanza. I suoi colleghi come hanno accolto la proposta? Noi abbiamo adottato il regolamento tramite proposta di Consiglio e non di Giunta ed è stata approvata in modo unanime. Ha in mente un ambito particolare di applicazione, un punto di partenza insomma? Come assessore che ha proposto il Regolamento &#8211; ho la delega alle Politiche Ambientali &#8211; ho da poco fatto il nuovo piano di gestioni dei rifiuti. Ci saranno trasformazioni importanti nella gestione e nella raccolta e quindi o c&#8217;è una collaborazione spinta da parte di tutti oppure questi risultati non si raggiungono. L&#8217;idea era associare a questo Regolamento iniziative che possano andare a migliorare il sistema e affrontare il tema ecologico. Già  abbiamo in mente diverse iniziative e tramite la rete dei centri civici vorremmo specializzare ognuno di essi in un ambito particolare. La base è interessante perché parliamo di un territorio abbastanza vasto, con diciotto frazioni, per cui rimane fondamentale un decentramento partecipato. Assessore, lei ha anche la delega alle Politiche Giovanili. Visto che uno dei punti forti di Narni è diventata l&#8217;Università , e dunque gli studenti, oltre ad aver favorito, direttamente e indirettamente, lo sviluppo economico e turistico del Comune, come pensa di coinvolgerli attivamente in questo ambizioso progetto? Il percorso sarà  di divulgazione del Regolamento perché appunto serve informare e informarsi. L&#8217;idea è di coinvolgere chiunque sia presente e abbia a cuore il territorio narnese. Infatti, per quanto riguarda le Politiche Giovanili, noi abbiamo un programma, che approveremo e divulgheremo a breve, di nome &#8221; Onda Nuova &#8211; Piano Locale Giovani &#8221; , dove coinvolgeremo i giovani dai 14 ai 35 anni, quindi compresi gli studenti universitari. Saranno programmi integrati: il Piano Locale Giovani si legherà  benissimo con il Regolamento e insieme, a loro volta, legheranno benissimo con l&#8217;altro piano che abbiamo studiato per le Politiche Energetiche. Sono tre settori di progettazione e co-progettazione che si intrecciano e dove i soggetti, compresi gli studenti, verranno tutti coinvolti. Sono strumenti che presentano un&#8217;occasione, no? E noi la prendiamo al volo. Già , servirà  a far emergere eccellenze e a dare spazio e possibilità  ai giovani. Mai come in questo caso, l&#8217;Università  è uno dei settori fondamentali del nostro comune. Ringraziamo l&#8217;assessore Morelli per la disponibilità  e attendiamo impazienti il risultato della sua opera. LEGGI ANCHE: Beni Comuni: a Bari è stata proposta l&#8217;adozione del  Regolamento Chieri verso il Regolamento per la cura dei beni comuni L&#8217;amministrazione condivisa: i cittadini come risorsa per la soluzione di problemi generali. Il caso di Bologna I cittadini attivi premiati dal governo Analogie e differenze nei nuovi regolamenti sui beni comuni urbani La sussidiarietà  nello Sblocca Italia: Gregorio Arena: &#8221; Può essere un nuovo inizio &#8221; Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/10/narni-approva-il-regolamento-sui-beni-comuni-urbani/">Il Comune di Narni approva il Regolamento sui beni comuni urbani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per meglio comprendere le motivazioni che hanno portato il <strong>Comune di Narni</strong> a compiere questo passo, Labsus ha posto qualche domanda al propositore del Regolamento, l&#8217;assessore alle Politiche ambientali <strong>Alfonso Morelli</strong>.</p>
<p><strong>Assessore, cosa l&#8217;ha spinta a proporre il Regolamento al suo Comune?<br />
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<p>Ci ha spinti il fatto che il territorio narnese è già  ricco di esperienze di volontariato, in più abbiamo una rete di centri civici nelle frazioni, per cui già  esistono molte associazioni che si prendono cura degli spazi pubblici. Negli ultimi anni questa attenzione per i centri civici è calata nel senso che è stata un po&#8217; lasciata alla relativa associazione mentre abbiamo notato che c&#8217;era bisogno di un rapporto più forte perché c&#8217;è bisogno di uno scambio continuo. Venendo a conoscenza di questo Regolamento lo abbiamo preso come esempio e lo abbiamo adottato per rilanciare il mondo del volontariato e per rafforzare la fiducia tra istituzioni e cittadinanza.</p>
<p><strong>I suoi colleghi come hanno accolto la proposta?</strong></p>
<p>Noi abbiamo adottato il regolamento tramite proposta di Consiglio e non di Giunta ed è stata approvata in modo unanime.</p>
<p><strong>Ha in mente un ambito particolare di applicazione, un punto di partenza insomma?</strong></p>
<p>Come assessore che ha proposto il Regolamento &#8211; ho la delega alle Politiche Ambientali &#8211; ho da poco fatto il nuovo piano di gestioni dei rifiuti. Ci saranno trasformazioni importanti nella gestione e nella raccolta e quindi o c&#8217;è una collaborazione spinta da parte di tutti oppure questi risultati non si raggiungono. L&#8217;idea era associare a questo Regolamento iniziative che possano andare a migliorare il sistema e affrontare il tema ecologico. Già  abbiamo in mente diverse iniziative e tramite la rete dei centri civici vorremmo specializzare ognuno di essi in un ambito particolare. La base è interessante perché parliamo di un territorio abbastanza vasto, con diciotto frazioni, per cui rimane fondamentale un decentramento partecipato.</p>
<p><strong>Assessore, lei ha anche la delega alle Politiche Giovanili. Visto che uno dei punti forti di Narni è diventata l&#8217;Università , e dunque gli studenti, oltre ad aver favorito, direttamente e indirettamente, lo sviluppo economico e turistico del Comune, come pensa di coinvolgerli attivamente in questo ambizioso progetto?</strong></p>
<p>Il percorso sarà  di divulgazione del Regolamento perché appunto serve informare e informarsi. L&#8217;idea è di coinvolgere chiunque sia presente e abbia a cuore il territorio narnese. Infatti, per quanto riguarda le Politiche Giovanili, noi abbiamo un programma, che approveremo e divulgheremo a breve, di nome  &#8221; Onda Nuova &#8211; Piano Locale Giovani &#8221; , dove coinvolgeremo i giovani dai 14 ai 35 anni, quindi compresi gli studenti universitari. Saranno programmi integrati: il Piano Locale Giovani si legherà  benissimo con il Regolamento e insieme, a loro volta, legheranno benissimo con l&#8217;altro piano che abbiamo studiato per le Politiche Energetiche. Sono tre settori di progettazione e co-progettazione che si intrecciano e dove i soggetti, compresi gli studenti, verranno tutti coinvolti. Sono strumenti che presentano un&#8217;occasione, no?</p>
<p><strong>E noi la prendiamo al volo.</strong></p>
<p>Già , servirà  a far emergere eccellenze e a dare spazio e possibilità  ai giovani. Mai come in questo caso, l&#8217;Università  è uno dei settori fondamentali del nostro comune.</p>
<p><strong>Ringraziamo l&#8217;assessore Morelli per la disponibilità  e attendiamo impazienti il risultato della sua opera.</strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:<br />
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<p><strong><a href="http://www.labsus.org/2014/09/beni-comuni-bari-proposta-adozione-regolamento/" target="_blank">Beni Comuni: a Bari è stata proposta l&#8217;adozione del  Regolamento<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2014/09/chieri-verso-il-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni/" target="_blank">Chieri verso il Regolamento per la cura dei beni comuni<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2014/06/lamministrazione-condivisa-cittadini-come-risorsa-per-la-soluzione-di-problemi-di-interesse-generale-il-caso-di-bologna/" target="_blank">L&#8217;amministrazione condivisa: i cittadini come risorsa per la soluzione di problemi generali. Il caso di Bologna<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2014/06/lamministrazione-condivisa-cittadini-come-risorsa-per-la-soluzione-di-problemi-di-interesse-generale-il-caso-di-bologna/" target="_blank">I cittadini attivi premiati dal governo<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2014/09/analogie-e-differenze-nei-nuovi-regolamenti-sui-beni-comuni-urbani/" target="_blank">Analogie e differenze nei nuovi regolamenti sui beni comuni urbani<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2014/09/sussidiarieta-nello-sblocca-italia-gregorio-arena-puo-essere-nuovo-inizio/" target="_blank">La sussidiarietà  nello Sblocca Italia: Gregorio Arena:  &#8221; Può essere un nuovo inizio &#8221; </a></strong></p>
<h2><strong>Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla <a href="http://www.labsus.org/category/cantieri/regolamento-amministrazione-condivisa-cantieri/" target="_blank">sezione dedicata</a> di Labsus</strong></h2>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/10/narni-approva-il-regolamento-sui-beni-comuni-urbani/">Il Comune di Narni approva il Regolamento sui beni comuni urbani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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