La sussidiarietà orizzontale soffre ancora di una difficoltà definitoria, ma l'amministrazione locale sta cambiando
Reggio Emilia 08

Reggio Emilia: sussidiarietà a ostacoli

La sessione dedicata del 15 ottobre

Un’intensa giornata di confronto sulla sussidiarietà, coordinata dal caporedattore della sezione Norme di Labsus, Daniele Donati, ha evidenziato le difficoltà di definire i confini teorici e operativi delle pratiche presentate.
Ampia la partecipazione e la discussione intorno ai sei casi presentati.

Donati ha aperto la sessione di lavoro con alcune considerazioni. “Leggendo i casi – ha detto – si vede una difficoltà classificatoria. La struttura del convegno distingue nettamente tra partecipazione e sussidiarietà, il che è vero in linea teorica, molto meno nella pratica”.

È allora opportuno ragionare intorno al modello di democrazia. “Nel modello tradizionale, c’era una linea ascendente tra elettori, rappresentanti ed esecutivo che, poi, prendeva le decisioni (linea discendente). Il soggetto pubblico era decisore sull’interesse pubblico. E l’interesse pubblico non è somma degli interessi particolari”. Il modello in questi anni è cambiato. “C’è un nuovo momento di presenza dei cittadini quando la decisione sta per essere presa. O l’amministrazione lascia agire i cittadini, o si accorda e discute con i cittadini (sussidiarietà o partecipazione). La natura dei casi denota che è molto più frequente la partecipazione rispetto alla sussidiarietà”.

Un elemento che emerge, secondo Donati, da tutti i casi è quello della “ricerca del livello ottimale a cui fare le cose. Il livello è ancora mobile: da insiemi di comuni a vie di un quartiere. Un problema che esiste anche in verticale: definire dove si fa l’interesse pubblico”. Tuttavia, “il valore della differenziazione è positivo”.

Altro aspetto: “la Pa locale è pienamente consapevole della sua non autosufficienza. È un cambiamento ideologico, non solo di modello. Il procedimento è diventato luogo di confronto politico e questo è positivo perché cambia il processo decisionale attraverso l’ascolto dei cittadini. C’è però un aspetto negativo perché l’amministrazione non ha ancora coscienza del proprio nuovo ruolo”. La sussidiarietà non è un altro modo per dire esternalizzazione, è piuttosto “libertà responsabile, dove il pubblico non sparisce”.

Nei casi emerge poi “il ruolo della comunicazione, sia come ‘cura’ che come patologia”. “Lo stesso elemento del flusso comunicativo – ha spiegato Donati – è insieme la medicina che si cerca di usare e la principale difficoltà”. È comunque positivo che finalmente anche l’amministrazione senta il dovere di trovare nuove strade di dialogo. “Sembra però che ancora non sappia cosa dirsi con i cittadini. Cioè non è ancora matura la coscienza del reciproco ruolo”.

“Tutto questo – ha concluso Donati – dà un’immagine inedita di una società in orizzontale in cui non l’amministrazione non viene prima dei cittadini e la legge è l’inizio, non la fine del ruolo dell’amministrazione”.

Le famiglie di Spinea

Il primo caso presentato riguarda un progetto del comune di Spinea, nato per mettere a frutto un’iniziativa più ampia che aveva convogliato risorse su 17 comuni per la realizzazione di servizi alla famiglia. Il comune di Spinea vedeva già la presenza di numerose associazioni dedicate al tema, per questo ha sfruttato le risorse per metterle in rete.

È quindi nato un tavolo di coordinamento tra le associazioni esistenti che ha dato vita a un giornale per le famiglie del territorio. Ci si è uniti, quindi, su un’azione concreta. Quando è scaduto l’appalto legato al progetto principale, il coordinamento ha proseguito da solo. Il comune ha offerto un coordinatore, le strutture fisiche e i finanziamenti.

Dell’iniziativa è stato evidenziato come proprio l’azione pratica abbia creato la coesione La criticità maggiore è stata invece quella di conciliare l’impegno volontario con questo ulteriore compito. È comunque una realtà costruita sulle diversità: c’è una continua ricontrattazione degli obiettivi e si lavora sulla dinamica della gestione del gruppo.

Si è scelto, inoltre, di non soffermarsi su una definizione di famiglia, ma di coinvolgere tutte le associazioni interessate. Il tavolo, in spirito sussidiario, è assolutamente paritetico tra comune e associazioni.

I giovani di Avellino

In provincia di Avellino, dal 25, esiste un forum giovanile provinciale che riunisce gli oltre 6 forum comunali. Tutte le associazioni hanno la stessa rappresentanza. Eppure la realtà territoriale è complessa: sono 119 comuni su un’area vasta, con grandi problemi infrastrutturali. Il forum provinciale ha scelto quindi di riunirsi in maniera itinerante.

Il consiglio generale dei forum esprime il fabbisogno e ne discute con il settore politiche giovanili della provincia. La fase di attuazione degli interventi è però gestita sul territorio. È stata realizzata una cabina di regia con l’assessorato in posizione di reale collaborazione. La comunicazione è gestita dalla cabina di regia, ed è diretta.

In particolare è stata presentata l’iniziativa dei Peace Days che, con un costo bassissimo, ha consentito di realizzare 8 serate di sensibilizzazione sull’attività di associazioni coinvolgendo i forum territoriali. La creazione dei forum non può essere calata dall’alto, deve nascere dal basso. Deve nascere in collaborazione con l’amministrazione ma a partire dai giovani. E l’esperienza di Avellino è esemplare, tanto che adesso sono stati chiamati dalla regione Campania a realizzare un progetto di scuola di cittadinanza attiva.

L’inclusione nell’area nord barese-ofantina

L’Agenzia di inclusione sociale dell’area nord barese-ofantina nasce in seguito a un patto per l’occupazione Cipe. Finiti i fondi, vengono ridate all’agenzia del patto risorse di un programma aggiuntivo per la creazione di conque agenzie a supporto dello sviluppo. Tra i programmi dell’agenzia, la costruzione di un quadro conoscitivo per arrivare alla nuova programmazione 27-213.

Il piano di inclusione sociale è stato realizzato attraverso lo strumento dei “cantieri” e mette a sistema lo stato del welfare. Inclusione non solo delle fasce deboli, ma inclusione come momento di integrazione del territorio. I cantieri hanno coinvolti 762 portatori di interesse. Metodologicamente il lavoro si è basato su quattro schede strutturate, compilate da 156 soggetti, soprattutto da terzo settore e enti locali. Sono stati anche ntervistati assessori o sindaci dei comuni. Alla fine sono state condivise tre azioni strategiche: economia locale e competitività dei territori, qualità della vita e benessere dei cittadini, governance e coesione sociale. Sono ora in corso gli incontri per l’elaborazione del piano strategico.

È stato sottolineato, in questo caso come in quello di Avellino, come nei territori meridionali spesso l’amministrazione coinvolga i cittadini non tanto per dare risposte, quanto per capire le domande, le questioni da governare. Sembra che sui temi di partecipazione e sussidiarietà, sia più facile innovare nelle situazioni ‘arretrate’, dove è più facile liberarsi da pratiche concertative strutturate.

L’euro dei deboli

Cittadinanzattiva, nel periodo del passaggio dalla lira all’euro, ha promosso un programma nazionale di informazione rivolta alle fasce deboli della cittadinanza realizzando cento seminari di informazione, 4 feste dell’euro, 2mila incontri nei piccoli comuni. Dal processo nazionale sono nate collaborazioni locali, come quella con l’ufficio diritti del comune di Roma.

Il progetto “ambasciatori dell’euro” è stato realizzato insieme alle associazioni di volontariato diffuse sul territorio, mappando in ogni municipio le realtà che potevano aiutare, in ottica sussidiaria, a diffondere questa informazione. È stato realizzato un corso di sei ore per informatori euro, sono stati messi a disposizione strumenti adattati al territorio (presentazioni, giochi, fac simile, sito ecc.). Un progetto a basso budget perché ha messo in rete le risorse dei diversi soggetti.

In questo caso, l’amministrazione ha adottato una visione del bisogno come indirizzato a fasce specifiche e non universale.

Lo sportello di Matera

A Matera, Cittadinanzattiva istituito uno sportello per i cittadini dentro il comune, per la tutela dei diritti nei confronti dell’amministrazione. Il comune ha messo la struttura fisica e virtuale. Ma con il rinnovo dell’amministrazione nel 27 sono sorte difficoltà sulla legittimazione dello sportello.

Lo sportello non si sostituisce all’amministrazione comunale, né però la ignora. Potenzia la democrazia con l’impulso della partecipazione. Lo sportello ha ‘supplito’ alla carenza dell’Urp.

Tra le criticità c’è quella della legittimazione del ruolo per un soggetto che vuole essere politico ma non partitico. Ed è difficile trovare interlocutori nelle istituzioni ma anche tra i cittadini. Cittadinanzattiva promuove la tutela dei cittadini ma anche il loro coinvolgimento diretto. Il cittadino non deve delegare, deve essere coinvolto.

Il caso ha suscitato ampia discussione perché le associazioni dei cittadini spesso agiscono anche in contrapposizione – e non solo in collaborazione – all’ente pubblico.

I quartieri di Venezia

Il caso presentato nasce da un problema alle fognature in una zona periferica segnalato da un cittadino. A partire da una domanda individuale il comune ha cercato di capire come rendere il problema collettivo. È stata coinvolta la comunità di riferimento, costituita da 16 condomini. Attraverso assemblee con la comunità è stato ridefinito il problema e elaborata la richiesta: da un lato i finanziamenti per risolvere il problema fognario; dall’altro una corresponsabilità nella pianificazione dell’intervento e nella verifica.
Dall’assemblea della comunità è stato selezionato un gruppo guida di 7 cittadini più che hanno lavorato 9 mesi documentando il disagio e incontrando le amministrazioni. L’interfaccia politica è stata il prosindaco, ma è stato difficile capire quali fossero i soggetti competenti. La svolta è arrivata con la conferenza dei servizi promossa dal prosindaco che ha fatto in modo di stanziare i finanziamenti per la manutenzione di zona. Da lì è stata rilanciata la progettazione partecipata come criterio di intervento, ma è caduta nel vuoto.

La riflessione è che quando si esce dall’ambito delle politiche sociali, è molto più difficile realizzare pratiche di sussidiarietà e partecipazione.

Sulla comunicazione, il progetto ha prestato attenzione alla circolarità tra i due piani della comunità e del gruppo guida, con continui ritorni in assemblea. Sono stati realizzati dei report e un fumetto come restituzione finale, distribuito alla comunità. Non ha invece avuto seguito la richiesta degli abitanti di una codificazione delle prassi.

Tutti i casi presentati durante la tre giorni “Governare con i cittadini” sono elencati nella pagina dedicata del sito dell’iniziativa.



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