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	<title>Giorgia Dato e Alessandro Gaballo, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Giorgia Dato e Alessandro Gaballo, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Un ex Convento dei Cappuccini diventa bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/05/un-ex-convento-dei-cappuccini-diventa-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Dato e Alessandro Gaballo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 22:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[attività  culturali]]></category>
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		<category><![CDATA[ex Convento Cappuccini]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione dei beni culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023, il Comune siciliano di Salaparuta e due associazioni locali hanno siglato un Patto di collaborazione per rigenerare l’ex Convento dei Cappuccini. Grazie all’impegno di tutti i soggetti coinvolti, questo bene culturale, compromesso dal sisma del 1968 e successivamente restaurato, riapre oggi alla collettività come centro culturale e soprattutto come bene comune oggetto di amministrazione condivisa. Come si è arrivati al Patto? Le radici di questa esperienza affondano nel 2021, quando il Comune di Salaparuta ha adottato il Regolamento per la cura dei beni comuni. Con il sostegno del Cesvop, Patrizia Santangelo, allora vicesindaca e assessora alla cultura e alla cittadinanza attiva, ha promosso l’utilizzo dello strumento per progetti socio-culturali nella città. In particolare, uno degli obiettivi era la valorizzazione dell’antico centro storico, abbandonato a seguito del terremoto del Belice. L’ex Convento dei Cappuccini, edificato nel XVIII secolo e quasi raso al suolo dal sisma, sorge tra i ruderi della città vecchia, a 7 km dal nuovo centro urbano. Sebbene ricostruito nei primi anni 2000, era rimasto largamente inutilizzato e poco frequentato. Così il Coro Polifonico Belice Canto e l&#8217;associazione Confraternita di Misericordia, coinvolti dalla vicesindaca, hanno quindi espresso il desiderio di prendersi cura di questo bene culturale e aprirlo ai visitatori. Fondamentale è stato il progetto &#8220;Territorio Volontariato e Beni Comuni (T.V.B.)&#8221; che ha coinvolto 5 comuni della provincia di Trapani &#8211;  tra i quali anche Salaparuta &#8211;  per creare un modello condiviso di risposta ai bisogni delle fasce deboli e di cura dei beni comuni, mediante la sottoscrizione di Patti di collaborazione tra pubbliche amministrazioni, cittadini e associazioni. Questo progetto, sostenuto da Fondazione con il Sud, ha dunque fornito le risorse necessarie a trasformare la teoria del Regolamento in pratica collaborativa con il fine di consolidare una comunità sociale. Il Patto di collaborazione e i suoi attori Il Patto, siglato nel 2023, vede la collaborazione tra Comune di Salaparuta, Confraternita di Misericordia e Coro Polifonico Belice Canto. L’accordo disciplina la gestione e la valorizzazione degli spazi dell’ex convento e definisce una responsabilità condivisa per rendere il luogo fruibile non solo per le attività ordinarie delle associazioni, ma anche per l&#8217;intera cittadinanza e i visitatori – in questo modo rivolgendosi quindi all’interesse generale della comunità locale. Col supporto del Comune, la Confraternita di Misericordia si occupa di apertura, accoglienza e mediazione, mentre il Coro Polifonico Belice Canto anima il convento con concerti sotto le stelle. Fondamentale è stato il ruolo del Cesvop, che ha fornito il supporto tecnico e motivazionale necessario a mediare tra gli enti e strutturare la collaborazione per una durata prevista di cinque anni. La lunga durata del Patto è stata una scelta consapevole, presa dall’Amministrazione e dai cittadini attivi: oltre a consentire lo sviluppo di un progetto culturale su un bene così complesso, una durata a cavallo di due cicli politici ha svolto una funzione di “ponte” tra due diverse Amministrazioni. Infatti, in seguito al cambio di Amministrazione nel 2024, la nuova giunta guidata da Michele Saitta ha scelto di non disperdere il lavoro svolto, riprendendo le fila dei percorsi avviati e proseguendo la collaborazione. Anche in questo caso, il Cesvop è stato cruciale non solo nell’accompagnare la nuova giunta agevolando un “passaggio di consegna” per quanto riguarda l’amministrazione condivisa e i Patti di collaborazione, ma anche nello spiegare le potenzialità e i risultati di questo strumento. È interessante sottolineare come, dunque, un cambio politico nell’amministrazione non abbia impedito al Patto di continuare, ma anzi ha continuato a supportarlo dato l’impatto positivo che ha avuto la trasformazione di questo bene culturale in bene comune nell’interesse di tutti. Un patrimonio vivo e vissuto I risultati della collaborazione sono concreti: l’ex Convento dei Cappuccini, un meraviglioso complesso monumentale di interesse storico e culturale, è finalmente tornato a vivere. La struttura, quasi totalmente distrutta dal terremoto del 1968, era stata consolidata e ricostruattività culturaliita negli anni 2000 con una imponente struttura in ferro e acciaio. Al restauro, tuttavia, non era seguita una riapertura del luogo alla cittadinanza. Grazie al Patto, oggi l’ex Convento è un centro culturale che ambisce a coinvolgere sempre più realtà del territorio, rigenerando l’identità stessa del vecchio centro di Salaparuta. Oltre alle giornate di apertura e ai concerti del Coro, a dicembre 2024 le due associazioni hanno organizzato con il Cesvop una passeggiata dai ruderi di Poggioreale all’ex Convento di Salaparuta, con la partecipazione delle scuole, della cittadinanza e di altre associazioni delle due città. In quell’occasione, il complesso ha ospitato le diverse associazioni per attività musicali e ricreative coi bambini, ponendo le basi per reti e collaborazioni più continuative tra Amministrazioni e realtà del Terzo Settore locali. Prospettive future Rimangono aperte alcune sfide, ad esempio come presidiare la continuità e sostenibilità a lungo termine dei Patti e un pieno sostegno amministrativo. Il passaggio tra Amministrazioni diverse ha richiesto un lavoro di analisi dei Patti esistenti e di nuova promozione dello strumento. In questi casi, la presenza di intermediari come il Cesvop risulta decisiva nell’accompagnare le nuove giunte nella comprensione dello strumento. Tuttavia, come ben sappiamo, il cambiamento più importante deve avvenire all’interno dell’Amministrazione: senza il sostegno e un’adeguata formazione di chi i Patti li deve mettere in pratica &#8211; i dipendenti comunali &#8211; il pieno sviluppo di questo strumento risulta ancora difficoltoso, soprattutto in un ambito delicato come quello del patrimonio culturale. Immagine di copertina: L’ex Convento dei Cappuccini di Salaparuta dopo l’intervento di restauro (Fonte: sindaco Michele Saitta)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/05/un-ex-convento-dei-cappuccini-diventa-bene-comune/">Un ex Convento dei Cappuccini diventa bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2023, il Comune siciliano di Salaparuta e due associazioni locali hanno siglato un Patto di collaborazione per rigenerare l’ex Convento dei Cappuccini. Grazie all’impegno di tutti i soggetti coinvolti, questo bene culturale, compromesso dal sisma del 1968 e successivamente restaurato, riapre oggi alla collettività come centro culturale e soprattutto come bene comune oggetto di amministrazione condivisa.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si è arrivati al Patto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Le radici di questa esperienza affondano nel 2021, quando il Comune di Salaparuta ha adottato il <a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/07/0_regolamento-beni-comuni-modificato-1.pdf" target="_blank" rel="noopener">Regolamento per la cura dei beni comuni</a>. Con il sostegno del <a href="https://www.cesvop.org" target="_blank" rel="noopener">Cesvop</a>, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Patrizia Santangelo</strong></span>, allora vicesindaca e assessora alla cultura e alla cittadinanza attiva<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>, ha promosso l’utilizzo dello strumento per progetti socio-culturali nella città</strong></span>. In particolare, uno degli obiettivi era la valorizzazione dell’antico centro storico, abbandonato a seguito del terremoto del Belice.<br />
L’ex Convento dei Cappuccini, edificato nel XVIII secolo e quasi raso al suolo dal sisma, sorge tra i ruderi della città vecchia, a 7 km dal nuovo centro urbano. Sebbene ricostruito nei primi anni 2000, era rimasto largamente inutilizzato e poco frequentato.<br />
Così il <a href="https://www.italiacori.it/coro-belice-canto-salaparuta" target="_blank" rel="noopener">Coro Polifonico Belice Canto</a> e l&#8217;associazione Confraternita di Misericordia, coinvolti dalla vicesindaca, hanno quindi espresso il desiderio di prendersi cura di questo bene culturale e aprirlo ai visitatori. Fondamentale <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>è stato il progetto </strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong><a href="https://www.fondazioneconilsud.it/progetto-sostenuto/t-v-b-territorio-volontariato-bene-comune/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Territorio Volontariato e Beni Comuni (T.V.B.)&#8221;</a></strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong> che ha coinvolto 5 comuni della provincia di Trapani &#8211;  tra i quali anche Salaparuta &#8211;  per creare un modello condiviso di risposta ai bisogni delle fasce deboli e di cura dei beni comuni</strong></span>, mediante la sottoscrizione di Patti di collaborazione tra pubbliche amministrazioni, cittadini e associazioni. Questo progetto, sostenuto da <a href="https://www.fondazioneconilsud.it/" target="_blank" rel="noopener">Fondazione con il Sud</a>, ha dunque fornito le risorse necessarie a trasformare la teoria del Regolamento in pratica collaborativa con il fine di consolidare una comunità sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il Patto di collaborazione e i suoi attori</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Patto, siglato nel 2023, vede la collaborazione tra Comune di Salaparuta, Confraternita di Misericordia e Coro Polifonico Belice Canto. L’accordo disciplina la gestione e la valorizzazione degli spazi dell’ex convento e definisce una responsabilità condivisa per rendere il luogo fruibile non solo per le attività ordinarie delle associazioni, ma anche per l&#8217;intera cittadinanza e i visitatori – in questo modo rivolgendosi quindi all’interesse generale della comunità locale. Col supporto del Comune, la Confraternita di Misericordia si occupa di apertura, accoglienza e mediazione, mentre il Coro Polifonico Belice Canto anima il convento con concerti sotto le stelle. Fondamentale è stato il ruolo del Cesvop, che ha fornito il supporto tecnico e motivazionale necessario a mediare tra gli enti e strutturare la collaborazione per una durata prevista di cinque anni. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>La lunga durata del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto è stata una scelta consapevole</span></strong>, presa dall’Amministrazione e dai cittadini attivi: oltre a consentire lo sviluppo di un progetto culturale su un bene così complesso, una durata a cavallo di due cicli politici ha svolto una funzione di “ponte” tra due diverse Amministrazioni<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>. Infatti, in seguito al cambio di </strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm;">mministrazione nel 2024, la nuova giunta guidata da Michele Saitta ha scelto di non disperdere il lavoro svolto, riprendendo le fila dei percorsi avviati e proseguendo la collaborazione.</span></strong> Anche in questo caso, il Cesvop è stato cruciale non solo nell’accompagnare la nuova giunta agevolando un “passaggio di consegna” per quanto riguarda l’amministrazione condivisa e i Patti di collaborazione, ma anche nello spiegare le potenzialità e i risultati di questo strumento. È interessante sottolineare come, dunque, un cambio politico nell’amministrazione non abbia impedito al Patto di continuare, ma anzi ha continuato a supportarlo dato l’impatto positivo che ha avuto la trasformazione di questo bene culturale in bene comune nell’interesse di tutti.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Un patrimonio vivo e vissuto</h4>
<p style="text-align: justify;">I risultati della collaborazione sono concreti: l’ex Convento dei Cappuccini, un meraviglioso complesso monumentale di interesse storico e culturale, è finalmente tornato a vivere. La struttura, quasi totalmente distrutta dal terremoto del 1968, era stata consolidata e ricostruattività culturaliita negli anni 2000 con una imponente struttura in ferro e acciaio. Al restauro, tuttavia, non era seguita una riapertura del luogo alla cittadinanza. <strong>Grazie al<span style="font-weight: normal !msorm;"> Patto, oggi l’ex Convento è un centro culturale che ambisce a coinvolgere sempre più realtà del territorio, rigenerando l’identità stessa del vecchio centro di Salaparuta.</span></strong> Oltre alle giornate di apertura e ai concerti del Coro, a dicembre 2024 le due associazioni hanno organizzato con il Cesvop una passeggiata dai ruderi di Poggioreale all’ex Convento di Salaparuta, con la partecipazione delle scuole, della cittadinanza e di altre associazioni delle due città. In quell’occasione, il complesso ha ospitato le diverse associazioni per attività musicali e ricreative coi bambini, ponendo le basi per reti e collaborazioni più continuative tra Amministrazioni e realtà del Terzo Settore locali.</p>
<div id="attachment_89297" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89297" class="wp-image-89297 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1024x991.jpeg" alt="" width="810" height="784" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1024x991.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-233x225.jpeg 233w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-768x743.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1536x1486.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-810x784.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1140x1103.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-600x580.jpeg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024.jpeg 1592w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89297" class="wp-caption-text">Evento del 2024: passeggiata dai ruderi di Poggioreale all’ex Convento di Salaparuta (fonte: sindaco Michele Saitta)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Prospettive future</h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Rimangono aperte alcune sfide, ad esempio come presidiare la continuità</strong></span><strong> e sostenibilità a lungo termine<span style="font-weight: normal !msorm;"> dei </span>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atti e un pieno sostegno amministrativo.</span></strong> Il passaggio tra Amministrazioni diverse ha richiesto un lavoro di analisi dei Patti esistenti e di nuova promozione dello strumento. In questi casi, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>la presenza di intermediari come il Cesvop risulta decisiva nell’accompagnare le nuove giunte nella comprensione dello strumento.</strong></span> Tuttavia, come ben sappiamo, il cambiamento più importante deve avvenire all’interno dell’Amministrazione: senza il sostegno e un’adeguata formazione di chi i Patti li deve mettere in pratica &#8211; i dipendenti comunali &#8211; il pieno sviluppo di questo strumento risulta ancora difficoltoso, soprattutto in un ambito delicato come quello del <a href="https://www.labsus.org/2025/07/patrimonio-culturale-tra-abbandono-e-valorizzazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">patrimonio culturale.</a></p>
<p><em>Immagine di copertina: L’ex Convento dei Cappuccini di Salaparuta dopo l’intervento di restauro (Fonte: sindaco Michele Saitta)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/05/un-ex-convento-dei-cappuccini-diventa-bene-comune/">Un ex Convento dei Cappuccini diventa bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>Poli Biblio-Museali al centro dei Patti: il caso di Artem</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/10/poli-biblio-museali-al-centro-dei-patti-il-caso-di-artem/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Dato e Alessandro Gaballo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 22:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditorialità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Poli Biblio-Museali]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[spazi culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antefatti: due percorsi convergenti L’esperienza ha origine nel 2018 all’interno di uno studio di ingegneria da un’idea di Sara Falangone e di Luigi Antonazzo per la realizzazione di un co-working con un focus sul benessere dei lavoratori, finanziato dalla Regione Puglia nel 2019. Parallelamente, tramite il Piano Strategico della Cultura 2017-2026, la Regione Puglia aveva avviato la costituzione di Poli Integrati Territoriali: sistemi aggregati a livello locale, provinciale e regionale finalizzati a connettere attrattori naturali e culturali secondo criteri territoriali o funzionali. Tra questi, i Poli Biblio-Museali accorpano i musei e le biblioteche delle province di Foggia, Lecce e Brindisi con l’obiettivo di mettere a valore il patrimonio di beni e conoscenze del territorio. Inoltre, per sviluppare nuove modalità di fruizione e gestione del patrimonio, la Regione aveva individuato nei patti di collaborazione lo strumento per connettere Poli e organizzazioni no profit. Luigi De Luca, direttore dei Poli Biblio-Museali nonché del Museo Castromediano (parte del Polo Biblio-Museale di Lecce), venuto a conoscenza del progetto, ha quindi proposto la sottoscrizione di un partenariato pubblico-privato a beneficio di entrambi che si è andato perfezionando negli anni. La sperimentazione della creazione di un coworking in un museo era all’epoca un caso unico e poteva trovare confronti solo con l’esperienza del Moma di New York. Condivisione e Benessere: le basi del Coworking Artem (e del Patto) Sara Falangone, poi presidente di Hora aps, socia di Start Srls e co-fondatrice del coworking al Museo Castromediano, ci ha raccontato che l&#8217;obiettivo era creare uno spazio in cui le persone potessero lavorare e stare bene. Il focus è rappresentato dalle persone e da una particolare attenzione all’ambiente in cui si lavora che influenza profondamente i rendimenti e l’umore. L’attenzione al benessere psicofisico dei lavoratori ha fatto nascere Artem, un progetto di coworking innovativo: non solo scrivanie, pc e connessione wifi, ma anche una sala relax per attività distensive e spazi di socializzazione. Fin dall’inizio sono stati accolti nel coworking le imprese culturali e creative, il terzo settore e i professionisti nei campi STEAM e dell’ambiente. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia con la vincita del Bando Pin – Pugliesi Innovativi alla fine del 2019. Poi, l’incontro tra Sara Falangone e Luigi De Luca ha dato lo slancio definitivo al progetto per l’avvio della sperimentazione: il coworking Artem viene infatti realizzato all’interno del museo, usufruendo di uno spazio inutilizzato da alcuni anni e in seguito ad una riqualificazione e attrezzatura degli ambienti, oltre al supporto nelle attività di engagement e animazione del sito. L’idea è quella di sperimentare una forma di co-gestione di uno spazio pubblico &#8211; un’ala del museo &#8211; tra un soggetto privato e uno pubblico. Il patto di collaborazione, esplicita il direttore De Luca, è uno strumento efficace per sperimentare con le associazioni forme di fruizione innovativa degli spazi culturali dei Poli Biblio-museali. Dal coworking alla rivalutazione e alla valorizzazione del Museo Castromediano Dopo un primo periodo di sperimentazione, l’esperienza di Hora aps si concretizza in un patto di collaborazione con il Polo Biblio Museale. Questa fase di sperimentazione ha inoltre condotto al consolidamento dello strumento del patto tra i Poli Biblio-Museali di Foggia, Brindisi e Lecce e gli enti non profit per la gestione degli spazi culturali afferenti ai Poli (atto dirigenziale n.00159 del 5/09/2024). Il patto del Museo Castromediano prevede la co-gestione di un’ala dell’edificio attraverso l’associazione Hora aps che gestisce Artem: uno spazio di coworking, ma anche una comunità di professionisti che mette a disposizione le proprie competenze per creare valore aggiunto per gli altri utenti. Oltre alla gestione di questo spazio, l’associazione Hora aps ha stipulato una serie di Patti con altre associazioni del terzo settore, contribuendo all’animazione del museo Castromediano. Così, oltre ai due soggetti firmatari del patto (il direttore dei Poli e la presidente di Hora aps), la collaborazione si è progressivamente ampliata ad un insieme di attori coinvolti nella co-gestione dello spazio e nell’organizzazione di eventi e workshop che valorizzano i beni conservati nel museo e offrono opportunità di formazione. Grazie ad un sistema di banca del tempo, le organizzazioni e i professionisti coinvolti si scambiano attività, servizi, saperi: a fronte dell’utilizzo gratuito degli spazi e delle postazioni di coworking, alcune associazioni locali contribuiscono ad animare lo spazio tramite attività di formazione, eventi culturali e di sportelli informativi per i visitatori del museo. Tra i numerosi Patti in essere, la Proloco di Lecce ha avviato l’attivazione di un Heritage Desk che dà supporto culturale gratuito ai visitatori grazie al contributo volontario dei soci sottoscrittori dei Patti. I benefici del patto La co-progettazione &#8211; ci racconta Sara &#8211; non è relegata solo ad un momento specifico, come ad un appuntamento settimanale o mensile, ma è invece un rapporto costante con gli operatori del Polo. L’associazione Hora aps, attraverso il Patto, gestisce infatti uno spazio che altro non è che una parte del museo stesso: c’è dunque un costante scambio tra associazione e istituzione museale sulle attività da proporre e sulla gestione dello spazio. Grazie alla collaborazione delle diverse realtà coinvolte, oltre allo sviluppo della capacità di accoglienza del museo, si è attivato uno scambio di conoscenze e un rafforzamento delle competenze del settore culturale locale. Anche chi non era mai entrato al museo adesso lo frequenta, e fruisce non solo degli spazi del coworking ma anche degli spazi più strettamente museali, attraverso l’organizzazione di eventi culturali specifici. Un’ala del museo come bene relazionale L’esperienza del coworking Artem al Museo Castromediano rappresenta un caso emblematico di come i Patti di collaborazione possano essere reinterpretati e adattati al settore culturale. In Puglia, il consolidamento dello strumento da parte dei Poli Biblio-Museali ha prodotto un campo di sperimentazione fertile, in cui la co-gestione degli spazi si traduce in valorizzazione condivisa del patrimonio. Infatti, questo patto è stato elaborato sulla base di uno schema di Patto elaborato dalla regione stessa per poli biblio-museali: non essendo l&#8217;unico caso, questo permette una scalabilità dei Patti su poli biblio-museali in modo diffuso sul territorio regionale. Inoltre, si tratta di uno dei primi casi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/10/poli-biblio-museali-al-centro-dei-patti-il-caso-di-artem/">Poli Biblio-Museali al centro dei Patti: il caso di Artem</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Antefatti: due percorsi convergenti</h4>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza ha origine nel 2018 all’interno di uno studio di ingegneria da un’idea di Sara Falangone e di Luigi Antonazzo per la realizzazione di un co-working con un focus sul benessere dei lavoratori, finanziato dalla Regione Puglia nel 2019. Parallelamente, tramite il Piano Strategico della Cultura 2017-2026, la Regione Puglia aveva avviato la costituzione di Poli Integrati Territoriali: sistemi aggregati a livello locale, provinciale e regionale finalizzati a connettere attrattori naturali e culturali secondo criteri territoriali o funzionali. Tra questi, i<a href="https://www.piiilculturapuglia.it/poli-biblio-museali/" target="_blank" rel="noopener"> Poli Biblio-Museali</a> accorpano i musei e le biblioteche delle province di Foggia, Lecce e Brindisi con l’obiettivo di mettere a valore il patrimonio di beni e conoscenze del territorio. Inoltre, per sviluppare nuove modalità di fruizione e gestione del patrimonio, la Regione aveva individuato nei <a href="https://www.piiilculturapuglia.it/facciamo-un-patto/" target="_blank" rel="noopener">patti di collaborazione</a> lo strumento per connettere Poli e organizzazioni no profit. Luigi De Luca, direttore dei Poli Biblio-Museali nonché del <a href="https://www.comune.lecce.it/vivi-lecce/musei-e-gallerie/museo-provinciale-sigismondo-castromediano" target="_blank" rel="noopener">Museo Castromediano</a> (parte del Polo Biblio-Museale di Lecce), venuto a conoscenza del progetto, ha quindi proposto la sottoscrizione di un partenariato pubblico-privato a beneficio di entrambi che si è andato perfezionando negli anni. La sperimentazione della creazione di un coworking in un museo era all’epoca un caso unico e poteva trovare confronti solo con l’esperienza del Moma di New York.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Condivisione e Benessere: le basi del Coworking Artem (e del Patto)</h4>
<p style="text-align: justify;">Sara Falangone, poi presidente di Hora aps, socia di Start Srls e co-fondatrice del coworking al Museo Castromediano, ci ha raccontato che l&#8217;obiettivo era creare uno spazio in cui le persone potessero lavorare e stare bene. Il focus è rappresentato dalle persone e da una particolare attenzione all’ambiente in cui si lavora che influenza profondamente i rendimenti e l’umore. L’attenzione al benessere psicofisico dei lavoratori ha fatto nascere <a href="https://www.artemservizi.it/" target="_blank" rel="noopener">Artem</a>, un progetto di coworking innovativo: non solo scrivanie, pc e connessione wifi, ma anche una sala relax per attività distensive e spazi di socializzazione. Fin dall’inizio sono stati accolti nel coworking le imprese culturali e creative, il terzo settore e i professionisti nei campi STEAM e dell’ambiente. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia con la vincita del Bando Pin – Pugliesi Innovativi alla fine del 2019. Poi, l’incontro tra Sara Falangone e Luigi De Luca ha dato lo slancio definitivo al progetto per l’avvio della sperimentazione: il coworking Artem viene infatti realizzato all’interno del museo, usufruendo di uno spazio inutilizzato da alcuni anni e in seguito ad una riqualificazione e attrezzatura degli ambienti, oltre al supporto nelle attività di <em>engagement</em> e animazione del sito. L’idea è quella di sperimentare una forma di co-gestione di uno spazio pubblico &#8211; un’ala del museo &#8211; tra un soggetto privato e uno pubblico. Il patto di collaborazione, esplicita il direttore De Luca, <em>è uno strumento efficace per sperimentare con le associazioni forme di fruizione innovativa degli spazi culturali dei Poli Biblio-museali</em>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Dal coworking alla rivalutazione e alla valorizzazione del Museo Castromediano</h4>
<p style="text-align: justify;">Dopo un primo periodo di sperimentazione, l’esperienza di Hora aps si concretizza in un patto di collaborazione con il Polo Biblio Museale. Questa fase di sperimentazione ha inoltre condotto al consolidamento dello strumento del patto tra i Poli Biblio-Museali di Foggia, Brindisi e Lecce e gli enti non profit per la gestione degli spazi culturali afferenti ai Poli (atto dirigenziale n.00159 del 5/09/2024). <strong>Il patto del Museo Castromediano prevede la co-gestione di un’ala dell’edificio attraverso l’associazione Hora aps che gestisce Artem</strong>: uno spazio di coworking, ma anche una comunità di professionisti che mette a disposizione le proprie competenze per creare valore aggiunto per gli altri utenti.</p>
<div id="attachment_87942" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87942" class="wp-image-87942 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-87942" class="wp-caption-text">Uno spazio del coworking Artem (fonte: Artem Servizi https://www.artemservizi.it/)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla gestione di questo spazio, l’associazione Hora aps ha stipulato una serie di Patti con altre associazioni del terzo settore, contribuendo all’animazione del museo Castromediano. Così, oltre ai due soggetti firmatari del patto (il direttore dei Poli e la presidente di Hora aps), la collaborazione si è progressivamente ampliata ad un insieme di attori coinvolti nella co-gestione dello spazio e nell’organizzazione di eventi e workshop che valorizzano i beni conservati nel museo e offrono opportunità di formazione. Grazie ad un sistema di banca del tempo, le organizzazioni e i professionisti coinvolti si scambiano attività, servizi, saperi: a fronte dell’utilizzo gratuito degli spazi e delle postazioni di coworking, alcune associazioni locali contribuiscono ad animare lo spazio tramite attività di formazione, eventi culturali e di sportelli informativi per i visitatori del museo. Tra i numerosi Patti in essere, la Proloco di Lecce ha avviato l’attivazione di un Heritage Desk che dà supporto culturale gratuito ai visitatori grazie al contributo volontario dei soci sottoscrittori dei Patti.</p>
<h4 style="text-align: justify;">I benefici del patto</h4>
<p style="text-align: justify;">La co-progettazione &#8211; ci racconta Sara &#8211; non è relegata solo ad un momento specifico, come ad un appuntamento settimanale o mensile, ma è invece un rapporto costante con gli operatori del Polo. L’associazione Hora aps, attraverso il Patto, gestisce infatti uno spazio che altro non è che una parte del museo stesso: c’è dunque un costante scambio tra associazione e istituzione museale sulle attività da proporre e sulla gestione dello spazio. Grazie alla collaborazione delle diverse realtà coinvolte, oltre allo sviluppo della capacità di accoglienza del museo, si è attivato uno scambio di conoscenze e un rafforzamento delle competenze del settore culturale locale. Anche chi non era mai entrato al museo adesso lo frequenta, e fruisce non solo degli spazi del coworking ma anche degli spazi più strettamente museali, attraverso l’organizzazione di eventi culturali specifici.</p>
<div id="attachment_87944" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87944" class="wp-image-87944 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-87944" class="wp-caption-text">Uno spazio del coworking Artem (fonte: Artem Servizi https://www.artemservizi.it/)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Un’ala del museo come bene relazionale</h4>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza del coworking Artem al Museo Castromediano rappresenta un <strong>caso emblematico di come i Patti di collaborazione possano essere reinterpretati e adattati al settore culturale</strong>. In Puglia, il consolidamento dello strumento da parte dei Poli Biblio-Museali ha prodotto un campo di sperimentazione fertile, in cui la co-gestione degli spazi si traduce in valorizzazione condivisa del patrimonio. Infatti, questo patto è stato elaborato sulla base di uno <strong>schema di Patto elaborato dalla regione stessa per poli biblio-museali</strong>: non essendo l&#8217;unico caso, questo permette una scalabilità dei Patti su poli biblio-museali in modo diffuso sul territorio regionale.<br />
Inoltre, <strong>si tratta di uno dei primi casi in Italia di Patto di collaborazione promosso dall’ente Regione e firmato dal direttore del Polo (e non da un Comune come accade nella maggior parte dei Patti) in qualità di parte pubblica</strong>: questo aspetto, fortemente innovativo, conferma che il Patto di collaborazione è uno strumento flessibile e declinabile. Inoltre, il patto tra Hora aps e il Polo ha innescato una dinamica di innovazione civica: l’associazione e il museo si sono fatti promotori di una “imprenditorialità culturale” capace di intercettare energie dal basso e rigenerare luoghi pubblici attraverso reti collaborative. Il museo diventa così spazio produttivo e relazionale, aperto a una comunità eterogenea di professionisti, associazioni e cittadini che, grazie al dialogo continuo con l’istituzione, contribuiscono a ridefinire la funzione sociale e civica del patrimonio culturale. L’esperienza del Patto con il Polo Biblio- Museale promosso dalla Regione Puglia è inoltre un esempio di buone pratiche che aiuta a consolidare sempre più il modello dell’amministrazione condivisa sul territorio nazionale &#8211; evidenziando come <strong>anche le regioni possano giocare un ruolo chiave</strong>.</p>
<p><em>Immagine di copertina: Facciata del Museo Castromediano a Lecce (Fonte: Wikimedia Commons)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/10/poli-biblio-museali-al-centro-dei-patti-il-caso-di-artem/">Poli Biblio-Museali al centro dei Patti: il caso di Artem</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>L’ex lazzaretto: un luogo per il benessere delle persone nel passato e nel presente</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/06/lex-lazzaretto-un-luogo-per-il-benessere-delle-persone-nel-passato-e-nel-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Dato e Alessandro Gaballo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 08:08:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti e beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni Verona]]></category>
		<category><![CDATA[gestione e valorizzazione degli spazi]]></category>
		<category><![CDATA[luogo per il benessere]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[patto di sussidiarietà]]></category>
		<category><![CDATA[riqualificazione e valorizzazione di un sito storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle porte di Verona, in località San Pancrazio, l’associazione culturale Amici del Lazzaretto si occupa della riqualificazione e della valorizzazione di un sito storico, l’ex-Lazzaretto, e dell’area adiacente, nel cuore di una delle anse disegnate dall’Adige. In pochi anni, le sinergie rese possibili da questo Patto hanno trasformato radicalmente la percezione e l’utilizzo del luogo, orientato ad una prospettiva di cura della salute e delle relazioni sociali. La storia del luogo tra isolamento e conflitti Le radici del Patto affondano in una storia dolorosa per il borgo: dismesso l’antico Lazzaretto, lo stabile venne utilizzato come deposito di munizioni. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il complesso, abbandonato, iniziò ad essere frequentato dai “recuperanti”: persone in cerca di residuati bellici per rivenderne le componenti più preziose. Ma il 20 maggio del ’45 un’esplosione accidentale rase al suolo la struttura, uccidendo decine di abitanti del luogo. Questo evento, unitamente al suo passato di sanatorio per le epidemie di peste, sancì il distacco tra l’ex-Lazzaretto e la città di Verona. Negli anni, la posizione geografica isolata contribuì a farne un luogo visto dagli abitanti con sospetto, spesso teatro di attività illecite e vandalismo. L’associazione e il Patto di sussidiarietà A partire dal 2012, un gruppo informale di abitanti della zona decise di prendersi cura del luogo, in principio attraverso attività di pulizia e manutenzione. Parallelamente incontrarono alcuni esponenti della delegazione FAI di Verona, anch’essi interessati alla rigenerazione dell’ex-Lazzaretto. La presenza del FAI diede un grande impulso al progetto, grazie ad un affidamento volto alla sua riqualificazione, ma il suo rapporto con il Comune terminò nel 2018. Il gruppo informale decise allora di raccoglierne l’eredità e, dopo alcuni confronti con il Comune, si costituì formalmente come associazione a dicembre 2020. Nel frattempo, viste le attività sviluppate, e considerato il costo elevato che avrebbe comportato una concessione, il Comune propose di stipulare un Patto di sussidiarietà con validità di sei anni. Per inciso, “Patto di sussidiarietà” è il termine scelto dal Comune di Verona come strumento per l’attuazione del Regolamento per la sussidiarietà orizzontale mediante interventi di cittadinanza attiva, ed è equivalente al termine più diffuso “Patto di collaborazione”. Nel 2021 venne quindi stipulato il patto per la cura e valorizzazione del complesso dell’ex Lazzaretto, un bene monumentale datato al XVI secolo e tutelato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza per la sua importanza storica e culturale. Lo sviluppo del progetto e della rete Gino Perigozzo, il legale rappresentante dell’associazione, ha evidenziato come il Patto e la collaborazione con l’ufficio del Comune (il Servizio Innovazione Amministrativa Attuazione della Sussidiarietà Orizzontale) abbiano reso possibile lo sviluppo del progetto. Infatti Lisa Lanzoni, responsabile attuazione sussidiarietà e progettazione giovani, racconta come, già prima della stipula del Patto, vista la complessità degli interventi da eseguire, il Comune ne abbia voluto assicurare la sostenibilità economica, inserendo il progetto nel bando Habitat della Fondazione Cariverona e candidandosi come ente capofila. Ottenuto questo importante finanziamento, l’associazione ha potuto contare su risorse economiche essenziali, e complementari a quelle fornite dalla rete di cittadini attivi coinvolti. Oltre ad attività di manutenzione, pulizia e bonifica da ordigni bellici, necessarie a riportare il luogo alla fruizione collettiva, l’associazione porta avanti attività culturali e didattiche legate alla biodiversità, alla sostenibilità e all’attività agricola. Gino ci ha raccontato nel dettaglio le loro iniziative, e ha sottolineato come molte di esse siano realizzate con il supporto di una rete di attori. Per esempio, la prima fase di restauro del Lazzaretto si è svolta tramite una collaborazione tra Associazione, Comune, Soprintendenza e l’istituto Salesiano di Verona. Grazie al bando Habitat, infatti, è stato possibile coinvolgere gli allievi del corso di tecnico del restauro dell’istituto in due stage estivi. Sotto la guida degli esperti del Comune e della Soprintendenza, e grazie alle conoscenze acquisite negli anni dall’Associazione, gli allievi hanno potuto applicare sul campo le conoscenze acquisite in aula e sperimentare direttamente cosa significhi prendersi cura di un bene comune per la collettività. L’area dell’ex-lazzaretto, infatti, può essere considerata come un bene comune dal momento che è diventato un luogo di incontro e scambio non solo per i cittadini attivi del vicino borgo di San Pancrazio, ma per tutta una rete attori di attori e organizzazioni che se ne prendono cura, secondo regole e modalità definite dal patto. Le iniziative culturali e didattiche sono molteplici: concerti, cinema all’aperto, orti comunitari… troppe per essere elencate! Quello che è importante sottolineare è come il rapporto che si è instaurato con il Comune grazie al Patto di sussidiarietà permetta ai cittadini di navigare – grazie al supporto dell’ufficio preposto – tutti quegli adempimenti burocratici che sembrano spesso scogli insuperabili, soprattutto per le piccole associazioni. L’importanza delle relazioni e della condivisione come base fondamentale per l’agire comune A distanza di quattro anni dalla firma del Patto, gli Amici del Lazzaretto sono ancora oggi gli unici firmatari del Patto, ma sono sempre più le associazioni stabilmente coinvolte nella vita del bene. Condividere questo spazio è fondamentale per l’associazione – anche per alleggerire il carico di lavoro! – aggiunge Gino. L’importante è che venga rispettata la natura del luogo, alla base della filosofia del Patto: il lazzaretto nasce come un luogo per l&#8217;isolamento e la cura di persone affette dalla peste. Oggi se ne vuole mantenere la vocazione di cura, non attraverso il distacco e l’isolamento ma bensì coltivando le relazioni, il rapporto con la natura e praticando attività che facciano stare bene come lo yoga, i bagni di gong, le danze meditative. L’azione dei cittadini, facilitata dal Patto e dalla collaborazione con il Comune, ha permesso di trasformare un luogo isolato e abbandonato in uno spazio di aggregazione e benessere per le persone. Certo, il Lazzaretto è stato restaurato e la vegetazione regolata ma soprattutto, come dice giustamente Gino, è l’idea di questo luogo che cambia! Il caso del Lazzaretto ci mostra ancora una volta come i Patti, di concerto con altre risorse, possano aiutare i cittadini a superare gli ostacoli burocratici ed economici che si</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/06/lex-lazzaretto-un-luogo-per-il-benessere-delle-persone-nel-passato-e-nel-presente/">L’ex lazzaretto: un luogo per il benessere delle persone nel passato e nel presente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alle porte di Verona, in località San Pancrazio, l’<a href="https://www.lazzarettoverona.it/" target="_blank" rel="noopener">associazione culturale Amici del Lazzaretto</a> si occupa della <strong>riqualificazione e della valorizzazione di un sito storico</strong>, l’ex-Lazzaretto, e dell’area adiacente, nel cuore di una delle anse disegnate dall’Adige. In pochi anni, le sinergie rese possibili da questo Patto hanno trasformato radicalmente la percezione e l’utilizzo del luogo, orientato ad una prospettiva di cura della <a href="https://www.labsus.org/2020/03/un-patto-con-la-repubblica-per-la-salute-bene-comune/" target="_blank" rel="noopener">salute</a> e delle<a href="https://www.labsus.org/2015/12/lessenza-della-sussidiarieta-e-la-relazione-di-condivisione/" target="_blank" rel="noopener"> relazioni sociali</a>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La storia del luogo tra isolamento e conflitti</h4>
<p style="text-align: justify;">Le radici del Patto affondano in una storia dolorosa per il borgo: dismesso l’antico Lazzaretto, lo stabile venne utilizzato come deposito di munizioni. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il complesso, abbandonato, iniziò ad essere frequentato dai “recuperanti”: persone in cerca di residuati bellici per rivenderne le componenti più preziose. Ma il 20 maggio del ’45 un’esplosione accidentale rase al suolo la struttura, uccidendo decine di abitanti del luogo. Questo evento, unitamente al suo passato di sanatorio per le epidemie di peste, sancì il distacco tra l’ex-Lazzaretto e la città di Verona. Negli anni, la posizione geografica isolata contribuì a farne un luogo visto dagli abitanti con sospetto, spesso teatro di attività illecite e vandalismo.</p>
<h4 style="text-align: justify;">L’associazione e il Patto di sussidiarietà</h4>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 2012, <strong>un gruppo informale di abitanti della zona decise di prendersi cura del luogo</strong>, in principio attraverso attività di pulizia e manutenzione. Parallelamente incontrarono alcuni esponenti della delegazione <a href="https://fondoambiente.it/luoghi/rete-fai/delegazione-fai-di-verona" target="_blank" rel="noopener">FAI di Verona</a>, anch’essi interessati alla rigenerazione dell’ex-Lazzaretto. La presenza del FAI diede un grande impulso al progetto, grazie ad un affidamento volto alla sua riqualificazione, ma il suo rapporto con il Comune terminò nel 2018. Il gruppo informale decise allora di raccoglierne l’eredità e, dopo alcuni confronti con il Comune, si costituì formalmente come associazione a dicembre 2020. Nel frattempo, viste le attività sviluppate, e <strong>considerato il costo elevato che avrebbe comportato una concessione, il <a href="https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=55920" target="_blank" rel="noopener">Comune propose di stipulare un Patto di sussidiarietà</a> con validità di sei anni</strong>. Per inciso, “Patto di sussidiarietà” è il termine scelto dal Comune di Verona come strumento per l’attuazione del Regolamento per la sussidiarietà orizzontale mediante interventi di cittadinanza attiva, ed è equivalente al termine più diffuso “Patto di collaborazione”. Nel 2021 venne quindi stipulato il patto per la cura e valorizzazione del complesso dell’ex Lazzaretto, un bene monumentale datato al XVI secolo e tutelato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza per la sua importanza storica e culturale.</p>
<div id="attachment_87305" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87305" class="wp-image-87305 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1024x734.jpg" alt="" width="810" height="581" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1024x734.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-300x215.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-768x551.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1536x1101.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-2048x1468.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-810x581.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1140x817.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-600x430.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-87305" class="wp-caption-text">Il lazzaretto di San Pancrazio in una foto storica (fonte: Catalogo Generale dei Beni Culturali &#8211; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Lo sviluppo del progetto e della rete</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gino Perigozzo</strong>, il legale rappresentante dell’associazione, ha evidenziato come il Patto e la collaborazione con l’ufficio del Comune (<a href="https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=85885&amp;tt=verona_agid" target="_blank" rel="noopener">il Servizio Innovazione Amministrativa Attuazione della Sussidiarietà Orizzontale</a>) abbiano reso possibile lo sviluppo del progetto. Infatti <strong>Lisa Lanzoni</strong>, responsabile attuazione sussidiarietà e progettazione giovani, racconta come, già prima della stipula del Patto, vista la complessità degli interventi da eseguire, il Comune ne abbia voluto assicurare la sostenibilità economica, inserendo il progetto nel <a href="https://www.fondazionecariverona.org/Iniziative/bando-habitat/" target="_blank" rel="noopener">bando Habitat della Fondazione Cariverona</a> e candidandosi come ente capofila. <strong>Ottenuto questo importante finanziamento, l’associazione ha potuto contare su risorse economiche essenziali, e complementari a quelle fornite dalla rete di cittadini attivi coinvolti.<br />
</strong>Oltre ad attività di manutenzione, pulizia e bonifica da ordigni bellici, necessarie a riportare il luogo alla fruizione collettiva, <strong>l’associazione porta avanti attività culturali e didattiche legate alla biodiversità, alla sostenibilità e all’attività agricola</strong>. Gino ci ha raccontato nel dettaglio le loro iniziative, e ha sottolineato come molte di esse siano <a href="https://www.labsus.org/2013/01/costruire-reti-di-sussidiarieta/" target="_blank" rel="noopener">realizzate con il supporto di una rete di attori</a>. Per esempio, la prima fase di restauro del Lazzaretto si è svolta tramite una collaborazione tra Associazione, Comune, Soprintendenza e l’<a href="https://istitutosalesianosanzeno.it/" target="_blank" rel="noopener">istituto Salesiano di Verona</a>. Grazie al bando Habitat, infatti, è stato possibile coinvolgere gli allievi del corso di tecnico del restauro dell’istituto in due stage estivi. Sotto la guida degli esperti del Comune e della Soprintendenza, e grazie alle conoscenze acquisite negli anni dall’Associazione, gli allievi hanno potuto applicare sul campo le conoscenze acquisite in aula e sperimentare direttamente cosa significhi prendersi cura di un bene comune per la collettività. L’area dell’ex-lazzaretto, infatti, può essere considerata come un bene comune dal momento che è diventato un luogo di incontro e scambio non solo per i cittadini attivi del vicino borgo di San Pancrazio, ma per tutta una rete attori di attori e organizzazioni che se ne prendono cura, secondo regole e modalità definite dal patto.<br />
Le iniziative culturali e didattiche sono molteplici: concerti, cinema all’aperto, orti comunitari… troppe per essere elencate! Quello che è importante sottolineare è come il rapporto che si è instaurato con il Comune grazie al Patto di sussidiarietà permetta ai cittadini di navigare – grazie al supporto dell’ufficio preposto – tutti quegli adempimenti burocratici che sembrano spesso scogli insuperabili, soprattutto per le piccole associazioni.</p>
<h4>L’importanza delle relazioni e della condivisione come base fondamentale per l’agire comune</h4>
<p style="text-align: justify;">A distanza di quattro anni dalla firma del Patto, gli Amici del Lazzaretto sono ancora oggi gli unici firmatari del Patto, ma sono sempre più le associazioni stabilmente coinvolte nella vita del bene. Condividere questo spazio è fondamentale per l’associazione – <em>anche per alleggerire il carico di lavoro!</em> – aggiunge Gino. L’importante è che venga rispettata la natura del luogo, alla base della filosofia del Patto: il lazzaretto nasce come un luogo per l&#8217;isolamento e la cura di persone affette dalla peste. Oggi se ne vuole mantenere la vocazione di cura, non attraverso il distacco e l’isolamento ma bensì coltivando le relazioni, il rapporto con la natura e praticando attività che facciano stare bene come lo yoga, i bagni di gong, le danze meditative. L’azione dei cittadini, facilitata dal Patto e dalla collaborazione con il Comune, ha permesso di trasformare un luogo isolato e abbandonato in uno spazio di aggregazione e benessere per le persone. Certo, il Lazzaretto è stato restaurato e la vegetazione regolata ma soprattutto, come dice giustamente Gino,<em> è l’idea di questo luogo che cambia!<br />
</em>Il caso del Lazzaretto ci mostra ancora una volta come <strong>i Patti, di concerto con altre risorse, possano aiutare i cittadini a superare gli ostacoli burocratici ed economici che si trovano ad affrontare nella gestione e valorizzazione di spazi, in particolare nell’ambito del patrimonio culturale.</strong></p>
<div id="attachment_87307" style="width: 1007px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87307" class="wp-image-87307 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto.jpg" alt="" width="997" height="748" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto.jpg 997w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 997px) 100vw, 997px" /><p id="caption-attachment-87307" class="wp-caption-text">Uno dei tanti eventi organizzati dall’associazione Amici del Lazzaretto, concerto in omaggio a Gino Paoli (fonte: Nadia Vanini)</p></div>
<p><em>Immagine di copertina: Giorgia Dato e Alessandro Gaballo</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/06/lex-lazzaretto-un-luogo-per-il-benessere-delle-persone-nel-passato-e-nel-presente/">L’ex lazzaretto: un luogo per il benessere delle persone nel passato e nel presente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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