La legge riconosce il ruolo sociale svolto dalle associazioni religiose nella formazione giovanile

MARCHE Legge 31 dell’ 11 novembre 2008

Obiettivo della legge in esame, ispirata anche ai principi di cooperazione e partecipazione, è il riconoscimento del ruolo sociale svolto dagli oratori e dalle associazioni religiose nell’ambito della formazione e della crescita giovanile.
In accordo con la legge 238/00, che delinea il modello dei sistema integrato dei servizi sociali e la legge 206/03, che riconosce il ruolo sociale delle associazioni cattoliche e degli enti religiosi che abbiano stipulato accordi con lo Stato, la legge regionale 31/08 individua negli oratori e negli enti religiosi importanti strumenti per la promozione, l’integrazione, l’interculturalità, lo sviluppo e la crescita armonica dei giovani.
Lo scopo è quello di favorire la nascita di un sistema integrato a favore dell’area giovanile e prevenire, in stretta collaborazione con le famiglie, l’emarginazione sociale, il disagio e la devianza in ambito minorile e giovanile.
A tal fine la Regione stipula appositi protocolli d’intesa con gli enti religiosi e fornisce contributi economici per progetti legati alla formazione degli operatori, allo svolgimento di ricerche in ambito giovanile e alla realizzazione di percorsi di integrazione e di recupero. Inoltre la legge prevede la possibilità di concedere in comodato, a tali soggetti, beni mobili ed immobili.
Questa legge, che richiama espressamente il principio di sussidiarietà, delinea un riconoscimento del ruolo svolto da soggetti privati nell’ambito delle politiche sociali, e concretizza l’obbligo di favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, che l’art. 118 u. c. Cost. pone a carico delle pubbliche amministrazioni, nella determinazione di benefici di natura diretta e indiretta a vantaggio di questi.
Degno di nota è poi il riconoscimento degli oratori come soggetti operanti (principalmente) e attivi in ambito locale, elemento che sembra qualificare i soggetti stessi alla partecipazione attiva nell’ambito del welfare e che riporta ad una visione essenzialmente comunale l’applicazione del principio stesso.
Resta sullo sfondo la perplessità per disposizioni che, come questa, pongono l’accento esclusivamente su organizzazioni di tipo religioso, quando parallelamente non esistono disposizioni specifiche e altrettanto di favore relative ad esperienze simili, ma realizzate in contesti laici.

ARTICOLO 1
Finalità e oggetto

1. La Regione, sulla base dei principi di sussidiarietà, cooperazione, partecipazione e concorso per la costituzione di un sistema integrato a favore dell’area giovanile in conformità alla legge 8 novembre 2, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) e ai sensi della legge 1° agosto 23, n. 26 (Disposizioni per il riconoscimento della funzione sociale svolta dagli oratori e dagli enti che svolgono attività similari e per la valorizzazione del loro ruolo), riconosce il ruolo educativo, formativo, aggregativo e sociale svolto, nella comunità locale, attraverso le attività di oratorio o similari.

2. Le attività di cui al comma 1 sono svolte dall’ente parrocchia, dagli altri enti ecclesiastici della Chiesa cattolica, dalle associazioni nazionali cattoliche degli oratori, nonché dagli enti appartenenti ad altre confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato un’intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 3, della Costituzione e sono finalizzate a perseguire, in stretto rapporto con le famiglie, la promozione, l’integrazione, l’interculturalità, lo sviluppo e la crescita armonica dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani ed a prevenire, eliminare o ridurre situazioni di bisogno e di esclusione individuale e familiare.

ARTICOLO 2
Ruolo delle parrocchie e degli altri enti di culto

1. La Regione riconosce, ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della legge 328/2 e dell’articolo 1, comma 1, della legge 26/23, il ruolo delle parrocchie e degli altri soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, quali soggetti promotori di programmi, azioni ed interventi finalizzati alla promozione, all’accompagnamento e al supporto della crescita armonica degli adolescenti e dei giovani anche al fine di prevenire e contrastare l’emarginazione sociale, il disagio e la devianza in ambito minorile o giovanile.

ARTICOLO 3
Protocolli d’intesa

1. Per il perseguimento delle finalità di cui alla presente legge, la Regione sottoscrive appositi protocolli d’intesa con:
a) la Regione ecclesiastica Marche in rappresentanza degli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica e delle associazioni cattoliche nazionali degli oratori presenti nelle Marche;
b) i rappresentanti regionali degli enti delle altre confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato un’intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 3, della Costituzione che svolgono attività nel territorio regionale.

ARTICOLO 4
Concessione dei contributi

1. In attuazione degli indirizzi contenuti nei protocolli d’intesa stipulati ai sensi dell’articolo 3, la Regione assegna finanziamenti ai Comuni associati negli ambiti territoriali sociali, per la concessione di contributi ai soggetti indicati all’articolo 1, comma 2, che a tal fine presentano specifici progetti.

2. In particolare i progetti riguardano:
a) la formazione degli operatori;
b) lo svolgimento di ricerche e sperimentazione di attività e metodologie d’intervento, soprattutto a carattere innovativo;
c) la realizzazione di percorsi di integrazione e di recupero a favore di soggetti a rischio di emarginazione sociale, di devianza in ambito minorile o giovanile, di disabilità.

3. La Giunta regionale, sentita la Commissione assembleare competente nelle politiche giovanili ed educative, individua i criteri per la concessione dei contributi di cui al comma 1 e per la relativa rendicontazione, tenendo conto della pianificazione degli ambiti territoriali sociali e sulla base dei contenuti dei protocolli d’intesa stipulati ai sensi dell’articolo 3.

ARTICOLO 5
Concessione di beni mobili ed immobili

1. Ai fini della realizzazione delle finalità di cui alla presente legge, la Regione, gli Enti locali, le Comunità montane e le Aziende sanitarie delle Marche possono concedere in comodato, nei limiti e secondo le modalità previste dalla normativa statale vigente, ai soggetti che hanno stipulato i protocolli d’intesa di cui alla presente legge, beni mobili ed immobili senza oneri a carico della finanza pubblica.

ARTICOLO 6
Disposizioni finanziarie

1. Per l’attuazione degli interventi previsti dalla presente legge è autorizzata, per l’anno 28, la spesa di euro 45.,. Per gli anni successivi, l’entità della spesa sarà stabilita con le rispettive leggi finanziarie, nel rispetto degli equilibri di bilancio.

2. Alla copertura delle spese autorizzate dal comma 1 si provvede mediante impiego delle somme già iscritte nello stato di previsione della spesa del bilancio 28 a carico dell’UPB 2.8.1, elenco 1, partita 3.

3. Le somme occorrenti per il pagamento delle spese di cui al comma 1 sono iscritte nello stato di previsione della spesa del bilancio per l’anno 28 nell’UPB 5.3.7, a carico dei capitoli che la Giunta regionale istituisce ai fini della gestione nel programma operativo annuale per l’anno 28 e seguenti.

ARTICOLO 7
Norma transitoria e finale

1. In sede di prima applicazione della presente legge, il riparto dei finanziamenti ai Comuni associati negli ambiti territoriali sociali è effettuato utilizzando i criteri per il riparto del fondo unico delle politiche sociali, entro il 31 dicembre 28.

2. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono approvati i criteri di cui al comma 3 dell’articolo 4.

ARTICOLO 8
Dichiarazione d’urgenza

1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.
La presente legge è pubblicata nel bollettino ufficiale della Regione. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della regione Marche.
Data ad Ancona, addì novembre 28.

IL PRESIDENTE
(Gian Mario Spacca)



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