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I “comuni del Regolamento” ed i primi patti di collaborazione

- 15 gennaio 2015

Le risorse del nostro paese (umane, relazionali ma anche professionali e tecniche) possono essere valorizzate per migliorare il benessere di tutti nella conservazione di un patrimonio che non è né pubblico, né privato, ma di ognuno, dunque comune. Nella convinzione non solo che ciò sia possibile, ma che soprattutto si debba fare appello a queste risorse, l’amministrazione comunale di Bologna, insieme a Labsus, ha redatto un regolamento con l’intenzione di colmare il vuoto normativo presente tra la costituzione, che enuncia il principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118, c. 4), e le sue prassi attuative.

Il successo dell’atto normativo è stato sorprendente e ciò è chiaramente testimoniato dalla sua ampia diffusione. Ad oggi, si possono contare infatti ben ventuno comuni che hanno provveduto ad adottare il regolamento (Bologna, Siena, L’Aquila, Casal di Principe, Chieri, Ivrea, Asciano, Narni, Cavriana, Acireale, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere, Pachino, Casapulla, Macchiagodena, Città della Pieve, Anagni, Orvieto, Cortona, Cogoleto, Brindisi).

Molti consigli comunali sono in procinto di adottare il regolamento

Ma molto più numerosi sono i comuni che hanno mostrato reale interesse nei suoi confronti, avviando la procedura per la sua adozione in consiglio comunale. Tra di essi possiamo annoverare: Acquaviva (BA), Agrigento, Anguillara (RM), Arese (MI), Bari, Bracciano (RM), Bussolengo (VR), Campi Bisenzio (FI), Cantagallo (PRATO), Capannori (PT), Carovigno (BR), Cascina (PI), Caserta, Castellaneta (TA), Castiglion del Lago (PG), Catanzaro, Ceccano (FR), Ceglie (BR), Cosenza, Ferrara, Gela, Genova, Grosseto, Gubbio, Gussago (BS), Jesi (AN), La Maddalena (SS), Mentana (RM), Modena, Molfetta (BA), Motta San Giovanni (RC), Ostuni (LE), Palermo, Poggibonsi (SI), Potenza, San Rocco (FR), Teramo, Terni, Torino, Tortoreto (TE), Trani, Trento, Trevignano Romano (RM), Treviso, Trieste, Tropea, Vecchiano (PI), Vercelli. L’auspicio è, ovviamente, che la procedura non solo non si arresti, ma proceda rapidamente conducendo ad un’approvazione molto ampia del testo normativo da parte delle assemblee rappresentative di ciascuno di questi comuni, in modo da testimoniare un consenso che sia superiore alle logiche politiche e non soggetto a condizionamenti di parte.

L’attuazione del regolamento, ovvero i patti di collaborazione

Infine, è forse ancor più importante illustrare gli esempi concreti di implementazione del regolamento attraverso la stipula di patti di collaborazione. Questi ultimi non sono altro che lo strumento legale che disciplina nel dettaglio i termini e le condizioni nel rispetto delle quali le esperienze di cura e rigenerazione di beni e spazi comuni urbani stanno prendendo forma tra cittadini attivi e pubblica amministrazione, grazie alla cornice giuridica fornita dal regolamento. A questo proposito, per ovviare ai possibili ostacoli che potrebbero presentarsi ai soggetti promotori di un patto di collaborazione nella sua redazione, può essere utile avere una panoramica su quanto è già stato concordato dal comune di Bologna, che del regolamento è co-autore. Attualmente si possono contare già sette patti stipulati e concretamente operativi nella sola città di Bologna (vedi il link), ma molti altri sono stati presentati e sono in corso di valutazione ed approvazione da parte del personale amministrativo responsabile.

I cittadini attivi sono i nuovi protagonisti

Dunque, non occorre aspettare molto altro: gli strumenti giuridici e gli esempi di buone prassi già sono presenti e invitano la cittadinanza e gli amministratori locali a farsi protagonisti di un nuovo modo di gestire e prendersi cura degli spazi e dei beni comuni. A loro passa ora la palla!

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